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Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov

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Il dottor Petrov, appassionato di scienze occulte, è chiamato ad affrontare il viaggio più difficile. I passeggeri del treno fantasma, sospesi tra la vita e la morte, hanno tutti una storia da raccontare e indizi da fornire all’impavido dottor Petrov, che avrà l’arduo compito di non lasciarsi affascinare dalla rassicurante prospettiva dell’oblio. Le storie dei vari personaggi portano il giovane psicologo in luoghi nuovi e sconosciuti, alcuni bui, altri proibiti e altri ancora più familiari, accendendo forte in lui il desiderio di ritornare a casa. La strada però è sbarrata da una forza invincibile, che va oltre l’umana comprensione. Solamente l’intervento di uno sconosciuto potrà salvarlo…

Prologo
La città era scomparsa, ammantata da una nebbia così fitta da sembrare una parete imbiancata di fresco o la tela immacolata di un pittore troppo pigro. Le uniche cose visibili in trasparenza erano delle piccole sfere di luce galleggianti a tre o quattro metri di altezza, ricordo di qualche lampione ormai diventato fantasma. Se non avessi conosciuto come le mie tasche quelle strade probabilmente non avrei fatto in tempo a prendere il treno…
Erano le undici e tre quarti quando arrivai alla stazione centrale; era completamente deserta e immersa in un silenzio spettrale. Il treno sarebbe dovuto passare di lì a un quarto d’ora, sempre che fosse veramente passato.
Ne avevo solo sentito parlare, ma per uno studioso dell’occulto come me era impensabile non verificare una simile diceria. Il treno dei morti, il treno fantasma… è così che lo chiamavano tutti quelli che mi avevano raccontato di averlo visto. Si diceva passasse solo una volta ogni dieci anni a mezzanotte esatta, durante l’ultima notte di luna piena dell’anno. Nessuno sapeva dove andasse il treno, nessuno sapeva chi trasportasse, nessuno aveva mai visto scendere neanche una persona dal treno, né c’era traccia o racconto di persone che ci erano salite. Il treno era avvolto nel mistero più totale. Qualcuno diceva di aver intravisto qualche passeggero dietro ai finestrini e che quei passeggeri avevano l’aspetto di spettri… fantasmi… morti.

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Mentre pensavo a queste cose, mi accorsi che ormai mancava un solo minuto alla mezzanotte e uno strano tremore si impossessò di me. Non riuscivo più a star fermo e passeggiavo sulla banchina ininterrottamente, poi a un tratto un fischio sordo ruppe il silenzio facendomi sussultare e, voltandomi, vidi una locomotiva a vapore squarciare la tela di nebbia che avvolgeva la stazione con uno strappo deciso, come una mano che scosta d’improvviso una tenda. Il treno era imponente, completamente nero, senza nome né indicazione alcuna sulla carrozzeria. Non v’era traccia né di macchinisti, né di personale. La locomotiva rallentò fino ad arrestarsi del tutto, si aprirono le porte, nessuno scese. Ora tremavo ancor di più, non riuscivo a decidermi, poi quel mostro di ferro emise un altro fischio, come un lungo ululato contro la notte, era il segno che il treno stava per ripartire, presi un lungo respiro, trattenni il fiato, feci per salire e…
Con decisione scalai tre dei quattro gradini che conducevano all’interno della prima carrozza. Mentre mi apprestavo a fare il passo decisivo, però, mi si parò davanti un uomo. Rimasi per un attimo a bocca aperta di fronte a quell’enigmatico personaggio tutto vestito di nero. Aveva una divisa semplice, tuttavia non riconobbi a quale compagnia apparteneva. Sul taschino davanti recava un’unica targhetta con inciso il simbolo di una bilancia. Ci guardammo per qualche secondo in silenzio, poi mi decisi a parlare: «Buonasera, signore!».
«Buonasera a lei, dottor Petrov! Mi rincresce, ma non è ammesso portare alcun bagaglio sul treno.»
«Come fa a conoscere il mio nome? Chi è lei? Come sarebbe a dire che sul treno non sono ammessi bagagli?»
«Mi scusi, dottore, mi presento: io sono il Capotreno ed è compito mio far rispettare le regole a bordo e le regole dicono che non si possono portare bagagli sul treno.»
«Mi perdoni, ma mi sembra quanto meno singolare che su un treno non si possano portare valigie.»
«Non ne avrà bisogno, caro dottore.»
«Non capisco, com’è possibile che…»
«Capirà!» tagliò corto l’uomo; aveva un’espressione indecifrabile. «Ora la devo pregare di lasciare a terra i suoi bagagli oppure di andare via, mi dispiace, ma le regole del treno non si possono infrangere.»
Fui sul punto di alzare i tacchi e ritornare al mio laboratorio, ma qualcosa nel profondo mi diceva che dovevo assolutamente prendere quel treno. Così mi risolsi a lasciare sulla banchina la valigia contenente la mia attrezzatura e quella contenente gli indumenti, non senza qualche protesta che fu completamente ignorata dal Capotreno.
«Che ne sarà dei miei bagagli?» chiesi infine al Capotreno, che non mi rispose: era già scomparso attraverso l’uscio che portava nella carrozza successiva.
Quando finalmente salii sul treno, mi guardai intorno in cerca di altri viaggiatori e rimasi a dir poco pietrificato da ciò che vidi: un gruppo ristretto e male assortito di passeggeri popolava quel primo vagone: erano solo in tre ed erano senza alcun dubbio… tutti morti, o per lo meno lo erano sicuramente stati in passato.

La prima carrozza
Nella prima poltrona della prima fila c’era seduta una nobildonna con lunghi capelli neri e dai tratti molto sottili. Indossava un vestito da sera di colore blu che recava uno strappo all’altezza della spalla destra e sul capo aveva posato un cappello con dei fiori intonati all’abito. Al collo portava una collana molto sfarzosa e, subito sopra quella, aveva una tremenda ferita che andava da orecchio a orecchio incrostata di sangue rappreso. Guardava fuori dal finestrino con aria vagamente sommessa.
Qualche poltrona più dietro era seduto un uomo, non giovane, con degli abiti logori e in testa uno strano cappellaccio da cui spuntava un ciuffo di capelli. A un primo sguardo poteva quasi apparire normale, non fosse stato per il fatto che il suo corpo era trasparente e potevo vedere attraverso di esso le cuciture della poltrona sulla quale era seduto. Anche lui guardava fuori dal finestrino, ma con aria curiosa.
Nell’ultima poltrona all’ultima fila sul lato sinistro della carrozza c’era il personaggio più strano dei tre: una mummia con le bende ingiallite dal tempo, perfettamente immobile, con la testa rivolta in avanti e le braccia distese lungo il corpo.
Alla vista dei miei compagni di viaggio ero rimasto dapprima impaurito, ma ora fremevo dall’eccitazione in quanto studioso dell’occulto. Quale fantastica opportunità sarebbe stata quella per parlare con esseri soprannaturali, che non appartenevano più al mondo dei vivi? Quali enormi benefici ne avrebbero tratto le mie ricerche scientifiche?
Decisi che mi sarei avvicinato subito alla donna elegante della prima poltrona e così feci un passo verso quella, ma fui sorpreso dal fischio del treno e dal movimento improvviso della partenza. Se non mi fossi tenuto sarei caduto. Appena il treno si mosse, la nobildonna distolse il suo sguardo dal finestrino all’improvviso, come ridestata da un sonno profondo, e guardò invece nella mia direzione. Vedendomi sorrise leggermente, risposi a mia volta sorridendo e avvicinandomi a lei mi presentai: «Buonasera, mia signora. Permettete che mi presenti, sono il dottor Alexander Alexandrovich Petrov!».
«Buonasera, dottore, sono la Contessa Erdode Peterné Hanna. Che tipo di dottore siete voi, se non è troppo scortese chiedere?»
«Non è scortese, non vi preoccupate! Sono uno psicologo, e inoltre sono uno studioso delle Scienze occulte e in merito a ciò posso dire che è stato un enorme piacere per me riuscire a prendere questo treno.»
«Perché dite questo, dottore?»
«Perdonatemi, Contessa, ma con tutto il rispetto, è palese che qui sul treno siate tutti trapassati.»
«Voi credete? Eppure vi sto di fronte, caro dottore, e voi siete di fronte a me» mi rispose la donna con fare semplice, nonostante il suo rango.
«Certo, Contessa, tuttavia, la ferita che avete al collo credo sia stata la causa della vostra dipartita, o sono in errore?»
«La ferita? Si riferisce a questa?» mi disse toccandosi il lembo destro del taglio. «In effetti credo che voi abbiate ragione, dottore.»
«Ricordate come ve la siete procurata, se posso chiedere?»
«In effetti sì, ora che me lo domandate, lo ricordo, volete ascoltare la storia?»
«Ma certo, Contessa, ve ne prego!»
Iniziò a parlare…

La nobildonna
In gioventù avevo sempre sognato di poter andare a vivere in un castello insieme a un uomo nobile e facoltoso. Dopotutto appartenevo anch’io a una famiglia della nobiltà nazionale e potevo legittimamente ambire a un matrimonio di tutto rispetto. Inoltre, essendo la primogenita, era un mio pieno diritto sposare un uomo ricco e titolato e al tempo non desideravo altro, che sciocca!
Quando compii quindici anni fu deciso che avrei potuto prendere marito, così venne organizzato un ballo per il mio debutto in società. Durante il ballo conobbi baroni e conti e fu uno di questi ultimi a rapirmi il cuore: il Conte Peter Erdode, che nell’autunno dello stesso anno divenne mio marito. Ero la donna più felice del mondo, il mio più grande desiderio si era infine avverato.
Nell’inverno che seguì concepii nostro figlio e poi diedi alla luce il nostro meraviglioso Jànos. Quello è stato senza dubbio il periodo più felice della mia vita. Amavo mio marito e avevamo un bellissimo figlio. Vivevamo nel lusso e nelle comodità e avevo anche mia sorella minore, Orsolya, accanto a condividere le mie gioie, essendo diventata la mia dama di compagnia. Per molti anni la vita trascorse tranquilla al castello mentre il nostro rampollo cresceva sano e forte; ma poi, nell’anno in cui egli compì dodici anni, si ammalò di una rara forma di febbre dalla quale nessun dottore fu in grado di salvarlo. Il mio piccolo se ne andò nell’inverno dello stesso anno portandosi via il mio amore, la mia anima, la mia vita e tutto quello che ero stata.
Uscii da quella vicenda totalmente distrutta e, nonostante tutte le ricchezze e i lussi di cui potevo godere, ero inconsolabile. Non riuscivo più a sopportare il castello, ogni angolo di quel luogo mi faceva tornare in mente Jànos. Non riuscivo più a guardare mio marito e per alcuni anni non riuscii neanche più a giacere con lui nel letto coniugale; la morte di nostro figlio, però, non aveva devastato solo me, aveva cambiato profondamente anche Peter, tingendo di nero la sua anima.
Il Conte con il passare degli anni era diventato malvagio fino al punto di minacciare di cacciarmi dal castello se non gli avessi dato un altro erede; mi costrinse a concepire un secondo figlio. In cuor mio cominciai a odiarlo e quando partorii il nostro secondogenito odiai anche lui al punto da non volerlo vedere per molti mesi dopo la sua nascita e non volli mai allattarlo, lasciandolo alle cure aride e senza amore delle nostre balie. Non riuscivo in alcun modo ad amare quel bambino che, pur non avendo colpa alcuna, rappresentava per me solamente un vano e grottesco tentativo di sostituire il mio Jànos. Il mio cuore non riusciva più a provare amore perché si era molto indurito.
Peter e io eravamo ormai diventati nemici e lui faceva di tutto per farmi del male, mi tradiva con numerose donne e non aveva neanche la decenza di tenermi nascosti i suoi idilli amorosi.
Poi un giorno tutto cambiò. Era Primavera, il sole splendeva caldo nel cielo di maggio e dopo tanti mesi grigi e spenti passati al castello decisi di uscire da sola per visitare i giardini: adoro i fiori! Verso mezzogiorno si alzò un vento forte proveniente da nord che mi convinse a rientrare. Quando fui arrivata in prossimità delle porte però una folata mi portò via il cappello e, siccome esso mi era caro, mi voltai e iniziai a rincorrerlo. Il vento però era veramente forte e lo persi di vista; percorsi un altro po’ di strada e arrivai dinanzi alle stalle e lì vidi un uomo che teneva in mano il mio copricapo e avanzava verso di me sorridendo. Indossava abiti semplici.
Non sapevo chi fosse, ma ebbi immediatamente la sensazione di conoscerlo da tutta la vita. D’un tratto mi sembrò come fosse sempre stato lì, per me, sorridendo e porgendomi il cappello con fare gentile. Era un uomo possente e robusto, con i capelli corvini e con una folta barba bruna come la notte; e gli occhi… ah, i suoi occhi… erano verdi, di un verde che ricordava i boschi. Non so per quale motivo, ma immaginai che se mio figlio Jànos non fosse morto, da grande sarebbe diventato così. Mentre pensavo questo, l’uomo, che era arrivato a pochi metri da me, si fermò e con inaspettato garbo parlò: «Mia signora, questo deve essere caduto a voi. Perdonatemi, ma è finito in un posto sporco e umile come le stalle di cui mi occupo per ordine di vostro marito il Conte». Mentre parlava mi guardava intensamente.
Parlò con tono rispettoso, ma sicuro; avvertii la forza e la determinazione di quell’uomo nelle sue parole e il suo sguardo profondo mi fece vagamente arrossire. Non sapevo cosa dire, così gli chiesi semplicemente quale fosse il suo nome.
«Vi prego di perdonarmi, Contessa, sono proprio un maleducato! Mi sono rivolto a voi senza prima presentarmi. Mi chiamo József e lavoro qui ormai da quasi vent’anni, da quando ero appena un ragazzo. Mio padre è stato stalliere della casata Erdode per molti anni prima di me, servendo vostro suocero con lealtà.»
«Non siete stato maleducato, József, tutt’altro, siete molto gentile per essere uno stalliere e parlate in maniera corretta. Com’è possibile?»
«Mia signora, è merito proprio di vostro suocero, era un uomo veramente eccezionale, che dio lo abbia in gloria! Mio padre e il Conte Tamás Erdode furono ragazzi insieme e divennero, se me lo permettete, dei buoni amici. Il Conte Tamás volle insegnare personalmente a mio padre a leggere. Un giorno gli fece dono di alcuni vecchi volumi che narravano storie di cavalieri. Mio padre lesse e custodì quei titoli gelosamente per tutta la vita e poi li tramandò a me quando fui anch’io in grado di comprenderli. Sappiate che per me è stato un onore immenso poter leggere dei libri appartenuti a un uomo tanto nobile quanto vostro suocero. Da quei libri ho imparato quel poco che so su come sia giusto comportarsi.» Fece una pausa mentre continuava a guardarmi, poi dopo qualche secondo aggiunse: «Spero di non esservi sembrato troppo audace nel parlare».
«Non siete stato audace, non ve ne preoccupate! Purtroppo non ho avuto la possibilità di conoscere mio suocero Tamás, è morto quando mio marito era ancora in fasce, ma dalle vostre parole capisco che è stato un uomo giusto.»
Mi parlò ancora di quanto benevolo fosse stato il vecchio Conte e io ascoltai le sue parole rapita e meravigliata. Non ritenevo possibile che un uomo come quello fosse solamente un umile stalliere. Poi d’un tratto, violenta, la campana della chiesa suonò le due del pomeriggio e mi convinsi, controvoglia, a tornare al castello. Quando tornai a casa, per la prima volta dopo tanto tempo, ebbi il desiderio di vedere Ince, il mio secondogenito; per la prima volta in assoluto lo presi in braccio e stringendolo piansi a lungo, in cuor mio gli chiesi perdono per non averlo amato fino a quel momento. Per la prima volta vidi veramente quel bambino e vidi che aveva i miei occhi, gli stessi occhi di Jànos: da quel momento in poi ebbi un altro figlio.
Quella notte non potei dormire neanche per un momento e dopo lunghi anni provai di nuovo desiderio per un uomo. Il mattino seguente uscii presto e lasciai detto alla servitù che sarei andata a fare una passeggiata a cavallo e che non avrei voluto essere accompagnata. Arrivata fuori dalle stalle chiamai il nome di József, ma non ebbi risposta, il cuore mi batteva all’impazzata, non avrei sopportato un altro minuto senza vederlo; chiamai di nuovo, più forte, questa volta lo stalliere uscì, iniziai ad andargli incontro rapida, lo stesso fece lui, quando fummo a un metro di distanza ci fu un lungo silenzio in cui lui mi guardò come mai aveva fatto nessun uomo, ricambiai lo sguardo: non ci fu bisogno di alcuna parola, mi prese lì nella stalla e mi amò con tanto vigore da farmi dimenticare tutte le sofferenze patite in quegli anni.
Da quel giorno non potei più fare a meno di lui, divenne la mia aria, e io la sua. Sentivo il fuoco della passione ardere di nuovo in me, come quando tanti anni prima avevo sposato mio marito. Tornai ad amare la vita, ad amare mio figlio, ricordai come si faceva a sorridere pur avendo perso un bambino. Perdonai Peter per tutto quello che mi aveva fatto e cominciai a non odiarlo più. Era esploso, feroce, l’amore dentro di me e quando si ama si ha la forza di perdonare e di accettare tutto e tutti.
Iniziai a vedere József sempre più spesso, con qualunque scusa. Decisi di mettere a parte del mio segreto solamente Orsolya e nessun altro, poiché avrebbe potuto aiutarmi e accompagnarmi nelle mie uscite e lei si mostrò felice per me. Lunghi e infuocati mesi passarono, durante i quali io e il mio amore ardevamo di una passione che non conosceva battute di arresto, credetti di essere stata colpita da una qualche sorta di magia o incantesimo, perché mi sentivo come vent’anni prima.
I nobili però diventano sempre sospettosi e Peter iniziò a dubitare delle mie “uscite”. Riuscii con qualche scusa a convincerlo che amavo ancora solo lui e volle credermi; fece perfino organizzare la solita festa in occasione del mio compleanno che cadeva nello stesso periodo dell’equinozio d’autunno. Più che una festa era un vero e proprio ballo in maschera alla quale partecipava tutta la nobiltà nazionale. Per quell’occasione fece confezionare per me un fantastico abito blu e un cappello con dei fiori di campo, i miei preferiti; l’abito aveva come accessorio una mascherina dello stesso colore che copriva gli occhi. Decisi che avrei partecipato al ballo normalmente e così avrei fatto se solo non fosse successa una cosa che non potevo prevedere.
La sera del ballo il castello fu addobbato a festa, erano presenti tutti i componenti delle case più nobili della nazione. Durante il momento più importante della serata, cioè il ballo principale, mi si avvicinò un uomo con un costume verde scuro e una lunga barba, mi chiese la mano per un ballo e, non riconoscendolo, accettai con garbo, ma poi quando fummo più vicini gli guardai gli occhi, erano di un verde intenso, mi accorsi che si trattava di József e provai un misto di paura ed eccitazione.
«Che cosa ci fai qui? Chi ti ha fatto entrare?» gli chiesi a metà del ballo, tremante tra le sue braccia possenti.
«Sono qui per augurarti buon compleanno, mio dolce amore! Un’amica mi ha aiutato!»
«Quale amica? Non saresti dovuto venire, è pericoloso, e se qualcuno ci vedesse?»
«Affronterei le conseguenze a testa alta, Hanna» dicendo questo mi sfiorò leggermente il viso con il dorso della mano. «Vediamoci tra venti minuti nella foresteria» concluse lesto.
«Va bene, che follia! Mi raccomando, fai attenzione!» gli lasciai la mano e iniziai a ballare con un vecchio signore che credo fosse uno zio di Peter.
Ballai per qualche altro minuto, poi con una scusa mi allontanai dalla sala e iniziai a dirigermi verso la foresteria per incontrare il mio vero amore. Durante il tragitto, mi voltai più e più volte: sembrava che nessuno mi stesse seguendo. Arrivai alla foresteria ed entrai; nella terza stanza mi aspettava József, aveva tolto la maschera nel frattempo e ora vedevo il suo bel viso. Mi avvicinai e lui mi prese, mi baciò e mi strappò la mascherina dagli occhi, la buttò per terra e iniziammo ad amarci…
Improvvisamente la stanza si riempì di una mezza dozzina di guardie e vidi mio marito, portava in mano la sua spada, aveva un’espressione indecifrabile ma terrificante; dietro di lui, mezza nascosta, c’era mia sorella Orsolya. Peter ordinò alle guardie di prendere József; ci vollero tre uomini per strapparlo da me e tenerlo fermo, un quarto per tenere me in disparte. Mio marito colpì József forte, sul viso, più e più volte, ingiuriandolo nei modi più spregevoli; ogni colpo produceva un suono raccapricciante. Iniziai a gridare di smetterla, ma un demone si era impadronito di Peter, non si fermava, poi quando non ci fu altro che una maschera di sangue sul volto dello stalliere, si frenò.
«È tutta colpa mia» sussurrò József con un filo di voce. «Vi prego di non fare del male ad Hanna.»
Peter ricominciò a colpirlo intimandogli di stare zitto, ero disperata, urlavo, piangevo, mi stavano strappando l’amore dalla carne, un’altra volta. Quello che un tempo era stato mio marito mi guardò con aria disgustata, alzò la sua spada e la appoggiò sul petto ampio di József che non gli aveva dato ancora la soddisfazione di gridare, nonostante tutti i colpi ricevuti e poi spinse la lama lentamente attraverso le sue carni fino al cuore e lo trapassò da parte a parte. Solo allora il mio adorato urlò, per un momento, prima di chinare il capo per sempre. Mi mancò il respiro, ebbi paura di svenire, ma poi un pensiero iniziò a occupare la mia mente: come avevano fatto a trovarci? Erano tutti al ballo.
«Sei stata tu, Orsolya! Perché?» le gridai, tra le lacrime. «Perché hai voluto uccidermi un’altra volta? Perché mi hai tradito così spietatamente?»
La mia domanda rimase senza risposta, mia sorella non parlò mai, scappò via, che donna debole!
Peter a quel punto si avvicinò a me, con aria feroce e gli occhi di fuoco: faceva paura.
«Come hai osato disonorare il mio nome? Come hai osato tradirmi nella mia stessa casa?»
«Tu parli di tradimento?! Mi hai tradito innumerevoli volte!»
«Io potevo farlo, sono il padrone qui» dicendo ciò mi strattonò per la spalla destra e mi gettò a terra costringendomi in ginocchio dinanzi a lui.
«Adesso morirai, lurida sgualdrina!»
«Non uccidermi!» presa da improvviso terrore, lo supplicai di risparmiarmi la vita. «Pensa a Ince, come potrà vivere senza la madre?»
«Penserà Orsolya a lui, sai, è molto più brava di te a fare la donna!»
In quel momento realizzai tutto. Ebbi la certezza che era stata mia sorella a tradirmi: aveva sempre voluto essere lei la signora del castello e quando le avevo raccontato di József aveva intravisto la possibilità di riuscire nel suo intento. Doveva essere stata lei a portare Peter alla foresteria, forse mi aveva vista mentre mi allontanavo dalla sala del ballo. O peggio, forse era stata lei a far entrare József, magari era lei “l’amica” di cui parlava. Tutte queste idee però non ebbero conferma né smentita perché Peter, che intanto aveva gettato in terra la spada insanguinata e aveva preso a brandire un pugnale, ora era sopra di me.
Sento ancora la sua mano afferrarmi per i capelli e tirarmi forte la testa verso l’alto, ricordo ancora il freddo gelido della lama appoggiata sul mio collo e il taglio netto che seguì, riesco ancora a sentire il sangue sgorgare dalla ferita e poi… non ricordo altro.
Mi sono risvegliata direttamente alla stazione, vicino al binario. Per terra accanto a me giaceva il mio amato cappello a fiori, ho aspettato per un po’ e poi è arrivato il treno.

12 gennaio 2020

Aggiornamento

La prima recensione de "Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov" è arrivata da una competente e simpatica blogger di nome Valentina, in arte "ilibridiziavale". A voi la lettura! https://www.instagram.com/p/B7MKmGNIb7f/
02 dicembre 2019

Aggiornamento

Dal giorno 2 dicembre al giorno 8, Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov è in promozione con il 30% di sconto. Basta inserire al momento dell'acquisto il codice: TRENO per avere diritto ad uno sconto del 30% sul prezzo sia della versione cartacea che digitale. Per chi ancora non lo avesse fatto, può preordinare una copia e partecipare (ancora per questa settimana) all'estrazione finale dei premi riservati ai sostenitori della campagna. Il treno fantasma Il viaggio del Dottor Petrov è in promozione Il treno fantasma Il viaggio del Dottor Petrov è in promozione 2 Il treno fantasma Il viaggio del Dottor Petrov promozione
30 novembre 2019

Evento

Tic Tac Toys fumetteria in San Giorgio a Cremano Il giorno 30 novembre si è tenuto il terzo evento di presentazione del libro "Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov". Gli amici della fumetteria Tic Tac Toys - Gadgets & Collectibles situata in San Giorgio a Cremano (Na) hanno ospitato l'evento. Durante la serata sono stati distribuiti segnalibri personalizzati, anteprima del libro e sono stati presentati i tre premi destinati a quanti preordineranno il libro entro il giorno 5 dicembre. Il terzo premio sarà un taccuino da detective; il secondo premio sarà una bellissima penna stilografica marca Parker, mentre il primo premio sarà un fantastico orologio da taschino con movimento a vista. I premi hanno tutti a che fare con la trama del libro. Vi va di scoprire in che modo? Tic Tac Toys fumetteria Tic Tac Toys fumetteria 1 Tic Tac Toys fumetteria 2
30 novembre 2019

Evento

Fumetteria Tic Tac Toys Presso la fumetteria Tic Tac Toys sita in San Giorgio a Cremano, alla via Ugo Foscolo, 10 si terrà il terzo evento di presentazione del libro "Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov". Durante la serata sarà possibile preordinare il libro sia in formato cartaceo che digitale e a chi parteciperà verranno distribuiti segnalibri e materiale promozionale. Inoltre verranno presentati i premi riservati a quanti preordineranno il libro. terzo evento di presentazione del libro Il treno fantasma Il viaggio del Dottor Petrov
20 ottobre 2019

Evento

La Bottega delle parole Il giorno 20 ottobre si è tenuto il secondo evento di presentazione del libro Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov. Durante la mattinata sono stati distribuiti segnalibri e gadget e i partecipanti hanno potuto leggere alcuni estratti dai brani del libro. La Bottega delle parole 1 La Bottega delle parole 2 La Bottega delle parole 3
15 ottobre 2019

Aggiornamento

Salve a tutti, oggi, dopo soli quaranta giorni di campagna , è stato raggiunto l'obiettivo delle 200 copie preordinate! Non ho che da ringraziare tutte le persone che hanno effettuato il preordine, ovviamente senza di voi, questo non sarebbe stato possibile! Adesso che la pubblicazione è assicurata però, si punta dritti verso i prossimi obiettivi! Extragoal e Overgoal! Quindi chiedo a tutti di "passare parola" a quelle persone che secondo voi potrebbero essere dei potenziali lettori. Grazie ancora a tutti!
20 ottobre 2019

Evento

La Bottega delle parole libreria in San Giorgio a Cremano
Domenica 20 ottobre alle ore 11:00, presso la libreria "La Bottega delle parole" nella splendida cornice di Villa Falanga, squisito esempio di Villa Vesuviana, nel comune di San Giorgio a Cremano (Na) in viale Regina dei Gigli 2/4/6, si terrà un nuovo evento di presentazione del libro "Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov". Verranno distribuiti segnalibri personalizzati e anteprime del libro. Vi aspettiamo!
06 ottobre 2019

Evento

Foqus Fondazione Quartieri Spagnoli Ieri ho partecipato alla VI edizione della fiera Ricomincio dai Libri che si è tenuta a Napoli nella suggestiva cornice dei quartieri spagnoli, presso la FOndazione QUartieri Spagnoli (Foqus). Partecipare alla fiera non avendo il libro stampato è stata una grande sfida, ma essere stato presente in qualità di autore è stata una grande soddisfazione. Inoltre ho conosciuto numerosi altri autori, tra i quali Sergio Nava, anche lui in crowfunding con bookabook ed editori e ho avuto l'onore di incontrare il grande Lorenzo Marone. Durante la giornata sono stato, intervistato per parlare de "Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov" e per spiegare in cosa consiste il progetto bookabook e il crowdpublishing. fiera Ricomincio dai Libri fiera Ricomincio dai Libri 2 Foqus Fondazione Quartieri Spagnoli
06 ottobre 2019

Evento

Foqus, Fondazione quartieri spagnoli, Napoli Nei giorni 4-5-6 ottobre, si terrà a Napoli, a due passi dalla meravigliosa stazione della metropolitana di via Toledo, l'edizione 2019 della fiera Ricomincio dai Libri ed io avrò l'onore di poter partecipare esponendo la mia opera: Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov. Durante la giornata saranno distribuiti segnalibri, anteprime del libro e altri gadget e sarà possibile preordinare il libro in loco grazie ai moduli messi a disposizione da bookabook. Vi aspetto! l'edizione 2019 della fiera Ricomincio dai Libri
20 settembre 2019

Evento

Libreria Wojtek in Pomigliano d'Arco Ieri si è tenuta la prima serata di presentazione del libro Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov, presso la libreria Wojtek, sita in Pomigliano d'Arco (Na). In molti hanno partecipato, contribuendo, con tante domande a tenere viva la discussione intorno alla trama e ai personaggi del libro. Sono stati distribuiti i segnalibri personalizzati e l'autore ha svelato quali saranno i tre premi che verranno sorteggiati alla fine della campagna promozionale. Volete scoprirlo anche voi? Continuate a seguire Ciro Neri sui suoi profili social. Arrivederci al prossimo aggiornamento! Libreria Wojtek in Pomigliano d'Arco presentazione del libro Il treno fantasma il viaggio del Dottor Petrov Il treno fantasma il viaggio del Dottor Petrov messaggio il capotreno
10 settembre 2019

Evento

Libreria Wojtek, piazza G. Leone, 13, Pomigliano d'Arco (Na). Il 20 settembre presso la Libreria Wojtek di Pomigliano d'Arco alla piazza G. Leone, 13, alle ore 18:30 ci sarà la prima serata di presentazione del libro Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov. Durante la serata sarà possibile ascoltare informazioni relative al progetto e conoscere tante curiosità che stanno dietro alla stesura del libro. Inoltre sarà possibile preordinare il libro grazie ai moduli per il pagamento in contanti messi a disposizione da bookabook e, per quanti effettueranno il preordine, subito in regalo segnalibri personalizzati e la possibilità di partecipare all'estrazione finale di tre premi consistenti in oggetti presenti nella storia. Un caro saluto a tutti. presentazione del libro Il treno fantasma

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un viaggio all’insegna del mistero. Un viaggio in cui l’unico bagaglio che è concesso portare è la curiosità di sapere adove porterà questo treno. I personaggi a bordo sono tutti diversi tra loro, ma accomunati da un sentimento comune, l’Amore..l’amore in tutte le sue forme, l’amore che li fa vivere mille avventure..e che, per vari motivi, li porta alla morte.
    Il dottor Petrov ascolterà le loro storie e scoprirà tanto su questi curiosi passeggeri, ma scoprirà tanto anche su di lui e sulla sua vita.
    Questo romanzo è una scoperta delle zone più recondite della nostra mente, un percorso dove realtà e fantasia si fondono e creano un mondo parallelo perfettamente plausibile e immaginabile.
    Nonostante tratti temi impegnativi e prenda in seria considerazione la vita e la morte, il libro è ben strutturato e scritto con un linguaggio semplice e diretto, nobile..che ricorda in alcuni punti lo stile elegante della letteratura vittoriana. Il lettore viene catturato subito dalla storia e la curiosità aumenta ad ogni pagina, in un crescendo di emozioni che vi farà scendere anche qualche lacrimuccia, come è successo a me. Non vi resta che salire a bordo e scoprire se poi riuscirete a scenderne di nuovo..buona lettura e buon viaggio.

  2. (proprietario verificato)

    UNA LETTURA INDIMENTICABILE
    Qualsiasi cosa abbiate da fare, fatela prima di iniziare il viaggio con il Dottor Petrov!
    Vi assicuro che, una volta timbrato il biglietto, non sarà possibile scendere dal treno… fintantoché la corsa non giungerà a destinazione.
    Lo leggerete tutto d’un fiato 😉

  3. (proprietario verificato)

    Un libro in cui nulla è lasciato al caso e niente può essere dato per scontato. La curiosità del lettore cresce ad ogni pagina, quasi ad inseguire una trama che viene fatta scorrere con sapienza e precisione. Il protagonista conduce le fila di tante storie senza perdere mai di vista il suo obiettivo. Una storia originale, intrigante e in grado di stupire raccontata senza rinunciare alle emozioni. E la cura dei dettagli rende tutto più che verosimile…Il Dottor Petrov, con la sua voglia di conoscere la storia di ogni passeggero, vi conquisterà e vi accompagnerà in un viaggio speciale in cui ogni indizio sarà prezioso per il curioso psicologo e per l’attento lettore… Buon viaggio!

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Ciro Neri
è nato e vive a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli. Ha una laurea magistrale in Discipline economiche e una grande passione per la scrittura. Nel 2016 il suo racconto Le avventure della fiera Raiam è stato inserito nella raccolta Da qui in poi. La cura delle parole in 21 racconti, edito da Utet e curato da Scuola Holden. Il treno fantasma. Il viaggio del dottor Petrov è il suo primo romanzo.
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