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Il ladro di accendini

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Luca è uno chef trentenne che da Bari si trasferisce a Milano, dove apre un ristorante con enormi sacrifici. La sua fortuna, però, non dura a lungo. Sommerso dai debiti e deluso da quella che pensava essere l’occasione della vita, torna nella terra natale. Qui ritrova Aldo e Anna, suoi migliori amici dai tempi dell’università, e conosce Mariolina, una strana ragazza che gestisce l’azienda vinicola di famiglia e con la quale sembra sfiorare una relazione. Ma per Luca è Anna il vero amore, la donna con cui pianifica di costruire una nuova vita. E proprio Anna cercherà di aiutarlo a ottenere un finanziamento per il suo nuovo locale.
Un susseguirsi di incontri fortuiti porterà Luca a riconsiderare tutta la propria vita e a capire quali siano le sue vere priorità. E il ritorno sui suoi passi lo porterà a fare un’inaspettata scoperta.

CAPITOLO UNO
Malcapitati insetti di ogni sorta continuavano a suicidarsi sul parabrezza dell’Audi nera. Nell’abitacolo, Aldo malediceva tutti quegli esserini che avevano deciso di andare a morire sul cristallo della sua auto in un tamburellio fastidioso di schiocchi e piccoli ticchettii. All’improvviso, sentì un tonfo e una macchia giallastra gli apparve davanti agli occhi. Forse un calabrone o chissà quale diavolo di oggetto volante si era spalmato sul vetro in tutta la sua materiale consistenza. Aldo s’immaginò il grido che quell’animale aveva lanciato pochi istanti prima di diventare semplice liquame. Un ridicolo nooo in falsetto oppure un più disperato ma sempre acuto ahhh. O forse non aveva avuto tempo per emettere alcunché. Forse quel trascurabile essere vivente non si era neanche accorto dell’inevitabilità della sua fine. Di fronte a quel pensiero, Aldo abbozzò uno strano sorriso, che gli si spense non appena si soffermò sulle condizioni del suo parabrezza lavato di fresco. Il tergicristalli aveva trasformato quella macchia giallastra in un arco di sporco distribuito lungo buona parte del vetro. Che schifo! Ma avrebbe dovuto sopportarlo ancora per poco. Meno di ventiquattr’ore e quell’incubo sarebbe finito.
Incubo, però, non era forse la parola più adatta. Nella sua mente, Aldo cercava un vocabolo che meglio spiegasse quel che erano state le ultime due settimane trascorse nel bel mezzo della natura. Per tutto il tempo, non aveva saputo rinunciare alle sue cravatte e alle sue giacche di alta sartoria, nonostante le temperature fossero elevate e l’ambiente necessitasse di ben altro tipo di abbigliamento. Ma lui era un avvocato ed era lì per lavoro. Mai avrebbe allentato il nodo della cravatta o sbottonato anche solo il primo bottone della camicia o, peggio ancora, arrotolato le maniche dopo essersi sfilato la giacca. Era un avvocato, e si doveva vedere.

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Anche adesso, nel chiuso dell’abitacolo della sua auto, si ostinava a indossare camicia e giacca, noncurante delle gocce di sudore che gli andavano scendendo sulla schiena e di cui si accorgeva a malapena. La sua mente era concentrata su Mariolina. Questa era forse l’ultima occasione per convincerla che non poteva fare a meno di lui, e l’impresa non era impossibile. Con la sua dialettica, l’aveva già convinta che era l’uomo giusto per sistemare la condizione dei lavoratori a cottimo che di lì a poche settimane sarebbero arrivati in massa alla tenuta. Da allora non aveva fatto altro che corteggiare quella strana ragazza, sperando dapprima di farla diventare cliente dello studio e poi di portarsela a letto.
Aveva un forte desiderio di conquista, negli affari come nella vita privata. Mariolina era solo la sua ultima sfida, il desiderio di quell’estate, e non se la sarebbe tolta dalla testa fin quando non fosse riuscito a far proprio quell’esile corpicino, i morbidi foulard che le avvolgevano la testa e le sue infradito colorate. Lo sfiorò per un attimo l’idea che tutto questo avrebbe potuto mandare a monte gli affari. Scosse la testa. No, ci sapeva fare con le donne e non avrebbe mai permesso a uno sfizio personale di intralciare i suoi piani. Prima il lavoro e poi il resto… pensò mentre sterzava a destra per imboccare il viale di betulle di Tenuta Adelmi. A cena le avrebbe detto che diventare cliente del prestigioso Studio Legale Ruggieri sarebbe stato un affare per lei e un toccasana per la sua azienda. Dopo, solo dopo, le avrebbe accarezzato il volto e sussurrato qualcosa all’orecchio, ubriacandola di parole e, se necessario, di vino. E così l’avrebbe conquistata. Si sentiva quasi invincibile. Chi sapeva del suo complesso di inferiorità nei confronti della figura paterna avrebbe giurato che quel piglio sicuro era dovuto al fatto di essere lontano da casa e dallo sguardo severo e giudicante dell’avvocato Ruggieri, il vero avvocato Ruggieri, unico reale artefice del successo raggiunto dallo studio.

