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Le Cronache di Jaltar. Il risveglio

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Seguendo gli ordini del Gran Maestro Broher, Vashy, Derek e i loro compagni si dirigono verso l’avamposto, sperando di far luce sulla situazione del regno. La scelta di dividersi in piccoli gruppi favorisce la nascita di nuovi legami e facilita le indagini, che svelano da subito una realtà critica: attacchi, sparizioni e disordini sono all’ordine del giorno e misteriosi viandanti si aggirano per le vie della città.
Nel frattempo, anche Shyren, Oset e gli incantatori si stanno recando all’avamposto, temendo l’insorgere di una nuova minaccia. Nel sottosuolo, infatti, elfi oscuri e vampiri stanno stringendo un’alleanza che potrebbe accelerare il risveglio della Regina delle Ombre e rivelarsi fatale.

Prologo

Erano trascorse poche settimane da quando era entrata a far parte della cerchia degli accoliti, e già dal primo rituale di donazione Orel aveva iniziato a nutrire dei dubbi su quanto stava facendo.
Fin da bambina era stata educata al culto della Regina degli elfi, a venerare colei che finalmente avrebbe portato un po’ di luce nell’oscurità del sottosuolo, dove il suo popolo era stato relegato a causa di un’antica faida e obbligato a vivere come le creature più infime. I loro fratelli si erano presi le terre più rigogliose e li avevano lasciati lì a marcire, a combattere per la supremazia del territorio; li avevano costretti ad allearsi con le altre razze per tenere a bada la bramosia dei succhia sangue, che da sempre si divertivano ad annientare ogni altra specie.
Ora, tuttavia, il suo popolo si stava comportando proprio come il suo acerrimo nemico, privando le povere vittime della propria linfa vitale al fine di far rivivere la regina.
La notizia dell’imminente rinascita si era sparsa rapidamente. Era questione di poco tempo ormai e gli gnomi avevano rivelato i loro interessi commerciali, recandosi presso il regno degli elfi delle tenebre per fornire il proprio sostegno con la realizzazione di armi e armature, partecipando indirettamente alla riconquista del mondo in superficie. Per non essere da meno, anche gli uomini lucertola si erano presentati a dare supporto, con scorte di pozioni magiche e artefatti che sarebbero tornati utili in battaglia. Nessuno di loro, però, sarebbe intervenuto direttamente sporcandosi le mani. Persino alcuni elfi vagabondi erano tornati nel regno per mettersi al servizio della causa.
Orel, in qualità di accolita, faceva parte del drappello che aveva il compito di controllare che i visitatori entrassero nel Gran Salone del Consiglio disarmati. Li perquisivano, privandoli di ogni oggetto pericoloso, e all’uscita restituivano tutto. I curiosi accorrevano numerosi e diventava sempre più faticoso tenerli a bada.
Un giorno come tanti altri, Orel e i suoi compagni attesero a lungo l’arrivo dei visitatori, ma stranamente nessuno si presentò alla porta. Si rilassarono nell’attesa, finché nell’oscurità dei corridoi non scorsero avanzare tre figure, che indossavano lunghi mantelli simili ai loro. Orel le osservò con attenzione, catturata dal passo elegante, quasi ipnotico.
Si concentrò sulla prima e passò in rassegna con i suoi occhi lilla gli stivali di pelle scura, i pantaloni che stringevano le gambe snelle e il corpetto che strizzava un fisico asciutto e un seno prominente. Il viso cereo era di una bellezza fuori dal comune, con gli occhi dal taglio arrotondato, dorati come quelli di un gatto, i capelli color fuoco che ondeggiavano all’altezza delle spalle, un naso lungo e fino sotto il quale spuntavano due labbra carnose rese rosse da chissà quale mistura. La nuova arrivata si rese conto di essere osservata e le sorrise, mettendo in mostra i canini appuntiti.
Il cuore di Orel martellò all’impazzata nel suo petto, tanto che la visitatrice se ne accorse e ghignò divertita. Si guardò attorno, ma anche i suoi compagni erano pietrificati per la paura di avere di fronte dei succhia sangue.

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«Siamo venuti a parlare con chi comanda» disse la vampira, dopo essersi accertata che tutti i presenti fossero terrorizzati dalla sua presenza. Si fece avanti e nessuno provò a fiatare. Quando aprì la porta, anche i suoi due compagni si avvicinarono e Orel riuscì finalmente a vederli bene.
Il primo aveva una corporatura imponente, un taglio di capelli corto, un viso squadrato con due occhietti color pece dai quali trapelava uno sguardo tenebroso; solo incrociarlo metteva a disagio.
L’altro aveva un viso angelico, pallido ma lucente, ammorbidito da lineamenti delicati; si scostò dal viso i capelli biondi mossi e spettinati osservando i dintorni con curiosità, come un bambino. Orel lo mirò con interesse, poiché quella creatura non la intimoriva come gli altri due, la bellezza unica le fece venire in mente le leggende sulle razze angeliche che popolavano i cieli nei regni antichi. Gli occhi cremisi del vampiro si incrociarono con quelli lilla di Orel, ricordandole che nonostante le apparenze si trovava di fronte a una specie fatale. Le sembrò che le sorridesse, prima di scomparire all’interno del Gran Salone.
Quando i tre succhia sangue entrarono, chiudendosi la porta alle spalle, il concilio si zittì, osservandoli. I visitatori si trovarono di fronte un tavolo rettangolare di pietra, attorno al quale erano seduti tre elfi e tre elfe, che li esaminarono in silenzio.
Dopo un po’, una di queste si alzò, i capelli grigi erano raccolti in una lunga coda alta, il fisico era quello di una combattente, ai fianchi due scimitarre erano ben salde alla cintura, seminascoste dal mantello scuro che copriva l’intero corpo. La carnagione cinerea del viso era coperta da una mistura nera che i guerrieri della notte utilizzavano per celarsi al meglio nelle tenebre.
L’elfa li esaminò attentamente, poggiò le due mani nerborute sul tavolo e prese la parola. «Ecco perché gli uomini lucertola e gli gnomi non si sono fatti vivi oggi. Ci chiedevamo quando sareste venuti a proporci la vostra collaborazione» disse, accogliendoli.
«Non avete bisogno di loro, siamo sufficienti noi. E poi, potevate venirci a chiamare, se avevate tanta fretta» rispose con arroganza la vampira, avanzando verso di loro. «Il vostro popolo si è dimenticato le buone maniere?» domandò insolente.
«A quanto pare anche il vostro» ribattè indispettita l’elfa, riferendosi al fatto che la vampira aveva appena implicitamente ammesso di aver cacciato o giustiziato gli altri loro alleati.
«Mi chiamo Meja Restil e loro sono i miei accompagnatori, Kemil e Nobel» aggiunse la vampira indicando i due individui alle sue spalle.
«Bene. Stai parlando con Peril Rantel, la portavoce del Gran Consiglio. Ora, basta con i convenevoli. Che cosa volete?» domandò l’elfa.
«Vogliamo carne fresca, abbrustolita dal sole» rispose con leggerezza Meja. «Ma, soprattutto… vendetta.» Il suo tono era carico di rancore, un rancore accumulato nel tempo.
«Mi sembra un’ottima ragione per collaborare, Meja» concluse la comandante.
«Puoi starne certa» garantì la succhia sangue, avvicinandosi ancora di più al tavolo, mentre i compagni rimanevano sulla soglia.
«Ci consulteremo e vi forniremo presto i dettagli per stipulare un accordo» garantì la comandante Rantel, infastidita dal suo avvicinamento. «È importante che una volta arrivati in superficie non perdiamo tempo a farci la guerra tra di noi. Ci spartiremo i territori, in modo che ognuno possa vivere in pace. Questo è il nostro punto di partenza. Se siete d’accordo, sarete i benvenuti» mentì.
Non sarebbero mai stati i benvenuti, perché sapevano tutti che i vampiri erano creature dedite al vizio e agli spargimenti di sangue. Nessuno li voleva, ma non potevano inimicarseli proprio ora, perché il loro aiuto sul campo di battaglia sarebbe stato indispensabile per la vittoria.
«Ne parleremo con chi di dovere» garantì in tono sprezzante Meja, avvicinandosi ancora per osservarla bene da vicino. Il suo obiettivo era quello di farle paura, ma alla luce della vicina rinascita della Regina delle Ombre l’orgoglio degli elfi era tornato quello di un tempo e neanche la loro razza sembrava più così temibile. Meja si infastidì, girò i tacchi e si allontanò per andarsene.
«Un’ultima cosa» disse la comandante, attirando la sua attenzione. «Il nostro messaggero deve tornare sano e salvo» si raccomandò.
«L’ambasciatore non verrà privato di alcuna goccia di sangue. Hai la mia parola» concluse Meja, attendendo che i due accompagnatori aprissero il portone per uscire.
Orel fu lieta di vederli andar via in tranquillità, tirò un respiro di sollievo e si accorse che il succhia sangue dagli occhi cremisi si era voltato a osservarla per un istante. Seguirono con lo sguardo i tre vampiri allontanarsi e solo quando scomparvero dalla loro vista gli accoliti si mossero e rientrarono nel salone per scusarsi con i superiori.

01 novembre 2019

Aggiornamento

Un po' di incontri a Lucca Comics and Games 2019 e l'intervista con Radio Impronta digitale, che potete trovare a questo link. incontri a Lucca Comics and Games 2019
08 novembre 2019

Aggiornamento

Non si perde mai l'occasione per farsi conoscere, ecco un'intervista pubblicata su www.lagazzettadihogwords.it, che potete leggere a questo link. intervista lagazzettadihogwords
05 novembre 2019

Aggiornamento

Un po' di incontri a Lucca Comics and Games 2019 e l'intervista con Radio Impronta digitale, che potete trovare a questo link. Lucca Comics and Games 2019

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Già leggendo un pezzetto delle bozze posso dire che la saga non fa che migliorare 😀

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Monica Tomaino
è nata a Torino il 15 dicembre 1985. La passione per i libri e la scrittura la porta a laurearsi in Letteratura, Filologia e Linguistica italiana. Seguono anni di lavoro nel mondo del fumetto, durante i quali nasce l’idea per un universo fantasy. Le Cronache di Jaltar II. Il risveglio è il secondo volume della saga dopo La via dell’apprendista (bookabook, 2018).
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