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L'infinito in un incontro

L'infinito in un incontro
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Consegna prevista Settembre 2022
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Samia decide di passare il Capodanno ad Istanbul. La vacanza parte male, perché “se qualcosa può andare storto, lo farà”, ma sarà un incontro inaspettato a trasformarla in qualcosa di magico. Lui, famoso, bello e impossibile diventerà, con sorprese e semplici strategie, parte inscindibile delle sue giornate.Tra un sentimento che non sa controllare e il timore di ritornare con il cuore spezzato, incoraggiata dalla sua amica e da una mamma che, sconfitta una grave malattia, la spinge a godere di tutto ciò che la vita le offre, lei ci trasporta tra moschee, minareti e i profumi di tè e di spezie. Arrivato il nuovo anno, innamorata e corrisposta, si prepara ad affrontare da sola il ritorno in Italia e la mentalità chiusa di un padre che la ama profondamente e vorrebbe proteggerla da tutto, ignara che non sarà da sola a far valere il loro amore avanti a tutta la famiglia. Una nuova difficoltà li attende, ma grazie anche a sua mamma, riuscirà alla fine a sconfiggere l’odiosa legge di Murphy.

Perché ho scritto questo libro?

10/06/19, la tv trasmette una soap turca. Lui di una bellezza rara. Iniziai a seguirlo e a seguire alcune fanpage. Me ne innamorai come personaggio e come persona. Nacque l’amore per Istanbul. Mi documentai, la esplorai virtualmente e decisi, per gioco, di far viaggiare “Samia” dove non ero mai stata e per caso lei si “scontrò” con lui. Feci un post in una fanpage su FB, ricevetti molti complimenti e commenti di chi voleva che questa storia continuasse. Il resto è storia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La Pide che avevo mangiato a pranzo era ormai svanita; avevo fame. Decisi che era il momento di cercare un locale in cui poter cenare. Mi incamminai verso il porto di Eminönü decisa a raggiungere la zona del Bebek; la guida consigliava molti locali rinomati per il buon cibo, un po’ meno per i prezzi, ma non mi importava. Era la mia vacanza e volevo il meglio. Nel giro di mezz’ora il traghetto salpò. Stranamente non era molto affollato e potei sedermi in uno dei posti più panoramici. I sedili grigi a file di tre mi permisero di distendere e riposare un po’ le mie gambe stanche. Il tramonto, già iniziato, tingeva di rosso e arancio il cielo sopra Istanbul e rincuorava l’animo.

Il Kız Kulesi apparve presto in lontananza. Che sensazione! Lo avevo visto così tante volte, nella mia serie turca preferita, che quasi mi sembrava un posto familiare. Aveva fatto da sfondo a scene d’amore di ogni tipo tanto da farmi sognare che un giorno, qualcuno, prima o poi, avesse potuto portarmi su quel lungomare e, guardandomi negli occhi, avesse potuto darmi un bacio che non avrei mai più dimenticato. Chissà che non avessi incontrato proprio lui: lo scrittore turco che stava spopolando dopo aver preso parte ad alcune scene in uno dei film che stava avendo maggiore successo non solo in Turchia, ma anche in Europa. Scrollai la testa e risi tra me e me. “Per favore! Ma la vuoi smettere? Se qualcosa può andare male, lo farà. Ti ricordi? Era stato questo l’incipit del tuo viaggio… e credi veramente che tra tutti i milioni di abitanti che ci sono ad Istanbul il destino ti permetterà di avverare il tuo sogno così facilmente?! Ma per favore Samia! Torna in te.” Quella mia vocina malefica era emersa dal nulla e mi aveva fatto ripensare all’altra me, quella pessimista e scettica. Terminato il dialogo con me stessa, scostai lo sguardo e mi resi conto che stavamo per attraccare. Il Bebek mi stava aspettando. Avevo deciso di scendere allo stop di Bebek Arnavutköy Caddesi, e da lì sarei andata a piedi fino al centro nevralgico del quartiere.

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Il sole aveva ormai lasciato spazio alla notte. Centinaia di luci, che si affacciavano dalle finestre di palazzi e locali, disegnavano il contorno delle strade. Scesa dal traghetto mi ritrovai catapultata nella frenesia di una zona di alto livello piena di locali, uffici e auto. Auto ovunque. Le notizie sul traffico di Istanbul erano tutte vere. Zigzagavo tra la folla lungo la via. Le vetrine dei negozi catturavano la mia attenzione da un lato e, dall’altro, la bellezza incontrastata dello skyline illuminato mi faceva distogliere lo sguardo e distraeva il mio incedere. Camminavo freneticamente, i miei occhi non volevano perdere nessun particolare, le mie orecchie erano colme di musiche di ogni tipo che uscivano dalle porte dei locali. Ero cosi “distratta” dal dare attenzione a ciò che mi circondava che dimenticai di guardare avanti a me e, all’improvviso, un inatteso calore pervase la mia guancia, misto a un leggero dolore. Che botta! La mia borsa cadde a terra, in pochi istanti mi ripresi pronta a scusarmi con quel poveretto a cui mi ero praticamente catapultata addosso. Il mio metro e sessantacinque mi fece sentire piccola; avevo urtato in pieno il suo petto, dovetti alzare gli occhi per cercare il suo volto, pronta a pronunciare un “Sorry” nel modo più convincente possibile.Non appena lo trovai, il fiato rimase in gola. Credo di aver avuto un’espressione tra il mortificato e lo scioccato. Lui sorrise. Il mio cuore accelerò. Ero momentaneamente incapace di intendere e di volere, forse la botta era stata così forte da svalvolarmi . O forse era il suo profumo che mi dava alla testa. Furono degli istanti interminabili.

« Are you ok? » disse mentre posava una mano sulla mia spalla e si accingeva a raccogliermi la borsa. Riuscivo solo a fare cenno con la testa, ma dove erano le parole? E soprattutto come potevo rallentare il mio cuore? Temevo che stesse per scapparmi dal petto. Una cosa sola riuscivo a pensare in quel momento: “Cara legge di Murphy questa volta ho vinto io!”. Lo fissai per qualche istante, incredula. Zeus, Marte o il David di Michelangelo? Flash confusi dei libri di storia dell’arte si riproposero alla mia mente, in cerca di un’immagine adatta a descrivere la bellezza che mi trovai di fronte. Non era certo facile trovare il giusto paragone, o forse era la somma di tutti e tre. Cercai di scrollarmi quelle immagini dalla testa, scossi il capo e ricominciai a sentire il vociare dei passanti e il frastuono del traffico. Il sangue riprese a rifluire rendendomi di nuovo consapevole della presenza dei miei arti. «Sì… ehm…Evet ehm…yes!», le lingue si confusero, le provai tutte! «Ah.. italiana?!… Bene!» Ed eccolo lì, il suo sorriso e quelle sue fossette che si intravedevano ai lati del suo volto. Non sapevo che fare, né che dire. Avevo sognato quel momento così tanto, sicura che non sarebbe mai potuto accadere, ed ora, invece, ero lì e lui, Görkem, era in piedi avanti ai miei occhi in carne ed ossa. Facevano cinque gradi, ma ne percepivo almeno trenta; sentivo il viso in fiamme. Con il suo fare gentile mi porse la borsa. Feci un respiro profondo, allungai la mano per riprenderla e sfiorai la sua; un brivido mi corse lungo la schiena e si fece largo fino a scuotermi lo stomaco. «Scusa! Non volevo. Ma …», provai a giustificarmi nella mia lingua dato che sembrava capirla. « Tranquilla… immagino tu sia stata distratta dalla bellezza di Istanbul, o dalla sua confusione!» sorrise ancora con fare sicuro. Accennai ad un sì.

Mi sistemai la borsa in spalla, aggiustai il vestito ed i capelli, che fluttuarono al vento lasciando una leggera scia di cocco del mio shampoo preferito. Dopo la figuraccia che avevo fatto non avevo certo il coraggio di comportarmi come facevamo tutte le fans. Decisi che era meglio proseguire per la mia strada. In fin dei conti lo avevo visto, avevo realizzato il mio sogno. Cosa potevo aspettarmi di più? I miei battiti erano diminuiti, le mie funzioni vitali sembravano essere tornate nella norma, ma lui continuava a fissarmi. Non riuscivo a sostenere il suo sguardo, ma era come se lo percepissi su di me. Ciondolava da una gamba all’altra come se stesse aspettando la mia prossima mossa; forse era così abituato ad essere assediato e circondato da smartphone al vento e pronti a scattare selfie, che quasi ci stava rimanendo male vedendo me che non accennavo ad una minima richiesta. E Dio solo sa quanto avrei voluto stringermi a lui per un bel selfie da riportare in Italia, ma mi vergognavo troppo e la mia timidezza non mi stava dando alcuna mano nello sfruttare al meglio quell’opportunità.

« Grazie Görkem! E scusa ancora! » dissi improvvisamente, quasi senza rendermene conto, pronta a farmi da parte e proseguire nel mio percorso. “Grazie Görkem??? Ma dico io… stai parlando con tuo fratello. Samia… ma come ci pensi?” borbottai tra me e me e sperai che una voragine nel marciapiede potesse inghiottirmi all’istante. « Ahhh allora mi conosci?… Iniziavo a pensare il contrario…» rispose. Presi coraggio ed alzai lo sguardo, lo osservai di nuovo. Il tempo sembrò arrestarsi.

I clacson e le musiche turche nel quartiere divennero, nella mia mente, la più bella delle colonne sonore. Per un attimo confusi la vita reale con quella cinematografica.

Che bello che era! Di una bellezza sconvolgente.

Mi osservava con espressione curiosa; il viso leggermente inclinato accennava ad un mezzo sorriso ornato da una dentatura perfetta; le mani ai fianchi facevano risaltare le sue spalle.

Indossava un maglione nero che poco lasciava spazio all’immaginazione e un giacchetto di pelle marrone di ottima fattura con un paio di attillati jeans scuri che terminavano sopra dei semplici, ma griffati, scarponcini marroni.

‘Allah, allah!” ripetevo tra me e me, anche se non bastava chiamare a raccolta un solo Dio per salvarmi dall’emozione del momento; ma mi feci coraggio.

«Certo che ti conosco! Come non potrei!» risposi, cercando di apparire sicura e per niente destabilizzata dalla situazione, ma il mio viso era di nuovo incandescente.

Solo in quel momento mi resi conto che vicino a noi, un ragazzo che avrà avuto all’incirca la nostra età, ci stava fissando, braccia incrociate.

Lo riconobbi: era uno dei suoi amici con cui spesso appariva nei post di Instagram.

Si avvicinò a Görkem e gli fece cenno con la testa e con la mano, indicando la porta di un locale, avanti alla quale, una decina di persone sembrava stessero aspettando solo lui.

Erano passate le 20.00, forse lo attendevano per cena. Mi voltai anche io verso il punto indicato: la scritta luminosa sopra il locale non lasciava spazio all’immaginazione, era il suo locale preferito.

“Ma certo Samia, hai camminato così distrattamente che non ti sei resa conto di essere arrivata nella tana del lupo! E che lupo!” Shakerai la testa per tornare in me.

« Ops, immagino di aver interrotto qualcosa; scusa ancora. Piacere di averti conosciuto. Buon proseguimento », cercai di farla breve per togliermi da quella situazione imbarazzante.

Indietreggiai e, dopo un cenno del suo capo, ripresi i miei spazi e mi rimisi in marcia tanto scioccata quanto confusa.

I miei piedi andavano uno avanti l’altro, non sapevo neanche io dove. Tutti i piani per la cena erano stati dimenticati.

Non mi voltai, avrei tanto voluto farlo.

Chissà se mi stava guardando? Chissà cosa stava pensando di me? Che vergogna! Sicuro l’avrei ricordata per sempre quella figuraccia. Avevo percorso qualche decina di metri, le mie mani ancora tremavano.

Dovevo raccontarlo a qualcuno.

2021-12-16

Aggiornamento

Siamo a poco meno del 50% dal raggiungimento dell'obiettivo delle 200 copie. Intanto Grazie mille a chi ha già contribuito a sostenere questo progetto. Non dimenticate che il passaparola è essenziale in questo momento, quindi se vi va... tempestate i vostri contatti con il link di questa campagna di crowdfunding 😉 e fatela conoscere il più possibile!!! Vi ringrazio in anticipo!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Cara Melissa,
    Anzi cara piccoletta spero con tutto il cuore che tu possa raggiungere l’obiettivo e vedere realizzato il tuo sogno e sai perché? Perché hai un dono: con la tua scrittura fluida, dettagliata, piena di particolari racconti emozioni che ti arrivano al cuore e ti portano ad immedesimarti con i personaggi e a continuare a leggere sperando non finisca mai. Per non parlare dei momenti intimi dei protagonisti dove non sei mai volgare e fai venire la pelle d’oca e le farfalle allo stomaco. Non smettere di scrivere e non smettere di sognare! Un abbraccio enorme

  2. (proprietario verificato)

    Cara Melissa, la tua scrittura è fluida ,coinvolgente, capace di materializzare ciò che si legge, capace di emozionare e di trasportarti in un’altra dimensione ,lo si legge tutto d’un fiato e si sente quel pugno allo stomaco che solo una grande emozione sa dare.
    Solo una persona con ricchi sentimenti può descrivere una passione così.
    Ti auguro il meglio!

  3. Maria Delia

    (proprietario verificato)

    Ciao Melissa! Mi conosci con uno pseudonimo su Ig. Ti seguo da un po’ e quindi so perfettamente come e cosa condividi con noi tutte che amiamo “lui”… Il tuo modo di scrivere fa sì che i tuoi pensieri e la tua immaginazione si materializzino davanti ai nostri occhi. Hai un modo immediato e concreto di trasformare le parole e le immagini in realtà. Mi arrivi tutta in pieno cuore! Anche io amo scrivere e soprattutto leggere, quindi leggerti non può fare altro che arricchire il mio “patrimonio mentale”. Spero continuerai a deliziarci con i tuoi scritti, perché sono pura magia e spero che tu possa realizzare ogni tuo sogno. Dopotutto, il primo passo per realizzare un sogno è crederci anche quando si è ad occhi aperti! Ciao tesoruccia💙

  4. Monica Mazza

    (proprietario verificato)

    Carissima Melissa,il tuo” scritto” l’ho amato fin da subito.Ho amato il linguaggio così coinvolgente ma mai volgare,il tuo modo dettagliato di raccontare nei minimi particolari tutto ciò che Samia aveva intorno,tanto da sentire sul viso il vento del Bosforo.La pelle che si accapona, quando si leggono i passaggi così reali dell’intimità dei protagonisti,non ha eguali.Cosi’ come le lacrime che arrivano agli occhi quando si presume ci sia un addio…I complimenti sono scontati,hai un dono e nessuno può negarlo con le tue parole guarisci l’anima e questo te l’ho detto già diverso tempo fa.
    Buona vita a te!

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Melissa Gentili
Piacere Melissa! Ho 32 anni ed abito nelle Marche.
Dopo la Maturità Scientifica e una laurea in SEF, il mercato del lavoro, nel 2011, non era in uno dei suoi mood migliori; la crisi, invece, andava a gonfie vele. Dopo qualche esperienza nelle Risorse Umane, il destino ha fatto una deviazione e mi ha avvicinata al mondo dei più piccoli. Adoro i gatti e le lingue straniere, ma so usare abbastanza bene solo l'inglese; mi piace viaggiare, ma ho una paura tremenda dell'aereo. Da due anni la mia vita reale si divide il tempo con quella social che "vivo" nella Fanpage creata per l'unico personaggio famoso che, in 32 anni è riuscito a farmi fare follie. Ho un compagno che, nonostante ciò, ancora riesce a sopportarmi e qualche sogno nel cassetto; uno di questi è quello di veder stampato su carta il mio racconto.
Melissa Gentili on Instagram
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