Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

L'appuntamento ideale

100%
200 copie
completato
16%
42 copie
al prossimo obiettivo
Svuota
Quantità
Consegna prevista Febbraio 2021
Bozze disponibili

Un ragazzo di ventitré anni apparecchia il suo appuntamento con la morte. La vasca da bagno è pronta, le sue ultime volontà sono sul tavolo e le vene sono aperte, lasciando scorrere il rosso. Si addormenta rimpiangendo la sua vita piena di delusioni ed essendo convinto di non mancare a nessuno. Si risveglia in una bianca stanza d’ospedale dove, ancora confuso, fa la conoscenza di un enigmatico interlocutore che lo invita a raccontarsi. Inizia così il viaggio attraverso la sua giovane vita, passando per tutti i momenti che l’hanno caratterizzata e che l’hanno portato al gesto estremo. L’appuntamento ideale è un romanzo introspettivo dove a flashback di vita vissuta si intervallano considerazioni sociali, accompagnati dall’odore di una sigaretta tra amici. Non rivela verità universali, ma racconta quei piccoli dettagli che molto spesso diamo per scontato e che in realtà rappresentano le basi su cui crescere.

Perché ho scritto questo libro?

È iniziato tutto come un esercizio di stile. Volevo vedere se ero in grado di scrivere più di un semplice articolo, più di un normale racconto, volevo mettermi alla prova. Giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, anche ripescando nel mio passato, la storia si è raccontata da sé e l’appuntamento quotidiano davanti al computer si è trasformato in modo per raccontarmi. Un episodio della mia vita che non si è mai avverato, una storia alternativa dove ho potuto davvero conoscermi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo V

«Qual era il tuo sogno da bambino?» chiede Freud, mentre volta il primo foglio di appunti. Vedo alcuni cerchi, piccole frasi, molte parole e rimandi tra linee. Un quadro di appunti più che uno schema ordinato.
«Volevo fare il ladro» rispondo sorridendo.
Non è proprio un’aspirazione comune qualcuno direbbe.
Le sopracciglia volano sopra gli occhiali per la sorpresa, ma il rapace non si scompone. Dubito creda veramente nel gesto appena fatto.
«Non è proprio un sogno comune. Come mai?»
Molte volte ho raccontato questa fiaba, ma mi accorgo solo adesso che non ho mai svelato il motivo dietro.
Un altro contropiede da manuale dello strizzacervelli.
Mi chiedo se lui non sappia già la fine a cui arriveremo e stia solo manovrando i fili da dietro il sipario. Come chi salta direttamente all’ultimo capitolo per curiosità, e poi inizia a leggere il libro.
L’illusione della scelta è l’arma più potente, dicono.
«Questa è lunga, ti avverto».
Il rapace afferra il pacchetto di sigarette ancora sul letto, ne tira via la pellicola e lo apre.
«Direi di iniziare allora» dice mentre fa saltare fuori la prima di molte.
Il movimento di polso è veloce e pulito. La sigaretta esce come chiamata dalla madre a tavola.
«Pensavo fossero per me» dico guardandolo mentre porta l’accendino alla testa bianca. La fiamma lambisce per pochi secondi e poi brucia il tabacco.
«Anche» risponde roteando le dita in segno di iniziare. Una chiocciola di fumo esce fuori come risultato.
Dopo me ne fumerò una anche io.

Continua a leggere

Non ricordo bene i dettagli, ricordo solo che la fiammella del ladro si accese quel giorno.
Con il passare del tempo le immagini sbiadiscono, lasciando soltanto saltuarie sensazioni a rievocarle: la morbidezza del divano, la luce fioca della lampada, il calore diffuso dei caloriferi e la fredda ventata invernale che anticipò il ritorno dei miei genitori. Ricordo quanto fui felice quando mamma mi venne incontro con il regalo promesso: la prima videocassetta in assoluto.
Fu davvero un bellissimo cartone animato. Fu bello dalla prima alla centesima volta che lo vidi.
Si trattava della versione Disney di Robin Hood, dove tutti i personaggi erano rappresentati come animali. Robin era una volpe, scaltra e dal cuore d’oro.
Conteneva tutti i messaggi morali da insegnare ad un bambino: coraggio, lealtà, gentilezza, generosità e, nonostante ciò, quello che mi colpì fu la maestria del protagonista di commettere un’azione, che fino ad allora mi avevano insegnato essere sbagliata, e sorridere di questa. Non solo, tutti coloro che gli stavano attorno lo sostenevano e gioivano delle sue malefatte. Credo che fu allora che iniziai a provare fascino e attrazione per la figura del ladro.

Il profumo di tabacco bruciato domina la stanza ormai. Freud è un fumatore lento, un degustatore della sigaretta. Nel complesso, vestito, occhiali e prodotto, potrebbe essere una pubblicità da cartellone. Sono parte di quello sketch con la mia storia.

Il tracollo però l’ho avuto qualche anno dopo. Forse ne avevo otto o nove. In televisione passava l’anime Le avventure di Lupin III.
Amore a prima vista.
Ho iniziato a mangiarmi ogni puntata, ogni film, ogni briciola di quel personaggio. Solo anni dopo ho capito perché ero stato assoggettato al suo fascino.
All’epoca mi piaceva perché era un ladro gentiluomo ed era cool. Sorrideva, faceva ridere e riusciva sempre a scamparla. Fui allora che iniziai a dire in giro il mio sogno.
I bambini sono come pongo, con le giuste dita possono diventare qualsiasi cosa. La mano che mi aveva modellato era il furto, e la persona era il ladro.
Non fraintendermi, odio il furto volgare a scapito di altre persone. Nonostante questa mia inclinazione non tanto legale, sono di indole buona e facilmente vittima di sensi di colpa.
La prima volta che lo capii fu alle elementari. Rubai un giocattolo a un mio compagno che lamentava continuamente la sua inutilità, pensando di fargli un favore e solo quando scoppiò in lacrime mi resi conto di cosa avevo davvero fatto. Provai un profondo senso di vergogna, così decisi di farglielo ritrovare il giorno dopo.
L’esperienza negativa però, non cambiò tanto il mio modo di vedere l’azione in sé, quanto il soggetto su cui scaricarla; seppur molto semplicemente, avevo capito le conseguenze del mio comportamento e come potesse ferire gli altri, ripromettendomi così, di non ripetere l’errore.

«Con errore intendi il furto?» interrompe Freud, lanciando fuori uno scarico di fumo.
«Non direi. Durante l’adolescenza ho continuato la mia passione sbagliata. Ladro una volta, ladro per sempre, direbbe Lupin. Mi sono solo ripromesso di non fare agli altri, quello che non vorrei fosse fatto a me».
«Precetto ammirevole».
«Quindi ero passato a rubare ai negozi, non più alle persone» chiudo il discorso di prima.
Il lieve sorriso di stupore stavolta è vero.
«E cosa cambierebbe nel concreto?» chiede Freud.
«Che quando le cose non sono tue non ti interessano. Così quando un commesso timbra l’ora, non è più un suo problema».
«In pratica hai delegittimato i commessi dal sentirti in colpa?»
«Esattamente».
«Molto nobile da parte tua».
Avverto la nota di sarcasmo. Ci sono nato nel sarcasmo io.
Allungo la mano verso il pacchetto aperto. È ora per me di iniziare a contribuire alla nuvola della stanza. Non mi è mai riuscito bene contenermi, soprattutto quando ciò che voglio è davanti ai miei occhi.
Il rapace cala più veloce a bloccarmi.
«Rispondi prima a questa, poi te la fumi».
La mano copre la visuale del pacchetto.
«Descrivimi che sensazione si prova a rubare».
È leggermente chinato verso di me, quasi a supplicare di parlare prima di fumare. Eppure non supplica, comanda. Non c’è un punto di domanda nella sua frase, ma solo punti.
«Non è tanto un desiderio o un bisogno materiale, quanto più un appagamento fisico. Non è importante l’oggetto che scelgo come bersaglio, l’importante è la sfida nel raggiungerlo e le sensazioni di successo che seguono. A dispetto di cosa rubo, la soddisfazione arriva sempre».
Il rapace è tornato ritto a fendere la sua lama sulla carta.
«La scena del crimine e la vittima cambiano, ma il mio modo di pormi è sempre lo stesso. Attimi di indecisione davanti al negozio anticipano l’inizio della mia avventura. Il primo passo all’interno è per sondare il territorio e capire se il sogno possa diventare realtà. Capito, mi avvicino all’oggetto e inizio a pensare a come prenderlo. Nello stesso momento arrivano alla mente tutte le possibili conseguenze della scoperta, della pioggia di merda che mi prenderei se fossi scoperto. Arrivano alla mente dubbi e domande che in quel momento non devono essere lì e alla fine concludo che dovrei smetterla di fare certe cavolate. Sempre così».
Freud tira l’ultimo alito della sigaretta e la uccide nel posacenere accanto a lui. Non mi ero accorto c’è ne fosse uno. In una stanza d’ospedale non si dovrebbe fumare, quindi non dovrebbe esserci. L’avrà tirato fuori dal cappotto, d’altronde un pacchetto di sigarette senza un posacenere risulta incompleto, costringe a sporcare il mondo.
«In quei momenti la testa si riempie di pensieri contraddittori, il battito cardiaco aumenta, un leggero tremolio si impossessa del braccio e la sgradevole sensazione di essere fissato fa cedere tutta la sicurezza iniziale, quasi come se il mio stesso corpo volesse impedirmi di compiere quell’azione. Allungo il braccio ancora tremante, ed è in quel momento che tutto si risolve: potrei tirarlo indietro, voltarmi, andarmene e nulla cambierebbe o potrei continuare, fino a raggiungere l’oggetto, prenderlo, nasconderlo e uscire, ma sempre con la paura a sbavarmi sulla schiena. Per la maggior parte delle volte ho scelto l’opzione numero due e ringraziando la mia buona sorte nessuno mi ha ancora fermato accusandomi di furto».
«E poi che cosa ne fai di quello che hai rubato?»
La domanda potrebbe sembrare sciocca, ma non per Freud. Lui sa che non uso quello che rubo. Lui mi vede.
«Il risultato finale è lo stesso. Uscito dal negozio ho in me quel senso di soddisfazione di chi è riuscito in qualcosa di straordinario, qualcosa che non tutti possono fare. Così mi rivolgo ai miei amici e faccio la stessa identica domanda: “Chi lo vuole?”. Non rubo mai per me».
Freud annota.
Ne approfitto per prendere il pacchetto. Ne tiro fuori una e poi chiedo l’accendino al rapace. Senza togliere l’attenzione dai fogli me lo passa. Accendo. Tiro, la punta brucia.
Non sono un cultore del tabacco, ma quando manca qualcosa per diverso tempo quella cosa assume tutto un altro sapore, è arricchito. L’ultima sigaretta l’ho fumata poco prima dell’appuntamento mancato eppure sembrano anni da che non ne assaggio una. Chissà quanto ho dormito prima di svegliarmi.
«Non rubi mai per te stesso, quindi rubi solo per gli altri?» chiede.
Stavolta il suo atteggiamento è professionale, veste i panni dello psicologo.
«Tendenzialmente si, ho rubato per me poche volte, di solito regalo» rispondo.
Il secondo tiro non è inferiore al primo. Sbaglia chi la pensa così. Il segreto è non abituarsi, non avere aspettative di cosa troverai. Funziona così con i film, il cibo, il sesso e le sigarette.
«Pensi di dover dimostrare qualcosa?»
Stavolta lo sguardo è su di me.
«Io non credo».
Ho una certa scomodità nel rispondere stavolta, come se fossi seduto su una spina. Sbuffo verso di lui più fumo possibile.
«Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri. I tuoi amici sono poveri?»
«Non direi».
«Eppure tu legittimi le tue azioni come un novello eroe del popolo».
La voce è la stessa, ma stavolta il tono è quello di un giudice. Passa da una figura all’altra con la scioltezza di un camaleonte che cambia colore.
«I proprietari dei negozi sono sicuramente più ricchi dei miei amici».
Ecco la mia scusa: un attacco al cuore del capitalismo.
«Eppure credo che ai tuoi amici poco serva quello che tu rubi. Sono solo soddisfazioni passeggere, qualsiasi prodotto sia» conclude.
Io pensavo che uno psicologo non desse giudizi. Sono sempre più convinto che Freud non appartenga a questa categoria. E allora cosa ci fa qui, cosa sto facendo io?
Un cilindro di cenere imperfetta si stacca dalla sigaretta e macchia le lenzuola bianche. Mi sono dimenticato di sbattere. Soffio via l’ammasso nero, ma la ferita del tessuto non si pulisce completamente. Una volta che hai fatto del male, non conta quanto bene tu faccia, la colpa rimane.
«Prima hai detto che solo anni dopo hai capito cosa ti piacesse tanto di Robin Hood e Lupin. Qual è la risposta quindi?» chiede il rapace abbandonando la toga e la parrucca.
«La libertà».
La parola è così semplice.
«Loro erano liberi» continuo.
«Potevano fare tutto quello che volevano, senza che la società gli imponesse degli orari, degli schemi, delle pareti entro cui stare. Prima uno e poi l’altro mi hanno catturato con la loro volontà di non sottomettersi alla normalità. Erano modelli positivi, nonostante il loro lavoro fosse negativo. Loro cambiavano le carte, ribaltavano i ruoli. Loro erano liberi e io volevo essere come loro. Quando dicevo che volevo fare il ladro in realtà stavo dicendo che volevo essere libero. Prima non capivo e quando invece ho capito ero già prigioniero».
Il rapace annota soddisfatto quest’ultimo pezzo. Riassume il tutto in dieci secondi di scrittura.
Io uccido la sigaretta e la seppellisco nel posacenere.
Il motivo per cui mi trovo qui è perché ho perso la libertà che avevo sognato. Il motivo del rapace era quella di farmela riacquistare.
O no?

24 agosto 2020

Aggiornamento

La campagna ha raggiunto i 200 preordini. Il video dei ringraziamenti: https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10222252032600672
16 agosto 2020

Aggiornamento

Dodicesimo capitolo di un diario di una campagna di crowdfunding: https://www.linkedin.com/pulse/diario-di-una-campagna-12-mattia-russo/?published=t
09 agosto 2020

Aggiornamento

24 luglio 2020

Aggiornamento

Ritorna l'appuntamento a voce alta come ogni venerdì: https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10222005021265543
20 luglio 2020

Aggiornamento

I lettori rispondono alla prima domanda sul libro: https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10221970114672900
10 luglio 2020

Aggiornamento

Ritorna come ogni venerdì "L'appuntamento a voce alta":
https://www.instagram.com/p/CCc_lj7iybw/
06 luglio 2020

Aggiornamento

I lettori rispondono alla prima domanda sul libro:
https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10221854796630021/
03 luglio 2020

Aggiornamento

Ritorna come ogni venerdì "L'appuntamento a voce alta":
https://www.instagram.com/p/CCK70LwKDn-/
29 giugno 2020

Aggiornamento

Continua il format Domande Scomode, dove i lettori mi rivolgeranno tutte quelle domande che non si fanno alle presentazioni: https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/vb.1561150629/10221782062171705/?type=2&theater&notif_t=video_processed&notif_id=1593412206049504
28 giugno 2020

