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Una persona normale mediamente cattiva

Una persona normale mediamente cattiva
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Consegna prevista Maggio 2021
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In ogni essere umano esiste l’individuo con le sue caratteristiche peculiari, ma esiste anche il senso dell’umanità, il collettivo e connettivo. In questo libro sono Iris la bambina che ha vissuto uno sradicamento dal suo luogo di nascita, diciamo il suo piccolo mondo, ma sono anche tutti i bambini che vivono inevitabilmente una migrazione dallo status di inconsapevolezza a quello adulto. L’utilizzo del maschile e femminile a tempi alterni è voluto, nel momento in cui si scrive, anche se si scrive di sé, si sta comunque attuando una finzione letteraria. La traduzione del pensiero in parole è sempre e comunque anche tradimento. Quindi sono io, ma a volte no. A volte sono te. Ho voluto fosse un libro piccolo maneggevole, adatto ai tempi odierni. Si possono leggere i capitoli in una pausa caffè, in treno, in autobus, in bagno. Sono studiati perché tu possa goderteli ovunque sei. Voglio che tu sia attivo, che dopo aver finito un capitolo ti fermi a pensare a te.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivere in sintesi perché ho scritto questo libro sembra impossibile. Scrivo e cancello ripetutamente, devo scrivere in breve e mi trovo a fare i conti con un lato prolisso di me che non conoscevo. Vedete, la vita è una scoperta continua. Questo libro vuole essere uno sprone a vivere bene, vivere al meglio, con poesia e bellezza. Io ho scritto perché non potevo fare altrimenti, troppi vuoti che avevano bisogno di una carezza estetica che conferisse senso alla vita. La scrittura ha questo potere.

ANTEPRIMA NON EDITATA

21.

Una delle prime parole assimilate dall’italiano è stata ARCOBALENO. E’ la prima parola italiana scritta che io ricordi. L’avevo guardata un po’. Arca. Balena. doveva essere una grande arca su cui si trasportavano le balene. Arca era una parola che si usava anche in Albania per indicare le casse di legno. Quando andavamo a comprare la frutta e la verdura, mentre mia mamma selezionava i pomodori, io ascoltavo i magazzinieri e mi ricordavo che parlassero di “arche” riferendosi ai contenitori di legno. Arca. Contenitore. Anche in italiano arca. Che buffo. E anche balena si diceva nello stesso modo. Pesce grande come un dinosauro. Balena. Uguale. Che buffo che gli italiani avessero trovato una parola per indicare le specifiche casse di trasporto per le balene. Arcobaleno.

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47.

