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Goodbye Jude

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Eleonora è un giovane avvocato di Milano che recita con scarsa convinzione la parte della donna in carriera in uno studio legale prestigioso, nevrotico e competitivo. La sua vita sentimentale è una costellazione di disastrosi appuntamenti al buio, così sempre più spesso preferisce rifugiarsi nella finzione dei film del suo attore preferito, l’unico uomo in grado di farle battere il cuore: Jude Law.
Desiderosa di un cambiamento, decide d’impulso di rivivere la trama del suo film preferito, L’amore non va in vacanza, e rispondendo a un annuncio online, scambia il suo appartamento nel centro di Milano con un cottage nel Surrey. Per la prima volta, Eleonora si ritrova immersa in una dimensione a lei del tutto sconosciuta, scoprendo un’inaspettata pace. Vivere nella casa di un perfetto estraneo si rivela un’esperienza intima e intrigante allo stesso tempo. Con il passare dei giorni Eleonora è inoltre sempre più incuriosita dalla figura di Charles, il proprietario del cottage, del quale, nonostante quotidiani scambi di e-mail, continua a sapere ben poco…

 

 

Prologo
Finalmente eccomi qui. È un vero miracolo, ma ci
sono riuscita. Occupo il mio posto e tiro un respiro di
sollievo. Sento ancora il cuore battere all’impazzata per
la corsa folle che ho fatto. Come possa essermi dimenticata
di puntare la sveglia proprio ieri sera davvero
non lo so. Non so nemmeno come abbia potuto dormire
così tante ore, mentre di solito non vado oltre l’alba.
«Signorina, mi scusi. Deve allacciare la cintura di
sicurezza e mettere la borsa sotto al sedile davanti a
lei, ci stiamo preparando al decollo.»
«Va bene.»Continua a leggere
Continua a leggere

Obbediente, allaccio la cintura, apro la borsa e
prendo gli auricolari per ascoltare la musica. Sono eccitata
ed emozionata come se dovessi partire per il giro
del mondo e, mentre penso a cosa mi abbia condotta
sin qui, tiro fuori il mio prezioso diario. Ho iniziato a
tenerne uno qualche mese fa. Uno vero, di carta, come
quello che avevo quando ero un’adolescente.
Ne ho riempito le prime pagine una sera di profonda desola-
zione. Poi, giorno dopo giorno, mi sono resa conto che
scrivere è terapeutico, così non ho più smesso.
Dopo aver riposto la borsa, mi abbandono contro
lo schienale e guardo fuori dall’oblò, pronta a perdermi
nell’incanto di guardare le nuvole dall’alto, giocando
con me stessa a individuare forme e somiglianze.
Nonostante stia per andare in un luogo sconosciuto
da sola, provo una strana serenità e un senso di libertà
che non avvertivo da molto tempo. Mi piace pensare a
questo giorno come al primo di una nuova vita.
Apro il diario e inizio a leggere una pagina a caso.
Ripercorrere gli ultimi mesi mi aiuta a dare un senso
a questo viaggio. In fondo, ho deciso tutto in un raro
momento di impulsività.

9 settembre
È quasi mezzanotte e sono reduce dall’ennesimo
appuntamento al buio disastroso. Vorrei piangere per
sfogarmi, ma non ho più lacrime. Vorrei riderci sopra,
ma ho esaurito anche la capacità di ironizzare sulle
mie disavventure sentimentali. Comunque, giuro che
non mi metterò mai più in ghingheri per cadere nella
trappola di serate o cene organizzate da amici volenterosi,
ma incapaci di presentarmi un uomo degno di
essere chiamato tale. Da questo momento, e per il resto dei
miei giorni, rimarrò in casa sepolta dai libri di
Jane Austen e dai film con Jude Law.
Mi maledico per essermi lasciata convincere a
uscire a cena con un collega di Barbara, la mia mi-
gliore amica. “Affascinante e divertente”: così me
lo aveva descritto. Tra noi sarebbe dovuta scoccare
la magica scintilla dell’amore. In realtà, mi sono
annoiata più che a un convegno di avvocati. A metà
cena ho persino iniziato a sospettare che nel vino mi
avessero messo del sonnifero. Tale affascinante e divertente
Alberto, tra l’altro, mi ha ripetuto talmente
tante volte, nel corso della cena, che lo zucchero è un
alimento estremamente cancerogeno e pericoloso,
che non ho nemmeno avuto il coraggio di ordinare il
dessert, cosa che almeno in parte avrebbe rappresentato una
consolazione. Per di più, sono stata obbligata a bere una
tazza di acqua calda – desolatamente liscia, trasparente,
inodore e insapore – che Alberto ha
chiesto per entrambi in quanto, a suo dire, digestiva,
salutare e rilassante. L’ho bevuta tutta, scottandomi
persino la lingua per concludere la cena il più rapidamente
possibile, dopodiché ho dichiarato di essere molto stanca e
di dover proprio andare a letto. Da
sola, naturalmente.
È così difficile capire che non sono interessata
ad ascoltare e rincuorare un uomo depresso per aver
rotto con la ragazza che avrebbe voluto sposare e con
la quale avrebbe desiderato avere almeno tre figli?
Sconsolata come sono, avrei bisogno di avere accanto
una persona allegra ed entusiasta, non certo un uomo
col quale parlare dei rispettivi guai. Forse devo dire a
Barbara di non presentarmi più nessuno, perché evidentemente
non ha ben chiaro ciò di cui ho bisogno.
Ovviamente con Alberto non è scattata la benché
minima attrazione, d’altronde così è stato anche con
gli ultimi nove – dieci? Undici? – uomini con cui sono
uscita da gennaio a oggi, e siamo a settembre. L’unica
cosa positiva di questo ultimo anno è che ho finalmente
compreso alcune fondamentali e imprescindibili regole,
che mi devo imporre di tenere sempre bene a mente.
1) Gli opposti si attraggono, ma altrettanto rapidamente
si respingono causando violenti litigi.
2) La sindrome della crocerossina determinata a
salvare l’uomo bello e dannato è una pulsione masochistica
e autodistruttiva, perché quel genere di uomo
è estremamente felice di esserlo e non ha nessuna intenzione di redimersi.
3) L’illusione che l’eterno Don Giovanni-Peter Pan,
che ha conquistato milioni di donne senza essersi mai
innamorato di nessuna di loro, imparerà ad amare proprio
noi è un miraggio ingannevole e illusorio perché
presto o tardi – più presto che tardi – il suddetto
individuo ci tradirà con l’ennesima femmina pronta a cadere
ai suoi piedi.
4) Il ragazzo che non ci cerca e non ci richiama
dopo una o due serate trascorse insieme non è timido
e insicuro, ma semplicemente non interessato, ragion
per cui è senz’altro più dignitoso lasciarlo andare.
5) L’uomo che dichiara che al momento deve pensare
soprattutto al lavoro e alla carriera non ha voglia
di impegnarsi, quantomeno con noi.
Detto questo, sono giunta alla conclusione che
trovare il vero, grande amore della vita sia un po’
come vincere al Superenalotto.
Non voglio neppure pensare che presto sarà il mio
compleanno. Trent’anni. Visualizzare il 3 seguito dallo
0 mi fa venire la pelle d’oca. Dicono tutti che dovrei
festeggiare, che è una data importante, una svolta che
nella vita di ognuno segna il passaggio dalla gioventù all’età
adulta. Ma chi ha voglia di festeggiare, e cosa? Un’insignificante
vita da single? Ormai sono sette anni che faccio l’avvocato
e sento che sto per impazzire. Negli ultimi
tempi mi capita di osservare le mie colleghe con più attenzione:
rigorosamente single, sono donne in carriera
che dedicano tutte le loro energie al prestigio dello studio
legale. Niente orari, niente vita privata. Invecchiano
senza nemmeno accorgersene. Quando penso che rappresentano il
mio futuro, mi si gela il sangue nelle vene.
Non ho una storia d’amore da ormai sei anni, sempre che la
mia ultima e folle passione durata solo pochi mesi possa
ritenersi una vera relazione. Era uno
splendido esemplare di maschio, sensuale e muscoloso,
conosciuto in vacanza ai Caraibi. Lui di New York,
io di Milano. Fu una passione infuocata per quindici
giorni, seguita da scambi di e-mail e telefonate sdolcinate
per alcune settimane. Poi ci furono meravigliose
vacanze di Natale trascorse insieme nel Nord Italia,
seguite da un Capodanno a Venezia, come tradizione
romantica vuole. Poi di nuovo e-mail e telefonate ancora più
appassionate, vacanze di Pasqua a New York
e, all’improvviso, la tragica e inspiegabile fine di tutto:
fidanzamento ufficiale con una ragazza dei tempi del
college per lui, mesi di lacrime e un cuore frantumato
per me. Infine, siccome il tempo cura tutte le ferite, o
quasi, il ritorno a una vita più o meno normale. Di lui
nessuna notizia da allora. Ogni tanto essermi rifiutata
di aderire a qualunque social network non si rivela poi
una cattiva idea, perché sono sicura che sarei tentata
di curiosare nell’esistenza di persone che non ho mai
dimenticato, ma che non fanno più parte della mia
vita. Perciò non ho idea di come sia andato quel fidanzamento,
ed è meglio così. Bando alla nostalgia, che è
l’ultima cosa di cui ho bisogno in questo momento.

18 settembre
Il risveglio del lunedì è sempre il più traumatico,
perché l’inizio della settimana lavorativa non mi esalta
neanche un po’. L’unica nota gradevole sono i miei
colleghi di stanza: che fortuna dividerla con loro tre.
Sono davvero simpatici. Mi diverto troppo a sparlare dei
capi con loro, quelle poche volte in cui la mole
di lavoro ci consente di trascorrere la pausa pranzo
insieme. L’ultima collaboratrice del socio senior – il
quale passa le giornate urlando come un invasato per
poi sorridere un attimo dopo davanti ai clienti più
prestigiosi – se ne è andata il mese scorso in preda a
un grave esaurimento nervoso. Era talmente stressata e
oberata di pratiche, che da mesi nascondeva più
della metà dei fascicoli che le venivano assegnati in
grossi sacchi della spazzatura. Ovviamente, ora tocca
a noi superstiti risolvere questo disastro.
Costretta ad affrontare un’intensa giornata di
lavoro, smetto di pensare a qualunque altra cosa.
Soprattutto alla mia inesistente vita sentimentale.

22 settembre
Finalmente è venerdì. Tiro un respiro di sollievo,
perché questa settimana è stata a dir poco estenuante:
decine di contratti da rivedere e tradurre. Sto pregustando
l’uscita dall’ufficio quando mi sento chiamare da Michele.
«Senti Eleonora, ti passo a prendere alle otto così
andiamo insieme.»
«Andiamo insieme dove? Abbiamo forse un appuntamento… questa
sera… noi due? Sai che ti adoro,
ma ti ricordo che sei fidanzatissimo!»
«Ahahah… davvero non ti ricordi del nostro impegno?»
«Se hai intenzione di presentarmi qualcuno la risposta è NO.
Dopo l’ultima esperienza, ho giurato a me
stessa che non mi farò più presentare nessun soggetto
di sesso maschile da chicchessia.»
«Veramente sto parlando della cena dell’ufficio
organizzata dal grande capo. Ristorante… vent’anni
dello studio… ti dice niente?»
«Oh cavolo, me ne sono del tutto dimenticata. È
proprio necessaria la mia presenza?»
«Certo che sì! Vado a casa a fare una doccia. Preparati,
passo a prenderti alle otto.»
Michele è un vero tesoro, peccato che sia fidanzato.
L’unica cosa che mi consola è che questa sera
nessuno potrà impedirmi di prendere il dessert,
nemmeno Veronesi in persona.
Dopo due ore di falsi convenevoli arriviamo miracolosamente
al dolce (non vedevo l’ora!), ma il Grande
Capo si alza in piedi per un brindisi e per il discorso
finale. Tutto sommato, sono curiosa. Mi rivolgo a Michele,
che è seduto al mio fianco. «Secondo te possiamo sperare
in un aumento di stipendio? Io mi accontenterei anche
di un piccolo bonus.»
«Fossi in te non ci conterei troppo, sai che il capo
è terribilmente taccagno. Comunque, non mettiamo
limiti alla provvidenza e vediamo di cosa si tratta.»
Il Capo, con il suo fare tronfio, consegna a ognuno
di noi una piccola scatola. Incuriositi solleviamo i
coperchi e appena vedo il “regalo” non riesco a trattenere
una risata. Questo è davvero il colmo. Una cravatta
per gli uomini e un foulard per le donne, con ricamate
sopra le iniziali del nome dello studio (che sono
le stesse dell’amato titolare). Osservo i miei colleghi
scambiarsi un’occhiata perplessa, ad eccezione di Michele,
che ha nascosto il viso tra le mani per non far
vedere che sta ridendo come un pazzo. La cosa terrificante
è che saremo tutti costretti a indossare questo
orribile indumento ogni singolo giorno della settimana,
premurandoci di lavarlo e stirarlo nel week-end
per metterlo il lunedì successivo. Sembreremo una
squadra di hostess e steward! E io che pensavo di aver
scelto una libera professione.
«Mia cara Eleonora, sei felice del regalo?» Michele si
rivolge a me, facendomi l’occhiolino mentre continua a sghignazzare.
«Non fare lo spiritoso! Ma ti rendi conto che questo
tipo ci tratta in tutto e per tutto come una sua proprietà?
Altro che professionisti liberi e autonomi.»
«Su, su, non ti lamentare. Lo sai che abbiamo un
capo molto egocentrico. Non siamo altro che il suo
piccolo esercito di sottoposti.»
«Secondo te lo fa apposta per farci un dispetto e
umiliarci?»
Michele annuisce, ridendo. Beato lui che riesce a
trovare la situazione divertente. Io invece sto davvero
iniziando a disprezzare la categoria, e sono sempre
più convinta che dovrebbe esistere un sindacato per gli
avvocati alle dipendenze dei grandi studi legali. Ovviamente,
la voglia di ordinare quella meravigliosa tarte
tatin che avevo adocchiato appena entrata nel ristorante mi è
passata del tutto.
«Come invidio la tua capacità di farti scivolare tutto addosso.»
«Sto solo cercando di sdrammatizzare per non
rendere la situazione davvero insopportabile. Dovresti cercare
di farlo anche tu, almeno te ne faresti una
ragione.»
«Grazie del consiglio, ci proverò.» In realtà so benissimo
di non esserne capace.
Il mio livello di disperazione e stanchezza a fine
serata è tale che posso solo pensare di tornare a casa,
ubriacarmi e rivedere per la milionesima volta Alfie,
così mi distrarrò dalla sensazione di essere l’unica
persona infelice e sola sulla faccia della terra. Saluto i
colleghi, prendo un taxi e torno nel mio appartamento
triste e vuoto.
Mi sdraio sul divano letto con un bicchiere di Lagavulin
(se non mi ubriaco questa sera, non ci riuscirò
mai più) e faccio partire il film, anche se è già l’una di
notte. La voce di Mick Jagger che canta Old Habits Die
Hard è malinconica, ma appena appare sullo schermo
il meraviglioso viso scanzonato di Alfie, ogni cosa, o
quasi, torna al suo posto. So che per due ore sarò felice,
ed è una sensazione estremamente piacevole e rassicurante.
Ti ringrazio, caro Jude, di far parte di questo
mondo. Quando ti guardo, penso che l’uomo dei sogni
di tutte noi esiste davvero, e ritrovo la speranza.
«Amore, sei pronta? Ho prenotato un tavolo al ristorante
sul mare per le otto e trenta, abbiamo solo
mezz’ora.»
La voce è quella del mio adorato Jude, che mentre
parla bussa piano alla porta e fa capolino con un sorriso
timido. Io sono pigramente e mollemente sdraiata in una
meravigliosa vasca da bagno di travertino,
piena fino all’orlo di acqua calda con una schiuma soffice e
profumata. Guardo l’orologio e vedo che sono le
otto, effettivamente devo uscire subito dalla vasca per
prepararmi. Mi alzo, indosso un accappatoio di morbida spugna,
mi spalmo la crema per il corpo e asciugo
i capelli. Sono lunghi e biondi con dei riflessi ambrati
e un taglio spettacolare, bastano pochi colpi di fon e
sembro uscita dal parrucchiere. Metto del mascara
blu per esaltare l’azzurro dei miei occhi e un velo di
rossetto delicato per dare luce alle mie labbra perfette.
Sul naso piccolo e diritto sono comparse delle deliziose
lentiggini grazie al sole di questo pomeriggio.
Non mi sono mai sentita così bella prima d’ora.
Esco dal bagno e vedo che Jude si sta vestendo,
pantaloni neri e camicia bianca. La stanza è enorme:
moquette soffice color panna, un grande letto matrimoniale
con lenzuola di raso grigio e due vetrate da
cui è possibile godere il panorama di un viale alberato
che sembra scivolare direttamente nel mare. Decido
di indossare un abito blu senza spalline e dei sandali
di glitter dorati. Jude mi abbraccia e mi dà un bacio
lungo e intenso.
«Vieni, amore mio, dobbiamo andare. Sai che non
mi piace arrivare in ritardo.» La sua voce è vellutata,
ma dal tono capisco che è impaziente.
«Sono pronta, devo solo prendere la borsa.»
Percorriamo il corridoio dell’albergo mano nella
mano sino all’ascensore di cristallo che è già al nostro
piano. Appena le porte si chiudono, Jude mi bacia
appassionatamente, tanto che quando si riaprono mi
sento accaldata e frastornata. Mi prende nuovamente per mano,
usciamo dall’hotel e percorriamo il viale
di pini marittimi. La sensazione della mia mano nella
sua è estremamente piacevole, eccitante e rassicurante allo
stesso tempo. L’aria è fresca e gradevole, e
nel cielo stellato brilla uno spicchio di luna. Dopo pochi
minuti di cammino ci ritroviamo su una terrazza a
picco sul mare, le cui onde s’infrangono sonoramente
contro gli scogli. Non facciamo nemmeno in tempo
a entrare che un cameriere in smoking bianco ci accoglie
con molto garbo e ci accompagna al tavolo. Ci
sediamo e Jude ordina dello champagne mentre io lo
fisso estasiata con occhi pieni d’amore. Dopo aver
ordinato inizia a parlare.
«Non vedo l’ora che le riprese di Alfie si concludano.
Non sopporto più tutti quei fotografi perennemen-
te in agguato fuori dal set per rubare qualche scatto
compromettente o scandaloso di noi due insieme.»
«Devi imparare a non curarti dei fotografi e dei
giornalisti, è il prezzo che paghiamo per la celebrità
ed è meglio rimanere indifferenti.»
«Hai ragione, ho solo bisogno di una tregua e di
stare da solo con te più tempo possibile.»
Ceniamo e chiacchieriamo piacevolmente, Jude
è affettuoso, ride di gusto alle mie battute e sembra
veramente innamorato di me. La cosa mi fa ubriacare
di felicità e mi induce a confessargli che lo amo pazzamente.
«Anch’io ti amo.» Subito dopo estrae dalla tasca
una piccola scatola di velluto rosso che posa davanti
a me. La prendo con mani tremanti e la apro: dentro
trovo un anello di brillanti con al centro uno zaffiro
tagliato a cuore. Jude dice che quando l’ha visto ha
pensato a me perché lo zaffiro ha lo stesso colore dei
miei occhi. Lo indosso ed è perfetto. Non sono mai
stata più felice in vita mia, sento il cuore esplodere per
l’emozione mentre lui mi bacia la mano e mi sorride
dolcemente.
Alle undici mi propone di tornare in camera.
Camminiamo lentamente verso l’hotel assaporando la
brezza tiepida e il profumo dei pini marittimi.
Non appena chiudiamo la porta della stanza alle nostre
spalle, una luce accecante mi colpisce in volto. Mi guardo
attorno e d’un tratto mi rendo conto di dove sono e di
chi sono: non Sienna Miller, ma Eleonora. Ieri sera
devo essermi dimenticata di chiudere le persiane e
ora, nonostante siano solo le sei di mattina, nella mia
stanza entra un sole caldo e abbagliante come se fosse
mezzogiorno a Mykonos. Ho dormito pochissime ore
e ho bevuto almeno tre bicchieri di whisky, per cui
sono a dir poco sconvolta. In realtà lo sono ancora di
più perché mi rendo conto che era tutto un sogno, un
meraviglioso sogno incantato. La realtà purtroppo è
ben più amara. Ho un mal di testa tremendo ed è sabato,
giorno estremamente deprimente visto che sono
sola e senza programmi allettanti.
Meglio fare una doccia per schiarirmi le idee. Sarei più
dell’umore da vasca da bagno, ma nel mio minuscolo appartamento
esiste solo la doccia ed è già
un miracolo, perché il bagno è più piccolo di quello di
una barca a vela.
Mentre sento l’acqua bollente scorrere sulla pelle,
realizzo che ormai sono felice soltanto nel mondo dei
sogni, il che mi fa pensare di aver sbagliato proprio
tutto nella vita. La città in cui vivo, Milano, mi piace
sempre meno. È troppo grigia, arrabbiata, caotica e
costosa per i miei gusti. Forse dovrei trasferirmi a Verona,
la città di Romeo e Giulietta, magari lì riuscirei
finalmente a trovare il mio Romeo.
Devo davvero dare un senso alla mia esistenza, ci
sono troppe cose incompiute che mi ostino a ignorare.
Idee mai realizzate, sogni in cui diventa sempre più
difficile credere, speranze quasi abbandonate. So che
devo dare una svolta alla mia vita e che non posso più
aspettare. Dopo sarebbe troppo tardi e me ne pentirei
sicuramente.

27 ottobre 2018

“Io mi biblio”

Presentazione di Goodbye, Jude in occasione dei 40 anni della biblioteca di Renate, celebrati con una rassegna di eventi dal titolo "Io mi biblio": sabato 27 ottobre, Salone video, Centro Culturale A. Sassi.
14 giugno 2018

Aggiornamento

Vi aspettiamo numerosi per una serata particolare: consigli in tema di cambiamento, gioielli che raccontano storie e sogni che si trasformano in libri. Siete tutti i benvenuti!

Evento

13 aprile 2018

Segnalazione

Margherita Nicoletti ha fatto una segnalazione per Hey Jude sul suo blog "lettriceperpassione": leggetela qui!
27 marzo 2018

Varesenews parla di me

Oggi è uscito l'articolo Ricominciare a 50 anni dalla scrittura, grazie al crowdfunding editoriale su "Varesenews": parla di me, del percorso che mi ha portata alla scrittura e della scoperta di bookabook. Potete leggerlo a questo link: https://goo.gl/1KapbK
09 Marzo 2018
Cari lettori! Ci sono due belle novità per il libro di "Hey Jude" di Raffaella Macchi! Mercoledì 14 marzo alle ore 21 presso la Biblioteca di Comerio, in occasione di una riunione del circolo dei lettori, l'autrice farà una presentazione del suo progetto editoriale spiegando in cosa consiste la campagna di crowdfunding promossa con Bookabook. Potete inoltre trovare qui di seguito un bellissimo articolo uscito questa mattina su Lombardia Oggi. Buona lettura!

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    La versione cartacea, la mia preferita, mi ha tenuto compagnia durante le vacanze di Natale. Eleonora si è rivelata un’amica che condivide la sua storia di cambiamento e d’amore; non vorresti smettesse mai! Avvincente, pulito, elegante mette in luce le doti di una scrittrice che sa “raccontare”.

  2. (proprietario verificato)

    Ho letto il libro tutto d’un fiato in un giorno! Mai successo! E dire che i romanzi non mi entusiasmano. Ma questo è diverso! Rimani in sospeso fino alla fine con dei colpi di scena che non te li aspetti! Introspettivo e senza dispersioni! Bello! Aspetto i prossimi!

  3. (proprietario verificato)

    Sto cominciando a conoscere Eleonora un poco alla volta e mi incuriosisce molto… forse perché è l’immagine riflessa di noi donne in cerca di noi stesse, del nostro vero io. Una scrittura piacevole e curata, un libro in cui desideri rifugiarti volentieri. Brava Raffaella!

  4. (proprietario verificato)

    Ero partito un poco prevenuto in quanto le mie ultime letture riguardavano autori come Ken Follett o Wilbur Smith. Invece man mano che si dipanava la trama una sottile e continua suspence mi prendeva e mi costringeva nella lettura. L’HO DIVORATO!

  5. (proprietario verificato)

    L’ho iniziato la mattina e finito per il pomeriggio, da tempo non mi concedevo il lusso di un libro letto tutto in una volta ! Che bella storia, di quelle che fanno bene al cuore !

  6. Massimo

    (proprietario verificato)

    Ssssspumeggiante !!

  7. (proprietario verificato)

    Ironico e divertente……un ” Must” che lascia
    il sapore buono di storie che fanno bene al cuore e alla mente…..bello….una preziosità da leggere …scritto in modo spontaneo e molto curato..l’autenticita’ di Eleonora mi piace e so che alla fine non mi deluderà …..

  8. (proprietario verificato)

    intrigante e introspettivo, molto femminile…ho proprio voglia di scoprire lo svolgimento degli eventi… Eleonora, chissà se riuscirai a prendere il sopravvento sul corso della tua vita come sembra aver fatto la tua creatrice…spero di scoprirlo presto.

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Raffaella Macchi
Raffaella Macchi è nata a Varese nel 1967. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha esercitato la professione di avvocato a Milano e Varese, dove vive con il marito, tre figli e un Jack Russell. Goodbye Jude è il suo romanzo d’esordio.
Raffaella Macchi on FacebookRaffaella Macchi on InstagramRaffaella Macchi on Linkedin
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