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Marianna e i pirati dell'isola perduta

Scelto da Anna Raschi
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Consegna prevista ottobre 2019

Pirati, filibustieri, bucanieri, una mappa del tesoro apparentemente priva di indicazioni e una ragazza che nasconde la propria identità, ruotano attorno al mistero dell’isola “perduta”, dove è nascosto un immenso tesoro.

Perché ho scritto questo libro?

Chi di noi, piccoli e grandi, non ha mai sognato di essere un pirata e di vivere un’avventura turbolenta fuori dal comune? Fin da ragazzo amavo scrivere storie di fantasia, sceneggiare e girare cortometraggi coinvolgendo parenti ed amici. Diventato papà sono tornato a scrivere grazie al desiderio di regalare un libro a mia figlia che ha 9 anni, mi piace l’idea che una volta adulta possa rileggerlo e ricordarsi di quanto sia bello viaggiare con la fantasia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO I
L’isola della tartaruga e la mappa del tesoro
Molto tempo fa, in un luogo molto lontano … c’era una
bambina di nome Marianna, dai lunghi capelli biondi che,
con il sole splendente, sembravano illuminare tutto ciò
che la circondava … Ella viveva in un piccolo villaggio
sull’Isola della Tartaruga (oggi chiamata Tortuga). L’isola
era così chiamata perché, vista dal mare, assomigliava
proprio a tale animale. La grande montagna, a forma di
padella rovesciata, che dominava l’intero luogo,
raffigurava il guscio; il piccolo promontorio scoglioso,
invece, la testa … proprio una grande tartaruga… che
galleggia sola in mezzo al mare.
Marianna viveva con la mamma in una grande casa di
legno, un po’ sgangherata, proprio sul promontorio
dell’isola; non erano proprio sole … nella grande casa
venivano ospitati alcuni bambini che per vari motivi
erano rimasti senza nessuno al mondo… Da quella
abitazione, isolata, a picco sul mare, si poteva ammirare
un bellissimo panorama.
La sera, dopo aver cenato con la mamma e i piccoli ospiti,
Marianna era solita scendere a valle, per raggiungere il
vicino villaggio e recarsi alla rinomata locanda “La sirena
ubriaca” che si trovava vicino il porto.
Era costruita con legno, pietre alla base e paglia sul tetto,
con grandi finestre al piano terra. Accanto all’ingesso
c’erano due sedili in legno, dove spesso durante le belle
giornate gli ospiti potevano riscaldarsi prendendo un po’
di sole.
Il locale era frequentato da molti marinai, bucanieri,
pirati e furfanti di ogni genere … non proprio un bel
posto!
A Marianna piaceva andare lì … amava ascoltare, prima di
andare a dormire, le storie che raccontavano i personaggi
stravaganti, che frequentavano quel posto; ogni sera,
nuove avventure affascinanti la facevano sognare … !!!
Il corsaro verde parlava spesso di tesori perduti e mostri
marini: “ … mentre navigavamo verso ponente un’enorme
piovra uscì dagli abissi del mare e avvolse con i suoi
tentacoli la nostra nave … fu allora che presi una sciabola
ed incominciai a tagliare le sue numerose ventose …
potemmo così allontanarci a piene vele !!! … “ ;
L’ammiraglio Gamba Perduta invece raccontava di
combattimenti, duelli con spade e sciabole e di
arrembaggi tumultuosi …. : ” … il ponte della nave
avversaria fu spazzato via dai nostri colpi di artiglieria …
A quel punto preparammo i rampini per saltare
agevolmente sul ponte della nave per andare allo
arrembaggio …“ .
Una sera, all’interno della locanda c’era un gruppo di
balordi che bevevano a più non posso e parlavano ad alta
voce. Uno di loro portava una benda nera sull’occhio
destro, perso probabilmente in un combattimento …
sembrava essere il capo della combriccola.
Marianna si trovava al solito posto, seduta vicino ad una
finestra, un po’ in disparte, da dove poteva scorgere, nel
cielo, lo “spicchio” di luna che illuminava il villaggio, ma
che lentamente veniva coperto dal passaggio delle
nuvole; era comunque attenta e pronta ad ascoltare le
vicende rocambolesche raccontate da quel pirata che
vedeva per la prima volta frequentare la locanda.
Quella sera, la taverna era particolarmente affollata e
quell’ uomo bendato, ormai ubriaco, era salito su un
tavolo e aveva gridato all’oste: “Porta da bere a tutti i
miei uomini !!!”
“Ma Comandante, cosa c’e’ da festeggiare ? Tutti ormai
sappiamo che non c’e’ più nulla da depredare sulle navi
inglesi e spagnole !!!“
“ … E già, che serve navigare senza la certezza di trovare
tesori ??? “
“Massa di sfaticati, ciurmaglia che non siete altro!… Se
ordino da bere per tutti un motivo ci sarà … io so il fatto
mio… statemi a sentire!.”
“E allora, Comandante vuota il sacco, prima che il rum ci
annebbi del tutto il cervello!” . Un boato di sguaiate risate
riempì il locale.
“ Silenzio !!!! Statemi a sentire, ora… sono venuto a
conoscenza che esiste un tesoro dal valore inestimabile “
I filibustieri, che avevano brindato con boccali
spumeggianti ad ogni frase pronunciata dal loro
comandante, ormai sbronzi, gridavano: ”yo –ho –ho !!!“
con altre parole incomprensibili a tutti i presenti.
Erano tempi bui per i pirati, il loro “lavoro” era in crisi,
senza tesori … senza mangiare e bere naturalmente … Le
numerose navi inglesi, francesi e spagnole che solcavano
quei mari, ormai, erano ben attrezzate per la difesa dagli
arrembaggi dei bucanieri.
Di fatto, molti marinai, che abitavano sull’isola, erano
stanchi della dura vita a bordo delle navi, preferivano
abbandonare la loro isola e cercare attività più redditizie.
Un tuono rombò nel cielo, squarciato da un lampo che
illuminò tutta la locanda e fu in quel preciso momento
che l’uomo bendato tirò fuori dalla tasca una mappa che
mostrò, sventolandola energeticamente davanti agli
occhi ormai inebetiti della sua ciurma.
Intanto, fuori, aveva cominciato a piovere a dirotto ed
intensamente. Il tintinnio della pioggia battente sui vetri
delle finestre faceva da sottofondo alle parole del pirata.
“Possiamo dire basta ai nostri numerosi insuccessi …
Questa è la mappa che ci porterà al famigerato tesoro del
Capitan Fantasma !!!…. “ Un grido di approvazione da
parte di tutti i marinai interruppe le sue parole :
“Evviva !!! Si torna finalmente a navigare !!!”
“Come qualcuno di voi saprà,“Capitan Fantasma“ è il suo
soprannome, perché il suo nome è sconosciuto e mai
nessuno è riuscito a vedere il suo volto e nemmeno esiste
un suo ritratto … se non del suo gatto, che portava
sempre con sé …. detto “scheletrino” … perché di lui si
vedevano solo le ossa !!!!“ e si misero tutti a ridere ed a
fare baldoria : “ Ah Ah Ah !!! “
Con un balzo improvviso, il Comandante saltò a terra e
battendo il pugno sul tavolo, impose il silenzio. Poi con
voce bassa e roca, per non farsi sentire da tutti i presenti,
continuò “ … nessuno ha mai trovato il suo inestimabile
tesoro, frutto di saccheggi, rapine ed arrembaggi ….
Stavolta, la fortuna non ci ha voltato le spalle! Io ho
recuperato, dietro ad un quadro trafugato, che ho
trovato in questa isola, la mappa che ci condurrà dritti
dritti al nascondiglio dove si trova il tesoro … “
Marianna, interessata al racconto del manigoldo, si era
silenziosamente avvicinata e tendeva l’orecchio …
Il pirata chiamò vicino a sé uno della sua ciurma e gli
ordinò: “Tenente, spargete la voce nel villaggio che
abbiamo bisogno di uomini valorosi per formare
l’equipaggio … fra due giorni si parte!“
“Agli ordini, Capitano !“ rispose il marinaio con la
bandana verde intesta.Continua a leggere
Continua a leggere

Tutti gli ospiti, bisbigliando fra di loro, incominciarono a
bere di nuovo, scolandosi le ultime bottiglie rimaste sui
tavoli.
Un aLtro tuono brontolò con minor intensità, facendo
presagire che il temporale si stava allontanando dal
villaggio.
Il pirata, sbattendo le mani sulle braccia per ricomporsi
alla svelta, per darsi un tono, urlò: “Smettete di bere e
torniamo a bordo, ciurmaglia!!!!“ Poi, guardando alla
finestra, aggiunse: “Ha smesso di piovere. Sbrighiamoci …
Domani dobbiamo incominciare ad allestire la nave !!!!”
Tutti i filibustieri, seguendo il loro capo, uscirono dal
locale cantando.
Marianna, che aveva ascoltato in silenzio la
conversazione, si avvicinò al banco per chiedere al
locandiere chi fosse quell’uomo con la benda, tutto
vestito di nero.
“ E’ il capitano Benda Nera … lui è il comandante del
veliero “Nuvola tempestosa“ il locandiere le rispose a
bassa voce, come se avesse paura di farsi sentire, anche
se ormai il locale si era svuotato.
Marianna ringraziò l’uomo ed uscì dalla bettola. Fuori,
sopra ad una botte di legno vuota, c’era un gatto ad
aspettarla. Come ogni sera, lei tirò fuori dalla tasca del
pantalone un po’ di mangiare che aveva preso di nascosto
dalla tavola imbandita dell’orfanotrofio ed avvolto in un
fazzoletto. Lo posò per terra in modo che l’animale
potesse rifocillarsi.
Aspettò che il gatto avesse finito di mangiare: “ … si è
fatto tardi … andiamo a dormire …!“ Insieme si
allontanarono dalla locanda ormai vuota, prendendo la
strada sterrata che li avrebbe condotti a casa.
Facendosi il buio più intenso, accese la lanterna che
aveva in mano e disse, abbozzando un leggero sorriso: “
… credo proprio che stavolta riuscirò ad imbarcarmi ….
Eh sì …” rivolgendo lo sguardo al gatto tigrato di colore
grigio che annuì facendo le fusa.

CAPITOLO II
Il veliero del Capitano Benda Nera
La mattina seguente, Marianna si svegliò presto ed
incominciò a frugare dentro un baule che custodiva
gelosamente sotto il letto.
La luce del sole non aveva ancora fatto capolino
all’interno delle stanze del vecchio e ormai fatiscente,
sgangherato, stabile.
La pioggia della sera precedente, penetrando dal tetto,
aveva reso inagibili alcune camere del primo piano e per
questo alcuni ragazzi dormivano nel salone al piano terra.
Marianna cercò di non fare rumore, per non svegliare la
mamma e gli ospiti che dormivano nelle camere vicine.
Prese piano piano i vestiti che aveva trovato nel baule e,
davanti allo specchio, incominciò a vestirsi.
Indossò dei pantaloni e una camicia con le maniche a
sbuffo coperta da un gilet scuro, ai piedi infilò stivali con
risvolto e si allacciò una larga cintura trasversale che
sosteneva una sciabola. Intorno alla vita avvolse una
fusciacca rossa, si mise in testa una bandana di colore
giallo, per nascondere i suoi bei capelli biondi, e, al collo,
una collana con un ciondolo, raffigurante una “mezza
luna”.

Coì’ vestita, come un bucaniere, camminando in punta di
piedi, uscì dalla casa e si diresse subito verso il porto,
percorrendo la strada, che scendeva verso il villaggio,
dalla quale si poteva ammirare la ridente baia dei
“relitti”, chiamata così perché le navi sequestrate alla
marina spagnola ed inglese, dopo essere state depredate,
venivano portate dai Pirati, in questa baia e poi fatte
affondare.
Il porto si trovava vicino alla locanda ed era praticamente
invisibile da chi giungeva dal mare. Bisognava addentrarsi
nel golfo per scorgere il molo sul quale attraccavano le
navi pirata. Anche la conformazione geografica offriva
quindi al porto una valida protezione dai nemici, ma
anche dalle forti correnti marine… Infatti molti pirati,
bucanieri e filibustieri di quei mari, avevano scelto come
rifugio il comodo porto dell’isola della Tartaruga.
Marianna raggiunse il porto con il suo immancabile gatto
e rivolgendosi a lui, come se potesse capire: “ Ehi ! come
vedi il mio sogno si sta per avverare … “ . Non appena
giunse sul molo, riconobbe subito il veliero del Capitano
Benda Nera, perché era tra tutti il più sontuoso. Aveva
tre-alberi e su quello maestro, sventolava una bandiera
rossa. La polena, sulla punta estrema della prua,
raffigurava una bellissima sirena. Era intagliata nel legno,
talmente bene che si racconta che chiunque dei nemici,
avesse guardato i suoi occhi, veniva ammaliato e per
questo sconfitto.

A poppa, invece, si trovava l’alloggio del Capitano ed era
decorato con intarsi in avorio ed ebano.
“ Mamma mia ! come è grande ! “ pensava mentre
osservava da vicino quel veliero.
Si fece comunque coraggio, si rivolse al gatto
sollevandolo e guardandolo fisso negli occhi: “Aspettami
qui ….” . Cominciò a percorrere la lunga passerella di
legno che l’avrebbe condotta sulla nave.
Quando giunse sul ponte del veliero, vide molti marinai
indaffarati e si rivolse ad uno di loro, un marinaio dalla
lunga barba rossa dedito alle pulizie : “… Vorrei parlare
con il vostro Capitano … ho sentito dire in paese che avete
bisogno di uomini per intraprendere un lungo viaggio ….”
“ Seguimi ! Si trova nella sua cabina … “ rispose in modo
laconico, non senza averle lanciato uno sguardo
diffidente.
Dirigendosi verso la cabina di comando situata a poppa,
Marianna vide appeso all’albero maestro il regolamento
di bordo, che ogni membro della ciurma doveva accettare
prima dell’imbarco e rispettare durante la navigazione.
Una delle indiscusse regole di una nave pirata era che
nessuna donna poteva salire a bordo; tale trasgressione
veniva punita con la morte!
Questo era il motivo per cui Marianna si era travestita da
pirata. Pur sapendolo, un brivido le percorse la schiena.
Entrarono, al centro della stanza c’era un grande tavolo,
circondato da poltroncine ricoperte di velluto rosso. Un
lato era occupato da una libreria contenente libri e carte
nautiche, dall’altro invece da una bellissima credenza
scolpita in mogano con dentro stoviglie e cristalli e una
cassaforte. In fondo alla stanza una grande vetrata color
oro illuminava la sala. Marianna osservò il Capitano,
seduto su una poltrona, intento a leggere un libro. Di
fronte, sopra alla credenza c’era appollaiato un
pappagallo verde.
Da principio, sembrò che il Capitano non si preoccupasse
della sua presenza nella stanza, continuò a leggere il libro
come se nulla fosse. Solo dopo alcuni secondi si girò,
posò il tomo sulla sedia e si diresse verso di loro.
Guardando il nuovo arrivato, mantenendo il suo cipiglio
burbero, domandò senza convenevoli: “Cosa sai fare?”
Marianna pensò che a quella ciurma di scapestrati
sarebbe stata utile, nel viaggio, una buona cucina.
Da alcuni anni viveva con la mamma, da quando suo
padre era partito con una nave e non aveva più fatto
ritorno.
Spesso, trovandosi in cucina, l’aiutava a preparare piatti
appetitosi per tutti gli ospiti dell’ orfanotrofio.
Rispose allora, in modo deciso e con enfasi: “ Il cuoco ! ”
“Cosa sai cucinare?”chiese il comandante.
“Fagioli, ceci, fave, pasta, patate, minestrone …. pesce !”
rispose il nuovo arrivato “… so preparare le gallette e i
biscotti, per esempio la mia specialità è la pasta del
corsaro a base di rum!! “

“E come te la cavi con la sciabola?” domandò
bruscamente avvicinandosi al viso dell’ospite.
“Non male !”
“Allora sfida a duello Barba di Fuoco !” pronunciò ad alta
voce rivolgendo lo sguardo verso il marinaio.
Appena il brutto spavaldo le fu addosso, lei scattò come
un felino prendendo, con la mano sinistra, la sciabola dal
fodero; l’azione fu talmente veloce che l’avversario non
ebbe il tempo di sferrare l’attacco. In poche schermate
aveva tolto dalla mano la spada all’uomo.
“ Bene bene, vedo che sei molto agile ….. “ lisciandosi la
barba con la mano, continuò “ Sei dei nostri …. domani
sera salpiamo. Per quanto riguarda il rifornimento della
dispensa, dovrai provvedere tu insieme al marinaio
Gamba di Sedano” così dicendo voltò le spalle e si
allontanò dirigendosi verso la vetrata della sua cabina.
Dopo pochi passi, si voltò all’improvviso, chiedendo al
novizio: “ Ma qual’ è il tuo nome ? ”
Giacché Marianna titubava, il comandante disse: “ Per la
ciurma sarai … sarai … Arirò …. questo nome mi ricorderà
la tua abilità con la spada, i tuoi improvvisi cambi di
direzione nei combattimenti …. Ah ah ah !!!” con una
fragorosa risata si girò di nuovo verso la finestra.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Manuel Cavallero
Sono architetto e vivo vicino al mare nella provincia di Roma con mia moglie, una figlia e vari animali domestici che si aggirano nel giardino, tra i quali una gallina, un riccio, un pappagallo e ben sei gatti!
Nel tempo libero mi piace camminare con mia figlia nei sentieri delle colline circostanti e fermarmi a vedere il mare dall’alto e di notte guardare il cielo stellato, riesco così a rilassarmi e viaggiare nella fantasia come “una barca che si fa cullare dalle onde del mare”.
Fin dall’adolescenza amavo scrivere brevi racconti di fantasia e sceneggiature che condividevo con la mia famiglia e gli amici, che spesso diventavano i protagonisti di brevi cortometraggi.
Proprio su suggerimento di quegli stessi amici di infanzia ho proposto il libro a bookabook e ho iniziato questa avventura sperando mi porti a realizzare il sogno, che avevo fin da ragazzo, di pubblicare un mio racconto.
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