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T.I.M.E.

T I M E campagna
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Consegna prevista Gennaio 2021
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2049: una misteriosa epidemia sta decimando la popolazione mondiale. Non trovando una soluzione nel presente, il dottor Aldo Mantovani, il capo, è costretto a cercarla nel passato. Tornato nel 2029, il Dottore crea il T.I.M.E. (Tizi Impegnati in Modifica Eventi): un’associazione segreta che ha il compito di riscrivere la storia. Tra i suoi membri ci sono Andrea Lipora, detto Lipo, il migliore amico di Mantovani, e lo stesso Mantovani del 2029, altrimenti noto come Manto: i due, sotto la guida del capo, dovranno scoprire chi è il creatore dell’epidemia e fermarlo prima che la sua follia finisca per distruggere l’umanità intera. Il fascino del tempo e delle sue infinite sliding doors, ognuna capace di cambiare tutto. Due eroi (o antieroi) moderni che forse non ci meritiamo, ma di cui abbiamo bisogno, in una sfida che sembra sempre più grande di loro. Un disperato conto alla rovescia. Una storia avvincente tra passato, presente e futuro, inseguendo un fantasma che non è mai stato così reale.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per realizzare un sogno: cercare di dimostrare che anche un giovane o giovanissimo può scrivere e pubblicare qualcosa, senza farsi frenare dalla mancanza di esperienza e dalla convinzione che a volte serpeggia tra i miei coetanei che i libri siano “cose da vecchi”. Il mio libro vuole essere una storia senza limiti di età, che dia a ogni lettore il desiderio magicamente indescrivibile di restare incollato alle pagine per sapere come andrà a finire.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Londra, St.Thomas Hospital, 16 Novembre 2029, 21.37, Venerdì.
Il primo a reagire fu Lipo: si alzò con uno scatto felino dal letto, corse dall’altro lato della stanza e iniziò a ispezionare dei piccoli scaffali fissati alla parete, dove la Cycon aveva messo i loro vestiti quando erano arrivati in ospedale.
Gli bastarono pochi secondi per ritrovare le pistole:”Tieni” disse a Manto porgendogli la Sig Sauer 9mm con cui solo il giorno prima aveva ucciso Tallant.
“Speravo di non doverla usare più” fece Manto di rimando afferrandola. Si era ripreso anche lui, anche se la sua testa si stava riempiendo di domande a cui non era il momento di pensare.
“Ok” disse Lipo, con la Glock ben stretta nella sua mano destra e facendo valere la maggiore esperienza sull’amico:”A che piano hai detto che siamo?”
“Il terzo” rispose Manto facendo mente locale su quando aveva visto il guidatore e gli energumeni.
“Ci metteranno poco a salire, e gli infermieri nemmeno sanno della loro presenza…”.
All’improvviso Lipo si ricordò anche di quante altre persone fossero in pericolo: quelli erano sicuramente killer professionisti, con una precisa missione da compiere, e non avrebbero esitato un secondo a uccidere chiunque si fosse trovato ad ostacolarli.

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“Vado ad avvisare la Cycon. Tu resta qui e preparati a sparare” disse uscendo dalla stanza senza dare neanche il tempo di rispondere a Manto.
Il corridoio, che dava su un ascensore alla fine, era vuoto.
“Signora Cycon! Signora Cycon!” urlò Lipo fino a quando da una delle stanze adiacenti, la 25, uscì trafelata la severa infermiera.
“Lipora!” esclamò sorpresa la donna:”Cosa ci fa fuori dalla sua stanza?”
Lei non lo sapeva, ma quelle sarebbero state le sue ultime parole. Lipo infatti non fece nemmeno in tempo a risponderle che il din dell’ascensore annunciò l’arrivo al piano dei passeggeri.
Nel momento stesso in cui si aprì un minuscolo spiraglio tra le due porte, ecco che un inferno di proiettili si scagliò verso i due. Lipo dovette esibirsi in un altro scatto felino per buttarsi a terra ed avere salva la vita, ma la Cycon, ignara di chi fossero i passeggeri dell’ascensore, non fu altrettanto veloce.
Un colpo di una calibro 38, sparato a bruciapelo dal guidatore, la colpì sulla tempia e la donna stramazzò a terra, senza neanche avere il tempo di esalare l’ultimo respiro. Molto presto un’altra inquietante e orribile bandiera del Giappone si sarebbe formata sulla sua pelle. Lipo non potè rimanere lì a guardare quel crudo spettacolo: cadendo a terra aveva battuto il naso dolorante contro il muro, ma nonostante una tremenda fitta di dolore strisciò dentro alla stanza 23.
Manto si era già appostato su uno degli stipiti della porta, sempre con la Sig Sauer ben salda e pronta a fare fuoco.
Non dovettero nemmeno parlarsi: nel giro di un secondo, mentre intanto i quattro killer erano usciti dall’ascensore e si stavano dirigendo di corsa verso la stanza, Lipo aprì la porta e insieme iniziarono a sparare.
Uno degli energumeni se ne accorse troppo tardi e un colpo di Glock lo colpì in mezzo agli occhi, facendolo crollare a terra per fare compagnia alla signora Cycon, mentre un altro se ne accorse appena in tempo e il proiettile della 9mm lo aveva colpito solo di striscio a una spalla, abbastanza però per causargli una ferita che lo fece accasciare al muro.
Lipo e Manto continuarono a sparare, ma subito un tremendo pensiero li pervase: stavano per finire i proiettili.
Non avevano infatti avuto il tempo di ricaricare le armi e le munizioni erano ancora nelle loro giacche riposte sugli scaffali. Era però quasi impossibile raggiungerli: gli ormai 3 killer erano riusciti ad avanzare ben oltre la metà del corridoio e sparavano anche dentro la stanza; solo stare dietro gli stipiti offriva un po’ di protezione dagli spari.
“Vado io, coprimi!” urlò Manto superando il rumore degli spari. L’uomo barbuto si gettò a terra e strisciando riuscì ad arrivare agli scaffali: fece per alzarsi ma un colpo venuto dall’esterno passò a pochi centimetri dal suo orecchio. Gettandosi istintivamente a terra, Manto urlò: “Puoi fare di meglio, Lipo!”
“Siamo uno contro tre!” sbraitò Lipo di rimando con una scusa che Manto trovò assolutamente plausibile.
Provò ad alzarsi di nuovo, e questa volta con il braccio destro riuscì a tirare giù le giacche.
Prese i proiettili e ricaricò il più velocemente possibile la sua 9mm per poi strisciare di nuovo verso Lipo e dargli quelli della Glock. I due si scambiarono ruolo, con Manto che iniziò a sparare mentre Lipo ricaricava.
Si continuò così per un paio di minuti: Manto e Lipo si difesero egregiamente dalla loro trincea improvvisata, non facendo avanzare i 3 killer di neanche un centimetro. La situazione però si stava facendo sempre più critica: le munizioni non erano poi così tante e se avessero continuato a sparare così si sarebbero presto ritrovati senza colpi. Non potevano certo buttarsi dal terzo piano per scappare: la stanza 23 stava per diventare la loro trappola mortale.
Ma fu proprio quando Lipo si accorse di avere solo 3 colpi che gli spari dall’esterno finirono improvvisamente: dalla loro scarsa visuale, Manto e Lipo videro il guidatore entrare alla porta di due stanze precedente alla loro, la 21.
Una donna e un uomo urlarono terrorizzati, mescolando le loro voci in un drammatico coro di panico.
Manto e Lipo si guardarono straniti, non capendo quale fosse l’idea dei tre assalitori, ma allo stesso tempo pieni di preoccupazione, perché sapevano che sicuramente non sarebbe stata un’idea piacevole.
Passarono solo alcuni secondi di straziante silenzio, poi il guidatore parlò. Non fu quello che disse a spaventare di più gli occupanti della stanza 23, ma il fatto che stesse parlando nella loro lingua, in quell’italiano accentuato con un mix di italiano e siciliano che poteva condurre a una sola spiegazione di cosa stesse succedendo.
“Ragazzi” esordì l’uomo minuto, lasciando qualche attimo di silenzio per fare in modo che Manto e Lipo capissero con chi stavano parlando:”Pensavate davvero che Wayne Fiorino avesse solo tre scagnozzi in tutta l’Inghilterra?”
Manto e Lipo si fissarono di nuovo, questa volta increduli: era come sognare lo stesso incubo per due notti di fila.
“È morto per causa vostra, e ora la dovete pagare, oppure dobbiamo uccidere tutti gli innocenti pazienti del piano prima che voi vigliacchi vi facciate vedere?”
Parlò ancora in italiano e quindi non ci fu nessuna reazione da parte dei pazienti di tutte le stanze, che non avevano capito la fine che stavano per fare.
Manto e Lipo non risposero alle minacce del leader dei killer, ma una nuova sensazione di panico li pervase: ora in gioco c’erano ancora più vite.
“Visto che non rispondete…” disse il guidatore lanciando poi un cenno all’energumeno più vicino a lui.
Un colpo secco, e la donna della stanza 21 cadde in avanti dal lettino, anche lei con un colpo in piena fronte. Questa volta si sentirono urla provenire da tutte le stanze del corridoio, forti e spaventate come non erano mai state prima.
Il rumore della pistola fece smuovere qualcosa in Manto e Lipo, come una necessità disperata di fare qualcosa.
E fu appena dopo che il guidatore ebbe detto:”Era solo un avvertimento… Avete due minuti per uscire, o qui muoiono tutti.” che Lipo si girò verso l’amico e sussurrò che gli era appena venuta un’idea.
“Quale idea?” disse subito Manto.
“Il balcone, quanto è distante da quello del piano di sotto?”
“Non tanto, ma che vuoi fare?”
“Dammi 2 minuti e lo scoprirai” disse Lipo che subito lasciò strisciando lo stipite della porta.
Arrivato più o meno al centro della stanza, si alzò in piedi e prese la lampada che si trovava sul comodino vicino al suo letto. Due passi più tardi aprì la porta finestra e fu nel balconcino: venne accolto anche lui da una gelata folata di vento che per poco non gli fece perdere l’equilibrio. Il balcone della stanza sotto distava circa tre metri e mezzo, più di quello che si era immaginato ma comunque non troppo distante.
Con la lampada stretta nella mano sinistra e la pistola stretta nella destra, si sporse il più possibile e calcolò l’angolazione necessaria. Dopo aver appoggiato la pistola per terra, scagliò con la maggior forza possibile la lampada contro il vetro della stanza di sotto, che si ruppe subito creando uno squarcio grande quanto poco più di un pallone da basket.
Come aveva sperato, dalla stanza uscì subito uno dei pazienti, zoppicante con le sue stampelle e una fasciatura alla gamba destra. Era sulla quarantina, basso e tarchiato, con i capelli neri e gli occhi di un castano limpido.
“Ma cosa fa?!?” urlò stupito quando vide il responsabile della rottura del vetro.
Lipo non aveva tempo di spiegare e gli serviva subito l’aiuto dell’uomo, così improvvisò:”Sono dell’MI6, ho bisogno che qualcuno mi aiuti a calarmi da qui.”
Per sua fortuna, l’uomo tarchiato gli credette e sparì subito alla sua vista, tornando 30 secondi dopo con un manipolo di uomini composto da 3 infermieri e due pazienti.
Lipo non aveva calcolato una parte del suo folle piano: non soffriva di vertigini, ma certo non era una cosa da tutti i giorni saltare da un balcone a un altro.
Scavalcò piano il balcone, poggiando i piedi con estrema lentezza dal lato che dava sulla strada.
Si sentiva osservato: sotto di lui c’erano il manipolo dei cinque che aspettava di prenderlo e ancora più sotto, dalla strada, un gruppetto di persone che accortosi di quello che stava facendo si era messo a guardarlo in un misto tra l’incuriosito e il terrorizzato.
Come il giorno prima sul London Eye, Lipo si disse comunque di non guardare giù: mentre pian piano scendeva con le mani fino a raggiungere i piedi fermi sul limite del balconcino, i rumori della città lo travolsero con tutta la loro forza.
Lasciò andare le gambe, ritrovandosi appeso solo con le braccia alle aste del balcone: era riuscito a resistere per quasi 15 minuti sulle impalcature del London Eye, eppure il senso di vuoto che provò lo fece spaventare tantissimo. Si ricompose però velocemente, e subito disse agli uomini sotto di lui:”Ok, al tre mi lascio cadere. Uno, due, tre…”
I suoi occhi si chiusero di scatto e con un movimento involontario non appena ebbe staccato le mani dalle aste.
Per un folle secondo, pensò di essere morto. Sicuramente lo pensò per più di un secondo Manto che stava seguendo la scena dall’interno della stanza.
Invece le braccia del manipolo di uomini riuscirono a prenderlo appena in tempo: ancora una volta Lipo fu felicissimo di aver toccato terra.
“Bella presa ragazzi!” disse Lipo ai cinque, lasciandoli lì senza parole mentre di corsa usciva dalla stanza.
Non sapeva né quanto tempo era passato né cosa stava succedendo di sopra, ma ebbe la lucidità di pensare che se fosse salito dalle scale avrebbe firmato la sua condanna a morte, dato che il rumore dei suoi passi avrebbe annunciato la sua presenza a energumeni e guidatore. Corse così verso l’ascensore e lo chiamò, dato che era rimasto al terzo piano dal momento in cui i killer erano arrivati. Mentre ne aspettava l’arrivo Lipo si rese conto della sua trepidazione: il cuore batteva a mille ma sapeva che non poteva perdere neanche un secondo.
Finalmente l’ascensore arrivò, annunciato dal suo classico din: Lipo salì e schiacciò subito il numero 3, cercando di non pensare al pessimo rapporto che aveva con gli ascensori.
Nella breve tratta tirò un lungo respiro, cercando la calma a dispetto di quello che stava per succedere.
Gli capitò di guardarsi nello specchio dell’ascensore e di chiedersi se non si stesse sognando
tutto.
“Ok, i due minuti sono passati” stava dicendo il guidatore al piano di sopra:”Avete deciso
cosa fare?”
Manto per tutta risposta sparò un colpo fuori dalla stanza: fu come se Manto e Lipo si fossero messi d’accordo; il rumore del colpo non fece sentire ai tre il din dell’ascensore che arrivava sul piano.
Lipo ne approfittò per prendere la mira e poi si schiarì la voce: i tre si girarono di scatto verso l’ascensore, ma non fecero in tempo a reagire. Tre colpi erano quelli che restavano a Lipo e tutti e tre andarono a segno. Il guidatore e gli energumeni caddero a terra: anche per loro non c’era stato il tempo di esalare l’ultimo respiro.
Manto uscì in corsa dalla stanza e guardò verso Lipo. L’uomo dai capelli rossi abbassò la pistola e ricambiò lo sguardo con un mezzo sorriso.
Fu proprio lui a rompere il silenzio:”Te l’avevo detto che era una bella idea no?”

07 luglio 2020

Aggiornamento

T.I.M.E. aumenta! Dopo il raggiungimento del goal delle 200 copie, ci saranno 30 giorni extra per comprare il libro qui su bookabook, la nuova scadenza è il 2 settembre.
P.S. Domani sera, 8 luglio, alle 20.35 circa, sarò on air su Radio Cernusco Stereo per parlare del libro!
04 maggio 2020

Aggiornamento

L'articolo pubblicato da Secondamano.it (a cui offrirò una bottiglia di vino come ringraziamento) sul libro:
https://www.secondamanoitalia.it/atmosfere-fantasy-e-unepidemia-misteriosa-nel-libro-del-giovane-emilio-pirola-che-sogna-di-diventare-scrittore/

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho letto la bozza di questo libro e mi ha fatto pensare a come sia possibile diventare “un cattivo”. In questo caso entriamo nella mente di un uomo superdotato che non si sente a suo agio in mezzo ai “normali”. La diversità può a volte creare dei mostri a cui noi inconsapevolmente alimentiamo la rabbia lasciandoli in disparte. Il cattivo della storia arriva ad odiare gli altri, rimanendo quasi privo di sentimenti ed emozioni. Un po’ come Joker

  2. (proprietario verificato)

    Dopo aver letto che l’autore si augurava che i lettori provassero il desiderio di restare incollati alle pagine per scoprire il finale della storia, mi sono incuriosito e ho comprato T.I.M.E. e devo dire che è vero, la storia è brillante e si legge volentieri per sapere non tanto se, ma come i 2 riusciranno a fermare il pazzo che vuole scatenare l’epidemia. Eventi a volte banali possono impedire che accadano fatti gravi ed impensabili

  3. (proprietario verificato)

    Mi è piaciuto molto il modo con cui l’autore descrive le varie situazioni, con citazioni immagino corrispondenti ai suoi reali gusti nella realtà. Amo Star Trek e il pensiero che la storia si possa correggere viaggiando nel tempo mi ha sempre affascinato e quindi mi sono ritrovato a mio agio in questa storia. I due protagonisti mi hanno ricordato i 2 “Men in black” i bravissimi Will Smith e Tommy Lee Jones

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Emilio Pirola
Nato e cresciuto nell'Hinterland milanese, classe 1999, sono un ragazzo di provincia che grazie alle esperienze liceali e universitarie a Milano sente fieramente di avere una doppia anima provincial-cittadina. Sono una di quelle persone che a 8 anni sapeva già cosa voleva fare da grande: coniugare la scrittura con l'altra grande passione, lo sport, e diventare giornalista sportivo. Dal 2017 lavoro come collaboratore per il giornale "Sprint e Sport", sperando che questa possa essere solo la rampa di lancio. Mi definirei un romantico nascosto dietro un velo di durezza mentale, che ha nella scrittura un'amica fedele, un divertimento serio ed entusiasmante, una passione per cui tutto l'impegno e la fatica necessari diventano leggeri e naturali, trasformandosi in tappe meravigliose di un viaggio affascinante.
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