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La cicatrice perfetta

Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Demetra è musona, scostante e bisogna stanarla dal credito affettivo che ritiene avanzare dal mondo.
Dai pub dublinesi alle colline maremmane, passando per il ghetto di Roma, la cosa che le viene più facile è fare la valigia, sfilarsi i jeans con soggetti dei quali difficilmente ricorda il nome, e trattare le persone – specie il genere maschile – come bug evolutivi, esclusi i suoi eterni amici Matteo e Anna.
Ma è proprio attraverso le vite degli altri, oltre al fortuito inciampare nell’invadente sorriso fosforescente di Alessandro, che avrà modo di guardare i suoi lividi non come un dolore ancora pulsante bensì come una guarigione sulla quale camminare.
Ammesso e non concesso che il granitico atteggiamento da figlia delle tenebre si lasci scalfire.

Perché ho scritto questo libro?

Mi piace pensare che i sogni nel cassetto abbiano un tempo di decantazione durante il quale maturano e fermentano, fino a non riuscire a starci più.
Il mio è sempre stato scrivere, e dentro il primo lavoro a cui ho dato un capo e una coda ci ho messo tutte le cose che piacciono a me: pub, birra, Irlanda, Roma, amici, cibo. E un paio di nodi sciolti strada facendo, che mi auguro di qualche utilità per chi, un po’ in guerra col mondo, alla fine, c’è sempre stato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Sean non alza la testa dal bancone che sta pulendo a colpi ritmati di straccio, mentre saluta i quattro studenti brufolosi che finalmente lasciano il pub.

Detesta servire da bere ai tipi di quel genere, a chi non capisce la differenza tra una Guinness e una Kilkenny, che ha come unico scopo lo stordimento, senza onorare il rito e perdendo di vista il gusto.

Insomma, restassero a casa loro con un cartone di lattine del supermercato, questi cretini.

Demetra lo sta guardando, seduta nell’angolo destro del locale, con la schiena appoggiata ai vetri e un piede puntato sulla sedia libera accanto a lei.

Sorride nell’unica maniera che i suoi muscoli facciali sembrano conoscere, cioè amaramente e di sbieco.

Fuori Dublino è bagnata come al solito, e le luci gialle sul Liffey la rendono pastosa e triste come tradizione impone. Il paradiso degli instagrammers.

C’è ancora gente in giro, nonostante l’ora: gruppi di giovani, coppie di ogni età, signori soli, e, non rari, ubriachi sbandanti che parlano a compagni immaginari, ma difficilmente diventano molesti.

Domani mattina ci sarà il sole, le ha detto Sean mentre infilava il ghiaccio nel suo whiskey, e la gita programmata verso ovest sarà benedetta da una giornata con almeno dodici gradi.

Demetra ha ringraziato e basta, esclamando mentalmente chissenefrega, poggiando il culo sul legno duro e consumato della sedia nel suo angolino preferito. Nessuno alle spalle, se non la città dietro i vetri. Davanti la panoramica del locale con i suoi avventori.

Cazzo ci fa a Dublino, in autunno?

Ah, sì. Le piace.

13 maggio 2019

Aggiornamento

Commento di un lettore
giodebardi 13 Maggio 2019
Che dire, il titolo mi colpisce profondamente, ha in sé un contraddittorio che incuriosisce… Come può una cicatrice essere perfetta? Sento che “dentro”, c’e un viaggio e leggendolo lo farò anche io. Leggendo le poche righe. amo la capacità narrativa di descrivere luoghi, città, pensieri così bene, che sento l’autunno di Dublino, e il carattere schivo di Demetra… Mi piace.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Dai bocconi assaggiati fino ad ora, mi chiedo se la cicatrice perfetta non sia il risultato della cucitura delle moltitudini che l’animo umano contiene. La moltitudine è quella delle personalità che abitano questo romanzo, è quella dei luoghi ed è anche quella che di chi qui si ferma per sostenere questa narrazione. Io qui son arrivata perché ho un “debole forte” per l’imperfezione, per l’usato, per lo stropicciato per tutto quello che è un po’ ammaccato ma che con un’aggiustatina funziona ancora, come gorgheggiava una vecchia canzone di Dolly Parton. La voglio vedere nella sua splendida interezza, questa cicatrice perfetta. Saprà di aspro, dolce, amaro, salato e piccante. Saprà di moltitudini. Saprà di Paola e saprà di tutti noi.

