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I personaggi dei racconti contenuti nel libro si muovono nella cornice del lessico familiare contemporaneo. Appartengono a una tessitura di rapporti liquidi e fragili. I sentimenti controversi da cui sono animati, la consapevolezza del dolore, che pure non piega del tutto i desideri, la difficoltà di incontrare l’altro, procurano una torsione del loro anelito alla libertà. Una emancipazione distante dalla solitudine, ma coincidente con la possibilità di scegliere. La libertà di scegliere tra il separarsi e l’avvicinarsi. La vita si stringe intorno alla loro pelle traducendo carezze in graffi, abbracci in ustioni, speranza d’amore in crudeltà o perdita. La loro aspirazione alla bellezza, pur messa in scacco, non evapora del tutto, resta come sospesa nell’aria accogliente e crudele dei luoghi dentro e intorno a Napoli, lì dove queste anime vivono e provano a guardarsi. Luoghi spogliati di qualsiasi marcata tipizzazione. Un terreno instabile, comune a tanti altri luoghi, sul quale si muovono esseri alla ricerca di momenti di legame con altri esseri, così che quelli di distacco possano poi coincidere col sentirsi di nuovo carne.

Il tempo di tornare

Giulia fissa la sua tazzina ancora vuota.
Stanotte ho fatto un sogno…
Davvero?— le chiede svogliato Antonio, mentre cerca di non versare sulla tovaglia il caffè dalla moka rovente.
Compravo i biglietti per Palermo e partivo con Mimmo… Giunti al porto, proseguivamo per il paese, facendo la lunga strada fino a Caltanissetta, tra le terre bruciate. C’era tanto sole… Abbagliante. Io e Mimmo eravamo in bus o forse in taxi, non so. Intorno era tutto arso, non c’era un solo filo d’erba. Arrivavamo da mia madre. Lei era impaziente di vederci. Aspettava Mimmo e me sulla soglia di casa con le braccia aperte. Io pensavo che sorridesse e invece aveva gli occhi pieni di lacrime.
Antonio cerca di guardare Giulia, ma lei ha spostato lo sguardo dalla tazzina al muro. Ha notato con quale tono di voce incolore la moglie abbia raccontato il sogno.
Mimmo non è mai stato in Sicilia— le dichiara.
Giulia posa la tazzina sul tavolo. Ha appena assaggiato il caffè. Adesso il suo sguardo si perde nel piatto con le fette biscottate che Antonio le ha preparato. Resta inerte di fronte all’invito di mangiare qualcosa. Finalmente lo guarda e, accennando un sorriso, gli concede un grazie.
Ci andremo in Sicilia io e Mimmo. Tra qualche settimana,— dice con fermezza — appena termina gli esami all’università. Tu magari ci raggiungi a luglio. Passiamo le vacanze là.
Passano due pesanti secondi di silenzio. Giugno è iniziato da pochi giorni e l’aria è densa e calda, già a quell’ora del mattino. Dalla strada arrivano i rumori ovattati del febbrile risveglio di Napoli. Con un filo di voce e un’aria rassegnata, Antonio dice a sua moglie: — Magari vai tu. Parti con tua cugina Lucrezia. Potrebbe farti bene. Io non so se quest’anno posso prendere ferie a luglio… Ora è meglio che vada, non voglio fare tardi in banca.
Prima di andare, le ricorda che Fatimah, la donna di servizio, sarebbe arrivata a breve: poteva uscire con lei, in caso.
Lei annuisce con un abbozzo di sorriso. Allontana il viso quando Antonio prova a farle una lieve carezza di commiato. Quella carezza ogni mattina resta puntualmente sospesa per aria. Continua a leggere
Continua a leggere

Giulia aspetta il suo turno. Ha appena percorso il breve tratto di via Crispi che distanzia casa sua dalla farmacia. Il tepore dell’aria l’ha fatta allarmare: ha un sentimento di rifiuto verso le sensazioni piacevoli. Si è mossa sul marciapiede sconnesso e tra i severi palazzi di inizio Novecento come se non avesse mai visto i luoghi in cui vive.
Risiede in quella strada ormai da sei anni, da quando il marito è diventato direttore di filiale. All’epoca avevano deciso con gioia e qualche ansia, di lasciare il piccolo appartamento all’Arenella e di acquistare quella casa luminosa, dalle mura alte e spesse e con vista sul porticciolo di Mergellina. Mettendo insieme le loro risorse, sono riusciti a impegnarsi in un mutuo di soli dieci anni. È stata per loro la riconferma del desiderio di avere progetti comuni.
Giulia aveva conosciuto Antonio ventiquattro anni prima, quando entrambi erano impiegati in una sede del Banco di Napoli al Vomero. Antonio aveva lasciato il suo precedente amore per quella donna più giovane di lui di otto anni, calda e carnale come la terra di Sicilia di cui era originaria. Hanno due figli: Vittoria, la maggiore, che porta il nome della nonna materna, e Domenico.

Giulia è ferma in fila, rapita dal display della farmacia. Attende la luce azzurra col suo numero.
Qualche ora prima, appena il marito è uscito, ha chiamato Fatimah, dicendole di non venire a casa quel giorno. Le insistenze della domestica, non sono valse a nulla. Ha chiuso il telefono dandole appuntamento per il giorno successivo.
Da alcuni mesi non taglia più i capelli castani ingrigiti: li tiene raccolti in una coda disordinata. Indossa sempre i suoi occhiali dalla montatura larga e dalle lenti fumé. Indossa una lunga gonna a fiori e delle ballerine blu; ha un trucco marcato con un bel rossetto vermiglio. Abiti e colori vivaci su un corpo spento. Arriva finalmente il suo turno e chiede alla nuova commessa uno sciroppo perché “il mio bambino si è svegliato con la febbre”.
Quanto ha?— le chiede la ragazza.
Veramente… veramente la febbre non gliel’ho misurata. Ho sentito solo che era molto caldo!
Mi scusi, signora, intendevo quanto ha il bambino di età… Quanti anni ha suo figlio? Posso darle uno sciroppo per i primi anni o per un’età più avanzata.
Ha vent’anni. Ha vent’anni… il bambino.
La commessa rimane muta, immobile.
Ha vent’anni.
Il titolare della farmacia, impegnato a servire un altro cliente, interviene spedito: — Buongiorno, signora Miraglia. Penso che queste possano andare benissimo per suo figlio.
Le allunga un pacchetto di caramelle balsamiche prese al volo da un espositore.
Giulia infila il pacchetto in borsa e si avvia verso l’uscita:
Metta sul conto, dottore. Grazie.
Stia tranquilla signora e mi saluti suo marito.

Pochi minuti dopo, nella stazione della metro Amedeo, Giulia chiede a un signore elegante: — Per andare a Napoli vado bene da questo lato?
Per andare a Napoli? Mi scusi, ma perché qui dove siamo?!— ribatte stupito il signore.
Ha ragione—, prova a giustificarsi Giulia. — Intendevo per andare a piazza Cavour. Non prendo mai la metro! Devo andare da mia figlia che abita in via Duomo.
L’uomo conferma che la direzione è quella giusta. Giulia si siede sulla panchina ad aspettare il treno.
Il signore elegante si siede accanto a lei e, più con lo sfizio di raccontare di sé, che di conoscerla, comincia:
Vede, non mi ha stupito la sua domanda. La percezione di cosa sia Napoli è molto variabile… Mi perdoni, non mi sono presentato, sono il professor Di Giovanni, insegno storia e filosofia al liceo Umberto I.
Il corpo della sua interlocutrice comunica distanza da ogni fibra, eppure lui sembra volerla eludere. Giulia si è pentita di avergli chiesto l’informazione, si allontana da lui di qualche centimetro, piegandosi su se stessa, col pretesto di sistemarsi una scarpa.
Di Giovanni continua la dissertazione sulla città: — A volte l’idea di Napoli si circoscrive al centro storico e poco altro, esclude il Vomero, Posillipo, Chiaia, per un atto di protèrvia borghese, di distinguo dalla plebe. Altre volte, questa geografia personale porta a identificare le periferie come luoghi a sé, come sguìgli disordinati, cresciuti spontanei fuori dalle porte… In alcuni casi Napoli ingloba tutti i grandi e popolosi paesi del circondario, tutto il cemento alle pendici del Vesuvio, si allunga fino al casertano, ad Aversa e a San Marcellino. Per i forestieri quel nome è la Campania tutta: anche ad Avellino sono napoletani. Non è d’accordo?
Giulia vorrebbe alzarsi. Resta sulla panchina per svogliatezza. Il professore prosegue, ma con un atteggiamento meno appassionato: — E per i nostalgici, Napoli sbrodola fino al tacco e alla punta dello stivale; si allunga fino alla Sicilia come un rosso tappeto di velluto, che le restituisce il rango, mai davvero oscurato, di Capitale.
Per Giulia non è più chiaro cosa sia Napoli, cosa sia “casa”, a prescindere da ogni mappa sociologica, ma alla parola “Sicilia” ha un sussulto.
Forse la sto annoiando… Non è il caso che io la importuni oltre—. Infine, il professore sembra aver visto davvero Giulia. — Le porgo i miei ossequi e la saluto.
L’uomo le allunga la mano per salutarla, e intanto si alza per allontanarsi. Un’altra mano allungata verso di lei. Un’altra mano che resta sospesa per aria.

