Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Quella notte in montagna

Quella notte in montagna
68%
65 copie
all´obiettivo
81
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Giugno 2022
Bozze disponibili

Claudio e Anna si erano conosciuti a una festa in montagna, in una notte d’estate; tra di loro era scattata la scintilla di un sentimento nascente, ma l’insicurezza di entrambi li aveva portati a perdersi di vista. Quando il caso, o forse il destino, li fa incontrare ancora dopo più di un anno, i due ragazzi si riavvicinano, ma scoprono presto come sia impossibile riallacciare il discorso da dove lo avevano lasciato: Anna è fidanzata con un altro. Diverse vicende si intrecciano da lì in avanti: appuntamenti, gelosie, segreti che coinvolgono anche i loro amici, e sentimenti che non sempre possono venire alla luce.

Perché ho scritto questo libro?

Prima di iniziare a scrivere avevo un’immagine in testa, una situazione ispiratrice che lasciava spazio ad un gran ventaglio di possibilità. Allora è cominciato un gioco di scoperta dei personaggi protagonisti della situazione, con le loro paure, i loro sogni, le loro debolezze. Estraendoli dalla penna ho trovato ragazzi diversi, ma che avevano ognuno un pezzetto di me; il romanzo è diventato così una via per esprimere alcune sfaccettature della mia persona che ho sempre tenuto nascoste.

ANTEPRIMA NON EDITATA

In bilico sopra al baratro, Claudio era sul punto di precipitare. Sotto ai suoi piedi, il nulla. Era in cima ad un palazzo altissimo, aggrappato con le mani tremanti al cornicione; in basso, a cinquanta metri di distanza, il traffico scorreva veloce, indifferente, frenetico. Sembrava che nessuno si fosse accorto di lui. Un vento gelato e malvagio lo faceva dondolare pericolosamente. Aveva i brividi di freddo, ma non poteva mollare la presa. Le dita cominciavano a cedere piano piano. Non voleva morire. Non a vent’anni, non con tutta la vita davanti. Il cemento del cornicione gli stava graffiando le mani. Doveva resistere. All’improvviso sentì un rumore di passi e guardò in su: una figura si stagliò contro il cielo. Sembrava una ragazza; non riuscì però a distinguere chi fosse: il sole era esattamente dietro di lei e gli impediva di vedere il suo volto con chiarezza. Sentì il cemento scricchiolare.

«Aiutami, ti prego!»

Continua a leggere

Continua a leggere

La ragazza non rispose. Si limitava a guardarlo. Perché non interveniva? A che stava pensando? Chi era? Una mano gli scivolò e gli fece cacciare un urlo di paura. Anche la ragazza gridò di terrore. Ora restava disperatamente aggrappato alla vita con la sola mano sinistra.

«Ti prego!»

La ragazza sembrò sul punto di aiutarlo. Allungò la mano verso di lui, senza parlare. Stava tremando visibilmente. Aveva quasi raggiunto il suo polso, ma si fermò. Ritrasse la mano di scatto, come se qualcosa le avesse fatto cambiare idea. Sembrava singhiozzare. Il mignolo e l’anulare scivolarono. Restavano solo l’indice ed il medio a tenere Claudio appeso al cornicione.

«Perché? Perché non mi aiuti?»

Lei fece nuovamente per porgergli la mano, ma ormai era troppo tardi. Anche le ultime due dita cedettero. Claudio chiuse gli occhi e trasse un lungo respiro mentre precipitava. Era finita. Ancora pochi istanti e l’asfalto gli avrebbe spezzato la schiena, e la sua giovane vita con lei.

Claudio si svegliò di soprassalto. Era stato solo un incubo. Si era addormentato sul divano guardando il calcio in tv. Sentiva il cuore battere a mille, ed ogni respiro rincorreva affannato il precedente per non essere lasciato indietro. Si passò una mano tra i capelli e cercò di riprendere la calma. Si sentiva inspiegabilmente stanco, le gambe molli come avesse corso per chilometri. Spense il televisore e andò in bagno a farsi una doccia gelata, che ebbe l’immediato effetto di risvegliargli le membra intorpidite e fargli tornare la voglia di uscire. Era sabato sera, e lui e i suoi amici avevano deciso di andare ad una festa di paese non lontano da casa. Abitavano a Fossano, una piccola città sonnolenta del Piemonte meridionale, dove c’era sempre poco movimento e mai nulla da fare: i divertimenti dovevano andarseli a cercare, e spesso le feste dei paesini di campagna erano il meglio che la zona avesse da offrire. D’altronde, si ballava gratis e scorrevano fiumi di birra: cosa chiedere di più? Scese in strada e si diresse verso il bar dove avrebbero fatto pre-serata. Era ancora maggio, ma il caldo sembrava quello di metà luglio. Si fermò davanti al locale, nascosto tra le vie più dimenticate della città vecchia, un cubicolo con pochi tavoli mai veramente puliti e un costante odore di birra e di uomini sudati. Non sapeva bene perché si ostinassero ad andare ogni santo sabato in quel posto all’apparenza così sgradevole, ma l’abitudinarietà si era appiccicata loro addosso già da molto tempo ed il barista, un uomo rude con barba e bandana, li riempiva di sconti come premio alla loro fedeltà. Mise il piede sulla soglia e tese l’orecchio: come previsto, sentì il rumore dei suoi amici provenire dal tavolino di sempre, nell’angolo di sempre, vicino al quadro di sempre, una vecchia copertina incorniciata di Playboy dell’epoca in cui le donne posavano con il costume intero. Si rivolse al barista, che lo salutò con un grugnito.

«Oreste, mi fai una media bionda?»

Altro grugnito, che stava a significare: «Vai, te la porto al tavolo.»

Al tavolo solito, seduti in cerchio, vide i suoi amici. Erano un manipolo di ragazzi tanto diversi tra loro che davano la sensazione d’essersi trovati per caso e di essere rimasti incollati per una forza misteriosa. Erano in quattro: Pietro, Massimo, Samuele e Stefano. Passavano le serate ad esercitarsi nella nobile arte del cazzeggio, e si aiutavano nell’impresa del non fare mai niente di particolare, nell’attesa di diventare qualcosa, o di diventare qualcuno. Si avvicinò al tavolo con passo lento, facendo strisciare per qualche metro la sedia di metallo che aveva afferrato in corsa e buttandocisi sopra a peso morto.

«Ehi, stronzi. Che si dice in città?»

Massimo gli porse il pugno: «Ciao Cla! Tutto a posto? Caldo per stasera?»

«Mah, a dirtela tutta non so. Sono uscito di casa un po’ spento. Ho paura di non essere tanto in forma.»

«Dai, tranquillo, ci mettiamo mortali e vedi la serata che facciamo.»

Pietro non sembrava molto contento. A quanto pare era ancora scottato dall’esito della lite furibonda per assegnare il ruolo dell’autista di serata, che essendo toccato a lui lo costringeva ad una noiosissima sobrietà. «Dici così solo perché tanto guido io. Com’è possibile che tocchi sempre a me?»

«Ancora con sta storia, Pit? È il tuo turno, e non si discute più. Anche perché ormai abbiamo bevuto tutti e l’unico in condizione di prendere la macchina sei tu.»

«Che palle. Devi sempre mettere bocca su tutto?»

«E tu devi sempre lamentarti di tutto?»

«Be’? Se qualcosa mi dà fastidio lo dico.»

«Il problema è che pretendi di averla sempre vinta tu. Non è così che funziona. Non comandi tu.»

«Ma non comandi nemmeno tu.»

«Ragazzi, avete rotto il cazzo. Se dovete litigare andate a farlo da un’altra parte.» Samuele si era alzato in piedi per attirare la loro attenzione. «Possibile che debba sempre farvi smettere io? Siete dei bambini.»

Claudio sorrise. I ragazzi sembravano carichi; avrebbe fatto bene a svegliarsi anche lui e a dimenticare l’incubo di poco prima: si prospettava una grande serata. Chiamò il barista e cambiò l’ordine: al posto della birra chiese un Sex on the Beach, petizione accompagnata da un grugnito di approvazione.

Raggiunsero la festa all’una di notte. Lasciarono l’auto in un campo adattato alla bell’e meglio a parcheggio e si diressero verso la pista da ballo, non senza aver svuotato la vescica in un angolo buio dietro ad un furgone. Il grande tendone era strapieno, e Claudio si guardava intorno per controllare quante facce note ci fossero in mezzo a quella marea umana. Non sapeva bene chi sperasse di incontrare, ma cercava comunque, con un’ansia di riconoscere persone che forse non esistevano. Rimasero fermi per un po’ all’ingresso ad osservare la situazione, a guardare i corpi appiccicati, le fronti sudate, il pavimento sudicio di birra, i bicchieri sbatacchiati per terra senza pietà da calci involontari; poi Stefano prese l’iniziativa.

«Andiamo a prendere da bere?»

Il piano piacque un po’ a tutti, e così si diressero al bancone. Svuotarono i bicchieri senza trovare sul fondo quello che stavano cercando, e uscirono dal tendone per provare ad inventarsi qualcosa da fare per passare le ore, la notte, la noia che non volevano ammettere di avere addosso. Trovarono alcuni vecchi compagni di classe di Massimo e si misero a parlare con loro. Mentre gli altri si perdevano in chiacchiere di scuola, di lavoro e di mille altre cose già dette e sentite, Samuele non poté fare a meno di notare una ragazza di una bellezza luminosa, nascosta in un gruppo di amiche che di fianco a lei svanivano nel nulla. Era mulatta, e aveva gambe lunghissime che terminavano in un paio di short molto corti, con una maglietta che le lasciava scoperto l’ombelico. I capelli ricci erano raccolti in una coda che spuntava da sotto a un cappellino dei Chicago Bulls, e gli occhi avevano il colore della pece, del buio, del silenzio. Lei lo sfiorò con lo sguardo una, due, tre volte, mentre Samuele non riusciva a toglierle gli occhi di dosso, incantato da una magia vecchia come il mondo. Tirò una gomitata a Claudio per attirarne l’attenzione.

«Cla, quella tipa mi sta guardando da un po’.»

«Quale?»

Gliela indicò. «Secondo te ci sta?»

«Se ti sta guardando, vuol dire che ti vorrebbe saltare addosso. È fatta Sam, è già tua.»

«Dici?»

Claudio gli tirò un colpo vigoroso sulla coppa del collo, ridendo per la sua ingenuità. «Scordatela.»

«E allora perché mi guarda, se non le interesso?»

«Forse perché è un’ora che la fissi come un maniaco sessuale qualsiasi? Asciugati la bava dalla bocca, va’!»

«Ti sbagli. E te lo dimostrerò.» Fece per andarle incontro, ma Pietro, che aveva seguito il discorso, lo trattenne bloccandogli la strada.

«Ma che fai, ti sei rincoglionito? Guarda un po’ che cos’ha sulla testa?»

«Un cappello, e allora?»

«E che cosa è disegnato sul cappello?»

«Il toro dei Chicago Bulls, ma non capisco cosa c’e…»

Pietro lo interruppe. «Le ragazze di solito non vanno in giro con un cappello dell’NBA. E in più, guarda due metri più in là: c’è un ragazzo con due spalle che sembra un armadio e che ha una canottiera, oh!, guarda un po’, dei Chicago Bulls.»

Samuele aveva capito dove stava andando a parare. «No dai, non è fidanzata. Non può, sono venti minuti che mi guarda.»

Mentre parlava continuava a squadrare il ragazzo in canottiera. Più lo guardava e più gli sembrava evidente che il cappello fosse suo e che la ragazza lo avesse solo preso in prestito. Negava però l’evidenza persino a se stesso, tutto preso da una speranza che gli annebbiava la ragione.

«Non possono sempre capitare a me queste cose, non è possibile. Ci scommetto quello che vuoi che è single, e ora io vado a provarci.»

«Sam, chi è quello sobrio tra me e te?»

«Tu.»

«E allora ascoltami e stalle lontano.»

«Senti, sono ubriaco, ma non così tanto. Lasciami stare.»

Con il petto in fuori, ma visibilmente dubbioso, Samuele si avviò verso la ragazza con il cappello. Poi, d’improvviso, girò i tacchi, come se avesse repentinamente cambiato idea.

«Bravo, ascoltami, che ogni tanto ho anche ragione.»

«Non ci ho rinunciato. Ho solo deciso che non posso presentarmi da lei a mani vuote. Le porto un cocktail.»

In un battibaleno sparì e tornò con in mano due bicchieri di plastica.

«Ora vado. Vedrete, stasera faccio il colpaccio.»

Si avvicinò a lei, mentre con la coda dell’occhio teneva sotto controllo il ragazzone con la canottiera. Il gorilla sembrava non fargli caso: era troppo preso da una discussione. Arrivato nei pressi del gruppetto di ragazze si schiarì la voce.

«Scusate se vi interrompo, ma un amico mi aveva chiesto di prendergli da bere e poi non l’ha più voluto. Così mi sono guardato intorno per cercare qualcuno a cui regalarlo e…» rivolgendosi alla ragazza col cappello «… ho visto te. Ciao, sono Samuele.»

Le amiche si esibirono in un risolino di scherno, ma gli occhi della ragazza gli diedero l’impressione immediata di una maturità molto diversa da quella delle ragazzine che aveva intorno. Lei alzò un poco la visiera con un gesto lieve, gli sorrise e gli rispose: «Guarda, grazie mille, ma non credo di poterlo accettare.»

Ancora non aveva finito la frase e il suo sorriso si era trasformato in un’espressione di marcato imbarazzo. Samuele finse di non accorgersene.

«Sicura? Non posso mica buttarlo via.»

«Sì, non voglio prenderti in giro. Sono fidanzata, e se mi ascolti questo cocktail lo regali a qualcun’altra.»

«Cos’è che vuoi dalla mia ragazza?»

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Quella notte in montagna”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Marco Ferrero
Marco Ferrero nasce a Cuneo, nel 1998. Cresce nella campagna piemontese, in un piccolo paese rurale dove frequenta le scuole elementari e medie. Si diploma poi al Liceo Scientifico G. Ancina di Fossano e prosegue gli studi al Politecnico di Torino, dove si laurea in Ingegneria Meccanica. Dopo aver perso per strada il piacere della lettura negli ultimi anni del liceo, si riappassiona alla letteratura grazie alle conferenze pubblicate su YouTube del Premio Nobel Mario Vargas Llosa, e in particolare si innamora dei grandi scrittori latinoamericani del Boom degli anni Sessanta: García Márquez, Cortázar e, appunto, Vargas Llosa. Con la lettura affiora il bisogno di scrivere le proprie storie, le proprie idee, le proprie emozioni, affidandole ad alcuni racconti brevi e ad un romanzo: "Quella notte in montagna". È autore del blog culturale Aquile Solitarie.
Marco Ferrero on FacebookMarco Ferrero on InstagramMarco Ferrero on Wordpress
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie