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Racconti di un Troop - Autobiografia quasi seria di un corridore qualunque

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Cos’è un Troop? Non è una specie protetta, né un gruppo musicale degli anni Ottanta e neppure un’unità militare. Un Troop non è un Top, né un Tapascione o un Magnaspasso. Paolo è un Troop, e lo è diventato a partire dalla sua prima timida corsa che risale al 2012, in Maremma, quando solo e imbarazzato decise di indossare delle scarpette poco adatte e di uscire a correre nel tentativo di perdere peso. I Troop sono il suo gruppo, amici e compagni di avventure che tutti i martedì e i giovedì si riuniscono nel parcheggio di via Rota, a Vimercate, per correre assieme. Persone unite da un’unica passione, che condividono i valori dell’amicizia e della solidarietà.

Prologo
Chiudi gli occhi, respira, visualizza l’obiettivo… flow… Chiudi gli occhi, respira, lasciati cullare dal rumore del mare… stai calmo… flow… È solo una lunga passeggiata in salita verso il monte che fuma… Bang! Si parte… lo stomaco si chiude, i neuroni incominciano a vibrare, le gambe sono dure.
Ma perché mi sono spalmato la pomata all’arnica con l’effetto termico?
Il cervello si disconnette.
Mi girai e trovai gli occhi dei miei compagni, era una gara individuale, ma per il gruppo dei Troop era il viaggio della compagnia dell’Etna.
Sorrisi pensando all’analogia con le avventure di Frodo ne Il Signore degli Anelli: un piccolo essere che affronta un’impresa oltre le proprie capacità e la porta a termine, non da solo, non solo grazie al proprio cuore e alla propria determinazione, ma soprattutto grazie alla Compagnia dell’Anello, all’amicizia, alla fiducia e, talvolta, al fato; un libro stupendo di Tolkien che non solo andrebbe letto, io l’ho fatto più volte, ma dovrebbe anche essere inserito nel programma scolastico e sostituito ai pesantissimi I promessi sposi. Mi scuso con Alessandro, ho provato a leggerlo, ma non sono mai riuscito a terminarlo.
Il primo passo era fatto, forse, vista la nottata, già con la partenza il più era fatto! Era iniziata l’avventura, mancavano solo 42.999 chilometri scarsi con poco meno di tremila metri di dislivello, e poi saremmo arrivati tutti in cima, stremati e contenti, avremmo buttato le nostre scarpe nel fumarolo e nulla sarebbe stato più come prima.

1. Introspezione
Sono nato il primo ottobre del 1971, nella popolosa Brianza, a metà strada tra la metropoli e le montagne. Un metro e settantasei centimetri per ottantacinque chilogrammi, oscillanti, mio malgrado, verso l’alto. Ho una moglie paziente e tre figli stupendi. Un ingegnere anomalo che per caso ha iniziato a fare il runner e che poi è mutato in un Troop.
Faccio parte di un’associazione sportiva che mi ha permesso di conoscere persone con la mia stessa passione: una compagnia di amici con cui condivido l’amore per la corsa e per la montagna, per la fatica e per il divertimento, e tra questi c’è Mario, un guru della corsa.
Appartengo alla sezione atletica di una polisportiva che vanta una lunga, anzi, lunghissima storia, iniziata settant’anni fa, nel lontano maggio del 1945, quando don Attilio Bassi, il sacerdote dell’oratorio, la fondò.
La vetusta età dell’associazione la si evince anche dal nome, Dimica Potenter, che si ispira al famoso motto latino (“combatti con vigore”) ideato dal cappellano dell’Ospedale di Vimercate. Poi, negli anni, è stato abbreviato nella sigla Di.Po., dal suono più giovanile e accattivante.
La Di.Po. è nata negli anni del postfascismo, l’Italia era appena uscita dall’incubo della Seconda guerra mondiale, dalla propaganda che esaltava la prestanza fisica, la superiorità, la fierezza del gesto atletico, l’orgoglio e la virilità. La storia societaria racconta che già alla fine del primo anno di vita si contavano circa seicento atleti che praticavano vari sport, dal calcio all’atletica. A quell’epoca non c’erano il cardiofrequenzimetro, il GPS e i capi tecnici, chi correva lo faceva in calzoncini, in maglietta di cotone e con le scarpine minimali, che nulla hanno a che vedere con l’attuale gamma di scelta che manda in totale confusione tutti i corridori, dal neofita al più esperto.
Nel mondo del podismo, tutti si interrogano con la stessa intensità del re Amleto della tragedia Shakespeariana: scarpe stabili o scarpe neutre? Massimo ammortizzamento o da trail? Superleggere o intermedie? Chiodate o minimaliste? Questo è il dilemma!