Aggiornamento

26 giugno 2020

Aggiornamento

Ritorna come ogni venerdì "L'appuntamento a voce alta".
https://www.instagram.com/p/CB42jPniVAF/
22 giugno 2020

Aggiornamento

Continua il format Domande Scomode, dove i lettori mi rivolgeranno tutte quelle domande che non si fanno alle presentazioni: https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10221718344298798/
19 giugno 2020

Aggiornamento

Ritorna come ogni venerdì "L'appuntamento a voce alta".
Vi siete mai trovati in una rissa? Non è come si potrebbe immaginare:
https://www.instagram.com/p/CBm2PCyCzpU/
15 giugno 2020

Aggiornamento

Continua il format Domande Scomode, dove i lettori (o presunti tali) mi rivolgeranno tutte quelle domande che non si fanno alle presentazioni: https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10221655927538418/
14 giugno 2020

Aggiornamento

Ho deciso di tenere un diario della campagna sulla mia pagina Linkedin, dove poter scrivere come ho organizzato la campagna, che strategia ho adottato, come creo i contenuti e cosa sto imparando da essa. Un resoconto del dietro le quinte.
Quinto capitolo: https://www.linkedin.com/pulse/diario-di-una-campagna-mattia-russo/?trackingId=reKPHchAQ9qwrqml3SrJAA%3D%3D
12 giugno 2020

Aggiornamento

Ritorna come ogni venerdì "L'appuntamento a voce alta".
Questa volta si parla del sogno del protagonista, immerso nella vasca dei suoi errori.
https://www.instagram.com/p/CBUuS5HCqmf/
08 giugno 2020

Aggiornamento

Con l'inizio del secondo mese di campagna inizia anche un nuovo format. Questo format è per tutti coloro che hanno sempre desiderato rivolgere domande di ogni sorta allo scrittore appena letto:
https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10221595474187122/
07 giugno 2020

Aggiornamento

Ho deciso di tenere un diario della campagna sulla mia pagina Linkedin, dove poter scrivere come ho organizzato la campagna, che strategia ho adottato, come creo i contenuti e cosa sto imparando da essa. Un resoconto del dietro le quinte.
Quarto capitolo: https://www.linkedin.com/pulse/diario-di-una-campagna-4-mattia-russo/?trackingId=wMHoiNQAR7eqETdDPc%2FuiQ%3D%3D
05 giugno 2020

Aggiornamento

Ritorna come ogni venerdì "L'appuntamento a voce alta".
Questa volta si parla di una rottura amorosa e del dolore da essa provocato.
https://www.instagram.com/p/CBCskbhCbaM/
01 giugno 2020

Aggiornamento

Ogni lunedì rispondo a una domanda sul libro e su di me, con il format di brevi e simpatici video, montati a simulare un'intervista.
Riassumere il libro in tre parole?
https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10221532173084634/
31 maggio 2020

Aggiornamento

Ho deciso di tenere un diario della campagna sulla mia pagina Linkedin, dove poter scrivere come ho organizzato la campagna, che strategia ho adottato, come creo i contenuti e cosa sto imparando da essa. Un resoconto del dietro le quinte.
Terzo capitolo:
https://www.linkedin.com/pulse/diario-di-una-campagna-3-mattia-russo/?trackingId=G4rU%2FUJlT8ipsAO1kiiR%2Bw%3D%3D
29 maggio 2020

Aggiornamento

Ritorna come ogni venerdì "L'appuntamento a voce alta".
Questa volta si parla dello sfogo di Arturo dopo il divorzio dei suoi genitori.
https://www.instagram.com/p/CAwp-hSCTmf/
25 maggio 2020

Aggiornamento

Ogni lunedì rispondo a una domanda sul libro e su di me, con il format di brevi e simpatici video, montati a simulare un'intervista. Quanto è autobiografico il libro?
https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10221470315178225/
24 maggio 2020

Aggiornamento

Ho deciso di tenere un diario della campagna sulla mia pagina Linkedin, dove poter scrivere come ho organizzato la campagna, che strategia ho adottato, come creo i contenuti e cosa sto imparando da essa. Un resoconto del dietro le quinte.
Secondo capitolo:
https://www.linkedin.com/pulse/diario-di-una-campagna-2-mattia-russo/?published=t&trackingId=bChOKsSNSueBI9MrWQ5Gqw%3D%3D
22 maggio 2020

Aggiornamento

Ritorna come ogni venerdì "L'appuntamento a voce alta".
Questa volta si parla di un primo appuntamento finito in maniera inaspettata.
https://www.instagram.com/p/CAfDiVJiYA5/
18 maggio 2020

Aggiornamento

Ogni lunedì rispondo a una domanda sul libro e su di me, con il format di brevi e simpatici video, montati a simulare un'intervista.
https://www.facebook.com/mattia.russo.965/videos/10221405658441847/
17 maggio 2020

Aggiornamento

Ho deciso di tenere un diario della campagna sulla mia pagina Linkedin, dove poter scrivere come ho organizzato la campagna, che strategia ho adottato, come creo i contenuti e cosa sto imparando da essa. Un resoconto del dietro le quinte.
https://www.linkedin.com/pulse/diario-di-una-campagna-1-mattia-russo/?trackingId=0LIkKCLzTMSqr3dxSl6qBg%3D%3D
15 maggio 2020

Aggiornamento

"L'appuntamento a voce alta" è un format dove settimanalmente una voce diversa legge passaggi del libro. Non si può che partire dall'inizio. https://www.instagram.com/p/CANFbLXgqyg/
11 maggio 2020

Aggiornamento

Video di presentazione della campagna su Instagram.
https://www.instagram.com/p/CACygbVA_Gc/
13 maggio 2020

Evento

https://www.instagram.com/camiferrario/?hl=it
L'evento di lancio della campagna lo farò su Instagram, durante il programma #NienteDiSerio, in cui nell'ora a disposizione, parlerò del libro, della sua genesi, del mio approccio alla scrittura e di molti altri temi che non sono sotto il mio controllo.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Racconto di una vita adolescenziale tortuosa nelle sue vicende e nei suoi pensieri che non si pensa che un ragazzo di cosi giovane età possa vivere.
    L’autore è stato bravo nel tramutare tutto questo in un testo, si articolato nella descrizione ma allo stesso tempo intrigante e avvincente, riuscendo a parlare di temi molti pensati e importanti con una totale leggerezza da far riflettere il lettore.
    Se siete in cerca di un libro che vi faccia riflettere su alcuni argomenti questo è il libro giusto per voi.

  2. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal libro, non è il genere di libro che leggo di solito e invece mi è piaciuto molto.
    Facile da leggere ma per nulla scontato, anzi profondo e introspettivo.
    La storia è interessante e il personaggio credibile.
    Attraverso la storia del protagonista sono stato costretto a riflettere su temi importanti non banali, ma al tempo stesso ero attratto dal libro non potendolo posare.
    Complimenti, lo consiglierei a chiunque.

  3. (proprietario verificato)

    Un libro dal gusto dolce e amaro allo stesso tempo. Un appuntamento con la morte che ha però il sapore di un inno alla vita, alla possibilità di non arrendersi e di ricominciare nonostante i buchi neri in cui cadiamo. Mai rinunciare ai “sogni perduti”… non è mai troppo tardi per abbattere quei muri che ci costruiamo da soli.. non è mai troppo tardi per ricominciare a camminare, passo dopo passo, sulla via della rinascita verso una nuova primavera. Libro che mi ha coinvolto fin dal principio, dandomi la possibilità di riflettere su tematiche delicate e quotidiane. Da leggere!

  4. (proprietario verificato)

    Finito in un soffio. In un attimo ti senti catapultata in un libro di Murakami per l’ambientazione onirica in cui si trova il protagonista. La crudezza e la spontaneità con cui vengono raccontate le sue esperienze di vita mi hanno stupefatto e fatto emozionare. Ho apprezzato molto la scelta di suddividere il racconto come fossero le quattro stagioni, ad indicare come la vita man mano che cresci diventa sempre più complicata e cupa, proprio come un gelido inverno. I due personaggi principali, entrambi così freddi e schietti, ti entrano dentro fin dall’inizio grazie alla curiosità che suscitano. L’intensità con cui lo scrittore descrive alcune scene mi hanno fatta rabbrividire, ma sono anche i punti che non mi hanno permesso di chiudere il libro per continuarlo il giorno dopo. La mia parte preferita, però, rimane la metafora del cannone: commovente e realistica al tempo stesso.
    Bello, bello ed emozionante fino alla fine, fin quando non scopri quale sarà il destino del protagonista: avrà una seconda chance o questo sarà il suo addio definitivo? Leggetelo anche voi per scoprirlo.

  5. (proprietario verificato)

    Caro Mattia ho finito il tuo libro e l’ho letto attentamente.
    Bravo sei stato bravo. Non ho trovato alcun errore, forse una o due sviste ma niente di che, ed é difficile molto difficile non farne in 214 pagine.
    É scritto bene pieno di metafore e poesia.
    Hai trovato un giusto aggancio dividendo la tua vita in stagioni e devo dire che il primo capitolo mi é piaciuto moltissimo.
    Poi mi é scesa un po’ l’attenzione ma questo é dovuto alla mia età, perché inizialmente ho ritenuto i motivi futili, non sufficienti per arrivare al suicidio.
    Ho pensato a chi aveva davvero patito drammi forti e invece la separazione é sì un dolore per i figli ma ormai normale, la mancanza di dialogo coi genitori anche questo genera incomprensioni e sicuramente malessere ma, non tale da voler morire.
    Ma poi ho pensato che Arturo aveva una forma di depressione, una tristezza dentro che non riusciva ad esprimere, una insicurezza tipica dell’adolescenza che noi adulti ormai vecchi non ricordiamo più ma l’abbiamo avuta tutti.
    Ben pochi possono dire di essere stati felici durante l’adolescenza, eppure é il periodo più bello in assoluto della nostra vita, quello di cui ricordiamo tutto, le emozioni, i battiti del cuore, le sfide, le insicurezze, le amare delusioni, gli amori, la voglia di essere qualcuno e di non sapere ancora chi si é e cosa vorremmo diventare.
    É tutta un’altalena di emozioni talmente forti e devastanti che portano tanti ragazzi o ragazze al suicidio per un motivo banale come un’insuccesso scolastico o un commento sarcastico che li ferisce nel profondo.
    Per questo é importante il dialogo coi genitori perché sono loro a dover capire cosa agita il cuore di un figlio, ma non é così facile e non sempre ci si riesce.
    Quindi sono andata avanti e ho fatto molto bene perché l’inverno é quello che mi é piaciuto di più, quello in cui affondi di più la lama nel petto.
    L’incontro sul lavoro con un capo particolarmente duro che ti ferisce forse con l’intento di svegliare in te qualche interesse di cui ti vede privo ma ottiene proprio l’effetto opposto e fa sì che tu ti arrotoli ancora di più su te stesso, sulla tua insicurezza e
    Bella anche la figura di Freud che si capisce subito chi é, ed é un bell’espediente per raccontarti e analizzarti.
    E il capire, quando ormai non c’è più tempo per riparare, che la tua vita era piena di affetti, di amicizie, di progetti, di idee che tu non hai saputo vedere.
    Insomma che ti devo dire, sei stato bravo, hai persino messo dentro il laboratorio di scrittura e i tuoi racconti!
    Mattia ti faccio i miei complimenti, sono molto contenta di te e per te e credo che questo non sarà il solo libro che scriverai!

