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I sentimenti dei numeri dispari

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Rebecca, dopo aver perso la memoria a causa di un incidente, si costruisce una nuova vita in Danimarca. Le sue due storie, però, non possono convivere pacificamente e lo scontro sembra inevitabile… riusciranno i suoi amici a offrirle una terza opportunità?

Ogni capitolo è un tassello di un puzzle complicato, che si compone di tempi e persone diverse, che vanno a ricongiungersi nel quadro più grande della seconda, travagliata vita di Rebecca.

Spingo il piede sull’acceleratore, quando, all’improvviso, noto un’auto scura, con i fari accesi, che punta dritto verso di me. Poi non sento più nulla.

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Mi risveglio un paio di giorni dopo in ospedale, sotto la luce artificiale di una lampada al neon che mi fa bruciare gli occhi. Non ricordo niente, assolutamente niente. Vedo solo quella macchina nera, con i vetri oscurati, che mi schizza addosso come una freccia.
Accanto al mio letto c’è un uomo. Per quanto ne so, e cioè zero, potrebbe anche essere mio padre. Avrà cinquant’anni e ha la testa rasata. I lineamenti sono marcatamente nordici. Sarà tedesco? Da giovane probabilmente è stato proprio un bel ragazzo. E l’età non ha intaccato la sua bellezza, anzi, l’ha fatta maturare. È senza dubbio un uomo di piacevole aspetto.
Dove sono? Vorrei parlare ma non ci riesco, apro la bocca ma la voce non arriva.
L’uomo si alza. «Ti sei svegliata, finalmente!» La voce è calda, calma. L’accento lo tradisce: è danese. «Mio figlio sarà contento di saperlo. È lui che ti ha trovato» mi dice.
Non è mio padre.
Si avvicina al letto, mi prende una ciocca di capelli. «Quando ti ha trovata in quell’incidente, eri ancora viva. Mi ha raccontato che l’impatto è stato brutto, ma tu eri viva. Sei una ragazza forte.» Poi si ferma, sospira. «E bella» aggiunge. «Una forza e una bellezza così non vanno sprecate.» Sorride, lascia i miei capelli. C’è qualcosa di lugubre che lo rende inquietante, ma non mi fa paura.
Dove sono? Continuo a chiedermi, senza risposta. Voglio guardarmi allo specchio, voglio riprendermi qualche pezzo del mio viso, capire com’è, perché non lo ricordo.
Nella stanza non c’è neanche un vetro in cui posso spiare l’ombra del mio riflesso. Ho già memorizzato i tratti dell’uomo che mi ha accolto al mio risveglio, non voglio vedere altri visi al di fuori del mio, adesso.
«Dove sono?» Finalmente le mie corde vocali rispondono alle sollecitazioni cerebrali. Ho una voce roca, forse perché mi sono svegliata da poco.
«Siamo all’ospedale di Copenaghen» mi risponde l’uomo.
Pochi secondi dopo, nella stanza entra un ragazzo alto, che sembra terribilmente la versione giovane dell’uomo accanto al mio letto. Lui però non è rasato, ha i capelli biondi, corti e un po’ di barbetta. Mi guarda con gli occhi impregnati di qualche sentimento, forse gioia, mista ad agitazione, e sorride. Si avvicina al mio letto. «Come ti chiami, smuk fremmed?» “Bella sconosciuta”, è così che mi apostrofa. Resto per un interminabile attimo in attesa di qualcosa, con lo sguardo perso. «Come mi chiamo… non ne ho idea» sussurro, con la voce lievemente spezzata.
I due si guardano, poi rivolgono nuovamente gli sguardi verso di me.
«Voglio guardarmi allo specchio» affermo.
Subito il ragazzo tira fuori uno specchietto da viaggio e lo mette nella mia mano. «È tuo» mi dice. Io non capisco se lo era da prima o se lo sta diventando adesso. Poco importa. Lo apro, mi guardo, scruto i miei occhi: due cavità profonde e scure. Sono pallida. Forse non sono sempre stata così, forse è solo l’effetto della luce o di questa stanza ingrigita. C’è un taglio poco profondo sul mio labbro inferiore, sangue coagulato. Non mi piace questo volto, sembro uno zombie. Spero di non essere così sul serio. Spero che sia tutto a causa dell’incidente. Dopo il viso, passo a ispezionare il mio corpo. Ho un paio di cicatrici: una è sulla gamba, all’altezza della caviglia, l’altra è sul ventre, all’altezza del bacino. Ho graffi sparsi ovunque, alcuni più grandi e profondi, altri corti e sottili. Voglio sapere cosa è successo. Come è successo.

2020-10-04

Evento

Parco Ecolandia - Reggio Calabria Volevo dirvi che domenica 4 Ottobre alle ore 17:00 al Parco Ecolandia ci sarà la presentazione del mio 📖 "book-to-be" durante la quale sarò affiancata da uno special e mysterious guest ✨(Emanuele Carlo) e avrete il piacere di ammirare la performance artistica🎨🖌️ di Alessandro Allegra... mancano solo 17 giorni ormai alla fine della campagna e 77 copie per raggiungere l'obiettivo della pubblicazione! Quindi cosa state aspettando? Se non lo avete ancora fatto, leggete la trama su Bookabook!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Una storia che emoziona! Fin dalla prima pagina ti prende per mano, ti abbraccia e ti invita, senza nessuna pretesa, ad ascoltare questi “sentimenti sparsi”…… Non riesci a smettere di leggere, perchè nell’andirivieni delle stanze della memoria c’è sempre qualcosa che ti affascina e non ti fa mai staccare! Assolutamente da leggere! Emozionante e inaspettato

  2. (proprietario verificato)

    In giro c’è poco di simile alla struttura e al tipo di scrittura utilizzati dall’autrice in questo libro. Continuo coinvolgimento del lettore, sorprendenti passaggi temporali, e una fantastica esposizione di dialoghi e pensieri dei protagonisti
    La storia si legge in poco tempo, ma abbastanza da farti entrare dentro il racconto e trasportarti con sé.
    Consigliatissimo!

  3. (proprietario verificato)

    Spigliato e raffinato, fresco e profondo, timido e prepotente, ma anche inaspettato e deciso, il libro, come la protagonista, è tutto questo.
    Ti attira, ti travolge, ti ci riconosci, perché chi non ha mai voluto perdersi almeno una volta?
    Una struttura e una scrittura innovativa e dinamica, come la scrittrice.
    Consigliato? Si, certo che si
    Si legge tutto d’un fiato

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Giusy Morabito
nasce a Reggio Calabria nel 1996 e studia all’Università di Torino, laureandosi in Mediazione linguistica nel 2017. Fin da piccola viene catturata dalla lettura e durante il periodo del lockdown 2020 decide di continuare a scrivere una vecchia storia iniziata tempo fa...
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