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Lassù in alto – Storia d’altri incerti e di una stria

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Matteo, Marco, Luca e Lucia sono quattro amici escursionisti che, incuriositi dai commenti di uno strambo e attempato avventore di un’osteria di paese, decidono di avventurarsi a Cà della Stria – la Casa della Strega –, una vecchia casona in mezzo ai boschi montani dove risiede Adèl, giovane donna esperta di erbe curative. L’incontro con la stria e con gli antichi saperi che ella custodisce sconvolge profondamente i ragazzi, che si troveranno presto a scegliere se continuare con le loro vecchie vite o intraprendere un percorso tutto nuovo e misterioso, al quale Adèl sembra averli iniziati. Un sentiero fatto di infusi magici e gesti rituali, ma anche di natura incantata e di sentimenti prorompenti.

Capitolo uno

Marco era laureato in ingegneria – ingegneria ambientale, per la precisione – e lo era da appena qualche mese. Quando aveva scelto quella specializzazione, si era immaginato qualcosa di concretamente declinato allo studio e alla salvaguardia dell’ambiente, da praticare costantemente sul campo; invece si era spesso trovato alle prese con un sacco di teorie che definire artificiose gli sembrava, a volte, per lo meno eufemistico. Per non parlare del cosiddetto “studio comparato”: pagine e pagine di numeri e tabelle buttate lì, appunto, per dar corpo anche a quelle teorie. Ma ormai, raggiunta quella prima meta, non vedeva l’ora di passare ai fatti: qualche idea già ce l’aveva e, appassionato di montagna com’era, si era unito volentieri a quella tre giorni messa su dal CAI locale, per passare un po’ di tempo nel suo ambiente preferito.

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Marco aveva fatto gruppo con altre tre persone: Matteo, Lucia e Luca, il ragazzo di Lucia; sapeva che erano tutti e tre buoni camminatori e abbastanza interessati all’ambiente montano da porsi, di fronte a esso, con un atteggiamento, se non di rispetto assoluto, almeno di aperta e vigile attenzione. Qualche riserva, in verità, Marco ce l’aveva su Luca, l’ultimo arrivato nel gruppo, che riteneva il meno sensibile al sottile richiamo alpino, ma la sua recente relazione sentimentale con Lucia pareva averlo trasformato… E lei non era solo una tipa solare e simpatica, un po’ fuori dagli schemi e col pallino della fotografia: era, come dire, vivacemente e poliedricamente disposta a tutto ciò che fosse veramente nuovo e, in qualche modo, “futuribile”. Era davvero un peccato che la ragazza si fosse messa proprio con lui, anche perché li aveva sempre considerati così diversi e lontani.Eppure era proprio così! A dire il vero, Marco sulle prime ci era rimasto male: il suo legame d’amicizia con Lucia era veramente speciale, e immaginare che, in qualche modo, esso potesse evolversi in relazione sentimentale era quasi naturale. Cosa aveva in più l’altro per essersi “insediato” al posto suo? Sì, d’accordo, era un tipo alto e attraente; più o meno ciò che le ragazze usano definire un “figo” e, a differenza sua, era anche uno pratico, che andava dritto al sodo, però lui e Lucia condividevano da sempre una identità, una idealità di vedute messe alla prova in tante occasioni. Qual era dunque il significato di quello sguardo d’intesa che la ragazza, di nascosto, riservava a mo’ di risposta ai suoi occhi incantati quando si riscuoteva dall’inquietudine curiosa che la distingueva? Così, quando l’“altro” l’aveva ufficialmente presentata come “sua ragazza”, lei aveva subito puntualizzato sorridendo, come a giustificarsi, e con un pizzico di polemica ironia, che dunque lui doveva essere, di conseguenza, il “suo ragazzo”, e lo aveva detto come se l’aggettivo possessivo fosse un termine obsoleto, lasciando interdetto e a bocca aperta Luca, e il subconscio di Marco scombussolato da più di un rimpianto.

In quanto a Matteo, nonostante fosse giovane, era da sempre il punto di riferimento di tutto ciò che aveva a che fare con l’istituzione “montagna”, alla conoscenza della quale sembrava aver dedicato e orientato la propria esistenza. Matteo non era alto, bello secondo i canoni usuali o particolarmente affascinante. Eppure il suo modo di porsi e le sue scelte orientate gli donavano un certo carisma e il suo interloquire pacato gli conferiva autorità. Di sicuro, tra i due, era Matteo la persona affidabile, non Luca, e non solo riguardo alla montagna, eppure…

Quella mattina il sole splendeva allegro nel cielo azzurro e terso, che solo certe belle giornate di inizio estate sanno regalare e, tra i monti, era talmente pieno e luminoso che, se uno non fosse stato lì presente, a sentirlo descrivere non ci avrebbe creduto.

Giunti in loco, i quattro se l’erano presa comoda: era necessario indagare per bene prima di intraprendere il cammino, perché non volevano fare un giro a caso, ma erano determinati, per così dire, a unire l’utile al dilettevole. Si accamparono quindi a un tavolo appartato dell’unico bar, ritrovo e posteria del paese, e cominciarono a tirar fuori dagli zaini le loro brave cartine, quelle con la tracciatura meticolosa dei sentieri, le linee altimetriche e tutto il resto. Le aprirono e presero a commentarle ad alta voce. Ipotizzarono un paio di percorsi con le relative varianti: sembravano entrambi ben equilibrati, con la giusta commistione di bosco, prato e terreno ripido, e con qualche passaggio esposto. Tutti e due prevedevano anche la possibile visita ad alcune delle malghe che la cartina segnalava; forse ci sarebbe stato anche lo spazio per salire fino al passo, ma, avendo a disposizione tre giorni, avrebbero deciso al momento; anche perché quell’appassionata fotografa di Lucia, in una giornata simile, si sarebbe certamente presa tutto il tempo necessario per i suoi scatti. E poi, visto che erano muniti di sacchi a pelo, chissà, magari un pernottamento in quota non era da escludere a priori. Lo avrebbero in ogni caso deciso a tempo debito, e il parere del navigato Matteo sarebbe stato decisivo. Davvero, il giovane esperto di montagna era considerato da tutti una specie di autorità in materia, a cui riferirsi, con fiducia, per ogni evenienza. Stavano dunque confrontando i dettagli dei due percorsi, quando proprio Matteo osservò, per inciso, che il percorso Uno passava vicino alla Cà de la Stria, e in breve tutti furono d’accordo di andare a visitarla.

Ghè la strja söj scal del spazzecà! venne subito in mente a Marco, non senza una certa inquietudine; era il titolo di una vecchia filastrocca mandata a memoria da bambino durante i giochi consumati sull’aia di un’antica cascina, dove…

«Al posto vostro, io non andrei a tantare la stria» sbottò uno del luogo seduto a un tavolo vicino, troncando sul nascere le reminiscenze del giovane. Era tutto baffi e sembrava saperla lunga.

«Tantare la stria? Che significa? Ma perché, c’è davvero questa… stria replicò Lucia all’affermazione dell’uomo, facendosi portavoce della palese curiosità dei suoi amici.

«Se c’è?! Certo che c’è e vi garantisco che non è il caso di andare su, alla sua tana.»

Altri avventori si erano nel frattempo avvicinati e un paio di loro aveva cominciato a raccontare di strani episodi, di inquietanti coincidenze e di inspiegabili accadimenti correlati alla presenza di enigmatiche figure femminili che sembravano tramandarsi un misterioso sapere…

«Adesso c’è su l’Adèl, la figlia de la pora Agnées. Un gran tocco di gnocca, neh! Ha sistemato quel casotto che c’è là sopra, la stalla e il fienile. Li ha messi a posto per bene, niente da dire, ci ha attaccato anche un capannone per le bestie, ma non provate ad avvicinarla, quella lì è capace di tirarvi una sciupettada senza pensarci due volte!»

«E dài, Remo, esagera no! L’Adèl lè anca brava. Ci sa fare in tanti modi. Te se regordat ul fiulèt dal Giuanin? Lè stada lée con i so impacch e i so segn a guaril. Pensate: i duttur avevano già decretato di tagliargliela via quella povera gamba, non c’era verso di farla rimarginare; ma l’Adèl no, lha dit: “Fidatevi di me”. E pian pianin lha guarìi

«Apunto, lè na stria!» tagliò corto il Remo, in tono definitivo.

«E quellanimal dal so can, che mi dici, eh? Lè pussée gross da un vedell, negru, cun dü öcc che sbarlüsissan: peggio del diavolo in persona…»

Così sentenziarono i compaesani di Adèl, la Stria, che continuarono peraltro in quella pratica, infervorati com’erano, anche quando i quattro ospiti, un po’ alla chetichella, si defilarono dal quel rispettabile consesso, porgendo con prudenza un cauto buongiorno, reiterato a più riprese e, a buon conto, in più direzioni, finché non uscirono di nuovo all’aria aperta.

La giornata era davvero magnifica: i quattro risalivano spediti la carrareccia che portava su, a incontrare la sinistra orografica della valle, tra boschi lussureggianti di noccioli, faggi, carpini, roveri e castagni; la luce filtrava prepotente tra le fronde, bevendosi la rugiada notturna che tentava di svignarsela, sgattaiolando tra l’erba già alta o rifugiandosi negli anfratti più ombrosi e protetti. A intervalli regolari, i ragazzi si immergevano in un ondeggiare verde chiaro di sole: era quello dei prati che s’alternava allo stormire cupo delle fronde.

Superato ormai il limite in cui il bosco si contamina di aghifoglie, larici e abeti avevano in breve soppiantato gli alberi delle quote più basse per poi mescolarsi ai cespugli di mugo, che sembravano sorgere direttamente dai cromatismi delicati delle eriche, e a qualche scarna colonia di cirmoli, sempre più presenti al crescere della quota.

Lucia si attardava regolarmente con al collo due fotocamere, una delle quali equipaggiata per la macrofotografia, incalzata dagli sbuffi impazienti di Luca che, in verità, sembrava lo facesse più per partito preso, visto che la ragazza era lestissima a recuperare il terreno perduto, anche se gli altri tre non sembravano visibilmente rallentare. Oltretutto, il giovane aveva il vizio di voltarsi di frequente, apparentemente senza motivo, lanciando nel contempo occhiate di riprovazione a tutto ciò che, inavvertitamente, si fosse trovato a portata di sguardo. Era probabilmente una mania acquisita della quale non si rendeva conto, ed era un peccato, perché gli occhi di Luca erano davvero espressivi e profondi.

Era quasi mezzogiorno quando lo sparuto drappello uscì dal bosco diradato dei duemila metri per raggiungere spedito il terrazzo panoramico che costituiva la meta della prima parte della giornata. Lo scenario era semplicemente grandioso e abbracciava tutto lo scoscendimento di quella magnifica porzione di mondo che i quattro avevano risalito con tenace determinazione: in basso, i due versanti della valle sembravano riunirsi in una specie di verde V che si perdeva lontano, mentre le diverse e sfumate tonalità di quel colore si facevano via via più vivaci e precise a mano a mano che lo sguardo rimontava il pendio fino al punto di osservazione. Al di sopra, il costone erboso si innalzava fino a esaurirsi in ghiaioni costellati di massi ocra e grigi e, più su, quell’impasto di colori si espandeva, sopraelevato e maestoso, sulle pareti rocciose, sui picchi frastagliati e sugli immani graniti che sorreggevano, come braccia immobili e possenti, immense mani di pietra, incatenate dalle nevi e dai ghiacci perenni.

I quattro amici, in piedi, ammiravano immobili e muti quello spettacolo naturale che si rappresentava con millenaria continuità tra le varianti cromatiche delle stagioni che si succedevano. Il silenzio, vastissimo, sembrava mitigarsi in un cupo mormorio di fondo: era la montagna sovrana che lavorava incessante, coadiuvata da sora acqua e frate vento, e raccontata più giù dal succedersi inesorabile dei giorni. Il nero volo di un falco si sovrappose a quel quadro, completandolo, e, al tempo stesso, scomponendolo nello stridulo richiamo che il volatile lanciò, come una sfida, a quello straordinario spicchio di esistenza.

