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Leonis e la porta sui mondi

Leonis e la porta sui mondi
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Consegna prevista Luglio 2021
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Siamo in un’era in cui l’umanità è riuscita a colonizzare le stelle più prossime alla Terra tramite un gigantesco portale costruito per viaggi di sola andata. Leonis è il protagonista della vicenda, non conosce niente del suo passato che non sia filtrato dal padre adottivo, il Dott. Arke, crescendo su Faurne, uno degli ultimi mondi raggiunti dall’uomo. Saranno l’amicizia col robot Nok, l’amore per Delta, l’adolescenza con Bod, la rivalità con Witt gli aspetti che faranno emergere il carattere del protagonista che sarà chiamato a svolgere un compito difficile, rischiando di perdere tutto ciò che aveva costruito.

Perché ho scritto questo libro?

C’è bisogno di una scintilla, di un’ispirazione. Ho iniziato a scrivere questo libro per trasportare su carta ciò che la mia immaginazione aveva costruito: l’idea di un ipotetico futuro della razza umana. Folgorato dall’epopea di Asimov, dai suoi robot e dai suoi protagonisti, la storia di Leonis propone la mia personale visione di una razza umana che si espande nella galassia, un universo che prendeva sempre più forma e mi affascinava.

ANTEPRIMA NON EDITATA

I – Giorni bui

Nessuno di loro aveva il diritto di poter prendere una decisione del genere, una decisione tanto impor­tante. Il pensiero di poter passare dalla calda poltro­na ad anni di gattabuia, la stessa che hanno maledet­to per tutto il corso della loro carriera lavorativa, li stava rendendo pazzi. Sapevano di poter nascondere il fatto ai loro superiori, visto che erano gli unici in­termediari tra i detenuti e i piani alti, ma non far arri­vare la voce ai prigionieri e gli altri colleghi sarebbe stata tutt’altra storia.

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Edward Mewery era a capo della divisione P-7 e quel giorno richiamò l’intera squadra a raccolta per esaminare a fondo l’accaduto e trovarne una soluzio­ne nel modo più indolore possibile. Dall’alto della sua possente stazza, togliendosi il sudore dalla fronte con il palmo della mano, guardò uno ad uno i com­pagni negli occhi per poi fare il punto della situazio­ne.

«Ragazzi, immagino sappiate il perché di questa convocazione. So che la notizia è alquanto sbalordi­tiva e ancora calda ma cerchiamo di stare calmi e ri­costruire quanto è successo. La prigioniera P-719, nome Mina Rose Monsiech, fu scortata in questa di­visione circa sei mesi fa.»

«E non è certo passata inosservata!» sogghignò ner­voso il più giovane del gruppo, Marcus Rimes.

«Non posso credere che tu riesca a scherzare tutt’ora, sa­pendo cos’è successo!» Urlò Edward battendo i pu­gni sulla scrivania.

«Dai Ed, lascialo stare, ha la stessa età del tuo se­condo figlio, è normale che non prenda la cosa sul serio tanto quanto noi» si intromise Iddej Kajmey in difesa del ragazzo.

«Certo, lui non ha niente da perdere… comunque, una volta arrivata sotto la nostra giurisdizione la ra­gazza fu posta nella cella numero tredici, scortata dal sottoscritto».

«Parti sempre dalla preistoria eh, Ed?» s’intromi­se Brad Tomwark punzecchiando il responsabile.

«Sinceramente, io starei cercando un modo per ri­solvere la questione per scagionarci e dovresti farlo anche tu sai?»

«Dai non prendertela Ed, ti stavo solo istigando a velocizzare un po’ questa filastrocca…».

Dopo l’interruzione di Brad, il caposquadra Edward si riposizionò ancora una volta sulla sedia, mostrando un nervosismo mai visto prima, per poi riprendere il filo del discorso.

«A chi fu comunicato dalla donna il fattaccio, a te Kyle?»

«Si, proprio a me» rispose timidamente Kyle Gwerdon.

«Dicci un po’ come andò la cosa, in ogni minimo particolare!» incalzò Edward.

«L’ho già ripetuto mille volte. Stavo, ehm… gio­cando con Mina quando all’improvviso mi guardò fisso negli occhi per poi scoppiare in lacrime. Fu a quel punto che mi disse di essere incinta.»

«Non è che dicendolo a te abbia voluto indicarti come padre?»

«No Ed! Anch’io le feci la stessa domanda terro­rizzato, ma lei rispose di non conoscerne l’identità».

Dopo quest’ultima frase tutti i presenti ebbero come un sussulto e cercarono con pensieri scaraman­tici di esorcizzare ciò che era stato appena detto, po­tevano leggerselo in faccia l’uno con l’altro. Fu Edward a riprendere la parola.

«Ho contattato sta­mattina il Dott. Arke che ha confermato la gravidan­za supponendo che sia già abbondantemente al terzo mese…»

«A questo punto basterà escludere chi di noi non fosse di turno tre mesi fa così come escludemmo su­bito a priori Jacob e Dreme per il fatto che non ebbe­ro rapporti con Mina» esclamò fremente Brad cer­cando l’approvazione degli altri.

«E secondo te come mai ho richiamato solo voi qui? Anche Yorbe ha avuto rapporti con la detenuta ma non l’ho chiamato a raccolta perché è rientrato dalla mansione portuale solamente trentanove giorni fa.»

«Quindi è uno di noi!» sobbalzò Marcus.

«Si ragazzo. E visto che siamo tutti qui, dovrem­mo pensare a cosa fare e come comportarci con l’uf­ficio centrale e i nostri diretti superiori» rispose an­cora Edward, poi prese la parola Iddej:

«Non possiamo farla abortire perché ci ha pro­messo che spargerebbe la voce in un batter di ciglia e non possiamo sbarazzarci di lei senza incappare in enormi rischi che potrebbero garantirci la gattabuia a vita, un bel casino eh?».

Dopo l’intervento di Iddej, Brad si rivolse a Edward sbattendo il palmo della mano sulla scriva­nia che aveva di fronte:

«Ed, perché non ci facciamo aiutare dal Dr. Arke?».

«No Brad, non ci pensare neanche! Non è perché lo conosco da una vita che allora siamo giustificati ad approfittarci della sua bontà, già ci sta aiutando molto con le cure mediche che non devono assoluta­mente cadere sotto gli occhi dei superiori. Non pos­siamo chiedergli altro, proprio non possiamo.»

«Ma è l’unico collegamento che abbiamo con l’e­sterno» insistette Brad.

«Faremo da soli! Ha ragione Ed, il Dr. Arke sta già rischiando molto aiutandoci con gli affari loschi che spesso sono creati proprio da noi. Questo caso è molto più grave delle solite sviste e non possiamo far arrestare una persona che ci sta aiutando, oltretut­to senza chiederci niente in cambio.»

Dopo questo intervento, gli altri fissarono contempo­raneamente Marcus come se fosse un alieno.

«Ragazzo, pur essendo così giovane e ingenuo, riesci a pensare più lucidamente e in modo più matu­ro che questa banda di molluschi» così Edward rup­pe lo sbigottimento generale e invitò tutti a tornare sul proprio posto di lavoro in modo tutt’altro che gentile.

«Sono sicuro che ci sarà modo di tornare sull’ar­gomento…» chiuse così la discussione andandosene.

Furono giorni difficili per la divisione P-7, la ten­sione si poteva captare all’istante e il lavoro procede­va con ritmo nervoso, tant’è che i prigionieri inizia­rono a intuire qualcosa.

«Il gatto vi ha mangiato la lingua?»

«Niente barzellette oggi signor Marcus?»

«Neanche il bacio della buonanotte? State diven­tando cattivelli…».

Era ormai chiaro che fosse successo qualcosa e tramite l’atteggiamento e le frasi provocatorie da par­te dei carcerati, prima o poi qualcuno della squadra avrebbe risposto in modo violento facendosi sfuggi­re qualcosa sull’accaduto. Inoltre una gravidanza non è certo un qualcosa che si possa nascondere facilmente e partendo dal presupposto che i due macro-settori sono divisi per sesso, sarebbe stato facile risalire a loro. In tutto questo, Mina si comportò decisamente bene, almeno nei confronti dei secondini, non rive­lando il segreto a nessuno, nascondendo a ogni costo l’addome che si stava facendo prominente. In realtà non le fu così difficile perché, guardan­dosi intorno, non riusciva a scovare nessuna persona degna di un’amicizia e tanto meno di chiacchiere sin­cere. Accettò senza pretese anche la richiesta di essere rinchiusa in isolamento. Fu una scelta obbligata, sia per lei che per la squadra P-7. Presero questa deci­sione sotto consiglio del Dott. Arke e i secondini cercarono, dalla loro, un modo per rendere l’isolamento il più confortevole possibile, alla pari o persino mi­gliore di una cella normale. Ufficializzarono il tutto tramite una dichiarazione su olochip da parte del dottore che attestava una grave malattia infettiva contratta della paziente, rendendo d’obbligo l’isolamento fino al cambio d’ordine. Dopo queste procedure la tensione in parte si allentò e i secondini tornarono quasi alle loro normali abitudini giornaliere facendo dimenticare i precedenti giorni “strani” ai vari pri­gionieri.

La gravidanza stava proseguendo normalmente e ormai i diretti interessati scommettevano tra loro, in modo tutt’altro che ilare, su chi potesse essere il pa­dre cercando di accettarne la colpa o scaricarla sui compagni.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Faccendi Claudio

    La bozza del libro è scaricabile direttamente dalla mail di conferma inviata in seguito al preorder. Al suo interno si trova una sezione con il link (il nome del libro) preceduto da “Scarica”.

  2. (proprietario verificato)

    Il crollo della galassia centrale
    dove sono disponibili le bozze?

  3. (proprietario verificato)

    Ho letto una parte della bozza in anteprima dopo aver acquistato il libro “Leonis e la porta sui mondi”. Scorre bene ed è avvincente. Lo consiglio!

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Faccendi Claudio
Classe 1986, Claudio Faccendi (detto Fasa), continua a vivere nel suo mondo fatto di cinema, musica, videogiochi, D&D. Nerd di vecchia generazione con la sfrenata passione per la fantascienza, ha sempre sognato un mondo parallelo dove creare storie di universi in evoluzione. Uno di questi lo ha trascritto, dando vita a “Leonis e la porta sui mondi”, ispirato in modo viscerale dai romanzi e dai film di fantascienza. A questo fa da contorno una vita da operaio, da convivente-quasi marito, da sognatore e da capo-redattore de Lascimmiapensa. Insomma un ragazzo X, in un mondo X, in cerca di Y!
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