  6. (proprietario verificato)

    Splendida caratterizzazione di un perdente della vita, che ne ha preso coscienza e, forse troppo tardi, ha intrapreso un percorso di autoanalisi.
    Nonostante il tema apparentemente pesante, il libro scorre fluido e sembra di vivere le vicende di Arturo accanto a lui. L’analisi di sè stesso è fatta alternando riflessioni e fatti, e questo alleggerisce positivamente la lettura.
    Io l’ho letto nei miei lunghi viaggi in treno per andare al lavoro e quasi non mi accorgevo di viaggiare per l’immersione che è riuscito a creare il libro.
    Promossissimo e consigliatissimo!

  7. Arturo e’ un ragazzo di 23 anni che ha vissuto un’infanzia felice con la sua famiglia e un’adolescenza turbolenta con la famiglia disgregata.
    Le favole, la fantasia e i sogni rappresentano il sicuro rifugio da un mondo reale
    sempre meno avvincente e stimolante .
    Da qui cominciano una serie di fallimenti nel momento in cui deve confrontarsi con
    il mondo reale: la scuola, gli amici, l’amore il lavoro.
    Gli sta tutto troppo stretto e passa da un’esperienza all’altra senza riuscire a
    emergere in alcuna delle attività intraprese.
    La famiglia “scollata” non lo aiuta a ritrovare il bandolo della matassa e la sua
    insoddisfazione lo porta ad un’ultima fatale scelta: quella di togliersi la vita.
    Comincerà da qui un viaggio per certi versi onirico alla ricerca di se stesso,
    con l’aiuto di un fantomatico strizzacervelli/signore della morte, con cui intraprende
    un lungo dialogo introspettivo che lo aiuterà a capire se stesso e il valore della
    vita.
    Mattia Russo sfodera la sua penna con uno stile scanzonato, semplice ma
    efficace. Attraverso la storia di Arturo si intravedono tratti autobiografici che
    così bene mettono in luce le problematiche di tanta parte delle giovani
    generazioni dell’era post-ideologica.

  8. Avvincente, onirica, tragica nell’accezione più antica ed alta del termine, l’opera prima del giovane Mattia Russo è sospesa tra l’atmosfera surreale de “Il processo” di Kafka, di cui c’è traccia nei suoi incubi e nel suo essere “colpevole” di esistere, e come, nel “Il settimo sigillo” di Bergman, quella iconografica del dialogo con la Morte, che non ha la falce in mano ma lo stesso rigore e gli stessi occhi come buchi neri del suo “Rapace”.
    Tutto parte dalla fine annunciata del protagonista Arturo e dalla vasca da bagno colorata di sangue, con sequenze cinematografiche crude e poco accattivanti, alla Quentin Tarantino, e immagini inquietanti uscite dalla felice penna di Donato Carrisi de “L’uomo del Labirinto” e si snoda, in un lunghissimo flash back, a ripercorrere la giovane vita di Arturo (Mattia?), fatta di disillusioni, di oblomoviana incapacità di portare a termine qualunque progetto di lavoro, qualunque sogno o velleità artistica.
    Il protagonista mi ricorda molto Meursault, in “Lo straniero” di Albert Camus, che non sa di amare la vita fino a quando non sta per perderla: è accusato e condannato principalmente per la sua apatia affettiva (non ha pianto ai funerali della madre) e si autoaccusa continuamente, non è capace di piangere, non sa di amare la vita e la vuole perdere.
    Il suicidio di Arturo appartiene alla categoria del suicidio “egoistico” (secondo Durkheim), nato dallo scontro tra desiderio forte di affermazione e reale impossibilità di realizzarsi affettivamente, socialmente ed economicamente.
    Nell’interregno tra la vita e la morte, che non dura un attimo e non si illumina dei momenti più importanti, Arturo, stanco, sempre assetato (bella l’idea della brocca eterna) e desideroso di fumare, imbastisce un dialogo potente anche se scarno con il Rapace.
    Questo personaggio è psicologo, giudice e confessore estremo e ha il potere (come è normale che sia dato il suo ruolo) di far ripercorrere al protagonista gli amori incompleti e inconclusi, le prove frustranti di affermarsi nel lavoro e nello studio, i suoi cambi di università, la ricerca di una passione appagante tale da dare un senso alla sua vita, il confronto con gli amici che si realizzano, a cui è legato da un amore sincero ma incapace di corrispondere nello stesso modo, il nodo irrisolto e doloroso della separazione dei genitori di cui non sente l’amore ma la sopportazione e la delusione per non avere concluso nulla nella sua esistenza.
    Dopo questo lungo excursus fatto di corridoi di ospedale, di feroci incubi, di una estenuante attesa della fine inevitabile, ma ora non più anelata ma solo accettata, torniamo alla vasca da bagno colorata di rosso.
    Il lettore ovviamente spera che quel bimbo che aveva smesso di sognare, deluso più da se stesso che dai risultati non ottenuti, torni a credere che non sia troppo tardi per ricominciare e riprendersi la vita ma, come in un spettacolo teatrale classico, il sipario si chiude con la scena iniziale: Arturo ha capito che la sua era semplicemente la vita e alla fine, come dice lui, l’appuntamento ideale esiste e paga il conto.

  9. Un viaggio, una guida, un protagonista. Arturo ripercorre la sua vita, fatta di sbagli ed insuccessi ma anche di piccole soddisfazioni, sullo sfondo scandito dalle stagioni e da descrizioni che abbattono qualsiasi tipo di superficialità, facendoci sentire immersi nella sua realtà. Affrontando tematiche delicate, e grazie a dialoghi scorrevoli e simpatici, l’autore è stato in grado di essere coinvolgente facendomi leggere questo scritto nel giro di poche ore.
    Un libro introspettivo che fornisce diversi spunti di riflessione. Molto apprezzato.

  10. (proprietario verificato)

    Un libro scorrevole e di facile lettura, con spunti di riflessione e esperienze in cui chiunque potrebbe rispecchiarsi nel giovane Arturo. L’autore cerca di far cogliere anche i minimi particolari per far immedesimare il lettore nella scena e per catapultarlo nella pelle del protagonista. Se siete alla ricerca di un libro leggero, non impegnativo ma pieno di significato, non potete mancare a “L’appuntamento ideale”.

  11. (proprietario verificato)

    Una storia intima e coinvolgente, nella quale ognuno può immedesimarsi nel protagonista, il giovane Arturo.
    Un viaggio attraverso le stagioni dell’animo, che conduce il protagonista, e i lettori, a confrontarsi con l’unica persona dalla quale non si può fuggire: sé stessi.
    Battute brillanti e la giusta dose di sarcasmo danno respiro alle difficoltà che il protagonista è costretto a (ri)affrontare per completare la sua personale cerca.
    Un finale potente.
    Da leggere!

  12. (proprietario verificato)

    Libro particolare, particolare in senso assolutamente positivo, forse originale si addice di più alla trama. Arturo, un ragazzo che a primo impatto potrebbe essere chiunque, sotto la superficiale maschera pirandelliana, nasconde una personalità particolare, descritta in maniera minuziosa dall’autore. Racconto che intrattiene l’attenzione dell’autore dalla prima all’ultima pagina e che rende automatico e inconsapevole il passaggio da una all’altra.
    Inoltre arricchito da continue metafore che rendono l’immagine ogni volta più vivida e delineano l’emotività e gli interessi del protagonista a cui tutti ci siamo un po’ affezionati, Arturo.
    Bello lo stile con il quale l’autore ha voluto trattare questo enorme tema.
    Approvo e consiglio a tutti gli indecisi!

  13. Inaspettato. Arturo, un ragazzo che come molti altri si ritrova a dover fare i conti con una vita che sembra avergli voltato le spalle. Nonostante la giovane età porta dentro di sé le ferite inferte da numerosi fallimenti, anche quelli che in realtà non gli appartengono. Con questo racconto l’autore è riuscito a dare voce agli oscuri sentimenti che a volte i ragazzi nascondo al resto del mondo, gli stessi sentimenti che a volte spingono le persone a presentarsi a quel maledetto appuntamento. Assistiamo quindi ad un viaggio introspettivo che il protagonista intraprende per raggiungere alla fine una consapevolezza, qualunque essa sia, e noi questo viaggio lo viviamo con lui pagina dopo pagina. Perché infondo siamo tutti un po’ Arturo.

  14. (proprietario verificato)

    Non rivela verità universali, questo già ce lo annuncia l’autore nella sinossi, ma sicuramente rivela una propria visione della vita condizionata da svariati avvenimenti, talvolta anche usuali; la forza sta proprio in questo: l’usualità di alcuni avvenimenti permette a tutti di immedesimarsi nel protagonista che guida la riflessione su tematiche spesso date per scontato, ma di fondamentale importanza, come famiglia e amicizia. Il tutto reso coinvolgente dalla trama, questa tutt’altro che usuale, e dallo stile che accompagna per mano nella mente del protagonista attraverso la descrizione precisa dei suoi pensieri, pieni di sentenze riassuntive di ogni tipo: a primo impatto fanno nascere una risata, ma lette con cura racchiudono la verità più solida.
    Insomma, questo libro non rivela, ma apre al mondo rendendoci più consapevoli.

  15. (proprietario verificato)

    L’autore di “L’appuntamento ideale” inizia il suo raccontarsi con un dialogo a due particolare e continua con concetti e riflessioni, farciti di ricordi e di esperienze della propria adolescenza. Egli riporta su stampa quel genere di tributi che si pubblicano per amore di sé, per rendere tributo a se stessi e tanto da far sembrare che non è l’autore che abbia fatto il libro, ma il contrario. La questione della morte e della vita: un testo che non ha la pretesa di rispondere in modo esaustivo a tale questione ma che sicuramente aiuta a capirne le problematiche connesse.
    Un testo che riesce a dare delle tracce per un ulteriore approfondimento sull’argomento e in cui l’autore dà la sua posizione.

  16. (proprietario verificato)

    Un tuffo in un mondo che affascina. Un ragazzo che apparecchia il proprio appuntamento ideale con la morte, come fosse bere un tazza di tè. Ritmato, incessante e a tratti fluido. Vivido e senza compromessi. Una bella storia che ti attrae fin da subito e che non ti molla più, fino all’ultimo respiro!

  17. (proprietario verificato)

    Diretto, veloce, forte. Crudo, onesto, dritto al punto. Una mina pronta ad esplodere.
    Gli americani direbbero “disruptive”: talmente diverso che non può passare inosservato. Le immagini sono chiare, così nitide che in certi punti è come se fosse un film. La storia è avvincente, le pagine scorrono, la mente viaggia. Se volete un libro dirompente e che vi muova qualcosa dentro, siete nel posto giusto.

  18. Per quanto il tema sia “spinoso” e non esattamente nelle corde di tutti, il libro è gradevolissimo. Frizzante e scorrevole, non mancherà di strapparvi più di un sorriso. Il tutto tenendovi letteralmente incollati al racconto già dalle prime pagine. Consigliatissimo!

  19. Per quanto il tema sia “spinoso” e non esattamente nelle corde di tutti, il libro è gradevolissimo. Frizzante e scorrevole, non mancherà di strapparvi più di un sorriso. Il tutto tenendovi letteralmente incollati al racconto già dalle prime pagine.

  20. (proprietario verificato)

    Attratta dall’atmosfera cupa e di trepidazione del primo capitolo, ho letto gli altri tutti d’un fiato. Il libro racconta, anche in maniera cruda, le riflessioni di un giovane ragazzo sulla propria vita, riflessioni che possono toccare tutti, per cui immedesimarsi col protagonista e “tifare” per lui viene quasi automatico. Ho trovato il soprannome “Freud” non correttissimo considerando la branca della psicologia che lui ha fondato che non trova riscontro nell’approccio che ha questo personaggio con il protagonista, ma acquista senso considerando che è il protagonista stesso, col suo bagaglio culturale, a scegliere per lui questo soprannome.
    Lettura consigliatissima.

  21. (proprietario verificato)

    Lontano dall’essere il mio genere letterario abituale, sono rimasta piacevolmente sorpresa da questa lettura e da come lo scrittore abbia affrontato delle tematiche così forti e delicate con una prosa e dei dialoghi snelli e vivaci.

  22. Marco Miodini

    (proprietario verificato)

    L’appuntamento ideale è un viaggio nella vita di un giovane, coinvolgente fin dalla prime pagine grazie alla capacità descrittiva dell’autore che mi ha permesso di empatizzare con il personaggio. Il libro risulta delicato e vero, in grado di trattare un argomento non semplice in modo positivo e interessante.

  23. Claudio Caci

    (proprietario verificato)

    Scorrevole, provocatorio, introspettivo.
    Avete presente quando leggete e le parole riescono a suscitarvi immagini molto nitide? Ecco, questo libro è riuscito a coinvolgermi, a farmi avvicinare al protagonista, a riflettere sulla vita da una prospettiva inusuale.
    Il tocco di classe che, per gusti personali, innalza l’intero romanzo, sono i racconti del pistolero.
    Che dire? Per essere il primo romanzo di questo scrittore, mi sento di levare il cappello in segno di grande apprezzamento.

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Mattia C. Russo
Sono nato un sabato di novembre nel giorno più sfortunato per eccellenza. L’infanzia è trascorsa felice tra la scuola-parco giochi, la televisione-schiavista e il polveroso campo dell’oratorio dove ho conosciuto gli amici di una vita. In prima media arriva il fatidico anno X. Il nome è dovuto all’innumerevole quantità di radiografie e lastre fatte. Ho un’innata predisposizione ai guai, non ho mai pensato alle conseguenze delle mie azioni e l’ho fatta franca più volte di quanto avrei dovuto. Finito il liceo ho perso cinque anni tra università sbagliate e lavori a vicolo cieco, prima di trovare la mia strada, laureandomi con il massimo dei voti. Mi piace leggere, scrivere e viaggiare. Ho continuato ad allenare il primo fin da piccolo; il secondo lo pratico in un periodico e in un web magazine, mentre il terzo è più recente, scoperto grazie a un’associazione di volontariato internazionale.
Mattia C. Russo on FacebookMattia C. Russo on InstagramMattia C. Russo on Wordpress
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie