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Leo ama leggere in mare aperto, a bordo di una barchetta di legno che il nonno poeta gli ha lasciato in dono prima di morire.

Una mattina vede passare qualcosa di enorme sotto di lui. Ne è sicuro: ha visto una balena! Eccitato come non mai, torna in paese per urlarlo ai quattro venti. I primi che incontra sono quattro pescatori, che, seppur molto increduli, lo accompagnano uno per volta in ricognizione. Nessuna balena, però, compare: quella cosa scura deve essere stata un inganno della vista, un abbaglio.

Leo si convince d’esser rimasto vittima della propria fervida immaginazione, e così il giorno dopo ritorna al suo libro come se nulla fosse…

Nulla piaceva a Leo come immergersi nella lettura di un libro in mare aperto, nella silenziosa solitudine del largo.  

Possedeva una barchetta a remi e una biblioteca a scaffale: quanto bastava per essere felice. Aveva ereditato tutto, passione compresa, da suo nonno. In punto di morte il nonno, vecchio, sereno, lucido, aveva detto a Leo che ognuno dovrebbe avere una passione cui attaccarsi per dare senso alla vita, e che lui doveva tutto, inclusa la serafica pace con cui affrontava quel momento per altri disperante, alla sua passione, cioè al mare e alla poesia. 

«Ma sono due!» aveva obiettato Leo. 

«Mare e poesia sono la stessa cosa» aveva risposto il nonno con bonaria severità, aggiungendo poi che una passione, quando è autentica, ne chiama altre, e aggiungendo di non sapere, nella sua vita, se fosse stato il mare a rendere più belle le sue poesie, o le sue poesie a rendere più bello il mare. Poi, guardando fuori, verso la piccola baia, dove file di barche come ballerine sembravano rivolgere brevi inchini sincroni ai radi passanti, socchiudendo gli occhi ai brulichii del tramonto, si era abbandonato all’ultimo sonno. Tutti i presenti avevano pianto, Leo no. Leo non aveva pianto perché sentiva, sapeva che da quel giorno il nonno non lo avrebbe mai più abbandonato. E così fu. 

Continua a leggere Continua a leggere

Il fatto accadde a marzo, un luminoso giorno pieno di sole e di vento. Cadeva il primo anniversario di quel lutto. Per onorare al meglio la memoria del nonno, Leo aveva deciso che avrebbe trascorso l’intera mattinata in mare. Aveva un divorante desiderio di leggere. Leggere rendeva possibili due cose apparentemente inconciliabili: dimenticare la tristezza che quella ricorrenza gli aveva fatto gorgogliar su fino al cuore, e sentirsi vicino al nonno, anzi, sentirsi come lui, essere lui.  

In casa giravano troppi musi tristi, e Leo aveva voglia di luce. Dopo colazione, senza titubanze, quasi spinto da un impulso, aveva afferrato dalla libreria un tomo da cui si era sempre tenuto ben lontano, perché impressionato e scoraggiato dalla sua notevole mole. Era la vecchia edizione un po’ scucita di un libro americano, con la copertina rossa e le pagine miracolosamente ancora bianche.  

Il nonno gli aveva detto una volta che ogni libro trova il giusto momento per rapirci, e che quando ciò accade, noi non possiamo opporre a questa forza di attrazione alcuna resistenza. Ora Leo capiva cosa il nonno aveva voluto dire. Quel vecchio mattone rosso ancora in buono stato, dalla copertina rigida e dalle pagine odorose di vernice, voleva a tutti i costi essere aperto e incominciato proprio quel giorno di marzo. Proprio con quel preciso vento con quel preciso sole e con quel preciso mare cristallino dipinto ad acquarello dalle mani di una pittrice trasognata. 

Leo uscì di casa urlando un saluto e la promessa di non fare tardi. Attraversò il paese di corsa, per scaldarsi, caracollando lungo le ripide discese. Per le vie non incontrò nessuno, se non un gatto, magrissimo e spaurito, e una gatta visibilmente incinta, che lo fissò con perfetta indifferenza dopo essersi nascosta dietro un vaso ricolmo di basilico.  

La sua barchetta di legno lo aspettava capovolta sulla rena. Fu un attimo il ribaltarla e il trascinarla sulla battigia. A colpi di remi prese il largo.  

Presto fu abbastanza distante da riva per scorgere le ultime case in cima al paese, tutte allegramente colorate come confetti, e i ruderi diroccati di quella che un tempo era stata una torretta di avvistamento. Tutt’intorno, nelle nitide lontananze, dune, scorci di boscaglia, campagne ben in ordine, spicci paesi di poche case, e nel cielo, nuvole sfrangiate o a brandelli, che aprendosi lasciavano il sole sempre più solo e sempre più caldo.  

La barchetta di legno scivolava sull’acqua, rapida e silenziosa, aiutata dalla brezza di terra. Gli unici suoni erano il tonfo dei remi sull’acqua, il sibilo del vento nelle orecchie e l’urlo attutito di qualche gabbiano lontanamente a caccia di pesci.  

Leo si fermò in un punto che a occhio doveva distare da riva un paio di chilometri e lì, tratti i remi in barca, nel dolce rollio delle onde, in balia della corrente, aprì il libro.  

Con sua sorpresa ne uscì un foglietto ripiegato. Fortuna volle che in quel momento l’aria fosse ferma! Leo spianò il foglio. Era la scrittura del nonno, una poesia.  

Brevi versi, qualche parola e a capo. Sbirciò la prima riga. Non la conosceva.  

10 giugno 2020

Tempo, giornale di Carpi

Ecco gli articoli su Annalisa Nardelli, usciti sul giornale Tempo di Carpi. Per leggerli è sufficiente fare click sui link seguenti: https://bookabook.it/wp-content/uploads/2020/06/annalisa.pdf https://bookabook.it/wp-content/uploads/2020/06/annalisa_copertina.pdf

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Giuseppe Giacalone e Annalisa Nardelli
Giuseppe Giacalone è nato a Milano nel 1975 e ora vive a Scandicci, Firenze. Maestro dal 1999, laurea in Giurisprudenza, non ha mai pensato di cambiare lavoro.

Annalisa Nardelli è nata a La Spezia nel 1971. Ha lavorato come stilista in Lombardia, in Toscana e infine a Carpi, dove ha vissuto con il marito e il figlio Omar fino alla sua scomparsa, nel 2020.
Questo libro vuole essere un omaggio alla sua solare personalità e contribuire a mantenere vivo il ricordo di Annalisa attraverso i suoi poetici acquerelli.
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