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La falena dalle ali d’ombra

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Questa storia inizia con due avvenimenti che hanno in comune un’evidente indole drammatica: un monologo teatrale e un omicidio.
C’è una cittadina, piccola e pallida, e c’è un fiume che la taglia a metà. Valentine Kain abita lì, in un quartiere popolare in cui la sua inadeguatezza passa inosservata. È un attore, ha 28 anni, un aspetto anonimo, un paio di occhi penetranti e una mente piuttosto confusa; vive una quotidianità in apparenza poco interessante, ma la sua insolita storia è segnata da qualcosa di sinistro: una lunga serie di omicidi. Valentine uccide da quando era bambino, e lo fa senza particolari restrizioni: compagni, insegnanti, attori, mendicanti. Ogni omicidio si consuma con dovizia di particolari, ma niente paura, lo splatter in questo racconto non c’entra.
Qui c’entrano solo Valentine Kain, le prove del suo spettacolo teatrale, qualche amore da palcoscenico e sua madre, una donna insopportabile che Valentine uccide diverse volte e con crescente brutalità. A questo punto, se siete incuriositi almeno un po’, vi starete domandando: “Come fa un omicida ad ammazzare più di una volta la stessa donna?”

La storia di Valentine inizia con un monologo (teatrale) e termina con un monologo, la confessione di un uomo pronunciata a bassa voce tra le pareti fredde di una cella. I pensieri di un pazzo che resteranno imprigionati tra quelle quattro mura, e che “diventeranno i pensieri di un altro, e poi di un altro ancora, per l’eternità”.

Perché ho scritto questo libro?

Ero affacciata alla finestra, faceva freddo ed era buio. Guardavo le luci dall’altro lato della strada, quella sera mi sentivo soffocare. Ho scritto una poesia, ero di cattivo umore e mi andava di tirare tutto fuori, ma quando l’ho riletta mi sono accorta che sembrava più un monologo teatrale. Sono andata a dormire, ma dopo un’ora avevo ancora gli occhi spalancati; quel monologo era diventato un inizio e questa storia era già tutta, o quasi, scritta sul soffitto. La vicenda di Valentine Kain potrebbe sembrare un giallo, e in parte lo è, ma mi piace pensare che nasconda dentro qualche significato in più, che si porti tra le righe delle sensazioni comuni alla maggior parte delle persone. Questo libro è dedicato a tutti quelli che almeno una volta nella vita si sono sentiti inadeguati, a quelli che vivono nascosti dietro la loro stessa faccia, a quelli che non possono quasi mai comportarsi o reagire come vorrebbero, perché le convenzioni non lo permettono. Insomma, a tutti.
Del resto, brave persone o no, “Chi, almeno una volta nella vita, non ha desiderato di uccidere la propria madre!”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesca Di Maro
La convinzione di diventare giornalista l’ho espressa per la prima volta a Napoli, circa trent’anni fa (ovvero pochi anni dopo la mia nascita). Non credo di aver mai desiderato fare altro nella vita. Oggi vivo a Milano e indovinate un po' che lavoro faccio? Il pubblicitario! Ebbene sì, seguo clienti, studio strategie, passo brief, cose così, che con la scrittura non c’entrano niente. Non so come mai, forse qualche aperitivo di troppo, semplicemente è successo.
Ma certe passioni sono dure a morire! La Falena dalle ali d’ombra è il mio secondo romanzo. Il primo è nel cassetto, ma un giorno, spero, ve lo farò leggere!
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