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Storie che non vorreste leggere

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Consegna prevista Luglio 2020

Enrico, giovane scrittore, ha solo 24 ore per consegnare al suo editore l’idea per il prossimo libro. Vaga per la città in cerca di spunti, ma le uniche storie a cui riesce a pensare non le ritiene degne di essere lette. Sono Storie che non vorreste leggere e spaziano dal genere romantico all’assurdità del quotidiano, dall’horror al drammatico, dal banale all’eccezionale. A fargli compagnia in questo viaggio è Monica, una ragazza con cui Enrico ha un passato. Le storie che non dovrebbero essere lette vengono accompagnate da un amore che non dovrebbe più esistere, ma che lotta per essere riconosciuto.

Perché ho scritto questo libro?

Mi è sempre piaciuto inventare storie assurde. Mi affascina ciò che è illogico, inspiegabile. Ciò che sfugge al controllo della fredda ragione mi suscita un senso di tenerezza. Volevo scrivere qualcosa che fosse ironico e romantico al tempo stesso. Ho scelto la forma del racconto breve perché mi permette di concentrare in uno spazio di poche pagine lo stile fantasioso e grottesco che amo. Ci sono storie dappertutto. Spesso non le notiamo e sottovalutiamo la realtà attorno a noi.

08:10 DICE LA SVEGLIA

– LUI –
La suoneria serve a poco, sono già sveglio. A casa c’è troppo silenzio. Le immagini sono ferme. Le proiezioni non hanno un muro o un pannello bianco. Inoltre, la batteria della mia testa è al 14%. Modalità risparmio energetico. Per questo esiste il caffè.
Entro al Bar e, seduta al tavolo in fondo, saluto Monica, una mia cara conoscenza. Viene qua almeno due volte alla settimana a quest’ora; come del resto anch’io scelgo lo stesso bar negli stessi due giorni settimanali.
Zucchero classico, dolcificante e zucchero di canna (che poi è zucchero classico granulato e colorato beige). Senza zucchero, meglio. Passo in rassegna le diverse bustine e guardo attorno, in attesa che il Barista si rivolga a me. Per notarmi mi ha già notato da un po’, osserva e pensa che io sia un agente dell’ufficio igiene in incognito. Spiegherebbe il compulsivo comportamento che ha per la pulizia del bancone. Si vede che è nuovo e non mi conosce, non sa che in realtà sto fissando i bicchieri sporchi di quel lavello per immaginare quali atomi e germi di storia racchiude quel vetro.
Continua a leggere
Continua a leggere

– LEI –
È lui! Si siede sempre là. In chissà quale impresa sta per lanciare la lenza del suo genio. Quando muove le labbra senza proferire parola, muove la mente e scrive. Scrive e scrive. Scrive come se scrivesse il mare. Non necessariamente scrive sul taccuino o su uno di quei foglietti di varia forma che ricopre di appunti e cancellature ambo i lati. Scrive anche nel cinema che immagina e in cui proietta pensieri ed elucubrazioni. Scrive e scrive. Cancella e riscrive.
Mi ha salutata e ha sorriso. Credo sia stato un sorriso, si è voltato così rapidamente…
Eppure avverto qualcosa. Una sensazione certa ed incerta. Mi pare, mi sembra, che provi sentimenti come… come se mi amasse.
Quanto mi sento stupida!

– LUI –
Servito, il buon profumo del caffè è un defibrillatore. L’aria fragrante di quell’aroma unita alla cortina che s’eleva dalla tazzina. Giunge così il buongiorno alle mie narici infreddolite. Ora defibrillate. Decido di portarmi la tazza al tavolo e ordino anche un cornetto con crema di pistacchio.
Mente, svegliati! Mente, fa girare le idee. Mi servono nuove storie da raccontare. Storie che stupiscano, che convincano. Mente, inebriati di profumi della vita e svegliati. Bevi la vita, a sorsi caldi.
Mente – uno, due, tre – LIBERA.
Così, senza badare a qual reazione del Barista seguirà il pensiero che sto portando all’etere, presto la mia voce al quesito: «Silvio, chi ammazzerà?»
Qui dentro solo Monica può capirmi. E se mi ha sentito, saprà di certo che quello stravagante quesito è per me l’incipit per costruire un nuovo racconto
OGGI AMMAZZO QUALCUNO

ATTO I
Silvio, 65 anni e ama Shakespeare. Preferisce le tragedie alle commedie. In testa ha solo 5 capelli grigi e ogni giorno porta lo stesso vestito grey, cinquanta sfumature di vecchio, senza cravatta. Lo stesso vestito nell’armadio si replica per 5 volte, uno più stinto dell’altro: da qua le cinquanta sfumature sempre più stinte e chiare col passare degli anni, indossando a giro i 5 abiti.
Da quando è entrato in pensione ogni giornata è una giornata storta. E questa che state leggendo è la regina suprema delle giornate no.
Già al risveglio alle 07:00, si sveglia alle 08:24.
Maledetta sveglia rotta!
Dunque il suo noioso itinerario quotidiano parte già in ritardo. Roba da far alterare anche un uomo dal temperamento di Phileas Fogg del romanzo di Verne. A ogni bottone che incrocia nelle asole della camicia, strizza l’occhio destro. L’artrosi gli impedisce di allacciarsi le scarpe, ma non sarebbe un problema se Silvio non odiasse tanto i mocassini e le scarpe a strappo. Uscirà con i lacci infilati dentro le scarpe. Prima di lasciare l’appartamento, pettina all’indietro i 5 capelli grigi in modo che si mimetizzino col grigiore dello scalpo. Su quel capo è possibile leggere un erroneo numero 5 romano: IIIII
Sceso al bar – “sceso” anche se vive al di sotto del piano terra come una tartaruga ninja – incrocia all’ingresso il ghigno beffardo di un altro vegliardo, più vecchio di lui e che pare insultarlo inarcando le sopracciglia e facendogli l’occhiolino con l’occhio sinistro.
Il caffè glielo servono bruciacchiato e appena lento, di solito lo prende strettissimo; il cornetto insipido, molliccio e con la crema, quando invece li preferisce vuoti con un po’ di glassa in superficie; il bicchiere d’acqua freddo e frizzante, mentre lui, povero, beve solo acqua naturale temperatura ambiente perché i suoi pochi denti sono sensibilissimi come la pelle di un neonato, d’altronde, il suo intestino è sensibilissimo e l’aria nello stomaco è un problema frequente.
Tutto storto!
Alla passeggiata nel parco, Silvio impiastriccia accidentalmente i lacci delle scarpe slacciate con freschi escrementi animali. Poi una Donna col passeggino gli taglia la strada ed occupa la sua solitaria panchina preferita, quella all’ombra del grande olmo. Silvio è costretto a sedersi nell’unica panchina libera, con l’insopportabile sole abbagliante che legge il rotocalco al posto suo. Per di più il giornalaio ha pure sbagliato: gli ha venduto il giornale di ieri, solo ora se n’è accorto Silvio.
Tutto storto!
«Oggi ammazzo qualcuno!»
Esclama l’irato Silvio.
Uno dei 5 capelli grigi, si spezza dal cuoio capelluto.

ATTO II
Silvio, a causa del ritardo del progettato risveglio, ha scordato di prendere le sue medicine. Doveva prenderle alle 07:30, ma essendosi svegliato alle 8 passate, l’ha rimosso dalla mente, come se non fosse più parte del programma giornaliero. Ogni medicina ha il suo perché: Silvio soffre di un disturbo particolare della personalità che chiamano “Alzheimer comunicativo”. In pratica succede che quello che legge o dice in senso figurato, lo confonde nel senso letterale. Alla luce di ciò: avendo detto “oggi ammazzo qualcuno” per la frustrazione della giornata storta, ora Silvio si è convinto debba davvero uccidere un essere umano. La razione di pillole, tra cui quelle per tale disturbo, sarà rimasta sul comodino o sparsa per terra fin sotto il letto, e quindi ora nel serbatoio dell’aspirapolvere della signora Marcella. A quest’ora il suddetto aspirapolvere starà confabulando con la polvere nel serbatoio, inveendo con frasi come “volevi scapparmi, farmi mangiare la polvere, quando io la polvere la mangio per mestiere”.
Il vecchio Silvio, ora Serial Silvio, ha puntato la sua prima vittima: la Donna col passeggino. Non sdegnatevi però, nel passeggino non c’è alcun infante, la Donna non è una giovane mamma. È una studente universitaria single, non granché bella ma prosperosa, che intende farsi sedurre con inganno dai lattofili – i feticisti del latte materno – per una sua tesi sul lattasi, l’enzima della digestione del latte. Silvio medita di ucciderla a colpi di giornale “scaduto”, dato che la Donna è piccola quanto una mosca. In realtà la Donna è di media statura, solo che il vecchio è seduto lontano e per un attimo ha creduto fosse piccola per come la vede dal suo posto. Altro problema che affligge Silvio e che senza le medicine non fa che peggiorare, la chiamano “deformazione oculare delle distanze”.
Il vecchio si è avvicinato alla preda, è a distanza colpo fatale ma, dopo aver scagliato il colpo, la Donna lo ringrazia di buon cuore: non aveva ancora letto il giornale di ieri. I muscoli di Silvio non sono più quelli di una volta.
E così, un altro dei 5 capelli grigi, si spezza. Ne restano 3.

ATTO III
(Come i suoi 3 peli in testa in questo momento)
Serial Silvio vuole uccidere un venditore ambulante appena fuori dal parco. Lo chiamano Mr. Friggo – cosa vende è chiaro e noto dal suo nome d’arte – e Silvo vuole ustionarlo a morte con l’olio bollente direttamente da una delle quattro padelle. Un assassinio che potrebbe sembrare accidentale. Silvio però, con l’artrosi che si ritrova, riesce solo a porgere una padella – tra l’altro l’unica ancora pulita – a Mr. Friggo che, di sua volta, lo ringrazia di avergli avvicinato la padella regalandogli delle arancinette al burro.
(Sono un narratore palermitano, l’arancina è femmina!)
Silvio, attonito per la reazione del venditore, con le arancinette ancora calde calde nella vaschetta di plastica, punta una nuova vittima: una Giovane fissata con la linea che vuole perdere una taglia di girovita a tutti i costi. La intercetta per caso, mentre a sé stessa declama tragicamente di volersi suicidare se non perderà una taglia entro la mezzanotte del giorno istesso. Una vittima già bella e pronta per Silvio che deve solo darle il colpo di grazia, spingerla nell’oblio del gesto estremo. Decide di tenderle una nefasta trappola: le offre la vaschetta di squisite arancinette al burro, bombe di concentrate calorie. La Giovane rimane sorpresa da tal gesto, ma non nel modo che sperava il vecchio. Infatti, la Giovane, da quel genuino atto gioviale, inizia vederci chiaro: quel gesto è un segno del cielo che le dice basta di fissarsi con la dieta, bisogna vivere felici senza troppe fissazioni, così come si è, così come siam fatti nei modi e nella fame. La Giovane ringrazia il (non) buon vecchio Silvio e si defila con la vaschetta di arancinette, lasciandolo a mani vuote, madide e leggermente unte, ma non sporche di sangue; purtroppo per lui.
Un altro capello, spezzatosi, abbandona lo scalpo di Silvio.
[…]

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Mauro Camarda
Mi chiamo Mauro Camarda. Vivo a Palermo da quando sono nato: 5 settembre 1988. Ho una laurea triennale in Discipline della Musica e una magistrale in Musicologia. Le mie prime sperimentazioni nel mondo della scrittura nascono grazie all’amore per l’opera lirica e l’hip hop italiano. Nell’estate del 2013 ho incontrato quello che ora è il mio migliore amico: Daniele Lupo. Questa grande amicizia è sfociata poi in un sodalizio artistico che mi ha portato ad affrontare nuove sfide come la creazione di testi teatrali e sceneggiature. Successivamente ho cercato di far conoscere la mia scrittura tramite social. Ora su Instagram ho una pagina che punta ai 12mila follower (dal nome: blu.mc). Nell’Aprile del 2019 ho pubblicato il mio primo libro di poesie dal titolo “Il Fiore e lo Spettro”, edito da Currenti Calamo Editore.
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