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Io sono il guardiano

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Via Po 27/c è scossa dalla morte della splendida Lucy, uccisa tra le eterne statue del Museo Egizio. Da subito le indagini coinvolgono un variegato e anticonformista gruppo di persone: il testardo Vice Questore Aggiunto Andretti, la Maga Pentesilea, il sardonico Marius, cinque adolescenti sovversivi e sognatori; ma soprattutto Ikkyo, che di questo luogo è il Guardiano e il narratore, e che racconta l’umanità meschina e meravigliosa che vive in questo luogo del cielo chiamato Torino.

Cosa significa tutto ciò, lo dimostreranno le loro peripezie poliziesche e filosofiche all’interno della città e dei suoi misteri, dentro ai cunicoli dell’anima dove convivono vita e morte, logica e caos.

PRE I

Cleopatra era lì. Sulla pietra. Occhi sbarrati e vuoti. La testa reclinata a sinistra. In una posa innaturale. Una bambola spezzata. Bellissima. E irraggiungibile.

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CAP I

Sabato 9 aprile 2016 Ore 14:12
Tiro su il coperchio della vaschetta. Vedo subito il danno.«Mezz’oretta e sarà tutto a posto, Elvira.»«E dire che l’idraulico mandato dall’amministratore parlava di almeno due ore di lavoro e cento euro di spesa…» sospira lei. Ha settantadue anni, Elvira, e il marito settantotto. Una vita insieme, tirando avanti, e ora con la pensione di lui, ché lei non ha mai lavorato. In fabbrica o in altro luogo da dipen-dente, intendo. Una donna, accanto a un uomo che ha fatto il netturbino tutta la vita, lavora e come, pur senza figli. Il fatto è che lei non riusciva a tenere un ovulo fecondato nemmeno con le tenaglie. Così, niente figli. E lei l’ha patito, e lui ancora di più. Ed è forse per questo che ora si è svanito la mente e non riconosce nemmeno lei. E così Elvira è passata da moglie a badante ventiquattro. 24 ore su 24, intendo.«Non preoccuparti, a me bastano le tue melanzane alla par-migiana.» Che, per inciso, per tutti quelli che le assaggiano, valgono ben più di cento euro. E già ne sento il profumo che si spande dalla cucina al bagno, dove sono, e fuori dalla finestra invadendo il cortile. Mescolandosi con le note e il canto che arrivano dalla casa di Marius. In genere comincia al mattino con la sua playlist anni Sessanta e Settanta, stavolta ha spa-lancato la finestra nel primo pomeriggio. E la canzone è già verso la fine.

Arrivano nel ghetto – ammuffito spaccatocontano i sassidentro il filo spinatoe poi entrano chitarra e piano con uno struggimento che mi fa tremare la mano, mentre smonto sospensore e galleggiantequesto luogo del cielo è chiamato Torinolunghi e grandi viali – splendidi monti di nevesul cristallo verde del Valentinoilluminate tutte le sponde del Poe sale il canto dell’organo a sostenere la voce e il respiromattoni su mattonisono condannati i terronia costruire per gli altriappartamenti da cinquanta milioni.Sì, è Lucio Dalla, con le sante parole di Roberto Roversi. 1973, Il giorno aveva cinque teste. E il pezzo è un’auto targata TO. La voce di Lucio scivola in cortile, sfiora l’acciottolato e poi si alza, batte le ali e sale sopra questo luogo del cielo, e sfuma nel sottile, e denso, dolore.A quel tempo, penso, cinquanta milioni di lire erano una ci-fra enorme. E i terroni erano i marocchini e i romeni di oggi.Io non ero ancora nato nel ’73. Ma Marius era già grande.E da lui ho imparato un sacco di musica che ora mi appartiene. Come a lui.Smuovo la leva e lo sciacquone si scarica come una cascata di montagna. Sfumando il suono. Insieme all’auto targata Torino. Nel cielo.«Ecco fatto, Elvira.»«Grazie! Grazie Ikkyo! Grazie.»

E sì, mio padre era spiritoso. Ed era anche un fanatico di Aikido. Ikkyo è appunto una leva dell’Aikido. Se andate su youtube potete vederla. Basta scrivere aikido ikkyo. Ma io non amo l’Aikido. Mio padre mi ha sfranto i cosiddetti per tutta l’infanzia e oltre. Mi portò sul tatami a sei anni e voleva che diventassi un maestro. Io invece pratico Tai Chi Chuan. O Taiji Quan come si scrive adesso (ma detesto la nuova tra-slitterazione, la pronuncia è uguale però, qualcosa tipo: tai ci ciuàn). E niente tatami.Molti, qui, in via Po 27/c, pensano che io sia il custode per-ché mi occupo del caseggiato, e faccio lavoretti negli apparta-menti a prezzi modici o per una parmigiana. Cioè, si fa come si può. Fluisco con la Via. Questo è linguaggio da Tai Chi, ma cosa significa, ve lo spiego un’altra volta.Però tengo a precisare che non sono un custode. Io sono il Guardiano, qui, delle case di questo luogo del cielo, chiama-to Torino. E anche questo, che cosa significa, ve lo spiegherò un’altra volta. Forse. Ora vado a fare la spesa.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Agrippino T. Musso
nasce in Sicilia nel 1950 e poco dopo si trasferisce a Torino. Ancora studente delle superiori, inizia a scrivere sceneggiature per fumetti (Intrepido, Lanciostory, Ken Parker Magazine, Diabolik e altri). Nel 1987 incontra la psicologia di Carl G. Jung, il Buddhismo Tibetano e il Tai Chi Chuan. È un rivolgimento esistenziale globale. Dal 1990 vive insegnando Tai Chi e lavorando con gruppi sulla relazione corpo-mente. Conduce gruppi di scrittura creativa con ex senza-fissa-dimora ed ex tossicodipendenti, e Tai Chi con pazienti psichiatrici. Dopo diversi saggi, Io sono il guardiano è il suo primo romanzo.
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