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La fine del finale

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Una raccolta di storie, ognuna con una tematica diversa: racconti d’amore, politica, fantascienza, di morte. All’apparenza scollegate, le varie narrazioni sono in realtà unite da dialoghi a distanza, piccoli rimandi e citazioni lasciati come indizi al lettore, come in una sfida a coglierli. Talvolta saranno ovvi, altre volte potrebbero sfuggire anche al pubblico più attento.

La fine del finale, titolo particolare e a prima vista incomprensibile, disorienta il lettore con il finale dei suoi racconti, situazioni particolari o paradossali, ma capaci di far riflettere.

 PREFAZIONE 

Parole, verbi, congiunzioni, punteggiatura: sono tutte piccole parti che possono dare vita a un racconto.  

Se queste componenti vengono amalgamate con un minimo di fantasia, metafore, ispirazione e tempo possono creare magia. Eppure non sono solo questi gli elementi che formano la storia e la trama dei racconti che leggerete, infatti, vi sono dei microscopici dettagli, ben nascosti, che compongono un puzzle di mistero e un’aria d’incomprensione che, scommetto, lasceranno molti di voi spiazzati o, perlomeno, stupiti. 

Ad alcuni dei racconti ho voluto associare un brano musicale e ad alcuni altri ho abbinato un disegno, opere di Maddalena Lui. Il motivo è che desideravo che l’arte, la scrittura e la musica dialogassero in maniera libera, per cercare di arrivare al cuore del lettore così da poter giungere nel profondo dell’anima. 

Per capire a fondo i racconti bisogna leggere, rileggere e stare attenti anche al minimo particolare, perché alla fine succederà sempre e comunque qualcosa.  

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Ai miei lettori, non isperate mai veder la soluzione. “Io vengo per menarvi a l’altra riva”, della conoscenza, della coscienza e dell’intelletto. “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”, ma più non dimandate 

La fine del finale è espressione del dubbio umano. L’incertezza di non aver capito niente, ma pensare di poter capire tutto.  

La fine e il fine convergono nel finale per lasciar senza parole chi qui si addentra, tra le storie più assurde e i finali più inquietanti.  

La paura non è frutto del pensiero, ma della sua assenza ed essenza. 

Citando Arthur C. Clarke: “Ma, vi prego di ricordarlo: il libro è soltanto frutto dell’immaginazione. La verità, come sempre, sarà di gran lunga più strana”.  

Non oltre mi dilungherò in questa introduzione, lascio ora a voi la libertà di prender possesso della vostra immaginazione. 

 

IN VINO VERITAS

Così decise di entrare nel bar. Uno di quei vecchi bar italiani del centro storico. Quei locali dove le pareti tappezzate di specchi, spesso arrugginiti per dare un’aria di antichità, riflettono la fioca luce dei vecchi lampadari scintillanti che scendono dai soffitti. Quei posti nei quali appena entrati si sente un forte odore di vapore dolce, lo stesso vapore esalato dalle macchine da caffè e dalle paste ripiene delle creme più saporite. 

Era sera, poco prima della chiusura. Si sedette al bancone e un barista con il gilet rosso carminio e il papillon nero lo servì immediatamente. 

«Un bicchiere di vino, per favore» chiese l’uomo con garbata gentilezza.  

Il cameriere, senza parlare, si voltò e prese dall’alto ripiano dei liquori una polverosa bottiglia di vino, la stappò con un piccolo botto che fece sussultare l’ospite e, colto un fragile calice scintillante di cristallo, versò il delizioso liquido rosso, che emanava un aroma di fiori di rosa e pesca con retrogusto di miele. Il vino, nello scrosciare sulle pareti trasparenti, emetteva una delicata effervescenza. Una volta che il bicchiere fu pieno fu posto con delicatezza sul bancone in marmo scuro. 

Il cliente, unico e ultimo della serata, si stava fissando nel riflesso di uno specchio, ma quando sentì il tossire pacato del barista capì che poteva ora gustare quel vino dalle forti colorazioni rossastre. Prese delicatamente lo stelo del bicchiere e portò le labbra del calice a contatto con le sue, come in un romantico bacio d’addio. Chiuse gli occhi, assaporò a fondo la bevanda divina e immaginò. Finito il bicchiere, ne chiese un secondo e così un terzo, fino a che capì che si stava inebriando. A quel punto decise che doveva fermarsi.  

Dalla finestra vide che fuori era già calata la notte. Le luci della strada erano accese e illuminavano la piazza vuota antistante il locale. 

Continuava a specchiarsi. Questa volta non più nel riflesso degli specchi, ma in quello distorto del calice. Stava pensando talmente tanto che, quando la vecchia macchinetta del caffè sbuffò, fu destato dal sogno e riportato alla realtà. Si alzò dallo sgabello, il barista era scomparso e lui, che sapeva di non avere soldi con sé, controllò nella tasca dove trovò un biglietto. Con una penna quasi scarica che si trovava sul bancone scrisse la parola “grazie” e lasciò il foglietto vicino alla cassa. 

Uscì facendo tintinnare il campanello fissato sopra la porta. Fuori l’aria era molto fresca, troppo. Uno spiffero lo sfiorò facendolo rabbrividire. 

Chiuse la zip della giacca di vecchia pelle nera che aveva indosso e si incamminò da solo per le vie desolate del centro. Per strada vide un poliziotto che stava ridendo, un uomo seduto a terra davanti a un portone chiuso e sentì anche due barboni che parlottavano tra loro. Lui, indifferente, passò oltre senza interessarsi di niente e di nessuno. Passò di fianco a una serie di negozi, le vetrine semi illuminate diventavano specchi imperfetti per guardarsi. Vedeva il profilo del suo volto, anche se il gioco di luci e ombre mostrava il suo viso solo a metà. Riusciva comunque a intravedere le occhiaie marcate sotto gli occhi. 

Si incamminò verso il parco più vicino. Voleva sedersi e riposare. Trovò una panchina, relativamente lontana da tutto e da tutti, e si diresse lì. Mentre dalla sua posizione privilegiata guardava le luci della città illuminare la maestosa chiesa che svettava trionfante nel cielo nero, si accorse che si stava avvicinando una ragazza. 

Era giovane, alta, i lunghi capelli scuri le cadevano sulle spalle. Il vestito, di un bianco candido, risaltava nella notte. Si sedette vicino a lui e rimasero in un rigoroso e religioso silenzio per qualche istante. L’uomo, curioso di vedere la giovane in volto, si girò per osservarla e lei fece lo stesso, scambiandosi un romantico quanto inquietante sguardo prolungato. Lui cominciò a parlare per rompere il ghiaccio, mentre lei ascoltava senza rispondere. 

L’uomo si sentì così libero che si mise a raccontare tutta la sua vita: le persone che aveva incontrato e molte storie del suo passato. Parlò per almeno due ore, quando si rese conto che aveva detto tutto, ma la ragazza non aveva proferito parola. Non gli aveva mai risposto, se non con innumerevoli e dolci sorrisi.  

Lui, sentendosi in colpa si scusò: «Perdonami, se ho continuato incessantemente a parlare».  

Lei allora sorrise ancora una volta e disse con voce angelica: «Non preoccuparti, ho ascoltato volentieri, di solito nessuno mi parla». 

«Ma tu chi sei?» le chiese lui incuriosito, poi aggiunse: «Perché nessuno ti parla, e come mai mi hai ascoltato volentieri?».  

Allora la donna lo guardò con occhi teneri e disse: «Non chiedere ciò di cui non vuoi saper risposta».  

Poi si alzò e fece per andare via. L’uomo attonito annuì con il capo senza però aver capito davvero.  

Si alzò pure lui e chiese, alzando la voce per far sì che lei lo sentisse: «Domani ti potrò vedere ancora qui?».  

Lei, che si stava già allontanando, si fermò, si girò e rispose: «Torna domani e…» stava continuando, ma l’uomo non sentì le ultime parole. Poteva aver detto l’orario o che si sarebbero rivisti, ma non gli importava. Era felice. 

La vide andare via e una volta che fu scomparsa alla sua vista, si incamminò per la stradina opposta per tornare verso casa. Per tutto il percorso ripensò allo strano incontro. 

