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Il falò del Saraceno

Il falò del Saraceno
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Consegna prevista Novembre 2021
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Il signor Saraceno torna al paese natio dopo lunga assenza, con le sue mani restaura una graziosa casetta sul mare e la notte del santo patrono si dà fuoco come un bonzo sulla scogliera. Con ogni probabilità il desiderio è quello di riposare in pace per sempre, non fosse che, trent’anni dopo, tre giovanotti con un debole per la cannabis e i suoi derivati, con l’aiuto di un anziano svanito, decidono di evocarlo in una afosa notte di luglio. Il defunto non ci pensa nemmeno a farsi vedere, ma i ragazzi si convincono che le antiche cartoline di Parigi che da quella notte in poi sembrano cadere dal cielo sono un chiaro invito a scoprire che fine ha fatto l’amante francese che l’uomo attendeva. In un pezzo di Sicilia che è paradiso della natura e inferno degli idrocarburi, sulle note trascinanti del rock anni Settanta, i tre protagonisti finiranno per trovarsi al cospetto della verità e comprenderanno che nulla è definito e definitivo, né l’amore, né la vita e, a volte, neppure la morte.

Perché ho scritto questo libro?

Ho lasciato la Sicilia, e più esattamente la mia città Augusta, a vent’anni e non sono più tornato, se non per brevi periodi. A distanza ho potuto assistere all’inevitabile cambiamento di questa terra, ma nella testa mi sono rimasti suoni, immagini, sapori e odori della mia prima giovinezza: per non perderli li ho voluti usare come tavolozza dei colori per questa storia totalmente inventata. Essenze preziose della mia vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo I

1

Mi pare di vederlo il signor Passanisi, armato di canna da pesca, uscire di buon’ora dalla sua villetta sul mare e arricciare il naso, guardandosi intorno con aria infastidita. Colpa di quello strano olezzo, misto di barbecue e benzina, assai diverso dalla fragranza di mentuccia, origano e salmastro tipica della costa. Di certo avrà guardato verso la battigia, alla ricerca di una macchia di spazzatura maleodorante, magari lasciata in mare da un mercatile di passaggio e portata dalla risacca in prossimità degli scogli. A volte le chiazze di nafta e sporcizia arrivavano fino sotto casa sua, piccole isole di rifiuti, fatte di cassette di legno marcio, cartone, masserizie e tutti gli scarti delle cucine di bordo. Ancora più raramente, ma succedeva anche questo, ci aveva visto galleggiare dentro carogne putrefatte di gatti o topi, già mezze divorate dai pesci. Da un suo amico aveva perfino sentito dire della carcassa di uno scimpanzé trovata a fluttuare nella lordura lasciata da un bastimento proveniente dall’Africa. Con ogni probabilità era la mascotte dell’equipaggio, morta di qualche malanno. Ovvio che l’avessero buttata in mare: non si può conservare il cadavere di una scimmia nel frigorifero della cambusa.

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Assorto in questi pensieri, il signor Passanisi avrà guardato ancora verso la scogliera, dove l’acqua appariva sì agitata e schiumosa, ma tutto sommato pulita. Vero è che quella notte c’erano stati i festeggiamenti del santo patrono e il golfo era stato illuminato a giorno da centinaia di fuochi d’artificio, troppo intenso e vicino era però quello strano odore di bruciato. Avrà anche escluso potesse provenire dal grande cantiere al di là della rada: il quotidiano La Sicilia aveva pomposamente annunciato che entro la fine del 1950 sarebbe sorta una grande raffineria di petrolio: posti di lavoro per tutti i disoccupati del paese. Presto sarebbe arrivata una nave dall’America, carica degli impianti necessari e finalmente quel pezzo di Sicilia avrebbe avuto lo sviluppo industriale che meritava… ma capì subito che neanche quella poteva essere la provenienza del fetore. Poi avrà guardato verso la casetta del vicino, fresca di restauro, notando una massa informe, di colore ben più scuro della roccia, giusto alla fine della scalinata che scendeva al mare. Si sarà avvicinato incuriosito, con il passo sicuro del pescatore abituato alla superficie scivolosa degli scogli. Costretto a tappare naso e bocca con un fazzoletto, avrà impiegato diversi secondi per capire che ciò che giaceva ai suoi piedi non erano i resti bruciacchiati di un tonno: quello era il corpo di un uomo, un cadavere carbonizzato. A quel punto si sarà precipitato a casa del vicino per chiamarlo in soccorso e, non ricevendo risposta, sarà tornato di corsa alla sua villetta, per allertare la moglie. Per sua sfortuna nel 1950 non era ancora arrivata la linea telefonica in via Monte Nazareno, dunque non avrà avuto altra scelta che mettere in moto la FIAT Topolino nuova di zecca e fiondarsi giù per i tornanti del Monte. Potrei giurarci che è andata così.

2

Ci vollero quasi trent’anni perché in via Monte Nazareno arrivasse il telefono. Impiegarono molto meno tempo le raffinerie ad essere costruite al di là della rada. Tra l’altro il polo petrolchimico si estese più del previsto, grazie a numerosi nuovi stabilimenti. II porto divenne uno dei più importanti d’Europa, il paese si trasformò in una cittadina e il reddito pro-capite aumentò sensibilmente, come anche il livello di scolarizzazione, fattore quest’ultimo non proprio gradito a tutti.

— Compare, io mollo. Non ci torno a scuola a ottobre. Mi faccio il libretto di navigazione, imbarco come mozzo su un mercatile e ti mando le cartoline dalla Giamaica.

— Lo dici da quando avevi quindici anni. Ma poi… di cosa ti lamenti? Il 1979 passerà alla storia perché ti hanno rimandato solo in italiano: ogni anno ti porti almeno tre materie. L’anno prossimo abbiamo la maturità, ci diplomiamo e iniziamo l’estate da uomini liberi.

— Se ci arrivo. La scuola mi sta uccidendo, ma se lascio adesso mio padre mi massacra di legnate.

Preso dal suo dilemma, Sebastiano Fazio detto Pirata, fisico atletico e capelli biondi da normanno, sputò a terra, prese una breve rincorsa e con leggerezza saltò la recinzione che costeggiava la via del mercato. Il suo interlocutore, l’amico Franz, dinoccolato e magro com’era, preferì allungare il passo e uscire dal grande cancello che chiudeva l’inusuale zona residenziale, fatta di palazzine circondate di aiuole e viottoli di ghiaia, in pieno contrasto con la caotica urbanizzazione della periferia circostante.

— Posso darti una mano… non mi hanno mai respinto — mormorò Franz a occhi bassi, quasi ci fosse da vergognarsi.

Il biondo lo squadrò pensieroso: secco come un’acciuga, con i folti capelli ricci e gli occhiali rotondi perennemente in bilico sulla punta del naso, dava davvero l’impressione dello studioso.

— Compare, ma come puoi aiutarmi se neanche tu sai un cazzo? Certo, sei un gran cornuto: tutti bravi a essere promossi se studiano, tu non studi niente e te la cavi. Io non sono paraculo come te, inoltre siamo già a fine luglio: all’esame di riparazione mi faranno a pezzi e mio padre ne farà pezzi ancora più piccoli.

Andò a sedersi sul ciglio del marciapiede di fronte al cinema Italia e indicando una locandina tentò di distrarre l’amico: illuminato dalla fioca luce del tubo al neon c’era il disegno di un’accozzaglia di braccia, gambe e capelli, appartenenti ai protagonisti del film Hair. Sopra di loro la scritta “lascia che il sole risplenda”.

— Digli di venire in Sicilia a farsi squagliare dal sole — commentò cinico Pirata.

— Invece deve essere un bel film. Chiedilo a Gerardo e Giovanni: stanno uscendo adesso.

Nello sparuto gruppo di spettatori da poco in strada riconobbero il loro pingue amico, vestito di una maglietta nera con la linguaccia rossa dei Rolling Stones, così ampia che avrebbe potuto essere usata come tovaglia da tavola. Al suo fianco il fratello Giovanni, capelli neri sulle spalle e camicia di tela indiana dai colori sgargianti.

— Non male — esordì Gerardo avvicinandosi e accendendo una sigaretta con il mozzicone che fino ad un attimo prima gli pendeva dalle labbra — parla della guerra del Vietnam e la musica è un bel pop, quello americano, di qualità. Prendete il biglietto e andate al prossimo spettacolo: è l’ultimo giorno che lo proiettano.

— Compare, io andrei solo a un musical reggae — tagliò corto Pirata.

Giovanni allungò il nodoso collo da tartaruga e scoppiò a ridere.

— Non cambi mai — disse abbracciandolo — ma come ti vengono queste idee? Neanche a Londra ho sentito parlare di un musical tutto di reggae. Il mio preferito rimane The Rocky Horror Picture Show, tutta un’altra storia. Quello sì ti piacerebbe.

— Pirata è solo in ansia per l’esame di riparazione — spiegò Franz — Mi sono offerto di aiutarlo ma non si fida.

— Siamo già a luglio: dovresti darti una mossa. Ti servono delle lezioni private — intervenne Giovanni con il tono del fratello maggiore — l’unico con cui potresti combinare qualcosa è Lo Bello. Era mio professore al liceo, adesso è in pensione, ma credimi, è diverso da tutti gli altri insegnanti. Vi ho mai raccontato di quella volta che a scuola litigò con Don Aurelio?

I ragazzi erano sempre affascinati dalle storie di Giovanni: da qualche anno si era trasferito a Londra e quando apriva bocca c’era solo da imparare. Pirata e Gerardo sedettero anche loro sul marciapiede e lo lasciarono narrare di quando il professor Lo Bello si era permesso di criticare la programmazione del cinema parrocchiale, tutta incentrata sui vecchi film western, consigliando al sacerdote, nonché insegnante di religione, qualche titolo più recente, che potesse suscitare dibattiti e riflessioni fra i ragazzi. Era arrivato a caldeggiare Fragole e Sangue di Stuart Hagmann e Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, ottenendo in cambio uno sprezzante diniego da parte del religioso. Lo Bello, insofferente a quelli che lui marchiava come bigotti conservatori, si era lanciato allora in una delle sue famose filippiche, tutta incentrata sulla constatazione che erano i film western a non essere educativi, soprattutto quando la cavalleria dell’esercito americano caricava i poveri Sioux, per altro legittimi proprietari di quelle terre e armati solo di archi e frecce, facendone scempio grazie all’uso delle armi da fuoco. Era arrivato addirittura a affermare che a quel punto sarebbe stato più edificante un film erotico, che almeno conteneva scena d’amore, magari un po’ spinte, ma certamente meno cruente. Don Aurelio aveva risposto in merito alla necessaria imparzialità politica degli educatori, sostenendo che i titoli consigliati gli parevano fin troppo di parte anzi, per dirla tutta, si trattava di vera e propria propaganda comunista. Il professore non ci aveva più visto e gli aveva urlato in faccia che alle stragi dei cinema parrocchiali preferiva di gran lunga le pellicole svedesi, dove un sano e robusto giovane affondava il pene turgido nella vagina umida e ben lubrificata di una fanciulla consenziente.

  — Capito che personaggio?  — concluse ammiccando Giovanni.

Abbracciò gli amici del fratello facendo cenno a quest’ultimo che si sarebbero rivisti a casa e si diresse verso il centro storico.

La storia del pene turgido e della ragazza consenziente piacque molto a Pirata, tanto che si ripromise di telefonare al professore Lo Bello il giorno dopo. Franz sospirò guardando Giovanni allontanarsi.

— Beato lui. Non so cosa pagherei per trasferirmi a Londra.

— Minchia Franz, sei fissato con questa storia di andare via — sbuffò Gerardo, scoprendo la pancia in cerca di refrigerio.

— Che ne dite di andare a salutare il signor Craparo? – propose Pirata scattando in piedi e incamminandosi lungo la parete laterale del cinema.

— Non se ne parla neanche — borbottò con poca convinzione Gerardo, ma scotendo la testa si accodò al biondo.

— Sono sicuro che gli siamo mancati — disse Franz svoltando l’angolo e indicando la struttura di metallo, fatta di una scala e una pedana, che portavano alla cabina di proiezione. Tolse gli occhiali, li affidò a Gerardo, con le dita ravvivò la criniera di capelli che si portava sulla testa e salì i gradini di ferro cercando di non fare rumore. Arrivato sulla pedana picchiò con forza e ripetutamente sulla porta di metallo. Si scapicollò dalle scale che il boato echeggiava ancora nell’aria. Il proiezionista, il signor Craparo appunto, un tizio alto e muscoloso, che chiunque fosse dotato di un minimo di intelligenza avrebbe evitato di far arrabbiare, si catapultò fuori, pallido dallo spavento. Riconobbe a distanza i tre ragazzi e non lesinò insulti e minacce, arrivando a mordersi il palmo della mano, che da queste parti ha il preciso significato di grave intimidazione, ultimatum, se non addirittura condanna. Quando il proiezionista rientrò nel suo buio antro, Pirata iniziò a riscaldarsi come un calciatore in panchina chiamato a entrare in campo. Dopo qualche esercizio di allungamento e due respiri profondi prese la rincorsa, salì le scale a tre a tre, atterrò a piè pari di fronte alla porta e la prese a calci con forsennata determinazione, tanto che Franz e Gerardo dovettero tapparsi le orecchie dal fracasso che ne venne fuori. Sarebbe stato sufficiente, ma Pirata quella sera era in vena di capolavori e invece di scappare puntò i piedi sul muro di fronte e poggiò la schiena sulla porta. Quest’ultima sussultò violentemente sotto le spinte del signor Craparo che tentava di uscire. Il ragazzo mantenne la posizione a denti stretti, anche se uno spiraglio sfiatò saliva nebulizzata e si udì un mugugno roco. Quando fu al limite delle forze saltò le scale in un balzo e atterrò in strada. Alzò le braccia in segno di vittoria pensando di averla fatta franca, ma una scarpa lo colpì in piena nuca, suscitando l’incauta risatina di Gerardo.

— Tocca a te — borbottò ansimante Pirata.

— Quello mi ammazza — valutò Gerardo, da vittima esperta.

— È una prova da superare — sentenziò Franz gelido.

— Non supero la serata se mi acchiappa.

— E noi lasceremmo che ti faccia del male? Siamo amici sì o no? Se qualcosa dovesse andare storto ci precipitiamo e ti tiriamo fuori dai guai.

Una strana luce si accese negli occhi di Gerardo, come se da quella proposta fosse terrorizzato ma insieme attratto. Fissando la porta di metallo, con un movimento veloce della lingua intercettò una goccia di sudore arrivata fino alle labbra.

— Adesso vi faccio vedere di cosa sono capace e dopo andate tutti e due a fare in culo — disse a bassa voce, dirigendosi verso la scala.

Iniziò a salire i gradini al rallentatore, come se la lentezza potesse annullare il suo peso evitando di far cigolare la struttura. Raggiunto il pianerottolo si voltò verso la strada a cercare i suoi amici. Sbiancò nel vederli con le mani a cono davanti alla bocca e comprese di essere caduto in trappola: una frazione di secondo dopo i due traditori urlarono a squarciagola il cognome naif del proiezionista. Non fecero neanche in tempo a riprendere fiato che la porta si spalancò. Difficile capire chi dei due fosse più sorpreso: il signor Craparo, con una scarpa sola, in canottiera e con i muscoli gonfi di testosterone, o Gerardo, che al contrario sembrò sgonfiarsi e assumere la stessa tonalità grigio calce del muro dove si era appiattito. Ma non si perse d’animo: coraggiosamente affrontò l’uomo accovacciandosi in un angolo del pianerottolo, spavaldamente chiuso a riccio, senza dargli la soddisfazione di collaborare al suo pestaggio. Atteggiamento che fece innervosire ancora di più l’energumeno, tanto che neanche alla moviola si sarebbero potuti contare i colpi che portò a segno. Infine, mettendo in rilievo le maschie nervature dei suoi bicipiti, agguantò per la cintura il ragazzo e lo fece rotolare giù dalla scala. Franz e Pirata tentarono di pararne la caduta, ruzzolando tutti insieme per diversi metri sull’asfalto, fino a che qualcosa di freddo e metallico li fermò. Quando si resero conto di essere finiti sotto due maleodoranti bidoni della spazzatura, si guardarono l’un l’altro e iniziarono a gorgogliare di risate, senza smettere di scambiarsi pacche sulle spalle.

— Mi è sembrato contento di rivederci — disse infine Gerardo, ridendo più degli altri due.

2021-02-26

AVAMPOSTO 31 su CUBE RADIO (https://www.cuberadio.it)

Parlerò de Il falò del Saraceno con Andrea Artusi conduttore di AVAMPOSTO 31 su CUBE RADIO (https://www.cuberadio.it). Ospite con me il cantautore Andrea Tich (finito chissà come nella trama del romanzo) che ci racconterà del suo nuovo lavoro Storia di Tich (in cui, chissà come, sono implicato anche io). Inoltre prestigiosi ospiti come Giorgio Salati sceneggiatore per Disney e Rainbow e Andrea Voglino autore di una recente graphic novel incentrata su un immaginario gruppo di rock progressive italiano a cavallo fra gli anni Sessanta ed i primi anni Ottanta.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Daiiiiii! Voglio il libroooo! Non vedo l’ora! Grande Alessandro!

  2. (proprietario verificato)

    Avendo letto i suoi due romanzi precedenti so già che non mi deluderà, avendolo già ordinato aspetto con ansia il terzo. Spero presto.

  3. (proprietario verificato)

    👏🏼👏🏼👏🏼…congrats Ale…sarà un successo¡¡¡

  4. (proprietario verificato)

    Ho letto i 2 primi romanzi di Alessandro che sono eccelenti, non ho nessun dubbio sul terzo, non vedo l’ora della consegna. ( ne ho ordinati anche per regalarli ) Ma si deve aspettare fino a novembre…Miseria !!

  5. (proprietario verificato)

    non vedo l’ora di riceverlo!

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Alessandro Sbrogiò
Alessandro Sbrogiò è nato a Catania nel 1963 e fin dalla pubertà ha sposato la musica, che per lunghi anni è stato il suo lavoro e gli ha permesso di girare il mondo. Pur felice della sua scelta non ha mai dimenticato un altro grande amore: la scrittura. Nonostante i sensi di colpa ha continuato a frequentarla segretamente nelle sale d’attesa degli aeroporti, nelle camere d’hotel e a bordo di qualunque mezzo di trasferimento durante le tournée. Fino a quando la relazione è venuta alla luce a causa del libro “Cadenze D’Inganno”, vincitore del Premio Lorenzo Da Ponte 2017, indetto da Diastema Studi e Ricerche, editore che ha poi pubblicato anche il secondo romanzo “Orchestra Tipica Madero – Tango noir”. “Il falò del Saraceno” è il suo terzo romanzo.
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