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L'illusione delle farfalle

L'illusione delle farfalle
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Consegna prevista Agosto 2021
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Agata si perde tra le vie di una Milano annoiata in perenne sfida con i minuti contati. È impulsiva, testarda, talvolta incoerente, proprio come la sua metropoli adottiva.
Si è concessa a una libertà incondizionata dopo aver assaporato un amore idilliaco rovinosamente giunto al termine. Ora al suo fianco ci sono Giacomo, il coinquilino donnaiolo e fuoriclasse, e Ambra, aspirante pittrice dalla maliziosa ingenuità. Due spiriti liberi, come lei, pur solo all’apparenza e con cui instaura un rapporto dai toni non convenzionali, alimentandone la complicità ma anche le incomprensioni.
Poi incontra lui, anzi, loro: Tiziano e Alessandro, carismatici soci in affari e complici di un gioco perverso di cui diventa la pedina. Agata si ritroverà schiava della stessa libertà a cui era legata, rifugiandosi in un rapporto che, pur parendo senza confini, le imporrà una scelta inevitabile.

Perché ho scritto questo libro?

L’incombere dei trent’anni mi ha costretta alla famigerata resa dei conti. Il risultato? Una totale carenza di stabilità, sotto ogni aspetto. Il precariato sentimentale e professionale che veste la generazione di noi trentenni cresciute con fiumi di aspettative mal riposte mi ha ispirato nella storia di una giovane donna alla riscoperta della sua femminilità, sgravata da nocivi pregiudizi e orologi biologici.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Due passate di mascara sono più che sufficienti. Un velo di burro di cacao per rendere le labbra più sane, una sistemata veloce ai capelli e la giornata partirà nella sua beata monotonia. No, oggi non mi soffermerò sulla mia immagine riflessa nello specchio. Però dai, non sono così male. Certo, quelle occhiaie… non ho proprio idea di come eliminarle.

Lo ammetto, spesso la pigrizia prende il sopravvento e dedico volentieri venti minuti al sonno a discapito dell’aspetto.

Va bene, specchio, hai ragione: ti sto fissando, quando mi sono ripromessa di non farlo. Ah, mi stai forse dicendo che non devo strafare, che basta sciogliermi lo chignon e indossare un paio di lenti? Bene, seguirò il tuo consiglio. Magari domani.

La verità? Sono stanca ed annoiata.

A ridosso dei trent’anni mi capita di riflettere sulla mia vita e sulle aspettative puntualmente non assecondate.

Mentre rimugino su chi avrei potuto essere e chi no, dando alle mie scelte continue giustificazioni smentite dall’altro emisfero del mio cervello, percorro in regolare ritardo la stretta viuzza che mi separa dalla fermata Corvetto, alla volta dell’ufficio. Scorgo dei raggi di sole, vade retro gennaio!

ItaliApp S.p.A. vanta un edificio tutto suo in zona Cadorna, nei pressi della stazione ferroviaria, per cui sono costretta ogni giorno a cambiare in Duomo e a subire le numerose palpate più o meno involontarie nella “rossa”.

Ovunque mi giri, alle 8.50 del mattino incontro sempre le stesse facce: stremate, pallide, talune con uno strascico di speranza nelle pupille ritirate dalla luce elettrica. I più giovani, verosimilmente universitari, sfoggiano mastodontici occhiali post-sbornia.

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Ah, come vorrei respirare quell’aria così limpida di casa, scorrazzando in una moderna versione di Heidi. Invece mi ritrovo a fare i conti con gli aliti al caffè di sconosciuti passeggeri, verso un altro insulso lunedì colmo di chiamate, carte e minuti contati.

Per non parlare dei mesi di stress che sto vivendo, da quando la signora Natalia mi ha invitato a sbaraccare il monolocale per infilarci il figlio neo-universitario con la fidanzatina a seguito. “Ma dai, signorina Agata, in quattro mesi mi trova appartamenti a fiumi”. Certo. A Milano.

Ho così dato inizio ad un periodo di ricerche, telefonate, appuntamenti rimandati a data da destinarsi ed appartamenti inesistenti. Per lasciare il mio piccolo nido creato, in uno spiraglio di ottimismo, con Sam.