L’indomani mattina si alzò molto contento e tornò al parco. Prese lo stesso identico percorso che portava alla panchina della sera precedente e si accorse con stupore che lungo il tragitto c’era un laghetto con un ponte in legno, sul quale non ricordava di essere passato. Dubbioso, si fermò sulla sponda del laghetto. 

Era una giornata nuvolosa, il cielo era grigio chiaro, ma comunque luminoso. Decise di guardarsi nell’acqua, forse per sistemarsi i capelli che erano decisamente arruffati. Dentro lo specchio d’acqua il suo riflesso era troppo scuro, le nuvole impedivano ai raggi di illuminargli il viso. Vide solo una macchia dai lineamenti confusi, la sua forma che danzava con il moto ondoso della superficie del laghetto. Riprese il suo cammino e finalmente arrivò al luogo della sera prima. 

Vide che qualcuno stava dormendo sulla panchina, forse un barbone. Si avvicinò intimando alla figura distesa di svegliarsi, ma quella non si mosse. Era ormai vicino, ne toccò la giacca di pelle vecchia, scosse il corpo per svegliarlo, ma non si svegliò. 

Una mano cadde aperta per terra e rivelò un biglietto. 

L’uomo era morto. Sul terreno vicino alla panchina notò anche del sangue secco. Scosse ancora una volta il corpo che cadde a terra rivelando il suo viso. L’uomo fissò con occhi sbarrati la salma. Scosse la testa sconvolto. 

Era lui quel cadavere. 

Era morto.  

Mantova, 7 luglio 2018 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Lineare, fluido e con un ritmo incalzante, “La fine del finale” è una raccolta di racconti che personalmente mi ha lasciato con il fiato sospeso il più delle volte. La cura dei particolari, degli ambienti e dei protagonisti mi ha permesso di immergermi completamente nei racconti che quasi vivevo in terza persona. Il ritmo serrato, di cui le storie narrate sono ricche, ha reso la lettura più avvincente tanto da tenermi sempre sul pezzo e con il fiato sospeso.
    Consiglio vivamente la lettura di questo libro non solo perché le storie contenute al suo interno siano riuscite a farmi emozionare parecchie volte, ma anche perché lo ritengo un capolavoro sotto ogni punto di vista.
    Complimenti vivissimi all’autore.

  2. Claudia Polsinelli

    (proprietario verificato)

    Una raccolta di racconti che lascia il segno. Le idee originali dell’autore trascinano il lettore nel mondo descritto. Le immagini vive, le descrizioni puntuali e la cura per i dettagli, riescono a renderlo parte della narrazione. Un filo conduttore lega i racconti in modo magistrale e le illustrazioni confermano le scene immaginate in precedenza. Un libro che merita di essere letto, diffuso e pubblicato, perchè è denso di significato, tratta tematiche reali e urgenti con umorismo e capacità. I continui colpi di scena mi terranno incollati alle pagine e i consigli musicali vi faranno sentire parte di ogni pezzo di realtà creato dall’autore.

  3. Ho letto tutti i racconti in una sola giornata. Uno tirava l’altro e non riuscivo a smettere. Incredibilmente intriganti. Le storie, costruite in maniera sublime, ammaliano con la minuzia dei dettagli presenti. I disegni che accompagnano l’opera sono davvero ben fatti e dipingono perfettamente le scene. Un connubio di parole sinuose che rendono il libro sempre più avvincente. I finali poi, completano ogni storia dando un colpo netto al lettore che resta spiazzato. Potrebbe essere definito Kafkiano come stile, ma si differenzia dal classico per l’ironia che usa nelle storie. Sembra quasi che l’autore si sia divertito a prendere in giro il suo lettore, nascondendo dettagli e giocando sulle aspettative delle persone. Penso che Diplomaticamente parlando sia uno dei racconti che più esprime questo divertente gioco dell’autore. Se dovessi descriverlo in una parola: “magico”.

  4. (proprietario verificato)

    Un libro che ti sa trasportare. Racconti separati ma uniti da un filo rosso carico di emozioni e dettagli. Parole che si mescolano in suggestive allitterazioni rendendo il testo un lavoro carico di poesia. I brevi racconti sono incredibilmente realistici pur allontanandosi dalla realtà. Cuori di pietra resta uno dei racconti d’amore più iconici di questo libro ma per me è anche un inno meraviglioso alla caducità dei sentimenti. Lo consiglio a tutti perché è un libro che fa riflettere, ragionare e sa lasciare molto. La fine del finale è ancora sconosciuto ma meriterebbe di diventare una serie tv. Molte scene del libro, oltre ai disegni, sono chiaramente immagini cinematograficamente già scritte. I dettagli nascosti e quelli espliciti creano ambientazioni che scommetto, qualsiasi regista apprezzerebbe. Rifaccio i miei complimenti all’autore. Ottimo lavoro.

  5. Francesca Betti

    Sono rimasta davvero colpita da questa lettura! Una scrittura coinvolgente, divertente ed un’autore con una capacità pazzesca di passare dal leggero al pesante in un modo così scorrevole che invoglia il lettore a continuare il racconto. Tutte le storie hanno dietro di loro un significato ben preciso e sapete qual è il bello? È che sta al lettore capirne il significato nascosto.Storie con argomenti importanti affrontati con un pizzico di umorismo perfetto, a parer mio, e dei finali che lasciano il lettore a riflettere, come se sta a lui scrivere il finale.
    Consiglio vivamente a tutti di leggere questo libro perché merita davvero.

  6. noemi lanfredi

    (proprietario verificato)

    questo libro tratta di una raccolta di 22 brevi racconti
    che all’apparenza possono sembrare sconnessi tra loro
    ma se letti con attenzione rivelano tra le righe dei collegamenti interessanti e particolari con un significato importante sotto molti punti di vista; alcuni dei quali con un finale sconvolgente
    il linguaggio che lo scrittore ha utilizzato è pulito, scorrevole e leggero
    cito alcuni capitoli che mi hanno maggiormente colpito quali: il passato e la memoria, l’arte viva, ritorno ad adesso, cadendo più in su e il teatro della vita
    in conclusione consiglio vivamente il libro
    penso sia adatto ad ogni tipo di lettore e per chi non ama leggere!

    buona lettura 🙂

  7. (proprietario verificato)

    Un libro magnifico, scritto molto bene, con un linguaggio che spesso e volentieri può diventare elegante e forbito, prova delle capacità del giovane scrittore.
    I racconti sono sconnessi, permettendo una lettura più agevole, ma vi sono a volte dei collegamenti nascosti molto interessanti. Questi nessi sono talvolta molto fini e difficili da cogliere, così come alcuni dei riferimenti alla storia e alla letteratura che sono presenti; non è però solo questo che stuzzica l’interesse dei lettori. Si tratta infatti di un libro fatto di storie originali, brevi ma intense, soprattutto emotivamente, e pertanto è preferibile leggerle lentamente, con attenzione, pensando alle situazioni descritte e ai loro significati intrinsechi.
    Si tratta comunque di una lettura adatta agli adulti, sia per i temi trattati che per i riferimenti letterari, non comprensibili da un ragazzino, e i contenuti. Tuttavia è anche questo a rendere particolare il libro in quanto lo rende una lettura matura e comunque assai ricca di significati e messaggi.
    Personalmente segnalo alcuni racconti che mi hanno colpito particolarmente, come “Cadendo all’insù”, ma soprattutto “Cuori di pietra”, “Historia magistra vitae”, “Il manifesto”, “OVNI”, “Castelli di carta”. In genere comunque il libro mi è piaciuto, questi secondo me sono i migliori, ma ovviamente ce ne sono molti altri che mi sono piaciuti.

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Ulisse Saverio Bassi
mantovano, nato il 27/09/1998, è attualmente studente di Giurisprudenza internazionale all’Università degli studi di Trento, con l’ambizione di dedicarsi alla politica internazionale. Appassionato di scrittura sin dalla tenera età, comincia a scrivere i suoi primi racconti all’età di dodici anni. Negli anni del liceo diventa direttore del giornale d’istituto dove migliora le sue tecniche di scrittura con numerosi, pungenti articoli. La fine del finale rappersenta il suo esordio narrativo.
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