Cosa ci fai qui mamma?
Vittoria resta immobile sull’uscio della porta. Si chiede come la madre abbia fatto a ricordarsi dove abitava. — Sei stata una sola volta qui, giusto per potermi dire che ero venuta a vivere in uno schifo e di certo non sei una che ama queste zone della città! Sei stata brava a trovarmi! E guarda questo rossetto… tutto sbavato.
Giulia sembra non far caso al tono duro della figlia. —Voglio tornare in Sicilia. Mi accompagni a fare due biglietti per la nave? Per me e Mimmo: partiamo tra qualche giorno.
La sua richiesta ha il sapore della supplica. È una bambina che chiede aiuto alla figlia.
Entra mamma, ti prego, entra.
Il soggiorno è arredato con mobili d’occasione. Sparse alla rinfusa, vi sono tracce di vita di giovani donne: scarpe da ginnastica, calze, libri, smalto per unghie, tazze per il latte e pentole ancora da lavare. Da circa quattro mesi Vittoria ha deciso di andare ad abitare da sola in un appartamento per studentesse, col desiderio di respirare un’aria diversa, indipendente. Il padre la aiuta con l’affitto, lei arrotonda con ripetizioni private.
Ti faccio un tè? Il caffè lo abbiamo terminato, e poi noi lo prendiamo solo al bar… Mamma, Dio mio, ma perché sei uscita da sola? Fatimah dov’è?—. Denuda del rossetto la madre, con un fazzoletto di carta.
Penso davvero che tuo fratello sarà felice di venire in Sicilia. Ha visto tua nonna, come te, solo quando è venuta a Napoli. Tuo padre ha sempre detto “e poi andiamo in Sicilia, mica se ne scappa da dove sta!”. C’è sempre un poi per lui. Non si scollerebbe mai da questa città. E intanto ne è passato di tempo…
Giulia sembra ritrovare per qualche istante lucidità, ha anche un guizzo di rabbia nel parlare del marito, ma subito il suo sguardo si perde.
Sarà felice di vedere la mia casa natale Mimmo, vero?
Vittoria le prende la testa tra le mani con dolcezza, pretendendo di essere guardata: — Mamma, mi annienta vederti così. Possibile che tu non riesca ad accettare? A fare pace con quanto accaduto? Lo sai, dentro di te sai bene cosa è successo. So che papà ti protegge, ti asseconda, ma perché non lo lasci uscire, questo dolore?
Mi ricordo il sapore dei fichi d’India di laggiù, dei gelsi, delle prugne, nella campagna di nonna… Non vuoi accompagnarmi al porto?
Nonna non c’è più mamma!—, le lacrime scendono lente sulle lentiggini di Vittoria. Non sa se sia il caso di ripetere la verità a quella donna atterrita, che non è più sua madre. Quella stessa verità che suo fratello le ha detto a muso duro, vedendola inerte e confusa per intere lunghe giornate, seguite alla morte della nonna, nel tentativo di scuoterla.
“Nonna non c’è più, mamma! È finita nel giugno di due anni fa!”, pensa di dirlo, ma soffoca le parole in gola. La madre ha iniziato a tremare forte e lei le accarezza il viso, tentando di rassicurarla: —Va tutto bene. Sei qui con me ora. Va tutto bene.
Il fratello ha rinunciato dopo un’amara ostinazione e, rispettando anche la volontà del padre, ha scelto di salvare se stesso. Pur accrescendo, senza volerlo, la disperazione sorda della madre, è andato a studiare a Londra da più di un anno. Pensava già da tempo di lasciare quella metropoli di tufo che sgrava un chiassoso formicaio di figli.
Vittoria è invece rimasta, spostandosi in un altro quartiere. Distante, ma non troppo. Ha resistito per alcuni mesi con i suoi, senza il fratello, poi è dovuta andare via anche lei. Sceglie di non ricordare alla madre la morte di nonna Vittoria, avvenuta proprio il giorno in cui era arrivata a Napoli, dopo tante insistenze di Giulia per vederla: avvertiva lacerante la mancanza della madre e della sua terra di origine.
Un colpo di pistola dritto in fronte. Un rapinatore, strafatto di cocaina, aveva freddato quella donna dal volto antico, perché manteneva stretto a sé il piccolo bagaglio a mano. Aveva lottato per non lasciarlo andare: l’avevano trovata ancora con la borsa stretta al petto, come in un abbraccio. Dentro la borsa Giulia aveva trovato, insieme agli indumenti, dei doni per i nipoti, pochi soldi e un paio di orecchini in filigrana d’oro avvolti in un ritaglio di giornale. Lei aveva sempre desiderato avere quegli orecchini.
“Figghia mia, chi n’hai chiffari ora? Nu jornu, spiramu tardi, sarannu tua!”, le prometteva.
“Esistono i presentimenti?” si chiede Vittoria, mentre lascia andare incerta il volto della madre. Hanno bussato alla porta. Il tremore si è ridotto, sembra essersi concentrato nelle labbra. Vittoria tarda ad aprire.

Il sole è tramontato. Dalla finestra aperta, con gli scudi accostati, filtra una luce ormai fioca, che dona alla stanza un inizio di frescura. Antonio è a casa della figlia per convincere la moglie a rientrare. Vittoria è in piedi, vicino al padre, in un angolo del soggiorno, amareggiata per gli effetti del suo impeto.
Giulia è sul divano sdrucito, tra le braccia di Fatimah, “colei che svezza i bambini” secondo le origini arabe del suo nome. L’anziana governante l’aveva cercata per le strade di Chiaia, trascinando il suo corpo maestoso. Aveva poi pensato, esausta, potesse trovarsi dalla figlia. È più di mezz’ora che la stringe al seno e Giulia, di quando in quando, commossa e attonita, le sussurra: — Grazie di essere tornata, mamma!

06 Febbraio 2016
La campagna è partita molto bene! Ecco la foto di una cena, organizzata a Napoli dall'autore, per promuovere Graffiti.
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20 Febbraio 2016
Graffiti ha ottenuto un grandissimo successo anche questo weekend! Di grande aiuto è stato l'aperitivo promozionale organizzato da Giuseppe Iaculo, in collaborazione con alcuni suoi sostenitori, a Pomegliano D'Arco.

29 Febbraio 2016
La campagna è già arrivata al goal, ma il successo di Graffiti non si ferma! Sono sempre di più le persone che condividono questa impresa con Giuseppe. Ecco alcuni dei sostenitori in una foto di un incontro del "Il té letterario a Napoli", tenuto dal nostro autore ormai da qualche anno.

14 Marzo 2016
Una nuova iniziativa di promozione per Graffiti, organizzata nel quartiere del Vomero di Napoli, ha raccolto 25/30 persone nella Home gallery di Lucia Mugnolo, sostenitrice della campagna di Giuseppe Iaculo. Ecco le foto dell'evento.