Quella mattina, Mariolina si era svegliata di buon’ora e aveva camminato tanto. Aveva trascinato i piedi senza quasi sollevarli dal suolo per tutta la durata della passeggiata, sporcandoli di terra. Si era diretta al vigneto per controllare che l’uva stesse crescendo. I fusti ritorti e rugosi, le foglie ampie, i grappoli dorati del suo Minutolo erano ciò che di più prezioso aveva, erano l’eredità dei suoi genitori. Se suo padre avesse potuto vederla, una giovane donna dalla pelle diafana e dai piedi rossi e polverosi ben piantati per terra, avrebbe sorriso. Se lui fosse stato ancora lì, lei gli si sarebbe seduta sulle ginocchia pregandolo di raccontarle per l’ennesima volta la storia della sua nascita, di quel giorno in cui l’uomo, invece di correre in ospedale, aveva preferito piantare le prime barbatelle, quelle che poi sarebbero diventate viti e che, qualche anno più tardi, avrebbero prodotto il vino che portava il suo nome. A volte a Mariolina sembrava di vederlo tra le piante, con le cesoie nelle mani grandi e forti, tagliare i rami secchi, ma era solo un’illusione.
Mentre tornava alla masseria, si chiese che fine avesse fatto Aldo. Aveva capito le intenzioni del ragazzo e ne era lusingata. Troppo spesso negli ultimi anni le era capitato di sentirsi poco attraente e solo da poco aveva fatto pace con la propria immagine riflessa nello specchio. Non sapeva però se si sentiva pronta a mostrarsi a un uomo. Aldo non era certo interessato a una storia seria e lei era troppo concentrata sull’azienda per potersi dedicare con costanza a una relazione. Ma, visto che durante le settimane passate insieme alla tenuta non era successo nulla, Mariolina dubitava che qualcosa potesse accadere proprio l’ultimo giorno. Forse Aldo ci aveva ripensato? Strani dubbi iniziarono ad assalirla. Senza accorgersene era arrivata alla masseria. Alle sue spalle, sentì il motore di un’auto che si avvicinava. Si poggiò con il peso del suo corpo allo stipite della porta principale, com’era solita fare quando arrivavano ospiti, e con le braccia conserte rimase a guardare l’auto di Aldo che percorreva lentamente il viale alberato sollevando una polvere bianca e densa.
Arrivato sul piazzale antistante la masseria, Aldo spense il motore e temporeggiò qualche minuto. Sul sedile del passeggero e su quelli posteriori c’erano dei sacchetti di plastica. Sentiva la calura provenire dall’esterno, amplificata dalla vernice scura della carrozzeria che attirava a sé i raggi del sole di mezzogiorno. Quando vide Mariolina andargli incontro, uscì dalla macchina.
«Ti sei svegliato presto stamattina!»
«Sì, sono andato in paese a comprare qualcosa da mangiare.»
«Cos’è, non ti piace ciò che ho in casa?»
L’ironia di Mariolina era priva di malizia e Aldo guardò la ragazza con affetto lasciandosi accarezzare dalla sua voce dolce, dai modi delicati e dalle movenze morbide. Non poteva essere così serena come sembrava. Non dopo tutto ciò che aveva passato. E in effetti, ad Aldo, Mariolina dava l’impressione di essere molto sola. Più volte durante l’ultima settimana le aveva chiesto se per caso non sentisse il desiderio di trasferirsi in città, a Brindisi: era così giovane e avrebbe dovuto frequentare persone della sua età, vedere posti nuovi. Le aveva suggerito di delegare a qualcuno la gestione dei vigneti, tanto più che l’azienda era ormai ben avviata e sarebbe riuscita ad andare avanti anche da sola. Mariolina non sembrava infastidita dalle proposte insistenti di Aldo, pareva che nulla al mondo potesse turbarla, ma non vedeva alcun motivo per il quale avrebbe dovuto trasferirsi. Viaggiava parecchio, visitava spesso posti nuovi, ma la sua vita era in quella vallata, tra le sue vigne di Minutolo che erano la cosa alla quale teneva di più.
«Certo che mi piace ciò che mi fai mangiare» rispose Aldo sorridendo, mentre iniziava a scaricare ciò che aveva portato. «Ma sai,» continuò «stavo pensando una cosa…»
«Cosa?»
Il caldo e il peso dei sacchetti lo opprimevano. Non ce la faceva a reggere una conversazione là fuori, con il sudore che gli si addensava sulla fronte. Fece cenno a Mariolina di attendere qualche istante e terminò di svuotare il portabagagli portando poi il frutto delle sue fatiche nella grande e fresca cucina dalle maioliche verdi.
«Stavo pensando» riprese allora sorseggiando un bicchiere d’acqua «che ormai sono due settimane che sono qui e tu mi hai trattato con tutti gli onori che si devono a un ospite. Oggi voglio sdebitarmi: stasera cucino io per te!»
«Davvero? Sai cucinare?»
No che non ne era in grado. E questa verità si rese palese quando Aldo si passò una mano tra i capelli e si grattò la nuca, evidentemente in imbarazzo.
«In realtà, ho chiamato un mio amico che fa il cuoco a Milano. In questi giorni però è a Bari. Sai, è venuto a trovare la famiglia. Gli ho chiesto di venire qui e di preparare una cena per noi. Spero non ti dispiaccia.»
Mariolina esitò per qualche istante. Un cuoco a domicilio. Questo davvero non se lo aspettava. Sentiva che Aldo avrebbe voluto che in quella giornata capitasse infine qualcosa, tuttavia arrivare a scomodare l’amico cuoco le sembrava eccessivo. Ma anche affascinante.
«No, certo che non mi dispiace. Però il tuo amico sarà mio ospite. Non vorrai farlo tornare a Bari a notte fonda? Faccio preparare una stanza per lui.»
Prima che Aldo potesse rispondere, Mariolina si eclissò nell’ombra del corridoio. L’eco dei suoi passi si dissolse quando calpestò gli ultimi gradini che portavano al primo piano.
Aldo si trattenne in cucina. Finalmente riusciva a respirare e aveva anche smesso di sudare. Gran parte del lavoro era stata fatta. Non rimaneva che aspettare l’ora di cena. Lentamente riprese a muoversi, distribuendo la spesa tra dispensa e frigorifero. Mentre volteggiava per tutta la cucina, provò a impostare una sorta di discorso, qualcosa da dire a Mariolina per convincerla a diventare cliente dello studio. Il problema era la sua diffidenza. Non era stupida, avrebbe fatto mille domande cercando di capire perché lo studio Ruggieri ci tenesse tanto a occuparsi delle questioni legali della sua azienda.
Non era lo studio a tenerci tanto, era Aldo a volerlo. Iniziò a chiedersene il motivo. Perché ci teneva così tanto? Gli affari della tenuta andavano bene, questo era innegabile, ma lo studio aveva clienti migliori, persone più facoltose, imprese con fatturati incomparabili a quello di un’azienda vinicola. Possibile che fosse solo la sua voglia di conquista? O forse Mariolina gli piaceva sul serio? No. Non poteva essere questo. Il viso di Aldo si deformò in una smorfia di disappunto quando si scoprì a pensare che faceva tutto per dimostrare a suo padre quanto fosse bravo negli affari, e che quelle due settimane lontano dallo studio non erano state una perdita di tempo, come il vecchio era solito dire riferendosi a tutto ciò che appassionava il figlio.
Per sua fortuna, Caterina, la governante di Tenuta Adelmi, entrò in cucina salvandolo dagli scomodi pensieri in cui era inciampato. Lo informò che Mariolina lo aspettava sotto il gazebo. Il lavoro di Aldo era terminato e adesso bisognava parlare del compenso, ma a Mariolina non piaceva discutere di questi argomenti nell’asettico ufficio sul retro dell’abitazione. Amava molto la tavola ed era convinta che anche gli affari andassero trattati in un’atmosfera conviviale. Sul tavolo, sotto il gazebo, aveva fatto sistemare una bottiglia di vino bianco in un cestello ghiacciato, due calici e delle focaccine. Vide Aldo andarle incontro con un passo deciso. I suoi piedi stretti nelle costose scarpe di pelle s’impolveravano del pietrisco sul quale era costretto a camminare. Mariolina non poté fare a meno di sorridere.

26 dicembre 2019

Evento

FICO! - Corso Vittorio Emanuele II, 55 - Ginosa (TA) Alle ore 18.30 presso la sede di FICO! verrà presentato per la prima volta Il ladro di accendini. Vi attendo numerosi! Marilia presentato per la prima volta Il ladro di accendini
26 dicembre 2019

Evento

Fico! - Corso Vittorio Emanuele II, 55 - Ginosa (TA) Alle 18.30 presso la sede di Fico! si terrà la prima presentazione de "Il ladro di accendini". Vi aspetto numerosi! locandina christmas in tabula

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Marilia Fico
nata a Castellaneta (TA) nel 1982, si trasferisce diciottenne a Bari dove si laurea in Medicina e Chirurgia e si specializza in Oncologia Medica. I suoi interessi sono molteplici e spaziano dall’arte ai viaggi, dai vini (dal 2017 è sommelier) alla sua regione, la Puglia. Sono proprio queste due ultime passioni a fare da sfondo a Il ladro di accendini, suo romanzo d’esordio.
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