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Il sapore del gesso

ll libro magico di Alba ne Il sapore del gesso
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Consegna prevista Aprile 2021
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Scegliere bene è perdere il meno,
scegliere male è perdere il più.
Cosa vuol dire scegliere, allora?
Scegliere è perdere, e perdere ancora.

Alba ha un libro, glielo ha dato una misteriosa vicina, e questo libro ha un potere che può cambiare il mondo.
Eduardo conosce un segreto, quello del suo professore di storia, e ha paura perché sta correndo un grave pericolo.
Daniel ha un obiettivo, quello di comandare, ed è pronto a sacrificare tutto per realizzarlo.
Gaetano ha un bersaglio, disegnato sulla sua faccia, e della scuola odia tutto, anche il sapore del gesso.
Il problema è fare la scelta giusta, al momento giusto.
Ma non è così semplice.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo romanzo in una fase di passaggio della mia vita, in cui mi sentivo molto lontano dalle mete che volevo raggiungere, e in cui ogni bivio che incontravo mi sembrava una minaccia. Questo libro parla di scelte, delle strade sbagliate che finiamo spesso inspiegabilmente per preferire, ma anche dell’arbitrio che conserviamo, e che abbiamo il dovere di esercitare.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Eduardo Caravel.

A capodanno Flegiantes, che aveva il suo numero in quanto rappresentante di classe, gli scrisse per fargli gli auguri, e nello stesso messaggio aggiunse che gli avrebbe fatto piacere incontrarlo durante quelle vacanze.

La sua prima reazione fu di fare finta di niente.

Ormai però aveva visualizzato, così pensò di rispondere solo alla parte degli auguri e non all’invito.

Alla fine gli scrisse che avrebbe fatto piacere anche a lui. E si chiese in quante brutte situazioni si cacciassero le persone solo per essere educate.

Quando entrò nella casa del professore si rese conto di quanto quell’uomo fosse solo.

C’era polvere sui mobili, ma non sulle foto sparpagliate per casa, molte serrande erano a mezz’asta, un’atmosfera cupa e silenziosa, come se si trovassero in una chiesa francescana. Se avesse gridato qualcuno lo avrebbe sentito?

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Il professore gli preparò una cioccolata e si sedettero a tavola, avvoltolati in maglioni pesanti, a chiacchierare un po’. La cioccolata calda tra le mani era corroborante, e sorso dopo sorso Eduardo abbassò la guardia senza neanche accorgersene.

Dopo un silenzio come gli altri, il professore disse: “Ti ho invitato perché volevo scusarmi per quella volta, per averti creato disagio, o imbarazzo…” Eppure Eduardo non aveva l’impressione di essere lì solamente per ricevere delle scuse, o delle spiegazioni.

Rialzò la guardia.

Con molte deviazioni lungo la rotta, arrivarono alla figlia del professore, là dove entrambi sapevano che sarebbero arrivati.

Eduardo non era rimasto indifferente o insensibile a quella foto che il professore gli aveva fatto guardare quella sera, e aveva chiesto in giro, ma tra tutti i suoi compagni nessuno conosceva la storia del professor Flegiantes, né immaginava come arrivarci. Così a Eduardo non era rimasta che la possibilità di fare qualche ipotesi.

“L’hanno trovata impiccata” poi Flegiantes disse così.

Non un cedimento però questa volta, l’emotività del professore, che Eduardo aveva già conosciuto, era imbrigliata. A Eduardo quell’autocontrollo parve stonato, ma non aveva molte idee su come dovesse comportarsi un uomo che aveva subito una tragedia del genere.

Gli disse quanto quella notizia fosse dolorosa e triste da ascoltare, lo fece in modo impacciato e senza trovare parole originali o un tono che non suonasse impostato. 

“Non lo fece qui” gli disse Flegiantes, riprendendo il filo del suo discorso, come se le parole di circostanza di Eduardo non fossero mai state pronunciate “ma nella nostra casa al mare.”

Flegiantes gli disse che il suicidio era stato ricondotto a disagi con alcuni professori, e a una cocente delusione d’amore. Gli disse subito però che a quella storia non aveva mai creduto: “Ho avviato delle… indagini da quel momento, mi capisci?”

L’enfasi con cui si era soffermato sulla parola indagini proiettò di colpo quella conversazione in una dimensione differente.

Eduardo si accorse che stavano degustando quella cioccolata seduti attorno a un tavolo da lavoro: Flegiantes infilò la mano sotto la tovaglia, aprì un cassetto, estrasse un ingiallito foglio a righe e lo appoggiò sul tavolo, spiegandone le increspature con delicatezza.

La scrittura era femminile, arrotondata, da adolescente, e un po’ disordinata.

“È quello che ha lasciato mia figlia prima di andarsene” disse il professor Flegiantes. Eduardo sentì il sangue ghiacciarsi nelle vene.

“Ti va di leggerlo?” Flegiantes gli chiedeva qualcosa di penoso, ma Eduardo annuì, e senza toccare quel foglio, come se fosse una reliquia preziosa, appoggiò discosta la cioccolata, e avvicinò gli occhi.

Chiedo perdono papà, solo a te.

Reagirai accettando le mie scuse, oppure non capirai? Non è per una C

a scuola, e non è per tue colpe o tue mancanze, come potrebbe mai essere? Non

oserei dare a te una simile responsabilità, quindi non sentirla mai. Tu

non mi hai fatto mancare niente, mi hai cresciuta come avrei sognato di essere cresciuta, ma

certe cose non possiamo controllarle, nonostante il nostro impegno succedono,

senza che si possa dire come sia stato possibile. E la verità è che mi sono ammalata.

Mi chiedi di cosa? Io non so risponderti neppure adesso. Implori

una spiegazione, ti vedo distintamente mentre leggi queste righe, quel tic,

chiudi e riapri gli occhi cento volte… Ma io non te lo so dire, mi

dico di scrivere questa lettera per te da molte ore,

rifletto su ogni parola, la soppeso, ma ti giuro che non so capire ancora,

non so capire perché stia per fare questa cosa. Ho visto Cristiano

lunedì scorso. So che ne abbiamo già parlato, mi facesti

ombra con il tuo grande abbraccio cancellandomi le lacrime col pollice, ed

io ti dissi che ti volevo bene, che eri mio padre, e che era tutto a posto.

Vorrei tornare indietro e dirti che non è a posto proprio niente, che

non so dove, non so come, ma io mi sono gravemente ammalata, ed

indicare il punto, e sapere che tu sai come curarmi. Ho detto che non è per una C,

anche se forse è anche per quello. Ho scritto un tema, sul futuro. La professoressa M.

insegna perfettamente ogni regola della nostra lingua, e ogni tot

impone di scrivere temi secondo schemi che si ripetono da generazioni. Ma

mai che ci chieda di scrivere di sogni, o di idee. Sono andata fuori tema, punto.

Papà, ti adoro. Sei il mio unico rimpianto, non dimenticarti mai di tua figlia.

Papà, mi mancherà non avere altri momenti con te, non sai quanto mi mancherà.

Elena.

Nacque una lacrima dagli occhi sgranati di Eduardo, e colò giù sino alle sue labbra senza che riuscisse esattamente a capire per che cosa stesse piangendo, se per quella ragazza, se per il professore, o per se stesso.

Il professore non cancellò le sue lacrime con il pollice, ma gli allungò un fazzoletto. “Ti avevo detto che prima o poi avresti pianto.”

Come se quella lettera avesse avuto il potere di far tornare il professore all’immagine che di lui conservava la figlia, solo adesso Eduardo si rendeva conto che Flegiantes aveva l’abitudine, o meglio il tic, di battere gli occhi più spesso del normale.

“Cosa te ne è parso?” gli chiese il professore.

Eduardo registrò quella domanda come strana, prese un respirone e provò maldestramente a rispondere qualcosa, si trattava ancora una volta di frasi di circostanza.

Flegiantes indicò la lettera. “L’ha scritta lei, è la sua calligrafia, ma non ci trovi qualcosa di particolare?” Eduardo ricordò che in precedenza aveva parlato di indagini.

Il professore sorrise “Lo sai cos’è la di eufonica?”

Eduardo non commentò, perché non gli piaceva commentare cose che non capiva, il professore intuì che doveva spiegarsi meglio “Hai presente tutte le volte che dici cose come “ed era ormai”, oppure “ad ambo le parti”? quella “dì” tra due vocali, che a volte sembra starci proprio bene, si chiama eufonica. Adesso, questa dì non andrebbe usata se non quando viene a trovarsi tra due vocali identiche. Quindi per esempio questo “ed indicare” che scrive mia figlia, sarebbe sbagliato.”

Voleva dirgli che stava dando importanza a una cosa di ben poco valore, ma non sapeva come.

“Eduardo, so che stiamo parlando di una stupidaggine, ma mia figlia conosceva quella regola grammaticale, perché gliel’avevo insegnata io, e spesso ci scherzavamo, perché che io conoscessi quella regola sembrava a mia figlia la dimostrazione della mia ottusità. Così mi venne in mente che forse in questa lettera poteva esserci più di quello che non poteva sembrare all’apparenza.”

Il professore si fece ancora più serio, le sue guance si tirarono e i suoi zigomi divennero sporgenze affilate. “Non ho mai mostrato questa lettera a nessuno. La polizia la diede a me, e da quel momento non ne ho parlato con anima viva.”

Senza capire da dove, a Eduardo arrivò una forte energia e una sensazione lugubre, di paura.

Il professore annuì ancora. “Sei spaventato. E questo perché hai già visto quello che sto per chiederti di guardare. Eduardo, era vero, mia figlia era stata lasciata dal suo ragazzo, ed è altrettanto vero che aveva problemi a scuola, con una professoressa ben poco empatica. Ma mia figlia era tenace, era coriacea, era una vera stronza” il professore rise, gonfiandosi del ricordo di quella vitalità.

“Ma, professore…”

“Tieni, prendi carta e penna, e trascrivi sul foglio solo la prima e ultima lettera di ogni riga scritta da mia figlia. Quando incontrerai il nome del suo ragazzo trascrivi le ultime due lettere anziché l’ultima.”

Eduardo pensò che si era fatto tardi, e che era meglio andare a casa.

Ma dopo le prime tre righe si zittì e andò avanti.

Il professor Flegiantes poté osservare il suo viso contrarsi, e la pelle d’oca rendere il suo collo duro, come fosse fatto di squame.

Eduardo depose la penna, travolto.

“Adesso leggi, Eduardo.”

Quasi sentendosi tradito dalla sua stessa voce, lesse “Cercano una cosa. Mi uccideranno. Li odio. Vendicami. Ti amo papà.”

Flegiantes batté sul foglio, sembrava Giove tonante prima di scagliare il fulmine. “Questa è mia figlia” disse fiero “Questa è mia figlia.”

21 luglio 2020

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Quello che sembra partire come uno spaccato di vita adolescenziale, diventa un intreccio dai risvolti, fidatevi, realmente inaspettati. Oltre alla magnetica sensazione di voler andare avanti senza fermarsi che solo un libro ben costruito riesce a darti, Il sapore del gesso ci obbliga a riflettere lucidamente e profondamente sulle nostre scelte e su cosa siamo disposti a rischiare per ottenere ciò che desideriamo. La storia, lo ripeto, porta il lettore in situazioni e luoghi in cui davvero non pensava di arrivare. Spero sinceramente che questo romanzo, con l’aiuto di noi lettori, possa arrivare presto in libreria, perché merita sul serio.

  2. (proprietario verificato)

    È una storia che cattura il lettore pagina dopo pagina, con uno stile semplice e scorrevole ma mai scontato!
    È impressionante la capacità dell’autore di avermi fatto catapultare nel mondo dei vari protagonisti, di condividere le loro sensazioni e di essere testimone della loro crescita.
    Spero vivamente che possa vedere la luce al più presto nelle librerie, perché è un libro che merita davvero tanto per la grande capacità di toccare le tematiche più varie.

  3. (proprietario verificato)

    Storia molto interessante. Personaggi ben caratterizzati con il giusto pizzico di follia ma estremamente reali come potrebbe essere il vicino di casa.
    Bel progetto da parte dell’autore sicuramente da sostenere

  4. (proprietario verificato)

    Ho apprezzato molto che l’autore abbia condiviso la bozza definitiva prima della chiusura della campagna di crowdfunding, scelta per niente scontata. Scrittura accattivante, caratterizzazione dei personaggi per niente banale, finale scoppiettante: insomma tutti gli ingredienti di un romanzo che mi ha tenuto incollato allo schermo dall’inizio alla fine. Consigliato!

  5. (proprietario verificato)

    Appena finito! Che dire? Un romanzo che ti tiene sulla corda tutto il tempo e ti fa riflettere, cosa non di poco conto. La parte ambientata nella scuola mi ha fatto rivivere con la mente la mia adolescenza, è davvero ben scritta e accurata. L’effetto nostalgia è garantito!

  6. (proprietario verificato)

    Ho letto con enorme piacere le bozze di questo testo. In particolare mi hanno convinto le descrizioni dei protagonisti e la brillante conclusione

  7. (proprietario verificato)

    Un testo travolgente, ho “divorato” le pagine della bozza disponibile , e dal finale assolutamente sorprendente

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Claudio Gentile
Sono un ragazzo a cui piacciono lo sport, il buon cibo e il cinema.
Insegno italiano in una scuola media, e ho la fortuna di amare quello che faccio. Nel tempo libero scrivo, da sempre.
Il mio film preferito è Memento, di Christopher Nolan.
I romanzi che mi hanno fatto emozionare di più sono "L'Ombra del vento", "1984" e "Il nome della rosa".
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