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Consegna prevista Marzo 2021
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A Leo piace leggere in mare aperto, a bordo di una barchetta di legno che il nonno poeta gli ha lasciato in dono prima di morire. Una mattina sente e poi vede passare qualcosa di enorme sotto il suo piccolo guscio di noce. Leo ne è sicuro: ha visto una balena! Eccitato come mai si è sentito, torna in paese per urlarlo ai quattro venti. Vicino al molo incontra quattro pescatori, che lo ascoltano con una buona dose di incredulità. Ognuno di loro, comunque, accompagna Leo in ricognizione, ma nessuna balena compare. Quella cosa scura deve essere stata un inganno della vista, un abbaglio. Leo si convince d’esser rimasto vittima della propria fervida immaginazione, e così il giorno dopo ritorna al suo libro come se nulla fosse…

Perché ho scritto questo libro?

“Leo e la balena” nasce dall’amore che sento per il mare e per i racconti ambientate in mare. Volevo scrivere una storia da leggere ad alta voce ai bambini delle mie classi, e a mio figlio, e ho immaginato di cominciarla come vorrei che iniziasse ogni giornata, con una solitaria lettura in mare aperto. Quando vi ho messo mano, poi, volevo introdurre un pizzico di avventura nella mia esistenza, e non potendolo nei fatti, ho provato a farlo con le parole. Il piacere di scrivere ha fatto il resto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Una raffica di maestrale? Una corrente di superficie? Cosa aveva mosso all’improvviso la barca, che era scivolata sull’acqua per alcuni metri come trainata da un argano, dai fili invisibili di un verricello? Leo aveva aperto gli occhi in tempo per accorgersi che la barca andava, andava, come a vele spiegate. Era certo di non stare sognando. Uno spostamento di qualche secondo, ma rapido. E non solo a pelo d’acqua. A un tratto Leo ebbe la sensazione che la barchetta si stesse inabissando, attirata, catturata da un risucchio. Poi più niente. Dopo aver effettuato qualche lenta giravolta su se stessa, la barca si era fermata.
– Giornata ventosa, probabili correnti, niente ancora. Uno, più uno, più uno, fa tre anche al mare, non solo a scuola. Sarebbe strano il contrario. Una barca che col vento, col mare inquieto e senza ancoraggio, rimanga zitta e buona – pensò Leo rasserenandosi e quasi rallegrandosi.
– Da che mondo è mondo – concluse – i natanti son fatti per solcare i mari, gusci di noce compresi -Un dubbio rimaneva come un piccolo neo nei suoi pensieri, ma non ci fece caso.

Continua a leggere

Riaprì il libro a pagina uno. A pagina tre fu scaraventato all’indietro e finì gambe all’aria sull’assito della barca. Una gigantesca bolla d’acqua si era sollevata sotto lo scafo. Solo la sua prontezza di riflessi gli aveva impedito di finire fuori bordo. Afferrò l’estremità di un remo, vi si aggrappò, si tirò su. Sentì acuto un dolore alla schiena per il colpo ricevuto nella caduta, ma non ebbe tempo per pensarci più di tanto. Si stava muovendo, e nessun vento e nessuna corrente poteva spiegare quel movimento. A un tratto la barca, esaurita la misteriosa spinta, smise di procedere, ma non si fermò. Girò lentamente su se stessa due o tre volte, disegnando blandi cerchi sull’acqua. Tutto come era già successo, con la differenza che questa volta Leo ebbe paura, e la paura lo paralizzò. C’era qualcosa sotto. Non riusciva a muovere un muscolo. Gli sembrava che qualsiasi movimento, anche il respiro, avrebbe potuto comprometterlo in quel terribile nascondino dove lui stava allo scoperto, mentre l’avversario poteva disporre del mare quale sterminato impenetrabile nascondiglio. Chiuse gli occhi. Li riaprì. Nel momento in cui si decise a impugnare i remi per tornare a riva, vide un che di indistinto sott’acqua, qualcosa come una macchia scura che si avvicinava, un’ombra nera troppo estesa per coglierne i contorni, l’inizio e la fine. La aspettò acquattandosi in ginocchio nell’alveo della barca, rimpicciolendosi come l’antenna di una lumaca quando viene sfiorata, ma trovò comunque il coraggio di sporgere la testa fuori dal parapetto, in questo più simile a una tartaruga, nel preciso momento in cui la cosa passò sotto lo scafo. L’acqua ancora si gonfiò, un’onda ancora si sollevò, la barca ancora scivolò sull’acqua. Fu un’ apparizione e durò poco più di un attimo, ma Leo riconobbe nell’ombra la sagoma di una balena. La paura svaporò e al suo posto subentrò una folle esaltazione. Il cuore cominciò a battergli come se volesse balzar fuori dal petto, desiderò urlare ma l’urlo che provò a emettere gli si strozzò in gola. Una ridda di pensieri lo assalì, e sentì l’urgenza di comunicare con qualcuno. Rimase interminabili minuti in attesa, nel caso la balena tornasse, guatando la superficie del mare per cogliere anche la minima increspatura, ma nulla più accadde. Si buttò sui remi e cominciò a vogare forsennatamente verso riva.

10 giugno 2020

Tempo, giornale di Carpi

Ecco gli articoli su Annalisa Nardelli, usciti sul giornale Tempo di Carpi. Per leggerli è sufficiente fare click sui link seguenti: https://bookabook.it/wp-content/uploads/2020/06/annalisa.pdf https://bookabook.it/wp-content/uploads/2020/06/annalisa_copertina.pdf

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Giuseppe Giacalone e Annalisa Nardelli
Giuseppe Giacalone è nato a Milano nel 1975. Dal 2018 vive a Scandicci, Firenze, mentre l’anno prima ha lavorato un anno a Follonica in una scuola sul mare. Maestro dal 1999, laurea in giurisprudenza, non ha mai pensato di cambiare lavoro. Ha un bambino di nome Leonardo. Forti legami lo uniscono alla Sicilia, regione in cui un giorno gli piacerebbe tornare.

Annalisa Nardelli è nata a La Spezia nel 1971 e con il mare ha sempre avuto un legame profondo. Dopo un percorso di formazione nell’ambito artistico, del design e della moda, ha lavorato come stilista in Lombardia, in Toscana e infine a Carpi, dove ha vissuto con il marito e il figlio Omar fino alla sua scomparsa, nel 2020. Questo libro vuole essere un omaggio alla sua solare personalità e contribuire a mantenere vivo il ricordo di Annalisa attraverso i suoi poetici acquerelli.
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