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La nota sbagliata

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Consegna prevista novembre 2019

Le vite di quattro giovani si intrecciano, dalla scuola all’università, con le incognite e gli entusiasmi dell’adolescenza. Max si sente ignorato dai genitori e ciò lo destabilizza, ma lo aiuterà il suo anziano vicino facendo nascere in lui l’amore per la musica e il pianoforte. Paolo è studioso, pieno d’ingegno, ma anche molto buono, Roberta è solare e piena di vita, Fiore una ragazza apparentemente fragile, ma con una grande sensibilità. Insieme troveranno l’amicizia, ma dovranno anche affrontare il bullismo.
Max ha la continua la sensazione di sentirsi rifiutato dagli altri, di non trovare l’armonia con le persone, di essere “la nota sbagliata”, quella che stride con l’accordo perché non è quella giusta, ma prova anche una voglia di ottenere rivalsa e di capire il perché di questo rifiuto. I suoi amici gli daranno una mano per scoprire la verità, e nel percorso le sorprese non mancheranno.

Perché ho scritto questo libro?

Per sviluppare temi a me cari: i giovani, con la loro vitalità, la loro creatività e i loro sogni; e poi la musica, passione mai sopita. I personaggi di questo libro mi hanno fatto compagnia nei momenti in cui ero solo, in treno o in una sala d’attesa, pensando alle loro azioni, ai dialoghi; mi hanno dato un senso di euforia mentre traducevo su carta quanto immaginato; e infine, quando ho riletto il libro, mi hanno fatto sorridere con la loro ironia e commuovere attraverso le loro emozioni.

Giugno 1994
Si guardò intorno spaesata, sopraffatta dagli eventi e sconcertata
dalle prospettive future.
In un attimo le passarono davanti agli occhi tutti gli avvenimenti
degli ultimi tempi. Avrebbe voluto con un colpo di spugna cancellare
tutto, tornare al punto di partenza, quando ancora non era successo
niente.
Troppe cose erano invece accadute, lei aveva commesso degli
errori, e anche grossi, ma aveva pure subito pesanti ingiustizie. E poi
una serie di circostanze casuali l’aveva portata nella situazione in cui
si trovava ora.
Si rendeva conto che davanti a sé aveva due strade, ma il
percorrere ciascuna di esse l’avrebbe condotta verso rischi e
sofferenze.Continua a leggere
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Riguardò inorridita ciò che aveva di fronte a sé e questo le fece
prendere, d’impulso, una decisione: scappare.
Anche se si rendeva conto che, a causa di questa scelta, la sua
vita, e quella delle persone coinvolte nella vicenda, sarebbe
inevitabilmente cambiata, non ci ripensò. Inizio a correre, e corse con
tutta l’energia e la rabbia che il suo corpo in quel momento
possedeva e prima che qualcuno potesse vederla s’inoltrò nella vicina
boscaglia.
In pochi secondi sparì all’interno di quella selva impenetrabile e
di lei si perse ogni traccia.

Novembre 2004
Max camminava distrattamente mentre tornava a casa da scuola,
pigliando a calci tutti i sassi che incontrava.
Era di pessimo umore, come di solito gli capitava in questi
momenti della giornata. La mattinata era passata con una lentezza
che gli era sembrata veramente esagerata; aveva rimediato un brutto
voto in matematica e in più… la solita nota; dopo aver ricevuto la
verifica di aritmetica, l’aveva appallottolata accuratamente e con un
tiro veramente ben assestato, l’aveva fatta volare colpendola con il
flauto ed il compito era finito dritto dritto sulla cattedra del
professore. Era partito qualche applauso, subito smorzato dallo
sguardo severo dell’insegnante.
Prima ancora che il professor Nalizzi aprisse bocca Max – il suo
nome in verità era Massimiliano – si era alzato e aveva portando il
suo libretto al docente per la scrittura della nota.
Non si preoccupava assolutamente del suo rientro con quei
votacci: con tutta probabilità anche quel giorno nessuno gli avrebbe
chiesto com’era andata a scuola.
La prima media era iniziata da circa due mesi e il suo rendimento
era ormai oggetto di discussione quotidiana per l’intero staff della
scuola, collaboratori compresi.
Perché facesse così nessuno ancora lo sapeva. Si conosceva
ancora poco di lui e ancora meno della sua famiglia, anche perché nei
cinque anni di elementari nessuno dei genitori si era visto ai colloqui
e le pagelle erano sempre state ritirate in segreteria.
I primi anni se l’era cavata, perché le capacità non gli
mancavano; poi aveva dato l’impressione di mollare volontariamente,
di non impegnarsi più, quasi gli sembrasse che tutto ciò che faceva a
scuola fosse inutile.
Era cresciuta anche la sua avversione per le maestre, con un
progressivo peggioramento della sua condotta. Il padre e la madre
erano stati convocati più volte, ma non si erano mai presentati.
Max però in cuor suo sapeva perché si comportava così. Aveva
l’impressione che qualunque cosa facesse, nel bene o nel male, ai
suoi genitori non importasse. A volte gli sembrava addirittura di
essere invisibile, tanto indaffarati erano i due nelle loro varie
occupazioni.

Non aveva fratelli. Il padre, quarantacinque anni circa, era
titolare di una ditta d’import-export e gran parte della giornata era
fuori per lavoro, ma spesso anche quando rincasava, si chiudeva nel
suo studio per occuparsi ancora di lavoro e di affari; o almeno così
diceva. Le sere in cui invece si dichiarava stanchissimo si sedeva
davanti alla tivù dopo aver cenato e non voleva essere disturbato per
nessuna ragione. Molto spesso Massimiliano gli faceva firmare le
note la mattina prima di andare a scuola, quando il genitore aveva
poco tempo per snocciolare la sua sequela di offese. Ingiurie che
erano essenzialmente rivolte verso agli insegnanti, anche se il
ragazzo aveva comunque la sua parte.
La madre aveva poco più di trent’anni, ma il suo modo di vestirsi
e truccarsi sembrava quello di una ragazzina di quindici che non ha
ancora capito bene come agghindarsi. Non lavorava, ma trovava
ugualmente il modo di essere super indaffarata e di non avere perciò
tempo materiale da dedicare a suo figlio. Con la scusa che a scuola
non era mai stata brava, gli rifiutava qualsiasi tipo di aiuto nello
studio e nell’esecuzione dei compiti. Dopo pranzo, una volta sbrigate
le faccende in cucina, spariva per un’ora in camera a riposare, spesso
con il marito. Poi ricompariva, ma si dileguava immediatamente per
tutto il pomeriggio andando a trovare amiche, in palestra, a fare spese
e altre amenità. La sera, due volte la settimana, usciva da sola per il
corso di salsa e merengue.
Era sicuramente una donna bella e attraente, ma nel suo modo di
presentarsi agli altri aveva poca classe.
Persino Max aveva avuto modo di criticare l’eccessiva quantità
di rossetto e di contorno occhi che aveva notato sul suo viso prima
che uscisse per andare al suo corso serale. Per tutta risposta aveva
ricevuto uno sganassone e un poco educato e certamente poco
materno: “Vaff…, pensa ai c… tuoi!”
Il sabato era quasi d’obbligo andare fuori a cena, ma non tutta la
famiglia era invitata: Max se ne stava a casa da solo, a guardare la
televisione mentre i suoi andavano al ristorante. La scusa era che il
ragazzo aveva gusti difficili, ordinava pietanze costose e poi lasciava
sul piatto tre quarti della roba; per suo padre non si potevano buttare i
soldi in quel modo e aveva perciò preso questa decisione.

Lui ormai si era rassegnato e in fin dei conti quasi non gli
dispiaceva, poiché spesso, quando andava anche lui a cena fuori,
poteva constatare che con il passare della serata i dialoghi
diventavano discussioni e le discussioni diventavano liti. Il motivo
era solitamente la gelosia, ma altre volte avevano litigato sulla
gestione del figlio. Parlavano di lui come se in realtà non ci fosse,
dicendo: “Tuo figlio è così… tuo figlio ha fatto questo…” e via di
questo passo. Ognuno dei due quando parlava di Max, diceva “tuo
figlio”: quando si dovevano dire cose negative (ed era quasi sempre
così) il figlio era sempre dell’altro coniuge.
I genitori erano originari di un paesino del sud, anche se ormai da
molti anni si erano trasferiti in una cittadina del nord est d’Italia,
dove Max aveva sempre vissuto.
Max si sentiva sempre molto solo e questo non poteva che
accrescere il suo malumore e la sua rabbia. Non aveva amici perché il
suo carattere chiuso e scontroso aveva sempre allontanato i suoi
coetanei. E soprattutto le madri cercavano di allontanare i figli da lui,
in virtù della non eccessiva popolarità di cui godevano i suoi genitori.
Così lui si era sentito rifiutato e verso la fine delle elementari
aveva cominciato a menare botte a destra e a sinistra, anche su
consiglio di suo padre che gli aveva suggerito di “fargliela pagare a
quei quattro idioti”.
Questo aveva definitivamente allontanato ogni possibilità di farsi
degli amici.
Nel nuovo ciclo scolastico aveva molti nuovi compagni, ma la
sua fama l’aveva preceduto e così nessuno smaniava per diventare
suo amico. Era un po’ come il cane che cerca di mordersi la coda: più
veniva isolato e più si incattiviva, di conseguenza cresceva il vuoto
intorno a lui.
Come se non bastasse, non aveva nemmeno dei nonni con cui
stare: quelli materni erano morti, quelli paterni erano emigrati in
America e non li aveva mai conosciuti.
Con un calcio ben assestato centrò in pieno un bellissimo ciottolo
rotondo, ma questo schizzò verso una direzione diversa da quella
voluta e colpì violentemente la fiancata di un’auto in sosta.

Max si guardò attorno con circospezione e appurato che
fortunatamente nessuno aveva notato l’accaduto si avviò
velocemente verso casa.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. “La nota sbagliata” un gran bel libro, ho iniziato a leggerlo e…. non mi sono più fermata, una pagina tira l’altra; cambi di scena e situazioni che incuriosiscono e ti fanno venir voglia di scoprire cosa accadrà nella pagina successiva. Le descrizioni accurate dei personaggi e degli ambienti ti catapultano nella storia e ti rendono un tutt’uno con essa. Lo stile è chiaro e rende molto fluida la lettura. Il finale della storia ti fa proprio pensare che bisogna credere intensamente in qualcosa e quel qualcosa si avvererà! È un messaggio di speranza.

  2. (proprietario verificato)

    “La nota sbagliata” di Alberto Pizzinali
    Il libro si presenta interessante già dalle prime pagine. L’intrecciarsi ed il susseguirsi delle vicende dei personaggi trasportano il lettore in una dimensione senza tempo; le pagine del libro vengono letteralmente divorate spingendo chi legge a voltare ogni volta la pagina per vedere come continua la storia (o meglio le storie). Il linguaggio fluido e l’amore con cui lo scrittore descrive i suoi personaggi rendono la lettura così piacevole che vorresti leggere all’infinito. Il libro tratta argomenti importanti quali il bullismo, l’amicizia, l’amore. Parla dei sogni realizzati o da realizzare che ognuno di noi attraverso i personaggi del libro vorrebbe far propri. Si è un libro per tutti noi sognatori che nonostante le avversità della vita hanno lottato per migliorarsi e realizzarsi.

  3. (proprietario verificato)

    Ho letto “La nota sbagliata” di Alberto Pizzinali quasi tutto d’un fiato.
    Il mio ritmo di lettura è stato così rapido perché la storia di questi ragazzi, ma di Max in particolare, mi spingeva a non fermarmi, per sapere cosa sarebbe avvenuto dopo.
    La storia è semplice ma per niente scontata e contiene tematiche importanti e attuali come il bullismo e il rapporto genitori- figli. Da questa lettura però io ho percepito come preponderante il tema dell’amicizia: l’amicizia fra i ragazzi ma anche, e soprattutto, una amicizia vera e profonda tra Max e un adulto, un’amicizia così importante che aiuterà poi il ragazzo “a salvarsi”.
    Ho trovato passaggi che mi hanno emozionata e mi sono ritrovata con gli occhi umidi in più occasioni (e non era di certo la polvere, come sosteneva il nostro Max!). La parte finale del libro poi è un susseguirsi di eventi davvero imprevedibili che catturano il lettore e sfociano in un finale assolutamente originale.
    Lo stile di Alberto è chiaro e lineare ma anche così efficace nel trasmettere vere e proprie immagini che talvolta mi pareva di aver visto un film anziché aver letto qualche pagina del libro.
    Naturalmente non posso che consigliare la lettura di questo libro.

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Alberto Pizzinali
Sono nato a Padova, ma ora vivo a San Vendemiano, in provincia di Treviso. Sono laureato in scienze geologiche e da buon geologo amo la natura, la montagna e la bellezza del paesaggio in tutte le sue forme. Mi piace fotografare, con un recente interesse per le foto macro. Ho lavorato alcuni anni come geologo e ora da circa venti insegno matematica e scienze nella scuola secondaria di San Fior (TV), dove cerco di trasmettere ai miei ragazzi la passione per le mie materie, il rispetto della natura e quella curiosità che io stesso non ho mai perso. Da quando ero ragazzo suono il pianoforte e compongo testi e musiche. Amo leggere e ho sempre avuto la passione di scrivere brevi storie e racconti, ma il passaggio alle forme lunghe è avvenuto circa quindici anni fa. Da allora ho scritto un libro di memorie e due romanzi. Questo è il primo che propongo.
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