Vi starete domandando: “Ma il Troop che specie è?”. Nei trattati di corsa, di solito, si parla di velocisti, di maratoneti, di ultramaratoneti, di corse outdoor o trail, di vertical, ma nulla si dice di questa strana tipologia di corridori! Un attimo di pazienza, cerco di elaborare alcuni concetti base affinché poi sia tutto più chiaro.
Tralasciando l’attività agonistica, dove la corsa è una professione, nella corsa amatoriale gli atleti delle società sportive si possono suddividere in varie categorie: i Top, gli Evergreen, i Tapascioni, gli Anarchici e i Magnaspasso.
Della categoria dei Top fanno parte gli atleti amatoriali che hanno la fortuna di avere doti atletiche superiori: se vengono ben allenati, infatti, possono dare ottime prestazioni. I predestinati alla velocità vanno stimati, non invidiati, perché, come dice un mio saggio amico e collega, ormai usurato dagli anni di intensa attività fisica fatta senza un criterio, se non quello di andare sempre al massimo delle proprie capacità: “La velocità uno o ce l’ha o non ce l’ha: è un dono del buon Dio”.
Ogni atleta, pur avendo la propria velocità e la propria cilindrata, deve allenarsi con costanza, con continuità, e soprattutto deve seguire un piano di allenamento calibrato sull’obiettivo che vuole raggiungere, tenendo conto dei propri impegni lavorativi e cercando di non trascurare la famiglia, che deve restare al centro della sua vita (che è quello che attesta la terza legge del runner, di cui parlerò più avanti).
“Avere un buon piano di allenamento” è la seconda legge aurea del runner, ricordando che un buon piano di allenamento non deve essere né complesso né semplice. Della prima legge, invece, parlerò tra poco perché, nonostante sia la prima, è quella che si comprende appieno solo alla fine di un lungo percorso.
Il piano, per essere efficace, deve avere come caratteristiche imprescindibili la costanza e la fatica, ma per essere sopportabile deve avere alla base anche l’amicizia, la condivisione, l’ironia e una buona dose di divertimento.
In genere, nonostante i buoni propositi e le nozioni tecniche apprese attraverso varie letture, per noi Troop il piano d’allenamento precompetizione, o meglio, preavventura, risulta sempre un po’ approssimativo, dopotutto non siamo né professionisti né Top, siamo solo dei bipedi, nella maggior parte dei casi molto fiduciosi, o semplicemente irresponsabili, che si affidano completamente al caso… sperando che ci vada bene.
La consapevolezza di allenarsi andando per tentativi, nonostante l’obiettivo scelto sia sfidante e talvolta oggettivamente troppo al limite delle proprie capacità, fa nascere quel senso di rimorso positivo che aiuta a superare decorosamente la sfida o a perderla con grande dignità: di fondo c’è la consapevolezza di aver partecipato a un grande viaggio, a un’avventura.
Correndo ormai con costanza da qualche anno, ho potuto da subito testare la veridicità della seconda legge aura del runner. Infatti, tutte le volte che mi sono presentato a una gara con una preparazione sommaria o troppo approssimativa, le gambe, il fiato e la testa hanno dovuto pagare dazio. Il traguardo è diventato un miraggio, gli arti inferiori delle appendici estranee al corpo, e la testa, prima di scollegarsi, ha ricordato con precisione notarile tutto quello che avrei dovuto fare e che non ho fatto.
Nel momento di completa crisi, solo il cuore ti resta fedele, ti dà forza e ti incita a non mollare, nonostante la benzina sia finita e tu stia arrancando verso il traguardo come la Peugeot in salita nella canzone degli 883, mentre gli altri continuano a uno a uno a superarti; l’orgoglio e la determinazione fanno il resto, con ostinazione tagli il traguardo, cercando di correre per avere una bella foto finale, per poterlo raccontare, per rispettare e onorare un’altra legge aurea del runner, la quarta, quella che dice: “Mollare MAI, camminare MAI… forse”.

Gli Evergreen, invece, sono quegli atleti amatoriali maturi, non nel senso di vecchi, anzi, non chiamateli mai “vecchi”, altrimenti si offendono. Gli Evergreen sono atleti maturi, non vivono di ricordi, talvolta ricordano passate glorie, ma praticano ancora il running, nonostante tutto, con costanza; hanno tuttora degli ottimi livelli prestazionali, testimoniati dalle classifiche.
Solo loro conoscono a fondo e hanno già sperimentato tutte le leggi auree del running. Per me sono dei padri ispiratori, runner di una categoria avanzata, paragonabili agli sciamani, ai quali rivolgersi pieni di ammirazione dandogli del “voi”, per carpire i segreti e le tecniche nascoste del running.

La categoria dei Tapascioni, analoga a quella dei “ciclisti della domenica”, è composta da uomini e da donne che partecipano solo alle corse non competitive a passo libero, che nel mondo del podismo vengono appunto chiamate “tapasciate”. Questa tipologia di partecipanti è immediatamente riconoscibile dal cartellino di iscrizione appeso al collo, dal marsupio, dal maglione e dalla giacchetta, che puntualmente poi si legano in vita, o che tengono fastidiosamente in mano, ancora prima di completare il primo chilometro.
Il vero Tapascione, in genere, non va oltre il percorso dei dodici chilometri, si ferma a tutti i ristori mangiando e bevendo in abbondanza, e solo saltuariamente pratica la corsa infrasettimanale, ma se lo fa, è solo in speciali e determinate occasioni quali: la prova costume o i postabbuffate.
Non corre mai nel periodo invernale perché fa troppo freddo, non lo fa quando piove perché ci si bagna, quando è nuvolo invece non corre perché ci si potrebbe bagnare, anche se il saggio smartphone segnala una probabilità inferiore al cinque per cento; ignora l’esistenza delle tabelle di allenamento, delle soglie anaerobiche e di tutte le altre “assurdità” che invece preoccupano e confondono la mente dei runner più avanzati.
Tutti coloro che non hanno avuto una gioventù atleticamente attiva e che si sono approcciati, come me, alla corsa in età adulta, evolvendosi dalla condizione di quintale sfonda-divano a quella di runner, hanno obbligatoriamente attraversato una fase “tapasciona”.
La teoria della corsa amatoriale non a caso trova nell’assioma “Se un runner vuoi diventare, per Tapascione prima devi passare” un suo pilastro fondamentale.

Della categoria degli Anarchici fanno parte tutti quei corridori che non vogliono o che non possono appartenere a nessun gruppo podistico organizzato, sono cani sciolti. L’anarchico preferisce correre da solo, non ha nessun interesse al riscontro cronometrico, correre lo fa semplicemente stare bene, lo rilassa.

La categoria dei Magnaspasso è composta da uomini e da donne che si iscrivono alle manifestazioni podistiche amatoriali solo per fare numero, per passeggiare e per chiacchierare in compagnia, usufruendo dei punti ristoro.
In genere, sono incuranti degli altri corridori, passeggiano tranquillamente affiancati lungo i percorsi, creando ingorghi paurosi, soprattutto lungo i tratti di sentiero sterrato.
Il runner, quando incontra un Magnaspasso lungo la propria traiettoria, in cuor suo lo maledice, è la cosa più naturale da fare, non lo fa per cattiveria, ma per un’insufficiente ossigenazione cerebrale. Il deficit di ossigeno limita la capacità intellettiva del runner, impedendogli di vedere e di riconoscere i valori positivi evangelizzati da questa particolare categoria; valori che sono alla base di una sana corsa amatoriale, valori, ahimè, spesso dimenticati a causa dell’ansia da prestazione e dal desiderio di riscontro cronometrico: la corsa è, innanzitutto, un’attività sociale che aggrega e che crea affiatamento tra le persone.

