Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Senza passato

100%
200 copie
completato
14%
43 copie
al prossimo obiettivo
Svuota
Quantità
Consegna prevista Marzo 2021
Bozze disponibili

Brando fissa un bicchiere vuoto, mentre i resti del ghiaccio sciolto prendono la forma degli spettri del suo passato. Il sapore indelicato dell’Amaro del Capo gli infiamma la gola e l’eco di quello sparo torna a fargli salire le lacrime agli occhi. Come fosse stato ieri. Gli errori di una vita infelice sfilano davanti ai suoi occhi, danzando nella penombra di un bar dimenticato da Dio come piccoli demoni capricciosi che non vogliono saperne di andarsene via. Intanto a casa c’è sua figlia Alyssa che lo aspetta, in attesa di risposte. Il gioco d’azzardo, l’alcol, le rapine e quel terribile segreto: il tempo di pagare per tutti i suoi errori è davvero arrivato?

Perché ho scritto questo libro?

Senza Passato è nato tanto, tantissimo tempo fa. I personaggi di Brando e Alyssa hanno iniziato a prendere forma oltre dieci anni fa e il bisogno di raccontare la loro storia è diventato sempre più forte con il passare del tempo. Approfittando di un periodo di grande libertà ho avuto la possibilità di mettermi finalmente in gioco e dare vita a due personaggi che significano davvero tanto per me.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Brando sentiva la vita scivolargli tra le dita giorno dopo giorno. Da quando era morta sua madre aveva perso ogni riferimento e continuava a navigare a vista senza riuscire mai a trovare un punto di equilibrio in una vita piena solo di casini.
Se lo ricordava bene quel pomeriggio, anche se erano passati più o meno quindici anni. Era tornato da scuola un’ora prima e aveva aspettato e aspettato che la porta si aprisse. La pentola dell’acqua si era quasi svuotata: troppo tempo a evaporare sul fuoco. Ricordava perfettamente il senso di angoscia che aumentava di minuto in minuto. Non un’altra volta.
Poi il telefono di casa aveva squillato.
“Parlo con il signor Alfieri?”
E lì aveva capito.
Quel giorno la vita gli aveva tirato un altro calcio nelle palle, mentre lui ancora stava cercando di riprendersi dal pugno in faccia che era stata la morte di suo padre.
Sua madre si era spenta dopo uno schianto contro un’automobile guidata da un vecchio che aveva invaso l’altra corsia a causa di un malore. Era ancora giovane e bella e lui faceva di tutto per ricordarla così. Aveva quasi completamente rimosso le immagini del volto sfigurato che era stato costretto a osservare in ospedale per il riconoscimento. Quel giorno pioveva, faceva freddo. Mentre la sala nella quale era distesa era pervasa da un calore che lui aveva trovato angosciante e tremendamente innaturale. Era una stanza spoglia, priva di colore, gioia e vita. C’era solo un lettino sul quale era adagiato il suo corpo.

Continua a leggere

Il funerale non lo ricordava affatto, le uniche memorie nitide di quel periodo di merda erano proprio quelle relative alla mattina della morte. Il resto era solo un grosso buco nero, dal quale emanava talvolta qualche immagine o pensiero troppo duro per essere affrontato.
Anche gli anni successivi avrebbe voluto dimenticarli, ma purtroppo li ricordava fin troppo bene.
Odiava quella casa-famiglia, perché lui non aveva una famiglia, punto. Così aveva deciso la vita quando gli aveva portato via i genitori.
Odiava la gente che cercava di farlo sentire meglio riempiendolo di inutili banalità e ridicole rassicurazioni.
Odiava gli psicologi e odiava tutte le persone che non riuscivano a capirlo.
Lui non era solo un ragazzo pieno di dolore, era anche tanto altro. Ma alla gente questo non sembrava interessare. Si sentiva più una cavia da analizzare che una persona. Ogni notte sognava di fuggire, di ritrovare sua madre e andarsene per sempre da quel posto. Ma la sveglia puntualmente lo riportava alla realtà, a quel mondo del cazzo, nel quale era solo.
Dopo la scuola finita per miracolo, Brando era scappato dalla casa-famiglia per tornare a vivere nell’appartamento dei suoi genitori, quello in cui era cresciuto.
Lì aveva iniziato a prendere forma la spirale autodistruttiva dalla quale non era ancora riuscito a uscire. I tanti lavori cambiati, l’alcol, il gioco d’azzardo. Dopo qualche mese, dei pochi risparmi che sua madre aveva messo da parte in una vita di lavoro non restava quasi più nulla.
Al contrario dei turisti, che lanciano i propri soldi nelle fontane sperando che si realizzino i loro sogni, Brando buttava i suoi sui fondali delle bottiglie di rum, sognando solo di non sentire più nulla. Tornava a casa ubriaco e si addormentava al fianco del water, urlando in silenzio tutta la sua rabbia contro la vita. Vomitando il suo dolore e inveendo verso un dio troppo crudele per poter essere vero.
Brando non riusciva a trovare stimoli per rimettersi in moto, perché se negli anni dell’adolescenza aveva avuto un obiettivo che lo aveva tenuto in piedi, quando lo aveva raggiunto si era sentito ancora più solo e dimenticato. Una volta raggiunto il suo scopo, lasciare la casa-famiglia, non gli era rimasto più nulla a cui aggrapparsi. Non aveva più nulla dentro, se non l’odio contro il destino o contro qualunque cosa di superiore ci fosse a guidare i fili di una vita che non aveva fatto altro che flagellarlo senza pietà.
Brando in quegli anni era animato solo dal risentimento e da una costante sensazione di vuoto che pervadeva tutto il suo essere.
Col passare dei mesi, però, aveva iniziato a rendersi conto che stava letteralmente buttando nel cesso la sua esistenza. Nonostante il tentativo di affogare i pensieri nell’alcol, infatti, il suo cervello continuava a funzionare bene. Era consapevole del fatto che stava inanellando una serie di stronzate dietro l’altra, solo che non era abbastanza forte per uscirne. Il suo vero problema era il carattere: mancava da sempre di forza di volontà.
E così, oltre ai problemi con l’alcol, erano nati quelli con il gioco d’azzardo. Prima le lotterie, poi le slot e infine il poker. Brando continuava a cercare una scorciatoia per tirarsi fuori da quel mare di merda in cui un destino infame lo aveva gettato, perché se un Dio davvero esisteva allora gli doveva qualcosa per tutto il dolore che lo aveva costretto a sopportare. Cercava un salvagente al quale aggrapparsi, una via di fuga per cambiare vita. Dopo anni di sputi in faccia, sapeva che la ruota avrebbe iniziato a girare. O almeno ci sperava.
E continuava a giocare e giocare. Ogni giorno, in attesa del biglietto vincente che gli avrebbe permesso di andarsene da quel buco dimenticato da Dio e chiudere con quello che era stato solo un surrogato di vita.
Almeno questo me lo devi!
Se lo ripeteva sempre, urlando i propri pensieri verso colui che lo aveva condannato, senza remore, a quel mondo di tristezza e dolore.
Un mondo che non poteva cambiare con il portafogli vuoto. D’altronde tutti sanno che la più grande cazzata mai detta è che i soldi non fanno la felicità. Che poi chissà perché a pronunciare simili frasi è sempre uno che se ne va in giro in BMW.
Chiunque abbia detto una simile stronzata non ha mai dovuto mangiare latte e cereali per un mese di fila.

09 giugno 2020

Aggiornamento

"Il Resto del Carlino" oggi scrive della nostra campagna, che sta andando benissimo! L’obiettivo è sempre più vicino: insieme ce la faremo.
05 giugno 2020

Aggiornamento

Dopo meno di 24 ore dal lancio della campagna abbiamo già superato le 100 copie pre-vendute: un risultato incredibile. E la stampa romagnola non ha fatto mancare il proprio supporto dedicando diversi articoli alla campagna di Senza passato. Speriamo di risentirci presto per altri aggiornamenti.

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Senza passato”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Andrea Robertazzi
Andrea Robertazzi nasce a Forlì nel 1993, diplomato al Liceo Classico tradizionale e laureato in Giurisprudenza, attualmente studia Sport Management all'Università di Parma e San Marino. Dal 2016 collabora con Calciomercato.com, ha co-fondato il blog Penne Sportive e l'associazione Meet up for Sport. Innamorato del calcio, del cinema e della lettura, è un Tarantiniano convinto appartenente alla casa di Serpeverde.
Andrea Robertazzi on Facebook
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie