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Parentesi tonda

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Ginevra e Massimo, ex amanti, si trovano intrappolati dentro una stanza a causa di una tormenta. Basta poco perché i due comincino a ripercorrere i passi che hanno scandito la loro storia d’amore, spinti dalla necessità di risolvere in una notte un’espressione apparentemente impossibile. Sarà un percorso doloroso, arduo e tortuoso, un flusso di coscienza e un racconto bilaterale in cui i due protagonisti tentano di capirsi, risolversi e correggersi, affinché la parentesi possa finalmente chiudersi.

1. La bambina e l’aeroplano

Febbraio è sempre un mese strano sotto diversi punti di vista.

Ogni essere umano, in un modo o nell’altro, lo odia un po’. È il mese di transito, e certamente quello più freddo dell’anno. Il mese più breve, di giorni, ma infinito, di tempo. Il mese senza senso. Per gli studenti universitari, poi, è il mese di maggiore stress da sessione d’esame. Chiunque, in un modo o nell’altro, non vede l’ora che finisca e che arrivi velocemente marzo, la primavera, il sole e la vita nuova; perché a ogni primavera si nasce nuovamente. A ogni primavera sbocciamo dopo il rigido inverno.

Per Ginevra c’era dell’altro, però. Per lei febbraio non era solo un mese grigio e di passaggio; no, era di più. Era il mese con cui combatteva da sempre una guerra personale ed emotiva; quando combatteva i suoi scheletri nell’armadio, gli scheletri dell’amore che l’aveva abbandonata. Era fatto di carne e di ossa febbraio, per lei. Era un’ombra grigia con cui faceva i conti da sempre.

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Il suo primo grande amore adolescenziale l’aveva infatti abbandonata proprio in una notte di metà febbraio, senza un vero e proprio addio. Se n’era andato in silenzio, senza salutare e senza mai più tornare, e a ogni febbraio lei era costretta a rivivere quell’abbandono, sentendosi totalmente sola al mondo. Sola a combattere coi ricordi del passato. Quell’amore segreto che non aveva mai confessato a nessuno. E a ogni febbraio era costretta a soffrire per quella perdita.

Combatteva con le lacrime interne, di un dolore non esternato, che si piangono per un amore nascosto al mondo, perché quello era stato: un amore nascosto, infantile e segreto, basato esclusivamente sulle prime esperienze, nient’altro. Quel primo amore, infatti, era stato per lei solo l’assaggio di tutte le prime volte: la prima esperienza sessuale; la prima sigaretta e la prima sbronza, perché un dolore come quello, credeva, si poteva placare solo con del fumo nei polmoni e dell’alcol abbondante nel fegato.

E poi, ovviamente, il primo addio.

E dire addio per la prima volta, confrontarsi con un vero e proprio addio, non è mai facile. Tutto diventa buio. E lo è maggiormente in un mese buio come quello.

Buio amplificato, dolore duplicato.

 

Febbraio aveva cambiato aspetto due anni dopo quell’abbandono. Non era più triste e grigio; non era più un mostro contro cui combattere, ma un amico da abbracciare; un amico che sorridendo le aveva portato la scoperta della felicità per il vero amore, illuminandole la vita. Il mese di febbraio le aveva portato Massimo, il suo vero e unico grande amore. Quello alla luce del sole. Quello più maturo: di testa, di esperienze, di sesso, di emozioni.

Con l’entrata di Massimo nella sua vita, Ginevra aveva dimenticato quell’amore da bambina, che ricordava soltanto come sciocco, banale e ormai lontano; infantile, appunto. Si era dimenticata in un istante di tutto quel dolore, adesso inesistente; infatti non ricordava più di aver sofferto, prima, né tanto meno ricordava d’aver mai amato, prima di Massimo. Con lui era rinata e tutto le appariva diverso, nuovo; bello. Vero.

Con Massimo era sbocciata, come un bellissimo fiore a primavera.

Prima di Massimo amare le era venuto estremamente difficile, perché credeva solamente di poterlo fare, senza farlo davvero; con Massimo aveva capito invece che non ci era riuscita solo perché quello del passato non era stato vero amore, ma solo una storiella scritta più volte nelle pagine della sua adolescenza, credendo lo fosse, ma in realtà non era nulla.

Nulla, se non qualche poesia macchiata di sangue, notti insonni di lacrime e mostruose depressioni adolescenziali che l’avevano fatta arrivare alla semplice conclusione di non crederci più, all’amore.

Ma poi il liceo era finito, erano cambiate le amicizie e Ginevra aveva dato un’altra occasione all’amore, dando spazio a Massimo e a nuove emozioni, e tutto era divenuto reale e concreto più che mai.

Di Massimo aveva scoperto ogni giorno nuovi aspetti, nuovi sorrisi, nuove parole e nuovi gesti. Nuovi baci. E poi aveva scoperto il dolore vero. Aveva capito realmente cosa significasse soffrire per amore – che era tutto un altro affare rispetto alla sofferenza del passato.

La perdita di qualcosa che è stato reale nel presente, non utopico come lo era stato al liceo, le aveva fatto veramente concepire l’essenziale crudeltà dell’amore, la sofferenza, quella vera, la mancanza d’ossigeno, il cuore che realmente si spezza, ed è incredibile ma puoi sentirlo il momento esatto in cui avviene il crack.

Dopo mesi di relazione, lui una mattina si era svegliato e aveva deciso, senza prenderla in considerazione, che era giunto il momento di non amarsi più, e l’aveva abbandonata, sparendo dalla sua vita.

È stato con quel dolore che Ginevra aveva capito d’amarlo davvero; perché l’amore vero si scopre soprattutto quando subentra la sofferenza: se si continua ad amare anche con tutto il dolore, allora non ci si potrà mai liberare di quell’amore. E lei lo amava nonostante lui l’avesse ferita. Com’è possibile amare qualcuno che ti uccide? Com’è possibile amare qualcuno che ha assassinato tutta la tua felicità e stravolto il tuo equilibrio?

Ginevra aveva continuato a farlo, nonostante il dolore, la mancanza d’appetito e l’indebolimento psicologico. Nonostante fosse diventata un’altra, rispetto alla ragazza ingenua che lui aveva conosciuto.

Aveva continuato ad amarlo nonostante tutto ciò che era successo la prima volta, quando lui l’aveva lasciata; nonostante tutte le volte che era tornato e poi sparito nuovamente. E ancora una volta tornato e l’ennesima volta ancora sparito. E così all’infinito, in questo loop da troppo tempo in fase di stallo, senza fine.

E in quel momento era nuovamente febbraio, esattamente un anno dopo l’entrata di Massimo nella sua quotidianità e nel suo cuore. E non era più un amico, febbraio; soprattutto non lo era quella sera; era tornato quello di un tempo: un mostro contro cui combattere. Ed era arrivato il momento di combattere anche con Massimo, oltre che col mese; era finalmente giunto il momento di raccontarsi in un’intera notte.

2020-10-30

Aggiornamento

Superati i 60 pre-ordini, nonché lo step per l'edizione limitata! Grazie a tutti i miei sostenitori! Aver superato le 60 copie vuol dire che chiunque abbia contribuito fino ad adesso, riceverà la sua copia a prescindere da come andrà la campagna. E adesso?! Adesso dritti insieme verso i 200 pre-ordini!

Commenti

  1. Chiara Gheza

    (proprietario verificato)

    Parentesi Tonda è un libro che ho divorato in poche ore grazie al ritmo incalzante della scrittura. Un flusso di coscienza che narra la storia di un amore travagliato e che a tratti mi ha spezzato il cuore. Da leggere e rileggere.

  2. Ho letto il libro tutto d’un fiato. L’autrice è stata molto brava a delineare perfettamente i sentimenti dei due personaggi protagonisti di un amore tormentato. Lo consiglio.

  3. (proprietario verificato)

    Un graditissimo momento, quello della lettura di questo libro, che aspettavo da un po’. Parentesi tonda è più di un semplice romanzo. È una storia vera. È il capitolo finale di una storia d’amore sofferta ma anche viva e piena di speranza, come lo sono i sentimenti che affiorano in ogni sua pagina. Un’unica “espressione” conduce e risolve, nella complessità dei sentimenti dei due protagonisti, il racconto e rende scorrevole ma accurata, profonda e intima la scrittura.
    I personaggi sono così reali da non riuscire a perdere nemmeno un istante delle loro riflessioni, delle loro emozioni e delle indecisioni che senti anche tue, perdendo così quel distacco che ti accompagna nella lettura di ogni libro.
    Molti scrivono, ma non tutti riescono a emozionare con le parole, e lei, in questo, è sempre stata una maestra.

  4. (proprietario verificato)

    Una passione intensa, travolgente e autentica, che nulla guarda e considera fuorché se stessa. Il micromondo di Ginevra e Massimo è uno spazio intricato e inaccessibile, in cui tuttavia chiunque ricordi il primo vero amore riesce a immedesimarsi. Un “problema” complesso ma risolvibile, o almeno è quello in cui i due giovani protagonisti credono fino alla fine.
    Parentesi tonda è un viaggio nei ricordi per ognuno di noi, in una prosa intensa ed emozionante.

  5. Parlare di emozioni non è mai semplice, si rischia di cadere nel banale. “Parentesi tonda” di banale non ha nulla, il linguaggio è molto coinvolgente e ti proietta subito a capire i punti di vista dei protagonisti e l’immedesimazione è spontanea e diretta.

  6. Giulia Cannizzaro

    (proprietario verificato)

    Un travolgente turbinio di emozioni. La purezza e complessità di un amore tormentato abbinati ad un linguaggio piacevole e scorrevole nonostante la profondità dei dialoghi. È questo a rendere “Parentesi Tonda” un romanzo da divorare ma anche da risolvere insieme ai protagonisti attraverso il loro coinvolgente viaggio nella memoria!

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Anna Aglianò
nasce nel 1993 a Siracusa, dove vive e lavora. Fin da bambina si avvicina al mondo dei libri e della scrittura, passione cresciuta durante gli anni del liceo, quando nel 2011 e nel 2012 vince rispettivamente il terzo e il primo premio “Franca Maria Gianni”, con Giorno di pioggia in un ospedale e Un’infanzia tra gli odori. Sempre nel 2012, un suo racconto – Matematica, a noi due! – viene inserito nell’antologia Voglia di lavorare... saltami addosso!
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