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Il leader imperfetto

Il leader imperfetto
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Consegna prevista Settembre 2021
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Nel mondo d’oggi, sempre più connesso, siamo tutti obbligati a esercitare una nostra “leadership”. E’ finita l’era degli eroi alla guida di moltitudini in balia di forze più grandi di loro. Siamo su un solo vascello che naviga su flutti provocati dalla nostra miopia e indifferenza. Tutti noi esseri “imperfetti”, ma pensanti e senzienti, siamo chiamati a dare un indirizzo alle nostre vite, a mobilitare le nostre risorse per governare noi stessi e gli altri verso obiettivi sani per tutti.
Per assumerci questa responsabilità, dobbiamo capire cosa c’è dentro la leadership, come funziona, a cosa serve. Per quali ragioni è diventata un fattore vitale nelle organizzazioni in cui operiamo. Quali sono le frontiere che ci aspettano. E soprattutto come possiamo rafforzare la nostra leadership “unica”, attraverso quali leve e percorsi evitandone le insidie. Sono i passaggi topici di questo libro, a partire dalle trame di alcuni grandi film, che ci fanno capire il travaglio dell’essere leader.

Perché ho scritto questo libro?

Certo non “per diventare ricco e famoso”, anche se non mi spiacerebbe…
Il perché reale sta nel desiderio, giunto a 80 anni, di lasciare un segno del mio lavoro e del mio credo. Dicendo qualcosa di nuovo e utile su un tema abusato, ma fondamentale, da interpretare in modo appropriato alle sfide future. Cioè che nei prossimi anni ci servirà una leadership “imperfetta” in quanto umana, diffusa e al tempo stesso espressione dell’unicità di ciascuno.

ANTEPRIMA NON EDITATA

“IL LEADER IMPERFETTO”: SOMMARIO

Prefazione – LA LEADERSHIP NEL MONDO IPERCONNESSO

  1. I PERCHÉ DI QUESTO LIBRO
    • L’ottica individuale
    • L’ottica transpersonale
    • L’obbligo di maturare la leadership
  2. LEADER IN AZIONE
    • Dallo schermo alla vita
    • L’apprendista leader: “The Post”
    • Churchill, Hitler e la forza del dubbio: “L’ora più buia”
    • La leadership inconcepibile: “La forma dell’acqua”
    • Il cuore del leader: “Il verdetto”
    • L’epopea di “Chef: la ricetta perfetta”

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  1. LE FUNZIONI DEL LEADER
    • Farsi carico
    • Guardare più in là
    • Impegnare se stesso e gli altri
    • Guidare il viaggio verso la meta
    • L’essenza della leadership
  2. LA LEADERSHIP NELLE ORGANIZZAZIONI
    • Dalla gerarchia alla leadership: perché
    • Capo e leader: due ruoli gemellari
    • Manager e coach
    • Il manager coach: è possibile?
    • Verso il manager imprenditore
    • La frontiera del leader organizzativo
  3. SVILUPPARE LA LEADERSHIP
    • Le gambe della leadership
    • Il carisma individuale
    • L’arte della riunificazione di sé
    • Sviluppare la leadership nelle organizzazioni
    • Le competenze del leader organizzativo
    • Sfide del ruolo e competenze
    • La dimensione comunitaria
  4. LE INSIDIE DELLA LEADERSHIP
    • Leader formale o leader spontaneo
    • L’Ego del leader

6.3      Le trappole della Leadership

Postfazione – STORIA DI UN TITOLO

Capitolo 1.  I PERCHE’ DI QUESTO LIBRO

Sappiamo molto sulla leadership, e molto è stato scritto. Perché aggiungere qualcos’altro? Provo a rispondere.

  • L’ottica individuale

Diciamo subito che la leadership è per tutti, in un oggi perennemente in crisi, un fondamentale fattore di successo, se non di sopravvivenza, nella quotidianità come nei momenti difficili della vita.

Possedere una leadership efficace ci consente il raggiungimento di obiettivi importanti: muoverci verso le nostre priorità, esprimere le nostre potenzialità, assumerci le nostre responsabilità, fare le scelte giuste, realizzare nuovi progetti, rialzarci dalle cadute e riprendere il cammino. Insomma, in primo luogo governare noi stessi.

Soprattutto, ci consente di fare tutto questo esercitando un impatto positivo sulle persone che ci circondano.

Perché una cosa è certa: la leadership è una transazione fra un individuo e gli altri. E quindi fa della relazione con gli altri la leva principe per gestire positivamente la nostra esistenza nel mondo, aiutandoci a stabilire relazioni più autentiche e profonde, costruire amicizie durature, sciogliere conflitti, trovare soluzioni condivise e realizzarle, chiedere e dare aiuto.

In sintesi: stare bene con noi stessi e con gli altri. E, ultimo beneficio non meno importante, stare meglio in un mondo migliore.

  • L’ottica transpersonale

Queste ultime considerazioni ci aiutano ad andare oltre la stretta ottica centrata su noi stessi, e a chiarirci meglio la dinamica relazionale fra leader e ambiente, o nuclei dell’ambiente (famiglia, clan amicale, azienda, associazioni e così via) in cui la leadership agisce. Da questa prospettiva non è difficile osservare che la leadership è un fenomeno “transpersonale”, più che un dono o una qualità posseduta da un individuo.

Intanto perché un leader non è tale senza seguaci, o follower, come si dice oggi nel gergo dei social, dove ci diamo un gran da fare nella speranza di promuovere il nostro brand personale o professionale o per ampliare il nostro impatto. A volte con fatica, a volte divertendoci. Sappiamo che è un must, se vogliamo far sapere al mondo (molto più rapidamente che in un tempo recente) che ci siamo e siamo operativi. Traendone qualche frutto non disprezzabile.

Ma questa natura interattiva ci era già nota: da Mosè a Buddha a Pericle a Lorenzo il Magnifico a Gandhi a Adriano Olivetti a Martin Luther King, la leadership eroica era sempre giocata nella relazione di una figura carismatica con una comunità di seguaci. Come funzione questa dinamica relazionale sarà il tema dei prossimi due capitoli.

La ragione per cui questa transazione di cui pensavamo di saper già tutto è di nuovo intrigante e attuale è legata al fatto che nel mondo della leadership di massa, siamo tutti chiamati a essere leader “migliori”.

E se consideriamo gli incerti trend evolutivi del nostro mondo fisico e naturale, siamo tutti costretti a farci carico di un sacco di problemi complessi e dare un contributo per affrontarlo: questo fatto ci aiuta a chiarire il significato del termine “migliori”.

Oggi non ci possiamo più permettere di delegare a qualche figura titanica, la soluzione dei nostri problemi collettivi. Né ci possiamo più affidare ai numerosi pifferai di Hamelin in circolazione.

Abbiamo bisogno di affinare il nostro metro di misura per stabilire se la leadership che esercitiamo noi stessi, in primis, e gli altri attorno a noi, limitrofi o 20 piani sopra di noi, è affidabile e funzionali alla nostra situazione individuale, ma forse ancor più collettiva. Di una comunità umana che sta correndo a volte a occhi chiusi  verso possibili baratri.

E allora chiariamo subito un requisito più fondamentale che mai da verificare per misurare la qualità dei leader piccoli o grandi che affollano il nostro panorama vicino e lontano.

Questo attributo mi sento di affermarlo con fermezza: più che nel possesso di doti straordinarie ed eroiche, sta in buon tasso di consapevolezza di sé, dei propri limiti, dei propri punti di forza e di debolezza. Nella capacità di mettersi in discussione e di andare oltre la zona di confort se obsoleta. Di ascoltare e comprendere gli altri. Di guardare lontano, oltre i piccoli interessi di breve termine e respiro. In una parola: normale saggezza.

Doti raggiungibili da tutti, se ci impegniamo. E’ questo che intendo con “leadership imperfetta”, ma umana e agibile

  • L’obbligo di maturare la leadership

Maturare consapevolmente la nostra leadership è dunque uno dei compiti fondamentali nell’arco della vita, che lo vogliamo o no.

Già: ma non abbiamo sempre sentito dire che leader si nasce, non si diventa?

Invece oggi sappiamo che è faticoso, ma possibile. A me è molto chiaro: me lo ha dimostrato la mia esperienza come persona e come professionista.

Come persona, so bene quanto all’inizio della  mia vita fra gli altri fossi spaventato, inibito, bloccato. La fatica per tirarmi fuori dai miei blocchi è stata lunga e pesante. Ma questa fatica mi è servita a comprendere che la crescita verso la fioritura di sé è nelle nostre mani.

Poi questa esperienza mi ha consentito di vivere sulla mia pelle  i meccanismi, gli ostacoli, le leve, le condizioni della crescita. Questa conoscenza “carnale” della crescita è stato il fattore che mi ha permesso di diventare coach professionista e poi insegnante di coaching (coach al quadrato).

Sin dagli inizi della mia professione di coach, ho subito compreso che il ruolo di protagonista del nostro lavoro era riservato al mio cliente. Solo lui poteva decidere quale fosse il traguardo per lui importante e mettersi in marcia per raggiungerlo.

Il mio ruolo era di aiutarlo a mettere a fuoco le sue priorità, far leva sulla sua identità più vera, chiarirsi le risorse di cui era dotato e il modo, unico e diverso da tutti gli altri, di esercitare la guida di sé e degli altri nel suo mondo.

Questo rende poco plausibili le prescrizioni che pretendono di regolamentare in modo semplice l’esercizio della leadership: in realtà ci servono princìpi ispiratori, più che regole rigide, nel nostro impegno di crescita, per confezionarci un abito su misura in cui sentirci a nostro agio e tirar fuori tutte le nostre risorse.

L’ambizione di questo libro è dunque costruire una bussola che ci orienti nella scoperta delle nostre soluzione ai tanti dubbi che sgorgano appena ci mettiamo in questa prospettiva.

Ancora una volta faccio leva sulla mia storia personale e sul mio mestiere di coach. Entrambe mi hanno insegnato che si matura e si progredisce attraverso l’azione e la consapevolezza. Solo così si può  trasformare il sapere in comportamenti agiti, passando dalla teoria alla pratica.

Così, cari lettori, non potendo con la scrittura entrare in relazione diretta con ciascuno di voi né osservarvi in azione, ho deciso di iniziare il nostro percorso con un capitolo pregno delle vicende osservabili in alcuni film recenti, piccoli capolavori che ci aiutano a illuminare cosa sta dietro le azioni di un leader.

Capitolo 2. LEADER IN AZIONE

2.1 Dallo schermo alla vita

Come annunciato, il primo passo del nostro percorso si basa sugli spunti emersi nella mia esperienza di appassionato di cinema, dopo la visione di alcuni film che mi hanno aiutato a cogliere gli snodi concreti delle azioni di un leader.

Si tratta dei seguenti film: “The Post”, diretto da Steve Spielberg e interpretato nel ruolo di protagonista da Meryl Streep. “L’ora più buia”, diretto da Joe Wright  e interpretato da Gary Oldman (premio Oscar 2018 come miglior attore). “La forma dell’acqua”, diretto da Guillermo del Toro e interpretato da Sally Hawkins. “Il verdetto”, diretto da Richard Eyre e interpretato da Emma Thompson.

La mia raccomandazione, se volete trarre il massimo valore da questo capitolo, è di vedere o rivedere ognuno di questi film e annotarvi dopo ogni visione le vostre reazioni emotive e i vostri pensieri, prima di leggere le mie considerazioni nel paragrafo in cui descrivo ciò che mi hanno ispirato.

Avrete così modo di rafforzare la prima dote di un leader, che precede tutte le altre: l’osservazione di sé, l’auto-analisi, l’utilizzo delle proprie riflessioni per costruire una propria concettualizzazione prima di decidere qualche sperimentazione con cui riaprire il ciclo.

Buona visione e conseguenti riflessioni!

2.2 L’apprendista leader: “The Post”

Ogni volta che vedo un film magnifico come questo, sento che mi resta dentro qualcosa, anzi che ho imparato qualcosa, come se l’avessi vissuta direttamente, grazie al grande Steven Spielberg, maestro di avventure nello spazio e nel tempo.

Cosa ho imparato? Tante cose: come si cresce, come si acquista coraggio, come si passa da uno stato di handicap alla padronanza e alla autorevolezza, come si affronta una sfiducia diffusa in tutti gli interlocutori e forse anche dentro di sé.

Insomma come si diventa leader.

Ce lo insegna una grande attrice, Meryl Streep, nei panni di Katharine Graham, una donna diventata, per la morte del marito, il numero uno dell’azienda di famiglia proprietaria di un quotidiano, il Washington Post, allora non ancora circonfuso dall’aura mitica del caso Watergate.

Questo è il suo handicap: essere una donna proiettata in una posizione di responsabilità inaudita, per l’epoca (siamo nel 1971 e le donne a capo di un’azienda sono rarissime persino negli States), dopo aver lavorato per anni all’ombra del marito.  Progressivamente deve muoversi in un ruolo ben più complesso, anche di protagonista sul fronte esterno, in difesa degli interessi della propria azienda.

La vediamo incerta, all’inizio del film, affrontare il comitato dei consulenti che deve decidere la forchetta di prezzo per l’imminente collocazione in borsa di una quota azionaria dell’azienda di famiglia, a corto di capitali.

Viene accolta con cortesia ed evidente scetticismo. Nessuno le da’ retta quando parla: per far presente i propri argomenti deve affidarli al consigliere uomo al suo fianco.

Eppure conosce perfettamente i meccanismi del business (prestigioso ma povero allora come adesso, per un giornale locale, anche se autorevole, com’era il Washington Post).

Sa bene ad esempio i costi e il valore dei fattori produttivi chiave (“La forchetta fra il minimo e il massimo prezzo delle azioni messe in vendita vale lo stipendio annuo di 20 giornalisti” dichiara senza che nessuno le presti attenzione).

La vediamo poi, progressivamente, prendere in mano la decisione difficilissima se pubblicare o meno i Pentagon Papers, il dossier Top Secret giunto al Direttore del quotidiano per vie traverse (uno studio voluto anni prima dall’ex segretario alla Difesa kennediano McNamara sui retroscena delle posizioni dei governi americani dei vent’anni precedenti sulla guerra in Vietnam, all’epoca del film ancora in corso) pochi giorni dopo  che la sua pubblicazione sul New York Times è stata sospesa per ingiunzione del tribunale, su richiesta del governo.

Un dossier che svela le menzogne, gli errori e le illusioni di cinque governi, certamente turberà l’arroganza dei potenti, scatenerà le ire del Presidente in carica degli Stati Uniti, Richard Nixon, rischiando di suscitare un’azione legale dagli esiti incerti e potenzialmente nefasti per l’azienda, in prossimità della quotazione in Borsa per far fronte alla difficile situazione finanziaria.

Una drammatica presa di decisione, che si protrae nell’arco di alcune ore sino a notte inoltrata e mette a dura prova i nervi di tutti protagonisti.

E’ straordinario vedere come con pazienza, umiltà, perseveranza la protagonista raccoglie i dati, chiede e ascolta i pareri di tutti i suoi interlocutori (si confronta con lo stesso McNamara), consiglieri e collaboratori, e soprattutto riflette, visibilmente in contatto con i suoi pensieri e sentimenti, mette a confronto rischi e interessi in gioco con i valori che il suo ruolo incarna.

E’ emozionante osservare questo processo di formazione della sua decisione, inframezzato da continui colpi di scena, e come al culmine di questo lungo e stressante lavoro la protagonista arrivi a focalizzare ciò che sta al di sopra di tutto, la cosa più importante di tutte le altre considerazioni legali, aziendali, umane.

La fedeltà alla sua mission, che è la sua ragion d’essere nel suo ruolo di editrice di un giornale: “servire informazioni” ai lettori, ai cittadini, consentendo il solido formarsi dell’opinione pubblica, per dimostrarsi degna dell’eredità famigliare.

Al termine la sua mente è lucida come un rasoio, molto più lucida e pulita di quella di tutti i comprimari: “Siamo al servizio dei governati, non dei governanti”).

Come si compie allora questo passaggio di sviluppo della leadership, a partire dall’insegnamento esemplare della protagonista?

Innanzi tutto mantenendo la propria autenticità umana e la piena consapevolezza dei propri limiti, senza deformazioni e senza reazioni impulsive. E quindi con pazienza, umiltà, nessuna pretesa di risolvere subito tutti i legittimi dubbi e quesiti, ma passo passo.

Solo un quadro complessivo può permetterle di completare il puzzle. E nel quadro ci stanno tutti gli argomenti razionali ampiamente e appassionatamente esposti dai collaboratori anche in contrasto fra di loro, da lei ascoltati con rispetto e attenzione, e tutti i suoi sentimenti di imprenditrice, professionista, madre, moglie, figlia, amica, sensibile ai riflessi della decisione sui suoi interlocutori, sull’intera comunità aziendale, sullo scenario politico, sul rapporto coi lettori.

La vera unicità di questo lungo processo è la lentezza, la capacità di perseverare nella fangosa fatica dell’incertezza usando tutte le proprie risorse esterne ed interiori e accogliendo le proprie debolezze e fragilità.

Questa è la sua unica, vera forza, su cui costruisce una leadership in apparenza tutt’altro che carismatica, nel senso magico che attribuiamo spesso a questa parola.

2021-04-28

Evento

Webinar online TEAM LEADERSHIP BUILDING - Webinar - 28 Aprile 2021 - "Come costruire la leadership corale" Cari sostenitori del mio libro, vi segnalo che con Leopoldo Ferré di EXEO Consulting abbiamo avviato una esplorazione sullo stato dell’arte della leadership nel mondo aziendale e la costruzione di nuovi percorsi e strumenti per svilupparla. Come sapete, nel nostro mondo in costante ebollizione i “leader imperfetti” si moltiplicano, tanto più nel contesto aziendale, data la velocità con cui l’evoluzione tecnologica sgretola di continuo le nostre competenze, insufficienti a risolvere senza l’aiuto di altri problemi sempre più imprevedibili e complessi. Così oggi la leadership diventa un continuo scambio di influenza con gli altri, dove il protagonista non è più l’individuo, ma il team o l’intera comunità nel suo complesso. Ma nel funzionamento di molti team direzionali, quanto questo processo è messo in pratica efficacemente? Questo è il tema discusso nel webinar Team Leadership Building, in cui mi farà piacere ospitarvi, insieme a Leopoldo Ferré, il 28 Aprile alle h 17, occasione di scambio e confronto! Per iscrivervi: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-team-leadership-building-la-leadership-corale-nei-team-direzionali-149866971145. Per saperne di più: https://www.astrolab.it/eventi
2020-12-18

Aggiornamento

Cari amici e sponsor, ci tengo a ringraziarvi del vostro sostegno al raggiungimento del goal di 200 ordini, che permetterà al libro di iniziare il suo processo di editing, stampa e distribuzione. In 2 settimane abbiamo superato la soglia del 25% di tale goal, e questo mi rende un po' più sereno sulla possibilità di giungere al traguardo. Tengo molto a questo libro, perché ci ho messo tutto me stesso e spero di poter trasmettere a chi mi leggerà il distillato di ciò che ho imparato e consolidato dalla mia lunga esperienza. Mi fa anche piacere segnalarvi che a tutti coloro che hanno effettuato o effettueranno un pre-acquisto è stato resa accessibile la bozza completa del testo da me completato. Non è detto ancora che nelle prossime settimane non venga modificato e aggiunto ancora qualcosa, ma l'ossatura del libro è terminata. Colgo l'occasione per inviare a tutti il mio più caro augurio di un "sano" Natale.

Commenti

  1. Barbara Gherra

    (proprietario verificato)

    Ho letto il libro di Gianfranco con passione crescente ad ogni pagina: vi ho trovato contenuti di valore, una forma molto chiara, un linguaggio accurato ma sempre accessibile ed un efficacissimo ricorso ai film come espressive narrazioni simboliche. Un grazie di cuore all’autore per avermi fatto scoprire nelle sue pagine una visione che mi risuona molto e spunti di riflessione davvero profondi, che mi porto dentro come un piccolo tesoro. Apprezzo particolatmente la sua capacità di integrare in ottica organizzativa stimoli differenti; il cinema, la musica, la Mindfulness, il dialogo interiore, nonché la sua disponibilità a mettersi in discussione in prima persona con la propria “imperfezione”. Grazie di cuore per questo dono!

  2. (proprietario verificato)

    Leadership, parola stra-usata, e ricca di letture diverse. L’attributo “imperfetta” può essere la chiave di volta per capire il messaggio di Gianfranco. Procedo con ordine…partendo dal fondo del ragionamento di Gianfranco Goeta, che viene espresso , così ho capito, in questo modo: la leadership è ” a termine”, vive nel contingente, dentro ad un contesto. Concordo totalmente. La leadership NON è un ruolo, una funzione a vita e ciò è vero ancor più in questo periodo storico turbolento. Un confronto illuminante, trovato nel libro, è il confronto con la parola “capo”. E poi ho apprezzato la metafora della “danza” perchè mostra anche la fisicità della relazione del leader con gli altri. Mi piace anche la definizione breve della leadership: la capacità di soluzione dei problemi, di visione di lungo termine, di aiuto, di danza cioè di connessione, oggi si direbbe “smart”; e poi l’affondo finale, la capacità di ESECUZIONE. Questo è stato un tasto la cui musica mi ha fatto risuonare: oggi diamo grande rilevanza alla progettazione, sì…e dopo che cosa succede quando vogliamo fare l’esperienza della ESECUZIONE, sia essa un prodotto o un servizio? Un punto su cui mi piacerebbe un approfondimento di Gianfranco è il “problem setting”, cioè se e come l’abilità della “definizione del problema” sia parte o meno della leadership: per me è parte integrante. Ed infine un commento sul termine “imperfezione” perchè rivela una visione del mondo, ossia una mappa del mondo, piuttosto intrigante. Perchè è intrigante? La ragione sta nella biologia; sarà importante sapere che circa il 50% del DNA umano è costituito da spezzoni di DNA di virus che si sono aggregati per costituire il DNA degli umani e che la sua replica, è un processo di “errori”, che possiamo anche chiamare di probabilità. Il DNA umano non è il risultato di un processo senza errori, ma piuttosto il contrario! L’errore è dunque la regola da cui discendiamo…la realtà è ancora piuttosto lontana e ne possiamo intuire la consistenza solo con delle “mappe”.

  3. (proprietario verificato)

    My friend and erstwhile colleague, Gian Franco Goeta, offers us a new book (hurrah!) – on leadership (yawn!).
    However, this is a leadership tract like no other.
    Gian Franco ingeniously uses the film director’s lens to give us insights into how people can become successful leaders, notwithstanding their lack of experience, skills or confidence. He engages us in the analysis of the qualities of the protagonists of cinematic masterpieces and how they employ their strengths – and weaknesses – to address the problems of the various situations – domestic, national or global – with which they are faced. Who, when identifying with heroes of the silver screen, does not ask themselves: how would I cope in that situation?
    Thus, Gian Franco succeeds in engaging not only our brains, but also our emotions, in considering the challenges of leadership.
    Gian Franco does not just leave us wondering how we would cope as leaders. He gives concise, practical guidance how all us, imperfect humans, can show leadership in dealing with the complex technical, political and emotional situations with which we are faced. Much better a few practical guidelines than yet another academic tome for business school reading lists!
    But why this Byzantine marketing approach where readers are required to fork out €11.00 (plus delivery) 9 months before the book is printed and they can get their hands on a hard copy? Surely an Italian publisher can be found who has the leadership qualities to print a few thousand copies of a work of this calibre and let the market decide whether it is worth the candle?

  4. Guido Mastropaolo

    (proprietario verificato)

    Ho incontrato Gian Franco tanti anni fa, dopo i primi vagiti di SCOA, ormai una bella realtà, lasciata da ambedue in buone mani qualche anno fa. Duranti questi anni l’ho spesso sentito usare le trame dei film come strumenti per permetterti di cogliere un concetto e ne sono sempre rimasto affascinato. In questo libro trovo l’esercizio particolarmente ben riuscito. Nel “Leader imperfetto” Gian Franco ci fa riconoscere ogni volta in un leader improbabile, tanto da convincerci che anche noi lo siamo e come lo possiamo essere nel quotidiano. Un bel viaggio alla scoperta del nostro leader quotidiano, che consiglio con passione. Indipendentemente dal fatto di credere o meno di essere dei leader, volente o nolente oggi il mondo ce lo richiede, tanto vale farlo con consapevolezza. Grazie Gian Franco.

  5. (proprietario verificato)

    Ho colto senza esitazione l’invito di Gianfranco dando il mio contributo a questo suo nuovo progetto. Ho letto il libro tutto d’un fiato. Bellissima l’idea delle metafore attraverso i film , così i suoi messaggi arrivano direttamente al cuore . Leggendo il libro riflettevo sul fatto che ci sono 2 « bisogni »che necessariamente devono fare parte della nostra esistenza per essere « piena » : la crescita ed il contributo . In questo libro Gianfranco lo evidenza in più punti sottolineando l’importanza dell’utilizzo del Coaching di cui lui é Maestro indiscusso ! Infine é molto interessante lo spunto sulle trappole della leadership. Chi di noi é imprenditore o manager a mio avviso dovrebbe stampare la pagina in cui si elencano le 7 trappole della leadership ed appenderne copia in ufficio . Grazie Gianfranco …

  6. (proprietario verificato)

    ho letto tutto d’un fiato la bozza del nuovo libro di Gian Franco e devo dire che mi è piaciuto tantissimo.
    L’ho trovato così permeato da esperienze di vita vissuta, così espressivo nel rendere semplici e chiari concetti complessi e involuti perché spesso appartenenti a conoscenze implicite!
    Una “guida” o forse è più giusto definirlo un “accompagnamento” lucido e coinvolgente nel processo di immedesimazione nel ruolo di leader; immedesimazione che siamo chiamati a fare tutti i giorni nei diversi ambiti delle nostre complesse vite.
    Credibile e coinvolgente, è una lettura piacevole e a lento rilascio di consapevolezza (nel senso che l’effetto si prolunga oltre la lettura…).

  7. (proprietario verificato)

    Leggere i libri di Gianfranco Goeta è sempre molto interessante e stimolante. Ne nascono riflessioni inaspettate, visioni originali e spunti di utilità quotidiana in ambito professionale che però si possono estendere anche a alla sfera personale. Ne consiglio a tutti la lettura anche come forma di crescita e apprendimento. Lo stile di scrittura rende il testo di facile lettura e tutto il “peso” dell’esperienza scorre leggero sulle pagine aggiungendo gravitas ma appunto in leggerezza.

  8. Come al solito Goeta ha avuto la capacità di condividere la sua esperineza professionale ed umana in modo personale e diretto.
    La sua preparazione accumulata e “sofferta” nel campo della crescità personale e aziendale fa del suo ultimo libro “un leader imperfetto” (già il titolo mi era apparso geniale e quindi lo ho acquistato fra i primi) un piccolo capolavoro nel condividere come il potenziale umano (di chiunque) trascende sempre la difficoltà personale se si attinge a quel campo mistrerioso di risorse impersonali a disposizione di chi senza arroganza si volge al meglio non solo per sè ma per la “gloria” di tutti.
    Lo consiglio vivamente perchè non solo “il Leader imperfetto” da spunti di riflessione per i leader attuali ma anche per chi teme che essere leader dipenda solo dalla capacità del momento e non dalla disponibilità a fare i “sacrifici” per crescere.
    E poi, come non ringraziare per una buona lettura accattivante, piena di consilgi su come godersi lo spettacolo sorprendente della vita?

  9. (proprietario verificato)

    Mi hanno fatto subito venire voglia di leggere il libro di Gianfranco Goeta i primi due capitoli dell’opera, che ho avuto la fortuna di leggere in anteprima. E’ vero che tra i perché e i benefici del libro, l’autore cita la “voglia di stare bene con se stessi e con gli altri”. E chi non lo desidera? E’ vero che cita la lunga documentata esperienza nel mestiere di coach. E chi non la vorrebbe per sé? Che parla di potere essere tutti leader – “imperfetti” s’intende- per avere una leva in più e affrontare le difficoltà della vita. E chi non lo vorrebbe? Ma a immaginare sino in fondo tutto questo, aiutano i primi due capitoli del libro, che portano nel cuore profondo del tema, attraverso l’esplorazione di 5 film, che arrivano a noi come flash spiazzanti, veri colpi di scena, a gettare lampi su come costruire fiducia in sé e attorno a sé; su come arrivare al focus dei problemi e a decisioni vitali. Sia che provengano da Meryl Streep, nel ruolo di editore di The Post, o dal Churchill dell’ “Ora più buia”. Da un film come “La Forma dell’acqua”, che esalta il riscatto di una piccola donna delle pulizie, che salva il suo amore… O quello di uno Chef che trova la forza e la ricetta in se stesso e nel suo team, per capovolgere un destino di perdente. Queste le trame da cui l’autore prende il volo, per attraversare da contemporaneo il tema della leadership nei suoi meccanismi, emozionali tecnici comportamentali, anche attraverso le testimonianze di chi li agisce in ambito organizzativo.

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Gian Franco Goeta
Gian Franco Goeta è fondatore e amministratore unico di ASTRO Leadership e impresa, www.astrolab.it.
Nato a Genova, ha vissuto a Roma, Milano, Ivrea, Boston, ancora Milano, dove risiede.
Ha dedicato l’intera vita professionale allo sviluppo delle competenze manageriali, della leadership, dell’imprenditorialità e all’innovazione organizzativa, attingendo alle esperienze compiute in Olivetti, Harvard, Bocconi e in SCOA, Scuola di Coaching da lui fondata e guidata fino a farne un riferimento in Italia per il Business Coaching, di cui è stato pioniere sin dagli anni ’90.
Il suo lavoro è animato dalla passione e dalla conoscenza diretta di come le persone cambiano e crescono, frutto dei suoi orientamenti e della sua storia personale.
Ama il cinema degli anni ’30 e la musica da Bach a Miles Davis. Quando è in vena canta Gino Paoli, Mina, Fabrizio de André, Charles Aznavour.
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