Non so perché, ma proprio in questi giorni ripenso di continuo a quando ci siamo conosciuti. Si improvvisò un turista incantato dal Bacio di Hayez un sabato pomeriggio alla Pinacoteca di Brera. E le risate che ci facemmo quando mi confessò di avermi già notata in giro per i corridoi: camminavo avanti e indietro intenta a ripetere il programma dell’esame di letteratura inglese. E poi, seduti al tavolo dove avevamo consumato cene ed amore, quelle parole, fredde come le sue iridi. Finì miseramente, proprio nello stesso periodo in cui avevo realizzato che quella relazione non poteva più funzionare. Ci eravamo estraniati da tutti. Peraltro, nel tentativo di riallacciare qualche rapporto, ho scoperto che alcuni amici erano tornati nelle proprie città di origine ed altri, avendo scelto il percorso dell’insegnamento, si trovavano in sperdute scuole sulle colline di tutta Italia.

È così che la vita ha voluto che mi godessi un abbondante anno di solitudine nel mio monolocale a Corvetto, fino alla notizia che il piccolo Edoardo avrebbe occupato il mio letto a una piazza e mezza.

9.18, niente male. Dario non è ancora arrivato, per cui decido di dedicarmi all’esasperante ricerca della nuova casa: oramai sono accompagnata dalla consapevolezza che, dati i costi esorbitanti, mi ritroverò a condividere gli spazi.

Noto un annuncio, apparentemente fasullo: bilocale con camera singola, prezzo leggermente inferiore alla media, zona Arco della Pace. Dalle foto sembra minuscolo. Uhm. Tanto vale provarci.

Lascio un cortese messaggio sul sito e qualche ora dopo aver espletato le mansioni da assistente esemplare vengo inaspettatamente contattata: una voce maschile, affabile e spigliata, mi fornisce le informazioni essenziali. Sembra tutto molto allettante, a parte il solo fatto che mi ritroverei a convivere con un uomo. Non che la cosa mi spaventi, ma potrebbe creare un certo imbarazzo, quantomeno all’inizio. E se fosse un maniaco di mezz’età? Un depravato? Rido a quelle insinuazioni che hanno un non so che di grottesco. Accetto l’appuntamento per la visita di rito e la sera verso le 20.00 mi ritrovo a costeggiare un Parco Sempione austero e seducente nel pieno del rigido clima invernale.

Ad accogliermi c’è Giacomo: nessun pervertito cinquantenne, meno male. Più o meno mio coetaneo, non è il classico belloccio, ma sfoggia quel tipico carisma che non lascia indifferente il parterre femminile. Quel fare da finto adolescente in jeans e maglietta gli riesce bene e mi suscita una certa simpatia. Tra i suoi innumerevoli tatuaggi, uno sul braccio attira la mia attenzione: una piuma e un calamaio.

“Mi piace scrivere” esordisce, cogliendo la curiosità nei miei occhi. Scopro così che è un giornalista freelance che recensisce spettacoli teatrali e cinematografici. Finalmente un mestiere interessante.

“Questa è la tua stanza…” si schiarisce la voce “potrebbe essere la tua stanza”. Graziosa e vissuta. Un’ampia vetrata che dà sul cortile inquadra il lampione che potrebbe allietare le mie future notti. Il buio… vago ricordo di infanzia. Sotto di essa, una scrivania munita di lampada, ove il lampione non fosse sufficiente. L’armadio, in legno e un po’ antiquato situato nel lato opposto, sembra spazioso. Ottimo.

“E tu dove dormiresti, scusa?”.

“Proprio qui” mi indica. A fianco della mia papabile camera è riposto un soppalco che si collega al pian terreno attraverso dei gradini a sbalzo.

La cucina forma un tutt’uno con il salotto, capeggiato da un divano posto dinanzi ad un tavolino con posacenere… no Giacomo, non dirmi che fumi!

Nei pressi del frigorifero una lavagna riporta le comunicazioni varie ed eventuali e i turni di pulizia (nota alquanto negativa).

“Da quanto vivi qui?” chiedo nell’atto di analizzare i libri riposti sotto il televisore.

“Da quasi undici anni ormai. Mi sono trasferito da Asti con mio fratello, che ora abita a Dublino. Dopo anni lo abbiamo acquistato, il precedente proprietario ci ha fatto una cifra di favore, per fortuna!”.

“E toglimi una curiosità, come mai hai accettato di incontrare anche donne?” domando mentre sorseggio a stomaco vuoto del vino da lui gentilmente offerto.

“Non faccio distinzioni. E poi, diciamolo, le donne sono più discrete”.

Ammetto di non cogliere appieno il senso delle sue parole, ma annuisco in modo reverenziale: non posso permettermi di perdere quest’opportunità.

“Ovviamente saresti libera di ospitare chi vuoi, dalle amiche al tuo ragazzo…”.

“Nel secondo caso non c’è pericolo” rido. Vuole forse sapere se sono impegnata? Però, c’è da dire che non è affatto male.

“Beh, allora meglio. Nel senso, se decidessi di andare a convivere, potresti lasciarmi nel mezzo di una nuova ricerca disperata” sostiene gesticolando senza sosta.

Volgo di getto i miei occhi altrove: non riesco a reggere lo sguardo per più di qualche secondo. Mi piace, come potenziale coinquilino, e giungo alla conclusione di sperare di essere l’eletta.

Ci accordiamo di risentirci entro il fine settimana. In breve tempo Giacomo prenderà una decisione.

Ci salutiamo. È già nata una bella intesa, penso.

Dopo tre interminabili giorni di analisi immobiliari e nottate in ufficio, noto la chiamata di un numero che non mi è nuovo. Rispondo trapelando d’ansia dopo aver schiarito la voce.

“Agata, ciao, sono Giacomo, quello del bilocale in zona Arco della Pace”.

Paleso abilmente calma “Ehi, ciao, come va?”.

“Io sto bene, ma non so quanto tu starai meglio dopo averti comunicato che ho scelto te!”.

Salto come una cavalletta senza accorgermi di Dario alle mie spalle “Deduco che d’ora in poi non fingerai più di lavorare mentre ti fai i fatti tuoi per cercarti un posto in cui dormire”, osserva con il sarcasmo che lo contraddistingue.

“Giacomo, non so come ringraziarti, ci tenevo davvero!”, esclamo, incurante della presenza del capo.

“Figurati è merito tuo. Ti richiamerò per i passaggi burocratici, ora è anche casa tua”.

Lo ringrazio di nuovo, sono al settimo cielo.

Ora la mia unica preoccupazione è di tornare nella mia vecchia bettola e terminare gli scatoloni. Non ci posso credere… Addio allo stress da ricerca!

“Adesso non ti toccherà più uscire mezz’ora prima con la scusa del trasloco imminente” ironizza Dario, osservandomi da capo a piedi. “Quella gonna è troppo corta” ed esce dalla stanza.

Mi risiedo, ancora con il respiro affannoso di chi non è abituato ad esultare: fisso un punto indefinito dello schermo e salvo il numero di Giacomo, cosa che non ho fatto prima per scaramanzia. Le mie dita sussultano del digitare quelle lettere. Giacomo, il ragazzo strafottente e tatuato, un James Dean dei nostri tempi dai capelli ossigenati. Il mio coinquilino. D’un tratto s’innesca quel meccanismo nei miei neuroni che non notavo da tempo, ma che riconosco all’istante: una sequenza di immagini proibite con due protagonisti, che non riesco ad identificare. Ad eccezione di quella piuma che, intinta nel suo calamaio, appare nitida. Fin troppo nitida…

Adoro il tepore dell’alba. Le tapparelle filtrano una miriade di luci aranciate, dando il cambio al lampione che mi accudisce nella notte quasi fosse una madre premurosa.

Non mi spiego come nei fine settimana apatici e privi di  programmi i miei occhi tendano a schiudersi verso le sei del mattino, in spirito di contraddizione con i giorni feriali quando non vogliono proprio sapere di aprirsi.

Ma oggi è sabato e l’orologio a forma di torta mi segnala che ho ancora tre ore abbondanti di sonno senza correre il rischio di svegliarmi troppo tardi, evitando quel velato senso di colpa di chi rinuncia a una mattinata colma di buoni propositi per cullarsi tra le lenzuola.

Mi allungo, percependo la muscolatura del mio florido corpo riattivarsi, mi giro e rigiro forsennatamente, alla ricerca di quell’angolo di cuscino ancora intatto che dona frescura alla mia guancia accaldata. E al punto massimo del mio rilassamento eccole comparire, le mie fantasie, che mi conducono in una dimensione in cui mi sento inarrivabile e favolosa, quale è il desiderio nascosto di ogni donna.

Mi soffermo su ogni minimo dettaglio di quella sinfonia casuale di immagini sempre più vivide. Ai limiti del maniacale scelgo sia il vestito che le sfumature migliori. La biancheria intima. L’acconciatura. Le espressioni del mio volto. E del suo. Tutto così maledettamente elettrizzante.

Mi lascio sedurre da quel concentrato libidinoso, nessuno mi vede, nessuno mi sente. Sono sola. Siamo soli. Io e lui.

2020-11-28

Giornale di Olgiate

Qui trovate l'articolo della giornalista Sara Mugnai pubblicato sul Giornale di Olgiate.
2020-11-26

Evento

Domani, 26 novembre 2020, alle ore 18.30, ci sarà una diretta Instagram in cui parlerò di letteratura erotica e molto altro con Federica Sciuto (IG: @federicashoots). Seguitemi su Instagram (link in bio), vi aspetto!
2020-11-23

Aggiornamento

Siete curiosi di saperne di più dei personaggi del libro? Ne ho parlato nella diretta di sabato 21 novembre con Serena Magrì (IG: https://www.instagram.com/sere_digitalness/). Visitate il mio profilo Instagram in bio!
2020-11-21

Evento

Instagram Sabato 21 novembre alle ore 15.00, sarò in diretta su Instagram per rispondere alle vostre domande sul romanzo “L’illusione delle farfalle”. Non mancate!
2020-11-21

Evento

Instagram Sabato 21 novembre alle ore 15.00, sarò in diretta su Instagram per rispondere alle vostre domande sul romanzo “L’illusione delle farfalle”. Non mancate!
2020-11-04

Aggiornamento

Non perdetevi la diretta Instagram di venerdì 6 novembre 2020, ore 21.30, dove parlerò di letteratura erotica e molto altro con il bravissimo giornalista Domenico Russello! Per info e aggiornamenti, consultate il mio profilo IG che trovate in bio.
2020-11-01

Aggiornamento

Le prime righe de “L’illusione delle farfalle” lette e interpretate dalla splendida attrice Roberta Nanni. Di seguito il link: https://www.facebook.com/1542045446007058/posts/2717425061802418/?vh=e&d=n

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Mi ha incuriosita sin dalla prima pagina e il susseguirsi delle altre é stato così scorrevole da averlo letto tutto d’un fiato! La minuziosità con cui la scrittrice ha dedicato ogni singola pagina nel descrivere non solo i soggetti della storia, ma i luoghi e la loro essenza quasi da avvertirne l’odore. Consiglio vivamente di leggerlo, va ben oltre la tematica dell’erotismo, entra nella sfera emotiva della protagonista, nella quale si avverte il forte desiderio di un cambiamento interiore. Buona Lettura!

  2. (proprietario verificato)

    Ho letto questo meraviglioso romanzo tutto d’unfiato, perchè è così che faccio quando una lettura mi appassiona! Mi sono emozionata e immedesimata in tutti i personaggi. Intrigante e spinto al punto giusto perchè l’erotismo va raccontato senza nessun pregiudizio o vergogna. Clelia nel suo racconto ha perfettamente trovato la chiave giusta per raccontare la libertà di una donna nell’esprimere la propria sessualità. E come dice Simone De Beauvoir ‘Una donna libera è l’assoluto contrario di una donna leggera’ Straconsiglio L’Illusione delle farfalle!

  3. (proprietario verificato)

    Non sono una grande lettrice, ma quando leggo opto sempre per letture romantiche che lasciano sognare o, ancora meglio, romanzi erotici che lasciano spazio ai desideri più nascosti. Ho adorato questo libro, mi sono a volte immedesimata nel personaggio per la nostra simile età e altre volte l’ho addirittura invidiata per le esperienze da lei vissute. Penso che questo romanzo raccolga molte, se non quasi tutte, le fantasie sessuali di noi donne. Quelle fantasie che ci vergogniamo a dichiarare e non mettiamo in atto per tanti, svariati motivi. Leggendolo si ha la possibilità di vivere tutte queste fantasie in un viaggio ultraterreno e perché no, capire se abbiamo fatto bene o male a privarcene.
    Insomma, per me è un SI. Lo consiglio a tutte le donne, ma anche agli uomini che avranno così la possibilità di vedere le cose da un punto di vista femminile.

  4. (proprietario verificato)

    Non sono un critico letterario, non sono in grado di fare un’analisi circa lo stile, i temi, la contestualizzazione.. sono solo un amante della lettura, di generi totalmente diversi da quello proposto da Clelia. Fantascienza, fantasy e guerra non sono proprio accostabili all’Illusione delle farfalle. L’ho letto quasi per caso, e mi è piaciuto davvero tanto. Per uno come me, interessato solo a libri “per veri duri”, significa molto. Non riesco a cogliere fino in fondo la psicologia dei personaggi e la loro evoluzione, mi sono fatto semplicemente trasportare dalla storia e dalle situazioni descritte, provando più a “viverle” che a smontarle per vederne l’interno. Risultato: libro terminato in una settimana, contento di averlo letto e dispiaciuto di averlo fatto durare così poco. Con però una consapevolezza in più: il mio genere preferito resterà la fantascienza e difficilmente leggerò altri romanzi erotici, a meno che non saranno scritti da Clelia Chiori. In quel caso, correrò in libreria per assicurarmi una prima edizione.

  5. (proprietario verificato)

    *quando
    (chiedo venia)

  6. (proprietario verificato)

    Un libro vero, intenso, forte. Sensualità, impeto, passione sono i caratteri principali di un romanzo che l’autrice dipinge con pennellate ora decise ora delicate, lasciando che il lettore assapori pagina dopo pagina l’evolversi della storia. Una storia complessa e affascinante, come complessi e affascinanti sono gli affari di cuore, come complessa e affascinante è la mente umana con le sue ossessioni e le sue pulsioni, che sfociano in vorticosi rivoli di senso dall’emozione alla carnalità. Clelia Chiori interroga e s’interroga sulla sospensione di una generazione, i trentenni d’oggi, che cercano continuamente certezze e stabilità forse impossibili da afferrare del tutto. E proprio quanto la protagonista arriva a questa consapevolezza, tutto diventa più chiaro. Con una nuova apertura alla vita. Una bellissima lettura, che conquista da subito.

  7. (proprietario verificato)

    Per me il libro e’ scritto molto bene e le singole storie dei vari personaggi sono di grande attualità. L’ho trovato molto scorrevole, piacevole, quasi non ci si accorge del crescere del numero delle pagine lette e, nonostante il genere, non è volgare. E’ un racconto che fa riflettere e descrive la riscoperta della femminilità della protagonista durante un “viaggio-vortice quasi pericoloso”… L’ho trovato molto interessante e consiglio vivamente di leggerlo!

  8. (proprietario verificato)

    Ho letto ‘L’illusione delle farfalle’ in pochissimi giorni. L’ho trovato molto scorrevole, avvincente e ben scritto. La scrittura e’ a mio parere fresca, vera e non banale. Il fatto che l’autrice sia alle prime armi onestamente mi ha stupito: rispetto ad uno stravenduto ’50 sfumature di…’ a mio parere la scrittura e’ migliore e i personaggi meno stereotipati. In piu’ e’ ambientato a Milano, che rende – a chi ci abita o la conosce – il racconto ancora piu’ familiare. Consiglio!

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Clelia Chiori
Clelia: sei lettere e un’identità a cui devo ancora abituarmi. Trent(un)enne poco convinta, nata nei pressi di un meraviglioso lago, non troppo lontana da Milano, dove vivo. Precaria nella vita, aspirante scrittrice/attrice/giramondo... finora ho aspirato solo la polvere dei faldoni! Per purificarmi leggo, viaggio, studio recitazione e, soprattutto, scrivo.
Mentirei se vi dicessi che scrivo da tempo. La scrittura era un sogno conservato in un cassetto fitto di carte che faticavo ad aprire, bloccata da un roboante “Non ce la farò mai”. Il timore del foglio bianco, le parole inesatte o, peggio, quelle sulla punta delle dita hanno riempito il mio desktop di infiniti primi capitoli. Poi è arrivato lui, un fulmine in un cielo fin troppo quieto, estremamente erotico, ma è pur sempre lui, nel suo stato grezzo come lo sono io, come lo è Agata. Piccoli bachi impazienti di diventare farfalle.
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