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Ventinove colazioni

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Una famiglia fotografata all’ora della colazione. Un occhio di bue puntato sul pasto più importante della giornata racconta la storia di quattro persone. Ventinove situazioni diverse, ventinove fette di vita familiare.

È l’alba: imprevisti di stampanti che non partono e sveglie soffocate nel piumone, controlli dell’app-meteo e firme di votacci last minute, caffè troppo freddi sull’aereo e bagni occupati peggio di un duplex anni Settanta. Varianti di colazioni a letto, con l’ospite, sul terrazzo, in hotel superlusso o lungo il marciapiede. In compagnia di mariti, figli, amici… ma non della suocera (una delle tante cose belle della colazione è che è l’unico pasto suocer-free).

Nessuna ricetta, ma una mappa di retroscena familiari, divertenti, emozionanti, che lasciano intuire cosa darà sapore al resto del giorno. Un atlante dedicato a tutti quelli che saltano la colazione, perché non sanno cosa si perdono.

Premessa

La colazione è lo spritz del giorno.

Lo spritz è tanto più buono, quanto più lo si gusta in coppia. Perciò la colazione è la cosa più bella che ti possa capitare di fare all’alba insieme all’altra metà (specie se fate quasi cent’anni in due, e per certe altre cose – altrettanto piacevoli – serve giusto quel tempo minimo di risveglio).

Ho deciso di scrivere di questa cosa bella.

In realtà, volevo scrivere un libro sulla felicità.

La felicità dev’essere un argomento che tira, avevo pensato. Su Amazon ci sono più di cinquemila titoli di libri che ne parlano. Evidentemente – se di libri ne continuano a uscire – nessuno ha ancora trovato la ricetta ultima e perfetta, quindi di spazio ce n’è ancora. È un tema su cui la gente investe.

Investe perfino ne L’Intestino felice e anche ne Il digiuno felice.

Sì. Quando ho letto del digiuno felice non ho più avuto esitazioni: si può scrivere e vendere una qualunque promessa di felicità.

Ne ho parlato con Marito, mio marito. Ha commentato che il mio era un approccio astratto.

«Quale approccio?»

«Quello di scrivere un libro in funzione del suo potenziale di vendita. È come se un uomo scegliesse una donna solo in base alla probabilità più alta di portarsela a letto.»

Donnaiolo sì, ma anche poco pratico.

Visto che per lui la felicità era puttana, gli ho domandato: «Hai un’idea migliore?».

«Cerca la donna giusta, quella che ti piace. Scrivi di ciò che ti piace, che ti interessa.»

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Un pomeriggio di quindici giorni dopo, stavo passeggiando verso casa con mia figlia.

Le ho confessato: «Ho appena iniziato a scrivere un libro che parla della colazione».

S’è fermata in mezzo al marciapiede. E non c’erano negozi.

«Ma sei seria?» mi ha detto. Io ero seria.

«Ma… perché?»

«Perché mi piace fare colazione.»

Per me la risposta non faceva una piega. Ma lei si guardava intorno come una che con gli occhi passa ai raggi X ogni individuo per cercare aiuto… “Un medico, vi prego, c’è un medico?”

«Tu sei matta! C’è già un mondo di libri sul cibo. E tu vuoi scriverne un altro?»

Aveva delle perplessità, d’accordo. Ma a suo merito va detto che ciò di cui si era scandalizzata era l’argomento, non che a scriverne fossi proprio io. Non ha detto cose del tipo “Lo sai, vero, che tu sei… diversamente predisposta alla cucina?”.

«E comunque, oggi i libri non tirano più» ha continuato. «Forse li leggono quelli della tua generazione… Noi leggiamo Instagram. Scusa, ma hai mai sentito parlare di food vlogger

Mi aveva appena dato della diversamente giovane. Ma non mi aveva proprio capita. Del resto, non mi ero spiegata. Allora ho provato a farlo: «Attenzione. Non scrivo di quello che si dovrebbe mangiare a colazione, non parlo di ricette e nemmeno semino consigli tipo “La colazione è il pasto più importante della giornata. I sette errori da evitare. Più colazione, più in forma.” Scrivo della colazione come momento. Quel momento in cui si prende fiato, un attimo prima di tuffarsi nel mondo. Colazione è un luogo in cui succedono tante cose. Belle, meno belle, suggestive, raccapriccianti… Io racconto questo».

«Quindi, niente libro sulla felicità?»

Perché deluderla?

«C’è anche quello. Ogni colazione… è l’alba di un giorno in cui potresti imbatterti nella felicità.»

Ha scosso la testa e ha tagliato corto: «Dai, sbrighiamoci, altrimenti non riesco a lavarmi i capelli prima di cena».

Mappatura delle colazioni

A fette spesse, tipo pane casareccio, le colazioni si distinguono in base ai luoghi in cui vengono consumate.

In un atlante piuttosto grezzo, a grandi macchie, i luoghi sono tre.

1 Colazione in vacanza

2 Colazione a casa

3 Colazione al bar

La seconda è la più comune, e anche la più articolata rispetto alle dinamiche che scatena, tanto che abbraccia diverse sotto varianti. Un po’ come il caffè del bar, che non è quasi mai solo un semplice caffè. Così la colazione nella propria cucina: chi fa davvero solo colazione, all’ora di colazione?

A casa mia, all’ora della colazione, non trovo nessuno che fa colazione.

Marito aspetta che io prepari il suo english breakfast e lo chiami (non è pigro, ma ha un risveglio diversamente veloce, da lui definito epicureo). Il suo risveglio è perlopiù affidato allo smartphone, in particolare alla ricerca su internet di risposte a domande venutegli su come funghi durante la notte. È quello che si paga a dividere il materasso con un uomo dal potenziale multiplo e dal background filosofico.

Intanto.

Il figlio maschio è in modalità centralino: sta aspettando davanti alla porta chiusa del bagno per non perdere la priorità acquisita. Il bagno è occupato dalla sorella in fase morning styling. Figlio ha quindici anni, quell’età né-carne-né-pesce che gli vale un appellativo da formaggio. Stilton è il nomignolo datogli dalla sorella, che con lui divide la camera e il delicato aroma dell’adolescenza maschile.

La sorella ha quasi diciotto anni, quell’età né-ciccia-né-brufoli per carità. Cosmetic addicted per fase della vita, edonista per natura, inglesista per partito preso, è stata soprannominata per vendetta Meicap.

Entrambi si muovono per inerzia, senza aver ancora trovato qualcosa per cui valga la pena darsi da fare, o quanto meno agitarsi. Io, nelle mattine in cui mi sento particolarmente votata a una missione educativa, provo a spronarli. Con parole che, se – anziché confusamente e sconnesse – fossero recitate in modo pacato e carismatico, suonerebbero così: “Quando metti il cucchiaino di zucchero nel caffè, lo devi girare, altrimenti il caffè resta amaro. Così è la vita, ragazzi: per darle sapore dovete muovervi, altrimenti a stare fermi non succede niente”.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Marcella Manghi
emiliana d’origine e milanese d’importazione, a partire dal 2009 ha pubblicato il saggio Via col tempo e i romanzi Qualcosa di diverso e Mamma mongolfiera. Ha lasciato una laurea in Matematica nel cassetto, per dedicarsi prima alla realizzazione di booktrailer, poi alla scrittura (oltre ai libri, articoli di costume e società per magazine on-line), al marito e ai tre figli.
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