11 Aprile 2016
Questo weekend ad Avellino, le due sostenitrici di Graffiti Silvia Buonerba e Rossella Luciano hanno organizzato un aperitivo per presentare il libro, con un reading di due racconti. Ecco a voi le foto!

13 Aprile 2016
Continua il successo di Graffiti! Vogliamo condividere con voi le foto della presentazione del libro avvenuta al Pan - Palazzo delle Arti di Napoli il 12 aprile.

26 Aprile 2016
II successo di Graffiti sembra inarrestabile! Ecco a voi le foto della partecipazione del nostro autore Giuseppe Iaculo al programma mattutino di RCE - Radio Città Eboli durante il quale ha parlato del suo libro e del crowdfunding letterario:

02 Maggio 2016
Ed ecco che Giuseppe Iaculo torna a far parlare di sè! In un clima accogliente e familiare, le due sostenitrici Marianna Di Meo e Maria Cristina Di Meo hanno organizzato una presentazione di Graffiti presso Villa Falci a Bacoli. Di seguito trovate le foto di questa bella iniziativa!

21 Ottobre 2016
"Graffiti" continua a riscuotere un grandissimo successo! Qui di seguito la locandina della presentazione organizzata dall'autore a Napoli lunedì 24 ottobre. Chi ha la possibilità di andarci non manchi!
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28 Ottobre 2016
Lunedì 24 ottobre Giuseppe Iaculo ha presentato il suo "Graffiti" alla libreria Iocisto di Napoli. Qui di seguito alcune foto dell'evento, che è andato molto bene!
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16 Novembre 2016
Qualche foto della presentazione che si è tenuta il 29 ottobre al caffè letterario Colibrì di Milano:
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17 Novembre 2016
Qui di seguito alcune foto della presentazione di "Graffiti" tenutasi il 10 novembre all'hotel NapoliMia con la giornalista Anna Copertino, la poetessa Olimpia Marino, l'attrice Patrizia Eger, il cantautore Lino Blandizzi ed Eleonora Iaculo, cantante jazz.
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17 Novembre 2016
Potete vedere a questo link un'interessantissima intervista a Giuseppe Iaculo fatta da Anna Copertino per Road TV: https://www.youtube.com/watch?v=ru89hMlE4wc
30 Novembre 2016
Martedì 29 novembre alle 18 presso la libreria Vitanova di Napoli, si è svolta la presentazione di "Graffiti" di Giuseppe Iaculo. Dopo l’introduzione del giornalista e scrittore Piero Antonio Toma, hanno parlato del volume Anna Copertino, giornalista per Road TV Italia, Nando Vitali, scrittore e editor. L'attrice Patrizia Eger he letto alcuni brani del libro. Il cantautore Lino Blandizzi ha eseguito dei brani alla chitarra. La cantante Eleonora Iaculo ha interpretato brani jazz ispirati ai racconti.

09 Dicembre 2016
Pubblichiamo qui di seguito la recensione di "Graffiti" uscita su "Il Mattino":
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10 Dicembre 2016
Qualche foto della presentazione di 'Graffiti' tenutasi sabato 10 dicembre al Palazzo dell'Orologio di Pomigliano d'Arco. Con l'autore Giuseppe Iaculo ci sono stati: Olimpia Marino, Carmela Merola, Eleonora Iaculo, Gioia Miale e Pasquale Termini.
17 Dicembre 2016
Alcune delle foto della presentazione tenutasi il 17 dicembre a Roma a Polmone Pulsante. Insieme all'autore erano presenti Valentina Amato e Carmela Merola.
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Vi segnaliamo una bella intervista a Giuseppe Iaculo andata in onda su Radio 1, dove l'autore, nella cornice del programma "Chiave di lettura, parla del suo "Graffiti: https://www.radio1.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-1d30ebc8-409d-4e8a-96e3-5d8c47d70de0.html

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    E’ un libro sorprendente, nel senso letterale del termine.
    Ogni racconto ci coglie impreparati e ci fa scoprire di essere imprigionati, nostro malgrado, in una visione parziale, quella nostra personale, delle vicende narrate.
    Per leggere Graffiti bisogna essere pronti ad aprirsi all’inaspettato.

  2. (proprietario verificato)

    Solo una sensibilità attenta e grande poteva cogliere la poesia che si sprigiona dal “ventre di Napoli” e dal luogo fecondo che la circonda, e soltanto essa poteva raccontarne i versi dolenti, ombrosi, scostumati, sanguigni per l’inarrestabile vita che contiene. Non può sfuggire un libro così!

  3. (proprietario verificato)

    Un insieme di voci narranti ciascuna con una storia “forte” che lascia il segno nel lettore. Mi è piaciuto moltissimo.

  4. (proprietario verificato)

    Tutti racconti di forte impatto emotivo quelli di Graffiti, che richiedono al lettore di essere pronto a farsi trascinare dall’autore in un confronto forte, a volte duro, con tutti gli aspetti dell’animo umano in cui coesistono bene e male, dolcezza e violenza, luci e ombre e con cui non è mai facile fare i conti…..un viaggio nei meandri più nascosti dell’animo, indagato con estrema capacità introspettiva, lucidità e forza espressiva….molto bello, coinvolgente, a tratti sorprendente! Il tutto nella cornice della mia adorata Napoli, che emerge anch’essa con il fascino delle sue contraddizioni

  5. Avvincente ritratto a piu’ voci di vite che potrebbero esserci piu’ vicine di quanto immaginiamo.Lo scavo psicologico di ogni personaggio non impedisce lo svolgersi dell’azione sempre appassionante.Complimenti!

  6. (proprietario verificato)

    Racconti coinvolgenti, appassionanti, capaci di trasportare il lettore nel turbinio delle emozioni e dei sentimenti che caratterizzano l’animo umano, sia maschile che femminile. Sullo sfondo i grandi temi di attualità, ambientati a Napoli, con i suoi colori, la sua musicalità, il continuo alternarsi e, il più delle volte, mescolarsi del bene e del male, ma che ad un certo punto si universalizzano, rappresentando qualsiasi realtà sociale. Alcuni racconti li ho riletti più volte con una compartecipazione sempre intensa. È un libro che consiglio a tutti!

  7. (proprietario verificato)

    GRAFFITI. L’intero libro è graffiante, lascia il segno. Pur essendo ambientato a Napoli potrebbe essere ambientato in qualsiasi altro luogo al mondo; i luoghi rappresentati sono in realtà “luoghi dell’anima”. Qui i personaggi si muovono tra mondo esterno e mondo interiore, nel continuo conflitto tra il separarsi e l’avvicinarsi, tra condivisione e solitudine, tra Eros e Thanatos. I personaggi sono ben delineati e se ne scorge l’umanità in tutti i suoi aspetti, dove le contraddizioni non sono contrapposizioni, ma polarità che si toccano. Amore e odio, bene e male appartengono a tutti con le loro numerose sfumature, insomma è qui rappresentato l’Essere Umano. Lettura consigliata a chi ama leggere senza fermarsi alla superficie.

  8. (proprietario verificato)

    Nella città di Napoli capita di entrare nel cortile di un palazzo antico, e lì avviene la scoperta: ecco che si svela una corte settecentesca con gradinate che tolgono il fiato per il disegno architettonico.
    Questa è la sensazione che ho provato entrando in questi racconti, dove dietro un gesto abbozzato, un pensiero fugace, uno sguardo evitato, una consumata abitudine o una parola non detta si celano vite e situazioni indagate con curiosità per la vita stessa e senza giudizio; e dove l’ambientazione non è mai colore locale ma consapevolezza che in quei luoghi questo svelarsi è possibile in ogni momento. Da non perdere.

  9. (proprietario verificato)

    Daniela 8gennaio 2017. Storie di passioni,di sentimenti governati dall’amore e dalla distruzione,Storie amare,tenere e insieme crudeli,storie di tutti noi alla ricerca di una felicità così difficile da raggiungere.Una scrittura limpida,diretta che suscita grandi emozioni!Grazie Giuseppe

  10. (proprietario verificato)

    Libro intenso ed emozionante. Lo consiglio a tutti

  11. (proprietario verificato)

    Graffi sul cuore. Non possiamo ” liberarci” dei nostri demoni, della sofferenza se prima non li attraversiamo…perchè prima o poi tutto ritorna a galla in maniera devastante. Distruttiva..Forte, pungente, irriverente, angosciante sottile e ironico. Mai banale.

  12. (proprietario verificato)

    Racconti coinvolgenti , commoventi , divertenti , emozionanti !! Mai banali mai uguali…..racconti veri !
    Complimenti dottor Iaculo !

  13. (proprietario verificato)

    Racconti coinvolgenti , commoventi , divertenti , emozionanti !! Mai banali mai uguali…..complimenti all’autore , dottor Giuseppe Iaculo.

  14. (proprietario verificato)

    I racconti di Graffiti colpiscono per una visione della realtà, insopportabile e crudele, che cela una profonda tenerezza ed ironia. Sono racconti scritti con la stessa cura che si dedica alla crescita di un figlio, con tanto amore ma con una buona dose di disincanto, necessaria a prepararlo alla vita. Grazie Giuseppe di questo splendido dono. Silvia Buonerba

  15. patriziak

    Sono racconti che scavano, su più superfici. A leggerli si fa fatica, non perché siano complicati, ma proprio per l’estrema chiarezza di immagini e situazioni. E’ una luminosità pericolosa. Temi e personaggi ci sono quotidianamente accanto ma le vite immaginate sono molto più “reali” di quelle che finiscono in cronaca.
    La cronaca è la prima superficie. Come attrice/lettrice si è trattato di scegliere tra immedesimazione e narrazione, ma anche qui si tratta di una scelta possibile solo in superficie. In effetti le due strade convergono; non si può evitare di immedesimarsi e non si può farlo del tutto, perché il bilanciamento tra invenzione e realtà è sempre sottile. Forse l’unica verità è quella psicologica; capisco e capiamo personaggi e storie perché gli stati d’animo raccontati sono stati, altrove e in altri contesti, anche miei/nostri. Quelle di “Graffiti” sono storie al limite, ma è un limite umano, per accorgersene basta guardarsi intorno e ascoltare. Credo che Giuseppe l’abbia fatto. L’ultima superficie è la pelle. Grazie.Patrizia Eger

  16. (proprietario verificato)

    Grazie a Giuseppe e alla sua proposta letteraria mi sono ritrovata tra le bellezze e le amarezze di una citta’ tanto amata quanto malfamata semplice e raffinata proiettata in una realtà quasi surreale sconvolgente e coinvolgente al punto da lasciarti dubbi e interrogativi alla fine di ogni racconto.

    Lettura pregna di profumi e silenzi… graffiante e inquietante… dal sapore acre e intenso densa come il Sangue di San Gennaro nell’ampolla vibrante che si fonde e diffonde nell’anima…seducente e dilagante non ti lascia via di scampo…l’emozione e lo stupore sono assicurati…un libro ricco di verità spudorata e sana leggerezza…riga dopo riga…un fitto intreccio di meraviglia e mistero…e quel pizzico di originalità e magia che avvolge Napoli i napoletani e tutti coloro che da sempre ne restano incuriositi…contagiati e ammaliati…

    Beatrice Impronta

  17. (proprietario verificato)

    Il libro è emozionante, arguto, scritto in modo sapiente. La descrizione dei personaggi esprime una raffinata capacità di leggere l’animo umano, in particolare l’animo femminile. Traendo spunto da alcuni grandi temi sociali e di attualità (femminicidio, pedofolia, omofobia) i suoi racconti tessono trame a tinte forti in cui l’uomo è soggetto e fulcro di sentimenti e passioni ancestrali, che lo conducono in alcuni casi all’autodistruzione. Sullo sfondo c’e’ Napoli con i suoi i colori, i suoi profumi, le sue contraddizioni, la sua anima dannata.
    E’ un libro che resta dentro. Maria

  18. Ho riletto più volte i racconti, agili, grevi, claustrofobici, liberi come un volo d’uccello, carichi di energia o languidi di stanchezza, mai banali o scontati eppure così familiari, intrisi di cronaca e di lessico familiare. La forma breve credo si sposi bene all’urgenza della narrazione e alle mille sfaccettature della realtà, al gioco infinito di specchi che rimandano immagini sempre vivide dall’universo vissuto. In effetti, come recita la copertina, la grande protagonista è la realtà, quello strano luogo da cui si fugge o in cui ci si rifugia, che l’essere umano ha sempre cercato di rappresentare, dalle pitture rupestri al mito greco, nel tentativo di definire se stesso e il mondo circostante, nel modo più adatto ad ogni epoca, per non ferirsi troppo. E su questo lungo palcoscenico, che scorre come un nastro o una strada ferrata si dispongono i personaggi, si muovono, lottano, vivono e muoiono ma rifiutano di nascondersi dietro un fato arcano e vile, sul quale scaricare le colpe della propria infelicità. Da questi brevi affreschi i caratteri escono nitidi, definiti, che suona quasi un ossimoro dal momento che tutti in fondo tentano di definirsi, di tracciare i propri confini, di riconoscersi anima dentro un corpo, incastro perfetto e non capriccio del caso. Non siamo personaggi in cerca di autore ma persone in cerca di identità, non quella che gli altri tentano di appiccicarci addosso perché li fa stare meglio, ma quella che ci si costruisce a fatica, attraverso gioie e dolori, relazioni e confronti. Così l’attore pirandelliano che uccide il personaggio, Nancy che nella faticosa ricostruzione del proprio io riesce a non perdere la sua umanità, tradita dal suo aprirsi al mondo, che aveva già perdonato; Silvana, anima bambina, volubile e fragile, incorniciata nel ruolo di madre e moglie di rappresentanza. Sarà che abbiamo relegato al passato il rassicurante mito antico, infinito repertorio di amore e morte, e ora ci ritroviamo con mostri mitologici che popolano sogni e realtà, drammi (azioni) che sembrano reiterare una sorta di ananke, poiché accadono al di là di ogni tentativo di razionalizzazione. La cronaca non ci dimostra forse che continuiamo ad essere mossi dagli stessi istinti, bisogni, impulsi? Ci distingue solo la reazione scandalizzata di fronte a tanta barbarie, noi che abbiamo raggiunto un così grande grado di civiltà, siamo accoglienti perché ripeschiamo i migranti in mare e mandiamo razzi su Marte (sti Marziani c’hanno ragione che non vogliono farsi trovare), siamo buoni perché ce lo dicono le nostre religioni, intelligenti perché comunichiamo in tempo reale nell’infinità dello spazio. Invece le relazioni tra le persone continuano a essere sbilanciate, si sfilacciano, l’amore, declinato in tutte le sue forme e generi, spesso si rivela malato: la madre delusa e annichilita da un marito frustrato riversa il suo malessere sul figlio/figlia, i fratelli che derogano ai loro ruoli per non soccombere all’odio della verità, l’amore tra due uomini, in cui si incrociano solitudine e desiderio di riscatto, soccombe di fronte alla scoperta del tradimento da parte di lei; la paura dell’abbandono, del non essere amati che fa scaturire il lungo lamento funebre sul corpo palpitante dell’amato. Amare è possedere, annullare l’identità dell’altro che diventa parte di me. Ecco, cosa direbbe allora un Marziano che osservasse queste strane creature piene di contraddizioni, capaci di un amore intenso, di un odio bruciante, che si nascondono dietro strati di menzogne, che mentono a se stesse e agli altri, alla disperata ricerca della felicità. Da chi, per mestiere, analizza la realtà e i soggetti che la popolano, non mi aspettavo nulla di diverso, le poche pagine di ciascun racconto sono dense di significato, capaci di evocare archetipi infiniti. Eppure, allo stesso tempo, il tocco è lieve, i personaggi sono portati nel palmo di una mano, accarezzati dallo sguardo amorevole dell’autore, che non giudica, non forza, non condiziona, ma dona loro amore e libertà. In fondo è il grande mistero della Creazione che ancora occhieggia dall’alto nella versione michelangiolesca.
    Piacevolmente sorpresa, infine, dello stile e del modo di raccontare, limpido, fluido, ravvivato da squarci poetici mai melensi o pedanti, essenziale, arcano quanto basta senza essere snobisticamente criptico, riferimenti storico letterari pertinenti (il lago d’Averno, passaggio per l’oltretomba antico e baratro delle coscienze moderne, il sagrestano ha l’ingenuità di alcuni personaggi del Boccaccio, Eleonora la giacobina, tra l’altro sfuggita anche lei a un marito violento e disamorato); vernacolo e lingua che si mescolano sullo sfondo dei vicoli di Napoli, città pulsante e viva, incastonata tra il mare e i colli, ventre caldo che ingoia e consola.
    Valentina Amato

  19. (proprietario verificato)

    Graffiti, la raccolta di racconti dello psicoterapeuta Giuseppe Iaculo, ha rappresentato più di una semplice sorpresa. La prima sorpresa è stata il fatto stesso che Giuseppe Iaculo, che ho la fortuna di conoscere da molti anni, si sia cimentato nella scrittura di un libro di racconti. Uno sforzo che si è aggiunto ai molti saggi di psicologia, scritti anche in lingua straniera.
    La seconda sorpresa è stata rappresentata dalla modalità della pubblicazione: attraverso una campagna di crowdfunding, sulla piattaforma italiana Book a Book (https://bookabook.it/) di cui ignoravo l’esistenza. Conoscevo di iniziative di crowdfunding relative a libri fotografici, ma per uno scrittore esordiente, e per un libro di racconti, mi sembrava un’opera faraonica riuscire a raggiungere l’obiettivo.
    La terza sorpresa è durata una settimana. La settimana che ho impiegato a sfogliare le pagine del libro, stupendomi ad ogni racconto, ad ogni frase.
    I racconti – mai banali – spesso ricorrono all’anticipazione del finale, incomprensibile, però, senza aver letto l’intero sviluppo della storia. Questo ti tiene incollato al libro almeno fino alla fine del racconto. Nulla sarebbe capace di dissuaderti dal terminare.
    Bellissimo il racconto “l’Angelo di Luca Giordano”, la cui storia si sviluppa attorno ad un personaggio secondario, che è appena uno spettatore del racconto, che si sviluppa al di la della sua capacità di comprensione dei fatti.
    Le storie raccontate ti toccano nel profondo, a volte ti rapiscono, altre ti respingono, penetrando le barriere come forse solo uno psicoterapeuta riesce a fare. Ciascuno troverà il racconto che più lo rapisce o più lo respinge in base alle proprie esperienze. Al proprio vissuto. Sono stati i due racconti per me respingenti (hanno toccato momenti del mio vissuto che non avrei vivere) che ho terminato il libro in una settimana, altrimenti lo avrei finito di leggere in massimo due giorni.

  20. (proprietario verificato)

    Letti tutti d’un fiato i tuoi racconti: palpitanti di vita, con la tua amata Napoli sullo sfondo che al lettore sembra quasi di viverla. E poi, i personaggi: la bellezza come distillato del dolore e viceversa, non fai in tempo ad abituarti alla prima che subito ti lacera l’anima il secondo che è inaspettato, ti coglie di sorpresa, in un continuo gioco di figura – sfondo . Anime vive seppur ferite, ritratti difficili da dimenticare. Il tuo sguardo acuto di osservatore avvezzo a scandagliare l’animo umano me lo aspettavo, la tua parte “pulp” è la sorpresa! Grazie Giuseppe, mi ha toccato questa tua opera prima e la consigliero’ ai miei amici.
    Angela Basile

  21. (proprietario verificato)

    GIUSEPPE IACULO “GRAFFITI”

    IL TERAPEUTA, LO SCRITTORE, NAPOLI, LA SICILIA, LA TRAGEDIA GRECA, LE DONNE DEL SUD, MEDEA, ANTIGONE, I DEMONI, LA RAGIONE E L’IO

    Che ami Napoli e con essa la sua stessa origine Greca è noto a chi ha avuto la pazienza di seguirmi su Facebook in questi anni.

    Amare Napoli, non una Città, ma un Universo non mi pone distante dalla mia Sicilianità per il semplice motivo che dietro, o forse davanti, c’è tutto il mondo classico con la sua bellezza e le sue tragedie.

    Ho letto “Graffiti” di Giuseppe Iaculo, i “Racconti ambientati nel luogo più lontano e misterioso al mondo: La realtà” e non posso non concordare con ciò che lui stesso scrive in alto nel libro.

    Ecco, la realtà come luogo lontano e misterioso che viene, non “indagata” come, forse, ci si aspetta da uno Psicologo, ma Narrata come ci si aspetta da un Terapeuta della Gestalt che non può che essere un cercatore di storie narrate e Giuseppe ha saputo trasformare tale ascolto in narrazione dunque, “Racconti …”.

    Nel leggere i “Racconti …” mi sono sentito trasportato “… nell’aria accogliente e crudele dei luoghi dentro e intorno a Napoli.” e dunque nella Tragedia Greca, dove le Donne hanno sempre avuto il compito dell’interrogazione e della domanda.

    I racconti hanno un cuore Greco che palpita al femminile dove le PASSIONI danzano tra il possedere i personaggi e l’essere possedute dai personaggi.

    Per i Greci le passioni venivano sentite come esperienza piena di mistero e di paura dove sperimentiamo una forza che è, sì, in noi, ma che ci possiede, piuttosto che essere posseduta da noi.

    Del resto la parola ‘păthos’ lo testimonia: come il suo equivalente latino ‘passio’, indica qualcosa che, appunto, ACCADE agli uomini, vittime passive.

    Aristotele equipara l’uomo preda della passione all’addormentato, al pazzo o all’ubriaco; “… la ragione, in lui, al pari che in questi, è sospesa.”.

    In Omero gli eroi e gli uomini dell’età arcaica intendevano tali esperienze in termini religiosi, come “Ate”, come trasmissione del ‘menos’, o come azione diretta di un demone che si serve del corpo e dell’anima umani come di uno strumento.

    Questa è la primitiva e arcaica convinzione che a volte ci sottrae la ragione al Sud, dove l’uomo, ma soprattutto la donna, sotto l’influenza di forti passioni viene considerata posseduta o malata.

    Ecco perché ancora alla fine del V secolo nell’epilogo della Tragedia “Medea”, Giasone riconduce il comportamento della moglie ad un’azione di un “Alastor” un demone creato dalla colpa di sangue inespiata.

    Ma nei personaggi e nelle donne di “Graffiti” questo linguaggio ormai ha soltanto il valore di un simbolismo tradizionale?

    Il mondo demoniaco si è ritirato, lasciando soli gli uomini con le loro passioni?

    O Gerardina riapre i giochi quando alla madre: “… – Mamma non mi interessano le tue confidenze. Chiama il prete se vuoi confessarti. …”.

    È questo che ci ridà così dolorosamente commoventi i casi patologici studiati da Euripide e che Giuseppe ci ri-presenta da Napoletano, da uomo del Sud, da Greco.

    Giuseppe, ci mostra uomini e donne che affrontano inermi il mistero del male, non più una cosa estranea che aggredisce dall’esterno (Ate) la loro ragione, ma parte dell’esser loro? (ϑος ἀνθρώπ δαίμων)

    O, Giuseppe, ci mostra anche che “Ate”, come trasmissione del ‘menos’ può sempre irrompere nel mondo degli uomini?

    Nella realtà, tale dilemma è irrisolvibile e “poco” importante perché il male, anche se cessa di essere soprannaturale (Ate), non diventa meno misterioso e terrificante.

    Le nostre Donne, le Donne del Sud, profondamente Greche e al contempo profondamente contemporanee raccontate da Giuseppe, come Medea sanno di lottare non contro un ‘Alastor’, ma contro il proprio IO IRRAZIONALE, il ‘thumos’ il greco θυμός, e domandano pietà a quell’IO come uno schiavo implora il padrone brutale …

    … e invano implorano gli impulsi dell’azione nascosti nel ‘thumos’, perché in quel luogo non ha dimora né la ragione né la pietà.

    E Giuseppe è, sì, scrittore, ma è Terapeuta della Gestalt e insieme a tutti coloro che sono a contatto con il dolore quei luoghi li frequenta.
    E infatti Medea nell’abbandonare la scena con queste parole:
    “So quale malvagità sto per compiere, ma il ‘thumos’ è più forte delle mie decisioni; il ‘thumos’, radice delle peggiori azioni dell’uomo”. …

    … quando ritorna, ha già condannato i suoi figli a morte e se stessa a una vita di prevalutata infelicità.

    Le Donne napoletane che ci racconta Giuseppe come Medea infatti non soffrono di socratiche “illusioni di prospettiva”; la loro aritmetica morale è senza errori, né commettono l’errore di confondere la propria passione con uno spirito maligno (Ate).

    Sta in questo la suprema tragicità che nasce dall’arcana grecità e al contempo dalla contemporaneità di Medea e delle Donne Napoletane di “Graffiti”.

    In tutto ciò, allora, non c’è via d’uscita?

    In “Graffiti”, nei “Racconti ambientati nel luogo più lontano e misterioso al mondo: La realtà” si intravede la vocazione totalizzante alla φιλία da parte dell’Antigone sofoclea è immortalata dal verso 523, “οὔτοι συνέχθειν, ἀλλὰ συμφιλε ν ἔφυν.”.

    “Io sono nata per condividere l’amore, e non l’odio”.

    E il fatto che qui Antigone si stia riferendo ai propri fratelli, e non all’umanità in generale non ne modifica nella sostanza i termini.
    Grazie Giuseppe.
    Santi Laganà

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Giuseppe Iaculo
Giuseppe Iaculo, nasce nel 1961 in provincia di Caserta, figlio di un maestro elementare – libraio, ha vissuto fin da bambino tra i libri, respirando il profumo di inchiostro rilasciato dalle pagine sfogliate, e nutrendo gli occhi e l’anima di immagini colorate e di avventure sopra e sotto le viscere della terra. Vive a Napoli e lavora, anche in altre città, da trent’anni come psicologo, psicoterapeuta, didatta e supervisore. Ha pubblicato testi e vari articoli in italiano, inglese e russo, nel campo della psicologia sociale, della psicopatologia, la prassi clinica, la consapevolezza del terapeuta, la psicosomatica, l’orientamento affettivo-sessuale, i gruppi. Con ‘Graffiti’ propone la sua prima raccolta di racconti.
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