Per correttezza scientifica e per onestà intellettuale è necessaria una piccola divagazione, utile a richiamare l’attenzione sulla “Devianza Triathlon”, pericolosa per gli equilibri familiari, per la resa lavorativa e per la vita sociale.
Può colpire tutti i corridori, un virus contagioso, ma non aggressivo, che trova terreno fertile per germogliare quando il corridore ha provato tutte le normali esperienze podistiche, quando si sente appagato, arrivato, annoiato dalla normalità e ricerca quindi nuovi stimoli; in genere, nasce nell’atleta che passa nell’arco di qualche anno dall’esperienza soporifera del divano, con birra ghiacciata, alla cento chilometri, convinto di aver completato il proprio excursus: la semplice corsa non gli dà più stimoli.
Attenzione, se non hai paura dell’acqua e sei arrivato a correre una cento chilometri passando per tutte le esperienze intermedie (dieci chilometri, mezzamaratona, maratona, trail, cinquanta chilometri), sei ad alto rischio di devianza; grazie a Dio, mia moglie può stare tranquilla e dormire sonni sereni, non ho ancora corso una cento chilometri e, soprattutto, ho un pessimo rapporto con l’acqua e con il galleggiamento!
I Tritop sono una specie da cui bisogna stare alla larga, o perlomeno così la pensano le mogli; sono indubbiamente degli atleti con l’iniziale maiuscola, sono intransigenti, spesso sembrano altezzosi e pare che guardino il semplice corridore dall’alto in basso, se poi hanno la recidiva Ironman, vi do un consiglio: meglio evitarli.
Se inviti a una festa o semplicemente a un aperitivo un Tritop, soprattutto se è in recidiva Ironman, non offrirgli mai, assolutamente mai, un bicchiere di vino o un salatino! Solo così potrai evitare che con fare saccente e con sguardo superbo ti ricordi che lui è un Ironman e che segue dunque una dieta bilanciata e ricca di fibre.
Di tutta un’altra pasta sono invece i Tri-Troop, veri cowboy dello sport, persone svitate ma genuine, ottimi compagni di avventura, di mangiate e di bevute.

Mi devo rassegnare, nonostante cerchi di mantenere una certa costanza nella preparazione fisica e di utilizzare tabelle di allenamento farlocche da me redatte, non potrò mai diventare un Top! L’unico obiettivo realistico è cercare di governare la fatica e di potenziare quello che il buon Dio mi ha dato per poter affrontare prove sempre più sfidanti, senza guardare l’orologio, senza l’ansia da prestazione che limita il godimento del viaggio concentrandolo solo sul finale: lo stop cronometrico del traguardo.
Non voglio essere frainteso, è doveroso specificare come le tabelle fai da te, pur essendo spesso realizzate a caso, siano fondamentali e restino pur sempre dei validi piani di allenamento.
Secondo la legge di Lavoisier, sapientemente rivisitata dal popolo asiatico: “Nulla si inventa… ma tutto si copia”, tali tabelle sono quasi sempre basate su rielaborazioni di quelle fatte da persone serie, dei professionisti del settore (io, per esempio, uso quelle di Orlando Pizzolato allegate al manuale Come preparare la maratona con Orlando Pizzolato, scaricabili gratuitamente dal sito terramia.it, oppure quelle contenute nel libro Quelli che corrono, del grandissimo Stefano Baldini).
Non provo invidia, sono orgogliosamente un Troop, mi consola però constatare che, a differenza mia, la maggior parte dei Top da me conosciuti, oltre al dono naturale della velocità, hanno avuto nella loro giovinezza una parentesi sportiva, più o meno lunga, in atletica leggera; un imprinting che ha sedimentato nell’inconscio un background tecnico.
L’imprinting tecnico permette una corsa bella, elegante, leggera, poco dispendiosa ed efficace. Tali fortunati corridori, se dotati di doti comunicative, possono evolvere in Guru: preparatori atletici, personal coach, ai quali affidare le nostre ambizioni, nonché l’elaborazione di piani di allenamento personalizzati.
Particolari congiunzioni astrali possono portare a una fusione osmotica delle diverse filosofie e dei diversi approcci alla corsa, creando forme di runner mutanti; nella maggior parte dei casi la mutazione è di tipo “estemporaneo”, se diventa “stabile”, genera dei veri e propri fenomeni, non dal punto di vista atletico, ma da quello umano.
Il Troop, in estrema sintesi, è un runner che ha consolidato e sedimentato nella mente e nell’anima le varie filosofie, acquisendole tutte in proporzioni variabili in relazione alle proprie doti.
È un prodotto artigianale, talvolta un po’ rozzo, ogni pezzo è diverso dall’altro, non ce ne sono due uguali, ognuno ha la propria ricetta; la miscela nel tempo può anche variare a seconda dei periodi della vita, dell’intensità dell’attività neurologica, dello stato d’animo, del livello di pigrizia, della quantità di ambizione, dei compagni di viaggio o semplicemente per via della meteoropatia. Il Troop si può quindi scientificamente definire come un corridore mutante stabilmente instabile.
La mia metamorfosi da semplice ed elementare corridore bipede a Troop è stata il frutto casuale della congiunzione astrale di quattro condizioni avvenute in un range spazio-temporale molto riavvicinato.
La prima condizione: l’appartenenza a un gruppo sportivo e l’assegnazione del codice CF050270, il testamento FIDAL (Federazione Italiana Di Atletica Leggera), la chiave che ti apre le porte alle corse competitive.
L’ingresso al mondo delle corse “serie” è uno step di fondamentale importanza nella metamorfosi psicofisica verso la condizione di Troop. L’ambiente agonistico ti indirizza verso la fusione cerebrale, conditio sine qua non per il raggiungimento dello stato di flow, meglio conosciuto come: “Trance agonistica”.
Lo stato di flow è uno stato di coscienza in cui si è completamente immersi nell’attività agonistica, una trance. I più rozzi lo considerano una condizione di euforico rincoglionimento, durante il quale il corpo e la mente si separano, pur procedendo nella stessa direzione; non si sente fatica, il mondo reale va in secondo piano e si entra in un mondo parallelo tutto mentale.
Wikipedia insegna che il flow è una condizione caratterizzata da un totale coinvolgimento dell’individuo: focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento di un particolare compito.
La teoria del flow (che poi si è diffusa in vari campi di applicazione, dalla psicologia allo sport) fu introdotta nel mondo scientifico nel 1975 dallo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi, autore di libri sulla felicità e sulla creatività.
Il professore sosteneva, provando la sua tesi con degli esperimenti, come in ogni momento noi riceviamo una grandissima quantità di informazioni provenienti dal mondo circostante e che la mente riesce a gestirne solo un po’ alla volta: il nostro cervello ha una RAM limitata e deve quindi decidere su cosa vuole concentrare la propria attenzione; decidere, insomma, quali informazioni processare. È un’esperienza comune quella di sentirsi fisicamente in un posto ma con la testa altrove, e così facendo, magari, si va a urtare contro un ostacolo che non avevamo notato, oppure si giunge alla destinazione prefissata senza però ricordare la strada che abbiamo percorso: è lo stato di flow, da non confondere con l’arteriosclerosi o con la stanchezza.
Gli innamorati, per esempio, sono in un costante stato di flow, la “famosa testa tra le nuvole”, idem per i sognatori.
Restando nel campo della corsa, lo posso testimoniare, è uno stato d’animo bellissimo che si manifesta solo in alcune occasioni, quando si è completamente assorbiti dall’azione a tal punto da perdere la consapevolezza di tutte le altre cose: del tempo, delle persone, delle distrazioni e persino delle esigenze fisiologiche.
Lo stato di flow (o “esperienza ottimale”) si verifica perché tutta l’attenzione si focalizza su quella particolare azione, trascurando le altre, seppur necessarie. Senza voler passare per saccente, richiamando il significato etimologico della parola, il corretto sinonimo di “stato di flow” è “stato di estasi”, parola di origine greca il cui significato è “uscire di sé”, che è proprio ciò che accade: la mente entra in un mondo altro e la realtà si annulla.

28 febbraio 2020

Evento

libreria il GABBIANO - vimercate (Mb)
ATTENZIONE IN OTTEMPERANZA DELLE DISPOSIZIONI EMANATE DAL MINISTERO DELLA SALUTE E DAL GOVERNATORE DELLA REGIONE LOMBARDIA L'EVENTO DI PRESENTAZIONE DEL 28 FEBBRAIO 2020 E' SOSPESO.
18 febbraio 2020

Aggiornamento

Articolo sul giornale sul giornale di Vimercate - grazie a Fabio per l'intervista
https://www.comune.vimercate.mb.it/uploads/ckeditor/attachments/7/5/8/9/4/gdv1.pdf
28 febbraio 2020

Evento

Libreria IL GABBIANO piazza Papà Giovanni Paolo II - Vimercate (ma)
Ore 21:00
https://www.libreriailgabbiano.it/it/eventi-in-libreria-a-vimercate/racconti-di-un-troop-di-paolo-brambilla
08 febbraio 2020

Aggiornamento

Articolo su Racconti di un Troop di Paolo Brambilla
08 febbraio 2020

Aggiornamento

Grazie a Federica Signorini del “Il Cittadino” per l’intervista è il bellissimo articolo.
29 gennaio 2020

Aggiornamento

Un grazie a Morgana Corti per l'articolo. ecco il link dell'articolo su MBnews - giornale online della provincia di Monza e  Brianza https://www.mbnews.it/2020/01/corsa-libro-vimercate-brambilla-racconti/
19 dicembre 2019

Aggiornamento

cari lettori
l'editing e l'impaginazione sono terminati, il cuore del libro è terminato, ora stiamo lavorando con i grafici per la il vestito "la copertina".
I lavori stanno procedendo come da tabella di marcia ... a febbraio nascerà il libro! per ora vi auguro buone feste, ci vediamo per la presentazione ufficiale, tenetevi liberi.
paolo
14 novembre 2019

Aggiornamento

A natale regalati e regala la prenotazione di "racconti di un Troop" un libro che non è un libro... ma un esperienza . A natale regalati e regala la prenotazione di racconti di un Troop
31 ottobre 2019

Aggiornamento

buon halloweenTrooP! buon halloweenTrooP
21 ottobre 2019

Aggiornamento

cari futuri lettori, volevo solo aggiornarvi che il lavoro di editing sta procedendo secondo i programmi ... con l'editor abbiamo già chiuso il primo giro di sistemazioni, non vedo l'ora di chiudere i lavori, definire la copertina ed arrivare al fatidico "ok si stampa". Grazie per il supporto che mi avete dato, portate ancora qualche mese di pazienza, il tempo dedicato a questa fase delicata è ben speso ... non devo avere troppa fretta. Ora che siamo in fase di editing ho potuto vedere con i miei occhi come lavorano i professionisti sui testi ed ho avuto ragione della scelta iniziale: non rendere visibile ai futuri lettori la bozza dei racconti. Forse divulgando la bozza avrei potuto ampliare il numero di sostenitori, il passaparola è più efficace il passaparola se si conosce il prodotto! c'è però un ma ... vi voglio dare solo il meglio! , il meglio è il prodotto editato, corretto e rivisto con gli editor di bookabook. Forse anche il titolo del libro sarà diverso ... aspettate e vedrete!!! Il passaparola poi, sul libro stampato! grazie a tutti i 210 sostenitori che hanno reso possibile la pubblicazione dei racconti che spero di poter ringraziare uno ad uno nel giorno di uscita in libreria del libro. Paolo lavoro di editing
12 agosto 2019

Aggiornamento

Chiusi per ferie? Sì, grazie... A settembre novità, per ora continua la campagna di pre-ordini... si punta all'extragoal. Buon ferragosto, buon meritato riposo! racconti di un troop bookabook preordine
24 luglio 2019

Aggiornamento

Si sta avvicinando agosto, mese, per eccellenza, dedicato alla vacanza e al riposo. Vi auguro di passare un buon agosto, ci risentiamo a settembre... vi svelerò i personaggi troop che incontrerete nella lettura del libro. Non anticipo nulla sugli eventi di febbraio quando il libro potrà essere finalmente sugli scaffali, vi lascio però le leggi auree del corridore troop... nel caso decidiate di iniziare a correre, come è capitato a me, in riva al mare sotto il sole . Un consiglio ... bevete in abbondanza e indossate un cappellino con visiera non voglio avere futuri TrooP sulla coscienza. Paolo leggi del runner
11 luglio 2019

Aggiornamento

Ieri abbiamo festeggiato il primo traguardo in puro spirito TrooP con una bella crostata fatta in casa... genuina e spontanea. Il libro, ormai si può chiamare così, è in coda di editing e verrà preso in carico tra un mese e mezzo circa... il lavoro di impaginazione, correzione e grafica ci impegnerà per un paio di mesi e poi via: si va in stampa e poi in distribuzione. La consegna, direttamente a casa vostra, è confermata per fine gennaio 2020,vi siete garantiti una bella lettura invernale accoccolati intorno al camino o a letto sotto un bel piumino. Nel frattempo, le prenotazioni continuano a essere attive, non fermate il passaparola! torta racconti di un troop
04 luglio 2019

Aggiornamento

Un grazie agli amici della SAM (società alpinisti monzesi) che hanno pubblicato il breve ravvonto dell'ultima avventura del Super Troop e stanno partecipando alla promozione del libro "racconti di un Troop". Siamo ormai allo scatto finale, mancano poche copie all'obbiettivo nel frattempo volevo condividere il racconto dell'avventura del 22 giugno 2019 della terna troop... partita da Monza e mai arrivata in capanna. Monza Resegone 2019 Quando trovi il cancello chiuso ma vinci uguale! L’edizione numero cinquantanove ci vede partire prestissimo, poco dopo le nove di sera con il pettorale numero 26, compagne di avventura sono Elena “la sciura comotti”, Michela “Volpina 74” ed io “il super TrooP” … in auto la preziosa e precisa assistenza di Tino “lo Zio” e Carla “La santa” … mia moglie. Per la prima volta, dopo tante gare, ho al seguito la moglie “La santa Carla” che seppur partendo un po’ riluttante e quasi rassegnata ad una serata di noia mortale, ha vissuto la notte magica e l’avventura che solo la Mo.Re. sa creare … ore diverse dalla quotidianità a tratti molto divertenti. Dall’auto ammiraglia hanno potuto vedere il passaggio di molti personaggi mitici ripresi anche nelle storie contenute nei miei “ racconti di un Troop”, personaggi a volte un po’ strani ma unici, come Domenico detto “Rosmarino” maestro della corsa “Stop adn Go” che ha disarmato tutti, ma proprio tutti, con un’assistenza alla propria terna, capitanata dal presidente “ l’uomo dal dito magico” per niente pronto alla competizione e dal fido scudiero “il collezionista di padelle”, con una tecnica fatta di più go che stop permettendogli una salita, buia, umida e rancorosa al castello di Rossino ; la corrazzata femminile con l’indistruttibile Cristina “Robocoop” e la veloce Maria “La bionda”; il veloce Fabio “siluro da discesa” con Matteo e Massimo nonché, al rientro verso casa, l’arrancare faticoso in salita del “ trio di via Fiume” che al motto “boia chi molla” il cancello di Erve lo hanno trovato con le chiavi nella toppa ma con un ultimo tuffo sono riusciti a infilarsi pochi secondi prima che il custode lo chiudesse. Torniamo a noi, la terna mista pettorale 26, rimaneggiata dopo l’infortunio dello Zio è uno squadrone veramente TrooP, alla “sciura” si è aggiunta al volo la “volpina”; la corsa parte subito in salita, il rischio cancello è molto probabile, la cosa non ci scoraggia e si procede comunque e a prescindere fino a Erve dove, nonostante gli sforzi di una camminata veloce che ha provato l’equipaggio, si arriva fuori tempo massimo … la voce del giudice di gara al cancello … con tono asciutto in un sintetico “siete fuori tempo massimo … squalificati!” certifica la fine della gara competitiva e la certezza che l’appuntamento in capanna sarà, a Dio piacendo, solo rimandato al 2020. Un avventura comunque a prescindere, come sempre fantastica la partenza dal centro di Monza tra due ali di folla che ti fanno luccicare gli occhi dall’emozione, la discesa dalla pedana d’onore con il terrore di inciampare, centinaia di bambini che ti aspettano per darti il cinque perché per una notte i loro eroi siamo noi e non i cartoni visti in televisione, il pubblico che lungo il percorso che ti incita e già a Villasanta ti grida “Bravissimi!!”, le terne … le molte terne … che ci passano e voltandosi ti salutano con un ciao “sciura comotti”, ciao “Volpina 74” … e tu … ah il nome è scritto davanti “supr troop”, gli amici e parenti che hanno creato dei veri e propri punti di incoraggiamento modello finale dei mondiali di calcio con sirene e striscioni, a Erve la faccia pallida e tremante della sciura comotti che sbuca fuori, come la madonna del rosario, dal mantello dorato, la fortuna di avere in tasca le chiavi dell’auto, il rientro in autobus nel pieno della notte … insomma alla fine la capanna non l’abbiamo vista ma l’avventura l’abbiamo vissuta tutta senza rimpianti. E a chi mi chiede “come è andata?”, “ci siamo fermati a Erve.”, “ah!, peccato!” … rispondo “Perché?” … questa è la Monza Resegone, si parte in tre e si arriva in tre … se si soffre si soffre in tre … se non si arriva non si arriva in tre … ma a prescindere dal risultato resta un avventura vissuta in tre, un esèperenza condivisa in tre che ti fa dire, il giorno dopo … l’anno prossimo la riproviamo! Paolo recensione libro super troop premiazione super troop
07 giugno 2019

Aggiornamento

Il 7 giugno 2019 vi aspetto al banchetto "Troop" presso la cascina Lodovica in occasione della quarta edizione della omonima corsa campestre organizzata dagli amici della sezione Atletica della Polisportiva Di.Po. via Lodovica - Oreno frazione di Vimercate (Mb) Io c'è! E voi? banchetto Troop cascina LodovicaTroop cascina Lodovica quarta edizione corsa campestre
07 maggio 2019

Aggiornamento

Ciao amici lettori! Scrivo per ringraziare tutti coloro che erano presenti al brindisi di presentazione di "Racconti di un TrooP - storie di corse e amicizia" che si è tenuto al parcheggio di via Rota a Vimercate (Mb) Un pomeriggio di presentazione modello ristoro gara, ho scelto un brindisi all'aperto sotto un gazzebo perchè è la cosa che più si avvicina al mondo delle corse. La presentazione è stata un successo grazie all'aiuto dei numerosi amici Troop. Se volete saperne di più dei mitici Troop che popolano il mondo delle corse mi potete trovare venerdì 7 giugno 2019 dalle ore 18:00 al banchetto presso la cascina Lodovica a Vimercate in occasione dell'omonima manifestazione ludico sportiva! Grazie ancora a tutti e continuate a condividere. stand troop  

Commenti

  1. sarabra79

    (proprietario verificato)

    La passione per la corsa dell’autore è il filo conduttore di tutto il libro.. quello che lo rende unico e lo impreziosisce sono i racconti di vita vissuta, gli aneddoti divertenti, le riflessioni più o meno serie e i piccoli camei di una Brianza ricca di storia e tradizione. Lettura coinvolgente. Ve lo consiglio! Saretta

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Paolo Brambilla
Ingegnere atipico, corridore per caso, scrittore improvvisato, amico, padre e marito con una moglie adorabile e tre figli. Nasce sedentario il 1 ottobre 1971 a Vimercate, "Racconti di un Troop" è il suo primo libro.
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