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Consegna prevista Giugno 2020

Riccardo ha perso la memoria. Il guaio è che non solo non ha ricordi delle persone attorno a lui, ma ha anche dimenticato tutte le nostre convenzioni sociali. Non sa più a che distanza deve mettersi quando parla con qualcuno, come ci si saluta né che è poco carino dire a una persona che le puzza l’alito. Mentre si annoterà in una lista le istruzioni per stare al mondo, rimarrà sorpreso da come conduceva la sua vita precedente. Scoprirà in maniera tragicomica che tutto ciò che lo circonda e che stava vivendo fino ad allora è molto lontano da cosa gli suggerisce l’unica guida che ha deciso di seguire: la sua coscienza.

Perché ho scritto questo libro?

Mi sono chiesto: cosa accadrebbe se un individuo si risvegliasse senza sapere come comportarsi a livello sociale? Come reagirebbero le persone a sentirsi dire in faccia quello il protagonista pensa? E se questo individuo scoprisse che prima di perdere la memoria era in realtà una persona gretta e meschina con tutti? Ho iniziato a descrivere la situazione iniziale 7 anni fa, poi la storia di Riccardo si è sviluppata praticamente da sola e la sua conclusione è anche un po’ la mia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il mio capo sembra abbia paura di toccarmi mentre indica in quale campo professionale ero occupato: abbigliamento femminile.

Per prima cosa mi porta in un camerino e mi consegna un pantalone nero e una camicia bianca. Si allontana per tornare con delle scarpe rosse scamosciate. Mocassini color rosso scuro.

“Togliti per l’amor del cielo quella tuta inguardable e mettiti questi!”

“Ah scusami, ma non posso tenerla? È comodissima… Vuoi provarla?”

Mi fissa inarcando un sopracciglio.

“Ho chiesto se vuoi provarla…”

“Questa espressione non ti dice che è ovvio? Un 100% poliestere, tanto vale che mi vesta di sacco… Allora è vero che non ricordi nulla…”

“Davvero, non ho ricordi”

“Quindi l’unica cosa che ricordi è che non ricordi nulla…”

Ci rifletto. Ha ragione ma la cosa che ha detto fa anche ridere. È un paradosso. Note mentali: una cosa può essere vera e far ridere; alludere al mio stato psichico fa ridere.

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Mi tolgo i pantaloni mentre rifletto su questo ma il mio capo mi ferma:

“Non ami la privacy o hai scoperto che ti piace spogliarti in pubblico?”

“Cosa vuol dire?”

Alza gli occhi verso l’alto, sbuffa, chiude la tendina e se ne va.

Rimango un attimo a fissare il soffitto ma non noto nulla che mi faccia sbuffare.

Da fuori lo sento urlarmi:

“E giusto perché tu lo sappia, non devi metterti le calze!”

Non sono a mio agio. Il mio capo non ha indovinato la mia taglia e quindi i pantaloni sono troppo stretti e troppo corti: non arrivano nemmeno alle caviglie. Quando però si accorge che sono uscito dal camerino esclama tra sé e sé ‘perfetto’.

Mi sbottona il primo bottone in alto della camicia e mi mette un braccio attorno alle spalle mentre mi fa da guida tra i pochi espositori di abiti femminili.

“Mi hanno riferito del tuo… stato. Per cui ti impartisco una breve lezione sulle tue mansioni. Non aver paura, tu hai sempre avuto un dono di natura, piaci alle donne. Ed è una fortuna, perché vengono da noi e acquistano, le disperate! In più hai sempre seguito la mia prima e unica regola: dì loro quello che vogliono sentirsi dire…”

Lo interrompo:

“In che senso?”

“Riccardo, ognuno crede alle balle che lo fanno più contento.” Si mette di fronte a me e sorride con un angolo della bocca  “Le donne che comprano nella nostra esclusiva boutique sono delle insicure che tentano di dare un senso alla loro vita con un abito nuovo. Ma, e questo rimanga tra noi, puoi cambiare le piastrelle ma un cesso rimane sempre e comunque un cesso!” Ride tra sé compiaciuto “Ti faccio un esempio, se una donna di 95 kg e con le gambe di Karl Heinz Rummenige vuole mettersi una taglia più piccola, tu stai zitto e gliela vendi. Ah, e le rivolgi anche mille complimenti sebbene la balena sembri un insaccato!”

“Ma così gli diciamo bugie!”

“Bugie bianche, quando è uno bello come te a rifilargliele quelle vanno in brodo di giuggiole… Dai mettiti all’opera e stai tranquillo che ti guardo le spalle.”

“Grazie, eravamo amici io e te?”

“Piuttosto che essere amico tuo mi farei operare all’aorta femorale da un barbone affetto da parkinsonismo. Per me sei un buon lavoratore e tanto mi serve e basta.”

“Ma perché mi guarderai le spalle, allora?”

“Tutelo i miei affari, punto.” 

“Quindi alle ciccione che vendo?”

“No, Riccardo. Non dire cicciona, usa altre parole”

“Devo dire ‘importante’?”

“Cosa? No… Nel mondo della moda non esistono ciccioni ma ‘taglie forti’… In questa boutique non entrano delle donne coi fianchi larghi e una sesta di reggiseno ma al limite delle ‘burrose’, e queste non hanno bisogno di una taglia più larga bensì di una ‘che vesta più comoda’…”

“Perché?”

“Perché le parole vere fanno paura alle persone in generale… taglie forti incluse.”

Mi lascia da solo. Invio un sms a Greta e le chiedo se una bugia bianca si può dire.

Mi risponde abbastanza velocemente: “Non sono la tua babysitter, e comunque una bugia bianca è sempre una bugia.”

Dunque anche la linea di condotta del mio capo non è giusta. Meno male che Greta mi fa da guida, non saprei proprio come raccapezzarmi.

Ricevo un secondo sms da lei: “…è confortante saperti idiota sempre e comunque!”

Non la capisco. Come non capisco molte cose per cui non mi dà quasi fastidio.

Faccio la conoscenza delle mie colleghe. Mi sorridono tutte e questo mi fa piacere. Una di queste si chiama Laura. Fritz mi aveva parlato di lei. Infatti le dico:

“Il mio migliore amico mi ha detto che io gli ho confidato che sei l’unica collega che ancora non mi sono fatto. Ma presto farò l’en plein. Non so cosa voglia dire ma penso debba essere contento che succederà tra poco”

Lei sgrana gli occhi e insulta pesantemente mia madre. Poi se ne va di corsa.

Non capisco nemmeno questo.

Una donna molto prosperosa mi fa un saluto con la mano mentre con l’altra sostiene un abito rosa su una gruccia. La fisso. Mi ripete il gesto. Poi, portando le mani ai fianchi mi chiede ad alta voce: “Riccardo, tesoro puoi aiutarmi o no? Sono ore che ti faccio segno di venire!” 

Mentre mi avvicino la scruto per capire: penso di aver scoperto che il nostro modo di vestire sia un modo di comunicare senza parlare. La donna che devo ‘servire’, come si dice nell’ambiente che ho capito essere il mio, ha un seno grande, e non è magra come le commesse della boutique. Ricade nella categoria delle burrose credo. Veste come le ragazze più giovani di lei ma istintivamente questo fatto mi sembra fuori posto. Ho visto donne della sua età vestire in modo più… come dire… meno appariscente. Il suo viso dimostra almeno 50 anni ma la sua camicia bianca e la gonna molto attillata in pelle nera dicono qualcosa che non riesco a decifrare.

Mi saluta baciandomi su entrambe le guance, la lascio fare.

“Ciao ragazzaccio, ma che sguardo che hai… cosa c’è, non ti piaccio? Dimmi, vorresti vedermi con questo abitino? Oppure senza…?” A questo punto pronuncia un po’ le labbra e inarca una spalla lievemente come a nascondervisi dietro, ma è un gesto che non riesco a interpretare per cui rimango in silenzio “Sono una monella… Che dici, questa maglietta mi ingrassa?”

“Non penso che una maglietta abbia questa capacità, però la può provare. Perché è monella?”

“Sono una serpe io, non te l’hanno detto? Ma sono così, mi piace essere pazzerella…”

“A me non piace essere pazzo”

Mi guarda con la stessa espressione interrogativa di tutti quelli che hanno a che fare con me e va in un camerino.

Ne approfitto per avvicinare il mio collega per sapere se mi sto comportando bene.

Nel tragitto mi accorgo che di tutte le clienti solo una è accompagnata da un uomo. Ma non parlano e lui fissa serio il display del suo cellulare.

“Devi flirtare di più” dice sottovoce il capo “quella donna ha poca autostima e sei tu che devi gonfiargliela a dovere… Perché più flirti e più spende e quella.” A questo punto si guarda attorno un attimo “Può spendere parecchio…”

“Ah ma la conosci quindi?” Mi guardo attorno anch’io perché sto leggendo in un libro che imitare gli atteggiamenti di chi ti sta davanti crea complicità ed evito di chiedere perché dovrei flirtare con una donna che non mi piace. Lo faccio anche perché non saprei come flirtare ma ho già fatto troppe domande e non voglio sembrare uno stupido.

“È una cliente abituale, ma l’hai sempre servita tu… Io però ho studiato psicoterapia ed il linguaggio del corpo per capire i punti deboli delle nostre clienti, quella donna…”

Penso che la frase continui ma un’idea mi è balenata ed è una rivelazione: se studiassi le persone, i loro motivi e i loro desideri, imparerei molto più in fretta il modo di comportarmi in pubblico. Mi aiuterebbe a scoprire cosa non mi vogliono dire gli altri e potrei capire in minor tempo quello che non dovrei dire io…

Torno dalla burrosa che è riuscita ad infilarsi la maglietta. Si sta guardando allo specchio dondolando le braccia. Mi lancia un’occhiata sorridendo: 

“Allora?”

“Allora?”

“Mi veste bene?”

“No. È molto stretta. Riesco a vedere il reggiseno da qui. Ma riesce a respirare? Potrebbe indossare una taglia più larg… cioè una più comoda…”

Fa un gesto come a scacciare una mosca: 

“Non mi serve una M la S va benissimo… E poi come ti permetti di guardarmi il reggiseno?” La frase è dura però la dice sorridendo.

“Mi dispiace di averlo visto ma sporge troppo… Sembra che stia indossando una taglia da bambine, non è che poi qualcuno la prende in giro e pensa che sia matta?”

Si ferma, e mi fissa a bocca aperta. Poi scoppia a ridere: ” … me l’hai fatta stavolta Riccardo… Monellaccio! Vieni a bere una cosa al bar qui di fronte?”

La sua risata ha attirato il mio capo che risponde al posto mio. E dice che accetto.

Mentre lei va alla cassa a pagare, lui si congratula con me perché non l’ha mai sentita ridere così, di gusto.

“Con la memoria o meno tu hai un dono” Se ne va impettito mentre una signora, che presumo abbia almeno 80 anni, mi avvicina per chiedermi se il cappotto che sta indossando ‘le cade bene’.

È un cappotto beige lungo molto morbido e sul cartellino ha scritto una prezzo a quattro cifre.

“Non so se le cade ma di sicuro la rende buffa: le sporgono solo la testa e i piedi… Non ne ha trovato uno più bello?”

“Il suo collega è di un altro parere…” Si fissa allo specchio indecisa e mi guarda negli occhi “ma lei ha uno sguardo così sincero così… pulito… Mi fido di lei e dei suoi occhi.. Lei è una brava persona di sicuro…”

“No, non sono sicuro di essere bravo o meno, ho solo dimenticato la parte cattiva”

Questo la fa ridere, così si mette alla ricerca di un altro capo. Io vengo raggiunto dalla Monella Burrosa che mi prende sottobraccio nella stessa maniera con la quale tiene la busta di carta della boutique e mi porta a un ‘happy hour’ per ‘un minutino’.

Seduto al bancone del bar con la mia compagna che parla a tutto spiano, mi accorgo che quando fa delle pause mi lancia uno sguardo ad occhi socchiusi. Non mi da fastidio anche perché, dopo mia madre, è l’unica donna a non avermi picchiato, insultato o lanciato qualcosa addosso. Adesso che ci penso anche mia madre mi ha dato uno scappellotto la sera in cui ho scoperto l’esistenza di Greta.

Con questa donna, invece, è ancora più difficile stare al passo, non capisco bene le sue frasi e meno ancora i suoi gesti. Per esempio, mi dice “hai visto la barista come ti tiene d’occhio? La facciamo morire d’invidia?” e mi tocca la mano oppure si rassetta i capelli guardandomi in tralice. Mentre mi parla delle vacanze in una specie di campeggio in Egitto con un’amica mi dice che apprezza gli uomini onesti che le dicono subito che non vogliono impegnarsi in una relazione seria ma solo una storia ‘carnale’ e si ammutolisce per un po’ fissandomi negli occhi.

Ho notato che quando si guarda le mani fa una smorfia strana.

“Perché quando si guarda le mani fa una smorfia strana?”

Si zittisce per un istante, poi riprende:

“Sono mani da vecchia! Le vedi queste macchie sul dorso? Le aveva mia madre… Mai avrei detto di vederle comparire anche su di me!”

Le macchie mi affascinano, sembrano l’unica cosa non posticcia del suo corpo. Sembra raccontino una storia, anzi più storie.

“Riccardo, ti annoi vero? Ti dà fastidio parlare con una vecchietta come me?” Sorride con una parte della bocca e corruccia la fronte.

“Non mi dà fastidio parlare con i vecchi. Stia tranquilla.”

Mi dà un pugno sulla spalla ma non mi fa male.

“Sei una piccola carogna! Parla un po’ tu adesso…”

“Che cosa devo dire?”

“Quello che vuoi… ”

“È sposata?”

“Per fortuna no, mi intristisce vedere le mie amiche sposate… Ma non parliamo di me… Tu che fai fuori dagli orari di lavoro? Cosa ti interessa?” Si sporge verso di me.

“Ho in mente una cosa: devo capire meglio le persone.”

“In che senso?” Si raddrizza lievemente.

“Il mio capo studia le persone per capire di cosa hanno bisogno. Però secondo me lo fa perché vuole far spendere di più le donne. Mi ha trattato molto bene ma dice che lo fa per proteggere il suo negozio. Per cui se riuscissi a capire cosa motiva le persone non mi sentirei così… Non lo so, mi sembra di non capire nulla. Faccio sempre un sogno nel quale cerco di raggiungere delle persone davanti a me ma per quanto corra non li agguanto mai… Ogni giorno mi sento in questa maniera.”

“Come sei profondo…” Sussurra allungando le ultime sillabe e appoggiando una mano sul mio ginocchio “inizia con me… Secondo te cosa voglio davvero?”

Si copre per un attimo il viso con le mani, poi si schiarisce la voce e ritorna alla sua postura eretta scuotendo un po’ la testa per rassettare i capelli.

“Lei vuole…”

“Dammi del tu, mi fai sentire vecchia.”

“Tu vuoi…” La scruto ancora di più “Forse ho capito!  Tu vuoi rimanere giovane! Ti vesti come quelle più giovani, non ti sposi e quando pronunci la parola ‘vecchia’ fai una faccia disgustata.”

“Ok Riccardo si è fatto tardi…” Con movimenti più rapidi del solito afferra la sua mini-borsetta e la sua giacca.

“Certo, ma questo che significa? Perché una persona vuole rimanere giovane?”

“Ho paura che tu stia…”

“Hai paura? Di cosa? Ops… della morte forse? Perché hai già vissuto più della metà della tua vita? Secondo me se ti vestissi normale non cambierebbe molto. Moriamo tutti alla fine.”

Mi fissa negli occhi con la bocca socchiusa, lo sguardo corrucciato e scuote rapidamente la testa come se avesse ricevuto uno schiaffo.

“Offro io – breve pausa – giovane!” quest’ultima parola la abbaia.

“Grazie mille” le sorrido.

Si allontana veloce.

Che persona gentile!

Una barista, quella che mi fissava, si ferma a guardarmi. Ha in mano una bottiglia di vino bianco e lo sta tenendo con entrambe le mani.

“In quel modo lo scalda” le faccio notare indicando la bottiglia.

“Scusa, ma perché hai detto a quella tardona che deve morire?”

“Non le ho detto che deve morire, ma che moriremo tutti indipendentemente da cosa indossiamo.”

“Fammi toccare ferro” – dice ridendo.

La guardo per qualche istante, ma noto che non lo fa.

Mentre mi allontano sento la ragazza urlarmi: “Ha paura di stare sola!”

Curioso, anche io.

Di rientro al negozio vengo avvicinato dalla signora del cappotto lungo. Ora ne sta indossando uno color rosa antico con il colletto nero.

“Ragazzo, come mi cade questo?”

“Vuole sapere come le sta addosso?”

“Certo!”

La fisso un attimo mentre lei sorride appena. Abbigliata così sembra una creatura nata per confortare. Una parola mi appare a chiare lettere: ‘nonna’. Non me lo spiego.

“Ora non è più buffa… e trasmette una bella sensazione…” Mi avvicino e la abbraccio anche se lei rimane immobile e sgrana gli occhi; dopo una decina di secondi guardo il cartellino del prezzo ed esclamo: “Signora, risparmia anche tantissimo! Wow!”

Il mio capo si avvicina e mi sussurra: “Vuoi un megafono per urlarlo?”

“Non credo sia necessario, no grazie”

“Riccardo, non stai bene come pensavo, torna a casa. Quando avrai recuperato la memoria tornerai… Come è andata con la tua vecchia amica?”

“Bene. Ha paura di morire da sola. Vado via, dove hai messo la mia tuta?”

Sospira profondamente, si mette una mano sul viso e si allontana.

Abbraccio nuovamente la signora e vado a cambiarmi.

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Su librinuvole.com è uscita la recensione di Tabula Rasa! Correte a leggerlo! O se non volete correre, camminate velocemente...
21 ottobre 2019

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16 settembre 2019

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FAQ #2: Quando hai cominciato a scrivere?
Ho sempre scritto (canzoni, racconti ecc...) Ma la volta che decisi di iniziare un romanzo fu dopo aver letto un pessimo libro. Mi deluse a tal punto da spingermi a usare le pagine vuote al fondo per creare una storia. Almeno lì decidevo io cosa avrei letto....
02 settembre 2019

Aggiornamento

FAQ N.1: Come ti è venuta l'idea di scrivere il libro?
- Stavo leggendo un libro di psicoterapia e mi sono accorto di quanto sia facile passare per "strani" nella nostra società: basterebbe parlare ad alta voce in una sala d'attesa per essere considerato matto.
Quindi mi sono chiesto come potrebbe cavarsela un individuo se si dimenticasse ogni convenzione sociale... ed ecco Riccardo.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Una bella storia, narrata con sapiente ironia, in cui temi delicati vengono affrontati con estrema naturalezza attraverso la voce innocente del protagonista, il quale inevitabilmente cattura la simpatia del lettore fin dalle prime righe e lo spinge a riflettere su valori come onestà, rispetto, lealtà, fiducia, amicizia e amore.
    Riccardo si ritrova catapultato in un mondo in cui tutto per lui costituisce una novità e, libero da pregiudizi e convenzioni, lungo il suo solitario percorso di ricerca personale e di “rieducazione alla vita”, avrà solo il proprio istinto a guidarlo nella distinzione tra il bene e il male. Si scontrerà ben presto con una realtà in cui l’apparire è più importante dell’essere e l’ipocrisia la fa da padrona. Ma quel che è peggio farà i conti con l’amara scoperta della persona orribile che è stato in passato, con la sofferenza che ha provocato alle persone che ha più amato e con le relative conseguenze, che gli piomberanno addosso come un boomerang. Questa esperienza gli farà capire cosa (e chi) conta davvero nella vita e farà di lui un uomo nuovo, un uomo migliore, portandolo a fare la prima scelta altruista della sua vita.
    Consigliato!

  2. Chiara Piovani

    (proprietario verificato)

    Un’idea di fondo originale. Una storia coinvolgente che ha dei temi forti raccontati con semplicità e ironia. Un libro di facile lettura, che lascia tanti interrogativi, permettendoti di guardare la società con occhi diversi, ma facendoti anche divertire.

  3. (proprietario verificato)

    Ho iniziato a leggerlo tra le nuvole e l’ho finito coi piedi per terra, su un treno.
    Un po’ come Riccardo, che da “alieno” fuori dal mondo ripiomba nella realtà.
    Quello che emerge dal libro è drammaticamente realistico: l’incapacità della società, anche di fronte ad un individuo vergine, di educare. Alla gentilezza, al buono, all’altruismo, alla cultura, alla correttezza, alla verità. Siamo cani sciolti a cui è affidato il compito di salvarci da soli. E noi lo facciamo aggrappandoci alle emozioni e all’amore, unici baluardi rimasti.
    Bravo Stefano!

  4. (proprietario verificato)

    Il personaggio sperimenta una sorta di rinascita che lo rende puro e trasparente di fronte a chi lo circonda ed affronta ogni tema con ironia e leggerezza, ma al tempo stesso, apre la mente a riflessioni profonde facendoci capire che tutti noi ci nascondiamo dietro ad una maschera e a comportamenti stereotipati. La lettura risulta scorrevole ed è facile immedesimarsi nelle varie situazioni. Ben fatto!

  5. (proprietario verificato)

    Erano anni che non leggevo un libro, questo mi ha talmente incuriosito che mi ha fatto riavvicinare alla letteratura. Non vedo l’ora di avere l’originale

  6. (proprietario verificato)

    Non sono un gran lettore, anzi leggo veramente poco… ma, incuriosito dall’idea, mi son avvicinato a questo libro che mi ha conquistato, travolto… la sua semplicità e l’ironia ti assalgono e non puoi fare a meno di divorarlo in pochissimo tempo!
    Bravo!

  7. Lettura fresca e frizzante di ironia, nonostante affronti temi riguardanti relazioni interpersonali, lo fa con necessaria leggerezza, senza annoiare il lettore con prolissa disamina filosofica, ma offendo spunti per una riflessione, del tutto volontaria, personale e interiore.

  8. (proprietario verificato)

    Conoscendola tua ironia, non poteva essere che un libro molto scorrevole e di facile lettura, con molte situazioni davvero stravaganti, spero che tu possa raggiungere il tuo obiettivo. te lo meriti!

  9. (proprietario verificato)

    Splendidamente di facile lettura, nella più positiva delle accezioni, molto interessante la semplicità e l’ironia con cui vengono affrontati temi intimi e profondi delle interazioni sociali, riuscendo a non sfociare nella banalità.

  10. (proprietario verificato)

    Ci avrei scommesso, l’assassino è il maggiordomo!!

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Stefano Guglielmo
Lavoro come capotreno da 16 anni e non riesco a prendere sul serio la vita, forse perché la vita non mi ha mai preso sul serio a sua volta. Questo modo di osservare dall’esterno le cose, unito al fatto di incontrare sui treni migliaia di (strane) persone ogni settimana, non poteva che influenzare il mio modo di scrivere: descrivere con sano british humor argomenti anche profondi per provocare una riflessione, ma senza posare mai un giudizio.
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