14 febbraio 2020

Aggiornamento

Vivacissima serata con gli amici del CAI di Bizzarone, in un clima disteso ed amichevole.
Data la sede in cui la passione per la montagna è istituzionalizzata, sono stati letti brani ad hoc ed in particolare parte del capitolo che descrive l'ascensione al pizzo di Lù. Che soddisfazione!
12 gennaio 2002

Aggiornamento

…E così, come sempre, il grande cane, dopo aver accompagnato col suo sguardo profondo e sincero, i gesti naturali degli umani, dopo averne ascoltato le parole, talvolta articolate in discorsi, dopo averne silenziosamente condotto, come sembrava, la regia di quei gesti e di quelle parole, uggiolava appena, piegando un poco il capo come a chiedere permesso e se ne usciva fuori, risalendo spedito fino ad un dosso panoramico posto tra valle e cielo e “Lassù in alto” lo raggiungeva presto quell’umana che sapeva di magia e così, insieme, l’una accanto all’altro, in silenzio ammiravano il calare del sole, nell’immanente gradualità della sera…
14 febbraio 2020

Evento

Letture, curiosità e riflessioni con l'autore.
Presentazione del progetto editoriale di pubblicazione in crowdfunding a cura di Bookabook.
Sede Club Alpino Italiano via S. Margherita Bizzarone (CO)
04 febbraio 2020

Aggiornamento

Interessante serata con Mario Marini che ha presentato il suo romanzo Lassù in alto, storia d’altri incerti e di una stria. Soprattutto ad incuriosire sono state le tematiche presentate dall’autore e riferite ad un mondo apparentemente arcaico e ad uno tecnologico. A fare da trait d’union il personaggio della stria, insolitamente giovane, bella e laureata. Il libro non è stato ancora stampato ma si può prenotare attraverso il sito della casa editrice "bookabook". Con l’autore ha dialogato Paola, mentre Anna e Renato hanno letto dei brani del libro.

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04 febbraio 2020

Evento

OLGIATE COMASCO, frazione Somaino, via Pellegrini 10 Martedì 04 febbraio a Olgiate Comasco, frazione Somaino, via Pellegrini 10, ore 21, Il Circolo culturale Dialogo presenta: LASSÙ IN ALTO - Storia d'altri incerti e di una stria, romanzo di Mario Marini. Letture, curiosità e riflessioni sullo scritto e sul progetto editoriale di pubblicazione in crowdfunding a cura dell’editore Bookabook
17 gennaio 2020

Aggiornamento

…“Ehi, eccola là! Vedete? Eccola laggiù, la tana della stria“ indicava, puntando il dito verso un ampio prato incastonato più giù, tra gli alberi. Era una casona bianca con tante finestre munite di imposte verdi e rosse, raggruppata attorno alla pietra di un grande camino che si elevava largo, dalla base, pure in pietra, dell’ampio fabbricato, per affilarsi più in alto, verso il tetto di ardesia. Due costruzioni più piccole e rustiche e di lato, la foggia recente di un basso capannone, completavano il piccolo insediamento, mentre un filo di fumo candido si innalzava, continuo e paziente, dal pinnacolo dell’abitazione principale, sparigliato, a tratti, tuttavia, quando un refolo d’aria lo coinvolgeva come un invito di danza.
11 gennaio 2020

Aggiornamento

Sera. Il segno vivace del fuoco riproponeva il suo sincopato bagliore sulla penombra diffusa dell’antico legno: quel vasto interno distribuito con sapienza attorno alla pietra del focolare da una determinazione antica; quegli arredi singolari, testimoni di un’eredità imprescindibile, ma anche di una volontà giovane e risoluta, attenta ad accogliere e ad evolvere quell’eredità e quella determinazione. E il suo costante brusio faceva da contorno obbligato a qualsiasi azione si fosse esplicata in quel vasto interno, fino a renderne inimmaginabile persino un ipotetico avvio, in assenza del primo. Da “LASSÙ IN ALTO - Storia d'altri incerti e di una stria” bozza non editata, 10° movimento, pag. 84
27 novembre 2019

Evento

Sala "La Meridiana" via Garibaldi 12 Uggiate Trevano -Como- Mercoledì 27 novembre alle ore 21, presso la sala “La Meridiana” di Uggiate Trevano, si è tenuta una serata letteraria, organizzata dall’Associazione culturale “Extra Moenia” e patrocinata dal comune locale. La serata aveva lo scopo di presentare l’avvio della campagna di crowdfunding” per la pubblicazione di LASSÙ IN ALTO, Storia d’altri incerti e di una stria, romanzo d’esordio dell’autore uggiatese Mario Marini, già noto per aver dato alle stampe due libri di poesia. Nell’alternanza di musica “progressive” anni 70 e letture scelte, tratte dal romanzo, la serata ha vissuto momenti di intensa partecipazione, scanditi dalle domande formulate all’autore e suggellati dalle risposte di quest’ultimo, che, nonostante le ripetute sollecitazioni a rivelare almeno qualche gustoso “incerto” capitato ai protagonisti, nel fatale incontro con “la stria”, è riuscito a mantenere, sostanzialmente intatto, il mistero nei confronti degli accadimenti narrati nello scritto e consumati lassù in alto! Il numeroso pubblico, che riempiva la sala, ha indubbiamente gradito, producendosi, a più riprese, in applausi spontanei e sciogliendosi poi, in una lunga ovazione finale. A questo modo si è passati informalmente alla seconda parte della serata, diffusa di chiacchere amichevoli, assaggi e brindisi augurali e l’inizio della campagna dei pre-ordini, eseguiti direttamente online sul sito dell’editore milanese Bookabook e, anche, attraverso la compilazione di moduli cartacei per chi con internet non si trovava a suo agio. Le ultime notizie parlano di una campagna iniziata benissimo, tanto che, pare sia già stato superato il fatidico numero di preordini minimo, necessari alla sicura pubblicazione e distribuzione del romanzo. Associazione culturale Extra Moenia 2 Associazione culturale Extra Moenia Sala La Meridiana
27 novembre 2019

Aggiornamento

Nell'immagine l'articolo del giornale di Olgiate in occasione del lancio della campagna di crowdfunding di Mario Marini per il romanzo "LASSÙ IN ALTO - Storia d'altri incerti e di una stria". giornale di Olgiate lancio della campagna di crowdfunding di Mario Marini

Commenti

  1. l’anteprima promette bene, a cosa andranno incontro i ragazzi? Mistero e magia. Lettura scorrevole.

  2. (proprietario verificato)

    Bravissimo scrittore amante della natura e della montagna. Da leggere!!

  3. (proprietario verificato)

    Bravissimo scrittore amante di natura e montagna.Da leggere!!

  4. (proprietario verificato)

    L atmosfera è misteriosa… Quali eventi andranno a dipanarsi tra sortilegi, congiunture astrali,giochi del destino… Anche l’alchimia dell’amore avrà la sua parte?…(Cecilia)

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Mario Marini
è nato a Como e vive tra le colline moreniche di questa terra di frontiera, con qualche scorcio di Alpi lontane. Progettista di macchine e sistemi meccanici, ha cominciato a scrivere per dare coerenza a ciò che intimamente percepiva, e il mezzo più naturale era quello di un foglio
bianco da riempire di segni. A lungo si è dedicato alla poesia prima del “gran salto” verso i testi in prosa, dapprima con qualche breve racconto, poi con qualcosa di più strutturato. Ha pubblicato Questa periferia (Acarya, 1985), e ha partecipato alle antologie Il Melograno. Quaderni di poesia (2015) e Mai la parola rimane sola (Acarya, 2017). Lassù in alto è il suo primo romanzo.
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