Ho tanta voglia di vivere. Ho tanta voglia di vivere? Quantificare la mia voglia di vivere è un’attività che mi ricorda le mattinate in cui si andava a prendere l’acqua al mattino. Ognuno prendeva contenitori su misura, io avevo le bottigliette della Sprite. La Sprite era questa cosa che si beve ma che sembra acqua frizzante zuccherata. Era l’acqua frizzante americana. La coca-cola era nera con la carta incollata sulla bottiglia rossa con la scritta Coca-Cola bianca in corsivo. Era molto costosa, infatti la prendevamo solo a capodanno. La Fanta era gialla e la carta incollata sopra credo fosse gialla anche quella ma non mi è̀ mai piaciuta tanto, quindi non me la ricordo la carta incollata. La Sprite aveva le bottiglie verdi, infatti che sorpresa quando poi la versavi ed era acqua e poi la bevevi e non era più acqua. La Sprite era una cosa che non si capisce, e anche quando la bevevi non si capiva che acqua fosse. Infatti era Sprite. Anche la Fanta e la Sprite erano costose e le prendevamo solo a capodanno. Nelle nostre feste di capodanno erano entrate, insieme al byrek e al bakllava, alla raki, anche la Coca-Cola, la Fanta e la Sprite. Che erano americane. Quelle bottiglie di festa venivano poi tenute per i giorni in cui mancava l’acqua. Si prendevano le bottiglie e si andava a far la fila alla fontana in riva al lago. Lì c’era sempre acqua. Dicevo a mia zia che non era vero che non c’era acqua e lei diceva che l’acqua del lago non si poteva bere. Pensavo a tutte le volte in cui facendo il bagno al lago avevo bevuto l’acqua del lago, chissà quanta acqua del lago doveva bere una persona per arrivare a morire di acqua del lago. Comunque sono ancora viva e considerando che dai sette anni in su non ho più bevuto tanta acqua del lago forse mi sono salvata. La fila per l’acqua non era una fila, era un anfiteatro di voci che a volte urlavano, altre volte ridevano e poi agitavano le mani con le bottiglie vuote in mano. Sembrava capodanno, in primavera all’aperto. Io avevo sempre un po’ paura che arrivato il mio turno la fontana smettesse di dare acqua, ma non è mai successo. Una volta riempite le mie quattro bottigliette di Sprite, ne lasciavo due a mio nonno e due le trasportavo io verso casa. Mio nonno non agitava mai le bottigliette per aria e anche a capodanno non ballava mai. Ma spingeva tantissimo perché tutti lo facessero e lui rideva, sorrideva, era proprio felice di vedere la sua famiglia fare cose. Nel tragitto gli ho chiesto perché non ci fosse più̀ acqua nelle case e mi aveva detto perché ora c’era stato un cambio di politica e ho chiesto chi ci fosse adesso in politica, che per me la politica era una edificio, tipo ci sono la scuola che era l’edificio di cemento con i cancelli verdi e le finestre rotte, poi c’è la casa che è la casa al terzo piano del palazzo con il corridoio, la cucina, il bagno, la sala da pranzo, il salotto, la camera da letto e la camera con la stufa a lagna dove si fanno le caldarroste a novembre, e poi c’è la politica che è un’edificio di cemento con sedie, tavoli, telefoni e fogli di carta. Quindi la politica non era più la politica e mi ha detto mio nonno che ora c’era la democrazia, che si chiamava così, cioè che tutti potevano decidere, che questo creava discussioni per forza, perché in più si è a decidere, più si fa fatica a trovare un’accordo, ma che così facendo più persone avrebbero avuto la possibilità di dire la propria opinione. Quindi non c’era più̀ la politica che adesso era un palazzo abbandonato con le finestre rotte, ma c’era la democrazia che era una stanza con una persona che prendeva nota, e la fila delle persone che chiedevano le cose da fare. Quindi avevo deciso che dovevo andare alla democrazia a chiedere l’acqua. Mi sembrava una richiesta condivisa, quindi dovevano in qualche modo ascoltarmi. Quindi ho chiesto a mio nonno dove fosse la democrazia così̀ potevo andare a chiedere l’acqua a casa come prima, che non sapevo chi avesse chiesto di toglierla, ma che mi sembrava fosse più comodo prima. Ma mio nonno ha detto che la democrazia ancora non c’era, o che non funzionava o non so, io ho capito che la stanza non l’avevano ancora costruita, quindi non potevo andare a chiedere l’acqua lì e dove potevo andare allora a chiedere l’acqua? Mio nonno ha detto che ora c’era la famiglia, che le cose importanti intanto le dovevo chiedere a casa, perché la politica non c’era più e la democrazia non l’avevano ancora fatta. Che palle.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Iris Leka
Sono nata a Pogradec in Albania il 22/02/92. Da piccola scrivevo il 2 al contrario. Il 22 Febbraio del '92 a Pogradec è stato una giornata di rivolte cittadine e mentre io nascevo, per la prima volta in quella piccola città sul lago di Ocrida, i cittadini assaltavano il Comune. Questo mi ha sempre fatto credere di essere nata sotto la stella della rivolta, la verità è che sono una persona molto normale. Sono venuta in Italia nel '99 quando i miei genitori sono riusciti a organizzare una sistemazione per me. Avevo 7 anni e una predisposizione per la malinconia e l'allegria. A scuola ho fatto amicizia immediatamente e godevo delle attenzioni di tutti, complice il fatto che non ci fossero tanti stranieri, ma anche grazie a un certa leggerezza d'animo che ho sempre cercato di conservare. Poi Liceo Scientifico e Università a Bologna. Poi un giorno morirò.
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