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Le Cronache di Jaltar. Il risveglio

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Consegna prevista Giugno 2020

Vashy, Derek e il piccolo contingente mandato dal Comandante Broher stanno raggiungendo l’Avamposto per cercare di far luce su ciò che sta accadendo ai membri delle corporazioni scomparsi. Arrivati nei pressi della capitale, il gruppo si divide per raccogliere informazioni nei villaggi limitrofi. È l’occasione per far nascere nuovi legami tra gli avventurieri, che si trovano ad avere a che fare con una realtà piuttosto critica: nel cuore del regno alberga il caos, la delinquenza si sta diffondendo e nuovi oscuri viandanti si aggirano per le vie delle città. Gli incantatori, informati da Oset su ciò che sta succedendo all’avamposto, decidono di avvicinarsi per dare il loro supporto. Nel frattempo, nel sottosuolo gli elfi sono costretti ad accettare l’alleanza con i vampiri per accelerare la rinascita della loro regina. Ebbri del loro potere e certi dell’imminente riscatto del loro popolo, sono ormai pronti ad ottenere ciò a cui anelavano da tempo.

Perché ho scritto questo libro?

La via dell’apprendista è nato un po’ per caso, portandomi a scrivere e ad approfondire il mondo di Jaltar, i suoi protagonisti e le sue dinamiche. Incentivata dalla curiosità e dal sostegno dei lettori, ho organizzato la stesura di Il Risveglio. Questa volta con una consapevolezza e un approccio diversi. L’idea che qualcuno attenda con impazienza il tuo prossimo libro, ti spinge a cercare di fare del tuo meglio nella scrittura per soddisfare le aspettative di chi è in attesa.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Erano passate poche settimane da quando Orel era entrata a far parte della cerchia degli accoliti e già dalla prima sessione di donazione aveva iniziato a nutrire dei dubbi su quello che stava facendo. Fin da bambina era stata educata al culto della Regina degli elfi, a venerare colei che finalmente avrebbe portato un po’ di luce nell’oscurità del sottosuolo, relegato da un’antica diatriba a vivere sottoterra, come le creature più infime.

I loro fratelli si erano presi le terre più rigogliose e li avevano lasciati lì a marcire, a combattere per la supremazia del sottosuolo; li avevano costretti ad allearsi con le altre razze per tenere a bada la bramosia dei succhia sangue che da sempre si divertivano ad annientare qualsiasi altra specie. E ora, loro si stavano comportando come i loro acerrimi nemici, privando le povere vittime della propria linfa vitale, al fine di far rivivere la regina. La notizia dell’imminente rinascita si sparse rapidamente. Mancava molto poco ormai e gli gnomi avevano mostrato i propri interessi commerciali, recandosi presso il regno degli elfi delle tenebre per fornire il proprio sostegno nella realizzazione di armi e armature, partecipando indirettamente alla riconquista del mondo in superficie. Come loro, anche gli uomini lucertola si presentarono a dare il proprio supporto, con scorte di pozioni magiche e artefatti, che sarebbero tornati utili in battaglia. Nessuno di loro però sarebbe intervenuto per sporcarsi le mani. Alcuni elfi vagabondi tornarono nel regno per mettersi al servizio della causa.

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Orel, in qualità di accolita, si trovava nella delegazione che aveva il compito di controllare che i visitatori entrassero nel Gran Salone del consiglio, senza armi. Li perquisivano, privandoli di ogni oggetto pericoloso e all’uscita restituivano il tutto. I curiosi accorrevano numerosi e diventava sempre più faticoso tenerli a bada. 

Un giorno come tanti altri, Orel e i suoi compagni attesero a lungo l’arrivo dei visitatori, ma stranamente non si presentò nessuno alla porta. Si adagiarono nell’attesa finché dall’oscurità dei corridoi non scorsero tre figure, che indossavano lunghi mantelli come i loro. Orel li osservò con attenzione. Il loro passo era elegante, quasi ipnotico. Passò in rassegna con i suoi occhi lilla una di loro: gli stivali di pelle scura, i pantaloni che stringevano le gambe snelle e il corpetto che strozzava un fisico asciutto e un seno prominente. Il viso cereo era di una bellezza fuori dal comune: occhi dal taglio arrotondato, dorati come quelli di un gatto, i capelli color fuoco ondeggiavano all’altezza delle spalle, un naso lungo e fino sotto il quale spuntavano due labbra carnose rese rosse da chissà quale mistura. La nuova arrivata si accorse di essere osservata e le sorrise, mettendo in mostra i suoi canini appuntiti.

Il cuore di Orel martellò all’impazzata nel suo petto, la visitatrice se ne accorse e sorrise divertita. Si guardava attorno, ma anche i suoi compagni erano pietrificati dalla paura di aver di fronte i succhia sangue.

«Siamo venuti a parlare con chi comanda» disse la vampira, dopo essersi accertata che tutti i presenti fossero terrorizzati dalla sua presenza. Si fece avanti e nessuno provò a fiatare. Quando la visitatrice aprì la porta, anche gli altri suoi due si avvicinarono e Orel riuscì finalmente a vederli bene. Uno aveva una corporatura imponente, un taglio di capelli corto, un viso squadrato con due occhietti scuri color pece dai quali trapelava uno sguardo tenebroso e solo incrociarlo metteva a disagio. L’altro aveva un viso angelico, pallido ma lucente, sul quale si delineavano dei lineamenti delicati. Quest’ultimo si spostò dal viso i capelli biondi mossi e spettinati, osservando i dintorni con curiosità, come un bambino. Orel lo mirò con interesse, poiché quella creatura non la intimoriva, come gli altri due, la bellezza unica le fece venire in mente le leggende sulle razze angeliche che popolavano i cieli, nei regni antichi. Gli occhi cremisi del vampiro si incrociarono con quelli lilla di Orel, ricordandole che nonostante le apparenze si trovava di fronte ad una specie fatale. Le sembrò che le sorridesse, prima di scomparire all’interno del Gran Salone.

Quando i tre succhia sangue entrarono, chiudendosi la porta alle spalle, il concilio si zittì osservandoli. I visitatori si trovarono di fronte un tavolo rettangolare di pietra, attorno al quale erano seduti tre elfi e tre elfe, che li esaminarono in silenzio. Dopo un po’, una di queste si alzò, i capelli grigi erano raccolti in una lunga coda alta, il fisico era quello di una combattente, ai fianchi due scimitarre erano ben salde alla cintura e venivano nascoste dal mantello grigio che copriva l’intero corpo. La carnagione cinerea del viso era coperta da una mistura nera che i guerrieri della notte utilizzavano per celarsi al meglio nelle tenebre. L’elfa li esaminò attentamente, poggiò le due mani nerborute al tavolo e prese parola. 

«Ecco perché gli uomini lucertola e gli gnomi non si sono fatti vivi oggi. Ci chiedevamo quando sareste venuti a proporci la vostra collaborazione» disse, accogliendoli.

«Non avete bisogno di loro, bastiamo noi e poi, potevate venirci a chiamare, se avevate tanta fretta» rispose con arroganza la vampira, avanzando verso di loro. «Il vostro popolo si è dimenticato le buone maniere?» domandò con arroganza.

«A quanto pare anche il vostro» rispose indispettita l’elfa, riferendosi al fatto che la vampira aveva appena ammesso di aver cacciato o giustiziato gli altri alleati.

«Sono Meja Restil e loro sono i miei accompagnatori: Kemil e Nobel» si voltò indicando i due individui alle sue spalle.

«Bene. Stai parlando con Peril Rantel, la portavoce del Gran Consiglio. Ora, basta con i convenevoli. Che cosa volete?» domandò l’elfa.

«Vogliamo carne fresca, abbrustolita dal sole» disse con leggerezza Meja. «Ma, soprattutto… vendetta.» Il suo tono era carico di rancore, un rancore accumulato nel tempo.

«Mi sembra un’ottima ragione per collaborare Meja» concluse la comandante.

«Puoi starne certa» garantì la succhia sangue, avvicinandosi ancora di più al tavolo, mentre gli altri due rimasero sulla soglia.

«Ci consulteremo e vi manderemo presto i dettagli per stipulare un accordo» garantì Peril, infastidita dal suo avvicinamento. «È importante che quando saremo arrivati in superficie, non perdiamo tempo a farci la guerra tra di noi. Ci spartiremo i territori, in modo che ognuno possa vivere in pace» annunciò l’elfa. «Questo è il nostro punto di partenza. Se siete d’accordo, sarete i benvenuti» mentì. Non sarebbero mai stati i benvenuti, perché sapevano tutti che erano creature dedite al vizio e agli spargimenti di sangue. Nessuno li voleva, ma non potevano inimicarseli proprio ora, perché il loro aiuto sul campo di battaglia sarebbe stato indispensabile per la vittoria.

«Ne parleremo con chi di dovere» garantì in tono sprezzante Meja, avvicinandosi ancora per osservarla bene da vicino. Il suo obiettivo era quello di farle paura, ma alla luce della rinascita della Regina delle Ombre, l’orgoglio degli elfi era tornato quello di un tempo e neanche la loro razza sembrava poi così temibile. Meja si infastidì, girò i tacchi e si allontanò per uscire.

«Un’ultima cosa» disse Peril, attirando la sua attenzione. «Il nostro messaggero deve tornare sano e salvo» si raccomandò.

«L’ambasciatore non verrà privato di nessuna goccia di sangue. Hai la mia parola» concluse Meja. Attese che i due accompagnatori aprissero il portone per uscire.

Orel fu lieta di vederli andar via in tranquillità, non appena tirò un respiro di sollievo si accorse che il succhia sangue dagli occhi cremisi si voltò a osservarla per un istante. Seguì con lo sguardo i tre vampiri allontanarsi e, solo quando scomparvero dalla loro vista, tutti gli elfi si mossero e rientrarono nel salone per scusarsi con i superiori.

Viaggio verso l’accampamento

«Derek? Ehi, che ti prende amico?» Sorin strattonava il suo compagno che si moveva spasmodicamente a causa delle convulsioni. Il tono della voce richiamò l’attenzione di Vashy, che dal di fuori della tenda domandò: «Posso entrare?»

«Certo, entra pure» disse Sorin. Nel frattempo, Tosco si tirò su, stropicciandosi gli occhi.

«Che succede?» domandò assonnato. Si voltò verso il confratello che cercava di bloccare il corpo di Derek, in preda a forti convulsioni.

«Riesci a tenerlo più fermo?» domandò Vashy a Sorin che stava già facendo il possibile, impiegando tutte le sue forze.

«Ti aiuto anche io» si offrì Tosco, dopo aver inquadrato la situazione. I due combattenti riuscirono a bloccare Derek e Vashy poté finalmente visitarlo. Gli tastò la fronte, ma la temperatura era nella norma. Cercò di aprirgli gli occhi con l’indice e si accorse che erano rivolti all’insù, non riusciva a scorgere l’iride. Vashy gli alzò la veste per vedere se il corpo presentava segni d’infezioni. I due combattenti la guardavano speranzosi di ricevere un’informazione qualsiasi.

Richiamata dal trambusto, anche Zyrin entrò nella tenda, senza chiedere il permesso e si avvicinò per unirsi ai suoi compagni per bloccare Derek.

«Puoi andare a chiamare Eren?» le domandò Vashy, con la voce tremolante.

«Sono qui» anche Eren si fece avanti. Provò a cercare qualsiasi segno, ma niente. Rimasero tutti agghiacciati ad osservare il corpo di Derek muoversi a scatti, senza riuscire a fare nulla.

«Ma che cos’ha?» domandò Tosco agitato.

«Non riuscite a fermare queste maledette convulsioni?» domandò Sorin ai guaritori.

«Non siate sciocchi, se fossero in grado lo avrebbero già fatto!» appuntò Zyrin, cercando di riportare un po’ di equilibrio tra i due compagni in preda all’agitazione.

«Non capisco» disse Vashy. «Non ha nulla di evidente» cercava di giustificarsi, irrequieta. 

«È vero» confermò Eren. «Una reazione del genere può essere causata da una forte febbre o da un’infezione» cercò di spiegare. 

«Derek,» Vashy prese la sua mano e la strinse forte. «Derek mi senti? Ti devi svegliare» continuò l’amica, la sua voce era incerta e un nodo alla gola soffocava le sue parole. Continuava a parlargli e a chiamarlo per nome, finché le convulsioni iniziarono ad affievolirsi, fino a sparire.

«Derek!» Vashy alzò la voce e si chinò su di lui. «Derek svegliati ti prego» appoggiò la testa sul petto dell’amico per sentire il battito. Finalmente sentì la mano di Derek muoversi nella sua, tirò su la testa e Derek aprì gli occhi. Tutti gli spettatori si rilassarono e Vashy gli si gettò al collo.

«Mi hai fatto spaventare» gli disse agitata. Derek l’abbracciò e le sussurrò a bassa voce. «Ero con Shyren.» Vashy mollò un po’ l’abbraccio, si arrestò per osservarlo bene negli occhi. Era stranamente lucido, come se si fosse soltanto risvegliato da un dolce sonno, portando con sé notizie della loro amica che non sentivano da tempo. Gli spasmi erano spariti all’improvviso, lasciando gli spettatori interdetti.

«Mi devi raccontare tutto» disse preoccupata. D’un tratto, i due amici si accorsero del silenzio imbarazzante che era calato tutto intorno a loro. Si guardarono attorno. Vashy incrociò gli occhi di Eren che avevano un’espressione che non aveva mai visto, Derek guardò i suoi tre compagni combattenti che ricambiarono sgranando gli occhi.

«Sto bene ragazzi!» assicurò sorridente, grattandosi la nuca, come se non fosse successo nulla.

«Forse sarebbe il caso di lasciare i due piccioncini da soli» disse Demian che dall’ingresso della tenda si godeva lo spettacolo di tutti i presenti in imbarazzo. Vashy, diventò paonazza, si allontanò da Derek e si tirò su, perché in quel momento si rese conto che il suo gesto di affetto era stato frainteso.

«Vado a prepararti un infuso energizzante» disse, senza guardare l’amico in viso e si volatilizzò a passo levato. Passò di fianco a Eren, che era impietrito e all’uscita incrociò lo sguardo malizioso di Demian. Appena Vashy uscì dalla stanza, il clima iniziò a stemperarsi.

«Accidenti Derek, sei proprio uno sciupa femmine!» esordì Sorin, senza badare al fatto che i gemelli Cistersord fossero ancora nella tenda. Eren continuava a fissare Derek. 

«Perché?» domandò Derek, mentre cercava di tirarsi su. 

«Avevi detto che nessuna delle tue amiche era la tua ragazza!» commentò ancora Sorin. «Solo la voce del vero amore può funzionare più di ogni cura» continuò su una lunghezza d’onda che Derek non avrebbe mai raggiunto.

«Infatti, è così» disse Derek, lasciando perdere i commenti di Sorin che, come al solito, parlava a sproposito.

«Lo sappiamo come è fatto Derek, no? Non se ne sarà mai accorto!» commentò Tosco, cercando la complicità di Zyrin, che sorrise divertita. Derek ebbe un giramento di testa, gli tornò in mente il sogno. Era stato reale il suo incontro con Shyren? Chissà come stava… Un senso di tristezza lo avvolse e sentì una fitta al petto.

«Dicci la verità Derek: Vashy è la tua fidanzata?» domandò diretto Sorin.

«Sei proprio uno sfacciato» lo sgridò Zyrin, dando al Rocciacalda una sonora gomitata.

«Dai Zyrin, lo sai che sono curioso» continuò Sorin facendo finta di essere una povera vittima, mentre gli occhi della sua compagna lo fulminavano per la sua insolenza. 

«Forse non ha il coraggio neanche di rispondere» esordì Eren, mentre si stava avvicinando a Derek, in attesa della risposta. Le parole gli uscirono di bocca d’improvviso. Dal fondo della tenda il suo gemello osservava divertito la scena. Zyrin, Sorin e Tosco si girarono verso il guaritore, il tono della sua voce era serio. Si immobilizzarono a guardarlo. Eren si accucciò vicino a Derek, che era un po’ intontito dalla fitta al petto e dai ricordi sfocati del suo sogno e che non aveva ascoltato una parola. Si accorse di Eren, solo quando si trovò i suoi occhi di pece a squadrarlo ad un palmo dal suo naso. Per un attimo tornò in sé.

«Ho qualcosa che non va?» domandò Derek, quando si accorse di essere esaminato così da vicino da un guaritore. Demian dal fondo della tenda rimase in silenzio ad osservare.

In quel momento tornò Vashy, che sorreggeva un piccolo vassoio sul quale si intravedeva una tazza fumante. Demian ne approfittò per sgattaiolare fuori, la guaritrice non fece caso ai suoi movimenti.

«Ha avuto una ricaduta?» domandò entrando. Si avvicinò al suo amico d’infanzia ed Eren si alzò, senza degnare né Derek né Vashy di una risposta. Nel periodo trascorso insieme Vashy non aveva mai visto quello sguardo di Eren, rimase turbata e un forte senso di disagio la colpì, quando lo vide lasciare la tenda con freddezza. Cercò di non dare peso alla sua reazione, ma in cuor suo sapeva che il suo turbamento sarebbe perpetuato finché non avesse risolto la questione.

 «I Coluber dovrebbero essere informati sullo stato di Derek» esordì Zyrin. «Andiamo?» suggerì ai due confratelli in piedi, che le risposero con un semplice cenno d’intesa. Mentre uscivano Derek salutò tutti con il suo sorriso smagliante e li seguì con lo sguardo finché non furono fuori. 

«È buona» commentò, sorseggiando il decotto fumante.

«Ho aggiunto un po’ di miele per renderla più gradevole» lo informò Vashy. «Mi hai fatto preoccupare» gli disse. «Avevi il corpo che si muoveva convulsamente e riuscivano a malapena a tenerti fermo.»

«Non preoccuparti più per me, io sto bene. L’ho rincontrata, Vashy» l’amica si interruppe e proiettò immediatamente i suoi occhi nocciola in quelli cristallini del combattente, lasciando da parte le sue preoccupazioni.

«Come sta?» domandò.

«Mi sembra terribilmente sola» confessò tristemente Derek. «Dobbiamo trovarla Vashy. Sono preoccupato. Come al solito, cerca di non farmi impensierire, ma io me ne sono accorto. Era evidente la sua tristezza» bevve un altro sorso, mentre Vashy rimaneva in silenzio pensierosa. 

«Cosa ricordi di preciso?» 

«Stavamo parlando e non appena abbiamo provato ad avvicinarci e iniziato tutto a diventare pericoloso, era come se tra di noi ci fosse una barriera invisibile» fece un semicerchio con il braccio, come per disegnarla nell’aria. «Non so come spiegare, ma non riuscivamo ad avvicinarci…»

«Forse è da lì che hai iniziato ad avere delle convulsioni» ipotizzò Vashy. «Dovresti cercare di non avvicinarti troppo, altrimenti ti farai del male.» 

«Non potevo Vashy, avresti dovuto vederla» si giustificò. «Non potevo negarle un abbraccio. Non sono nemmeno riuscito a consolarla.» Derek si rattristò. «È stato come la scorsa volta alla corporazione» fece una breve pausa e incrociò lo sguardo dell’amica preoccupata. «Aveva bisogno di un contatto con me, ma poi non sono riuscito a raggiungerla perché l’acqua mi portava in profondità. Ho anche rischiato di annegare» ricordò Derek, raccontandole l’episodio.

«Da me non è mai venuta» disse tristemente. «Vorrei incontrarla anche io… Mi manca» lo guardò con un briciolo d’invidia.

«Forse ci ha provato e non riesce a mettersi in contatto con te» ipotizzò Derek. 

«Sarà senz’altro così…» concluse Vashy. «Ora è meglio che riposi, ti verrò a chiamare prima di partire. Prova a dormire» disse la guaritrice.

«Grazie Vashy.» 

01 novembre 2019

Aggiornamento

Un po' di incontri a Lucca Comics and Games 2019 e l'intervista con Radio Impronta digitale, che potete trovare a questo link.
08 novembre 2019

Aggiornamento

Non si perde mai l'occasione per farsi conoscere, ecco un'intervista pubblicata su www.lagazzettadihogwords.it, che potete leggere a questo link.
05 novembre 2019

Aggiornamento

Un po' di incontri a Lucca Comics and Games 2019 e l'intervista con Radio Impronta digitale, che potete trovare a questo link.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Già leggendo un pezzetto delle bozze posso dire che la saga non fa che migliorare 😀

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Monica Tomaino
Monica Tomaino è nata a Torino il 15 dicembre 1985. La passione per i libri e la scrittura la porta a laurearsi in Letteratura, Filologia e Linguistica italiana. Seguono anni di lavoro nel mondo del fumetto, durante i quali nasce l’idea per un universo fantasy. "Le cronache di Jaltar. La via dell’apprendista" è il suo romanzo d’esordio.
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