  2. Uno stile narrativo alla Jack Kerouac che ti fa venire voglia di entrare nel libro ad assaggiare una birra scura mentre fuori la pioggia ticchetta ….

  3. La cicatrice perfetta è un libro che racconta un viaggio e un viaggio non è mai un passo dietro l’altro, ma è sempre un qualcosa che ti cambia dentro. Ti immergi totalmente nella storia trovando una sintonia incredibile con la protagonista. Sì perché in fondo, le sue paure, i suoi dilemmi, sono anche i nostri. Le persone, i luoghi, i dialoghi sono un contorno essenziale e non c’è niente che stona. La cicatrice perfetta è un libro che non consiglierei, ma obbligherei proprio a leggere. Detto questo, posso solo dire che adesso ho una grandissima voglia di fare un viaggio e credo proprio che partirò da Dublino 🙂

  4. (proprietario verificato)

    Oltre ad essere una lettura decisamente interessante, “La cicatrice perfetta” può essere considerato un percorso di ricerca dentro noi stessi. Il continuo alternarsi tra un linguaggio semplice e diretto ad espressioni decisamente più ricercate rende la lettura scorrevole e piacevole, e ci porta ad esplorare e conoscere una serie di luoghi e personaggi in cui, di volta in volta, ci si immedesima. Il nostro punto di vista danza continuamente: se in alcuni momenti ci si trova in “armonia” con la particolarità delle emozioni della protagonista Demetra, ecco che, alcune righe dopo, la prospettiva è totalmente ribaltata e ci si trova d’accordo con coloro che la “guardano” con sospetto e perplessità. Questo pendolo che oscilla, senza sosta, tra un’emozione ed un’altra, porta a farci delle continue domande. Inizialmente le domande riguardano il perché della “cicatrice” che Demetra porta in sé. In un secondo momento, ricadono sui diversi e complessi personaggi che incontriamo. Solo dopo un po’, ci si rende conto che quelle domande, in realtà, le stiamo ponendo a noi stessi.

  5. (proprietario verificato)

    Che dire, il titolo mi colpisce profondamente, ha in sé un contraddittorio che incuriosisce… Come può una cicatrice essere perfetta? Sento che “dentro”, c’e un viaggio e leggendolo lo farò anche io. Leggendo le poche righe. amo la capacità narrativa di descrivere luoghi, città, pensieri così bene, che sento l’autunno di Dublino, e il carattere schivo di Demetra… Mi piace.

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Paola Zeta
Romana dal sangue misto (mezza Milano e mezza Livorno si contendono le piastrine, unite solo quando gorgheggia il Vernacoliere delle grandi occasioni), bionda come glassatura, ma camionista nel ripieno, scrive fin da quando ha imparato a tenere la penna in mano.
Alle elementari le maestre premiavano le sue poesie simili ad haiku, ed ha accarezzato per parecchio tempo l'idea di diventare poetessa, fin quando la madre le ha lavato la testa con un poderoso bagno di realtà "Bello, a mamma, ma er pane come pensi di portarlo a tavola?".
Si è dunque dedicata ad attività più prosaiche, mai interrompendo la produzione personale che ha raggiunto il prossimo con l'avvento dei Blog e dei Social Network. Il suo blog personale è online dal 2004, e porta il rassicurante nome de “Il Cuore In Pasto“, il quale tradisce grande passione per il quinto quarto e la cucina romana tutta.
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