In una calda giornata d’estate, una maestosa nave in legno solcava l’oceano, fendendone le onde cristalline.
L’imbarcazione, grazie alle sue fluenti vele bianche, piene del vento proveniente da est si muoveva veloce e imponente sulle acque blu zaffiro del mare che tutto circonda. Sull’albero maestro sventolava vivacemente la bandiera di Saint Stephan, chiamata semplicemente ‘’La Capitale’’, ovvero un regno enorme e incantevole che comanda e protegge tutti i regni liberi dall’orda oscura del Dark World, l’impero che ostacola questa serenità.
La nave proseguì la sua lunga rotta fino ad attraccare in un ridente e caratteristico porto dell’arcipelago Pontil, famoso per essere un’insieme di isole, tra le più belle del luogo, dove la natura e l’uomo hanno trovato il loro equilibrio e le sue cittadine vivono una serenità perenne. In questo sonnolento pomeriggio estivo, in cui il solo rumore proveniva dallo stridio dei gabbiani e dell’infrangersi delle onde sulla battigia, l’attacco della nave non passa di certo inosservato nella quiete del piccolo borgo. L’attenzione dei burberi marinai, dalle loro piccole imbarcazioni odorose di pesce e di sale, fu subito catturata dall’imponenza del vascello. In pochi minuti, molteplici visi si affacciarono incuriositi e impauriti, dalle finestre rotonde che caratterizzavano quelle piccole casupole di mare, di un colore vivo e pastello, in attesa del nuovo venuto.
Nel frattempo, sulla nave, mani e piedi rapidi capaci avevano già ammainato le vele. Attraccato la nave al molo, dal vascello, iniziarono a scendere le prime persone. Con un balzo, prese per prima il pontile una bella ragazza, dai lunghi capelli corvini e dagli occhi di un viola cobalto splendente, il suo nome, ripetuto dai marinai sulla nave era solo uno, Tina. La fanciulla scendeva, solcando il terreno a passi fieri mentre i suoi capelli ondeggiavano alla brezza marina e le sue spalle erano coperte da un copri spalla fucsia morbidamente adagiato sulla maglietta nera, legata in vita che le teneva scoperto il candido addome. Attorno ad esso, partiva un cinturone legato a possenti e lunghi stivali che le coprivano tutta la gamba, evidenziandone la sua prorompente fisicità.
Si stiracchio mentre scendeva il pontile, mettendo via la sua possente arma, una spada dalle grandi dimensioni,
“Ho sempre odiato questo odore di pesce! Uno dei motivi per cui me ne sono andato dall’Oasi!”
“Su forza Misha! Prima ci sbrighiamo a recuperare la Stella, prima torniamo a Saint Stephan! Odio dover dividere la nave con questi”
Per ultimo, infatti, apparve un uomo possente sia nei muscoli che nell’altezza, caratteristiche importanti della sua razza. Annui con il capo al suo collega e prese tra le mani una fune, aggrappandocisi e ammirando il bellissimo porto di pescatori in cui erano attraccati. Scese anche lui dal pontile, passo dopo passo nei suoi stivali militari da dove partivano un paio di pantaloni di un verde militare, abbelliti da varie proiettili messi a cintura e ornamento in attesa di essere usati. La camicia in jeans, sopra, gli lasciava libero il petto villoso e non nascondeva la sua più grande particolarità. Misha, così è il suo nome come richiamato da Paket, si accese una sigaretta usando il suo braccio destro molto particolare: Non aveva ossa o pelle ma l’intero arto era tecnologico, di metallo e fili che si muoveva roboticamente a suo piacimento.
La sua folta chioma nera, con riflessi dei ciuffi bianchi era abbinata alla grande barba che gli copriva il viso ma ne risaltava il sorriso sbarazzino che si illuminava grazie al suo sguardo magnetico e ai suoi occhi chiari, di un intenso e magnetico azzurro.
“Su Paky! Goditi la gita e non essere il solito scorbutico!” Gli rispose a tono, continuando ad ammirare il vivacissimo regno.
Il variegato terzetto faceva parte di una particolare squadra, la SQUADRA BLU, che è una delle squadre speciali della Capitale. Sono lì perché hanno un compito da portare a termine: trovare un uomo di nome Nikolaj, in possesso di un oggetto che interessa al loro regno. Esso è un antico artefatto in grado di aiutarli in questa guerra con il DarkWorld che da troppo è presente ovunque, si tratta della famosa Stella di Garnat!
Una volta scesi dalla nave, i tre iniziarono a girare per le strette viuzze della città portuale, affascinati da tutto ciò che li circondava. Le vie, infatti, erano ricoperte di ciottoli di pietra chiara, le case adorne di fiori e nell’aria aleggiava il delicato sapore del sale, mescolato al profumo di pane appena sfornato. Gli abitanti di questa piccola città parlavano felici e rivolgevano ai tre stranieri sguardi incuriositi ma anche caldi sorrisi di benvenuto.
“Ragazzi su forza! Dobbiamo trovare l’uomo! Saint Stephan si è già messa in contatto con lui, ci resta solo che trovarlo”
Prese le redini della missione Tina, immergendosi con i suoi compagni nel mercato della città, pulsante, vivo e ricco. Una miriade di persone si giostrava tra le viuzze ricreati con i bancali, calda carne succulenta al fuoco e pasce appena pescato davano la giusta aroma al posto. “Mio Dio, troviamo questo Nikolaj. Questo odore mi fa girare lo stomaco! Entro sera voglio essere a casa sappiatelo”
Commenta Paket chiudendosi il naso con la mano e lì, una donna del luogo lo guardò divertita, tenendo una grossa sacca di farina,
“Voi hana siete famosi per le vostre magie e il vostro caratteraccio, è per questo che non scendo mai a sud!” Esclamò divertita,
“Abbiamo molta sopportazione. Sopporto pure lei, vecchiaccia!” Rispose a tono l’hana venendo spinto da Misha che si mise fra i due, “Mi scusi gentile signora, è stato un lungo viaggio” si scusò a nome di tutta la squadra, prendendo il sacco pesante di farina e offrendosi di aiutarla.
I tre seguirono fino a casa la signora che continuò curiosa,
“Grazie ragazzo. Questa tua altezza mi fa capire che sei un vallerys. Che ci fa un vallerys sceso dal nord? E cos’hai fatto al braccio?”, “Storia lunga” mise fine il giovane alla conversazione,
“Signora cara, non abbiamo tutta la giornata….”
Con un ghigno di sfida prese la parola Paket mettendosi davanti a loro. La donna si fermò e li guardò, scrutò l’orizzonte e vide la nave con alta la sua bandiera. Un sole incastonato in una corona, i simboli di Saint Stephan, il regno vicino caldo e lussureggiante
“Che ci fate qui? Cosa vuole la Capitale da un’isola povera come la nostra?”, “Cerchiamo un uomo, un certo Nikolaj. Lui è in possesso di un oggetto che serve per sconfiggere il DarkWorld”
Concluse Tina, prendendo tra le sue mani le possenti braccia della contadina. La donna riprese la sua cesta e continuò da sola lungo la strada ma prima si girò un’ultima volta verso di loro,
“Nikolaj non viene più in paese da molto tempo. Era uno dei guerrieri più leggendari che io conoscessi! Fa venire il suo figlioccio Axel per la spesa al mercato. Prendete la strada qui a destra, vi porterà ad un sentiero nel bosco e da lì alla casa di Nikolaj. Buona fortuna ragazzi”
Ringraziando a pieni polmoni la donna, i tre si misero sul cammino indicato, raggiungendo poco più avanti il bosco che si ergeva nel entroterra dell’isola, sorprendentemente ricca di verde. Era si un’isola dalle piccole dimensioni ma i meravigliosi boschi che caratterizzavano esso lasciarono a bocca aperta tutti e tre; scoiattoli che correvano sull’umida erba verde, mucche libere di pascolare e animali dai mille colori che volavano in cielo; ora capiscono perché l’arcipelago Pontil è così amato, ma Tina percepiva un’ombra che, nascosta dai loro occhi, li seguiva dal paesino.
Il loro cammino proseguì all’interno del bosco, protetti dai possenti alberi ma lì, rumori strani, fecero fermare il gruppo. In un attimo i tre scrutarono la scena e in pochi attimi, si armarono mirando verso un albero dal quale, scese giù un ragazzo, immerso nel suo mantello.
“Ehi voi! Dove state andando?”
“No caro, chi sei tu!? Ci stai seguendo dal porto non è vero?”
Dalla voce e dal corpo che si intravedeva da sotto il mantello sventolante al vento, Tina capì che aveva davanti a se un ragazzo e portando le mani in alto, in segno di resa, gli urlò,
“Tranquillo giovane, non cerchiamo guai! Siamo alla ricerca di un uomo, un certo Nikolaj”
Nel sentire quelle parole il ragazzo si abbassò il cappuccio, portando alla luce il suo viso illuminato da due limpidi e amorevoli occhi verdi, un sorriso sincero e un ciuffo di folti capelli ribelli color castano. Lasciò cadere a terra il mantello, mostrandosi in tutto il suo splendore e nella sua giacca blu, un blu particolare visto poche volte, chiamato blu oltremare. Con un sorriso a pieno viso, portò la sua mano dinanzi al gruppo e entusiasta si presentò,
“Mi chiamo Axel, piacere! Siete la squadra Blu?”
“Axel? Questo nome… conosci Nikolaj ? Si, noi siamo la squadra Blu!” Rispose la ragazza stringendogli la mano e ricambiando il caldo sorriso. Nell’udire la conferma alle sue domande il ragazzo si presentò meglio ,
“E da un po’ che vi stiamo aspettando, io sono il figlioccio di Nikolaj. Mi prese con se quando ancora ero in fasce, al momento della tragica morte dei miei genitori ma non sono qui per parlare di me. Mi ha incaricato di darvi questo, so che è molto importante per il futuro”
Axel estrasse così, da sotto il mantello a terra, un piccolo bauletto contenente l’antica arma e lo consegnò alla ragazza.
“Grazie Axel, porteremo la Stella al nostro Granduca Silver, il capo della Capitale, ringrazia Nikolaj da parte nostra”
gli disse guardando intensamente il suo viso che da felice e sorridente era ora cupo e serio. Ella si girò a guardare nella direzione della vista di Axel e vide una grossa nube che si espandeva sopra le folte chiome della boscaglia,
“Nikolaj! “ disse preoccupato.
“C’è qualcosa che non va?” Chiese Misha vedendo anch’egli la paura nel ragazzo che non esitò a rispondere, prese la sua spada da terra e corse all’impazzata verso la nube. I tre si ritrovarono così senza capire nulla, ci furono solo degli sguardi tra il gruppo,
“No eh, abbiamo la Stella. Torniamo alla nave!” Disse Paket vedendo negli occhi dei suoi compagni un piani diverso dal suo e infatti, in men che non si dica, si ritrovò a seguirli in una folle corsa dietro a quel ragazzo conosciuto da pochi istanti.
La corsa durò qualche minuto, tra il freddo sottobosco protetto dai rami fino a che, una luce gli invase, arrivando in cima ad una collinetta dove si apriva ad un’illuminata radura del bosco dalla quale si poteva ammirare una piccola e accogliente casina in legno. L’abitazione era piccola e graziosa, con una veranda all’entrata da cui si poteva scorgere il filo dell’orizzonte e del mare. Il ragazzo si fermò a prendere fiato, raggiunto dai Blu e, come pietrificato dalla paura, esclamò “No, casa mia!”
Era lì il nido di Axel e Nikolaj ed era proprio da li che si propagava la nube, dalla casa stessa! La corsa riparti all’impazzata e una volta giunti a destinazione, con un calcio, aprirono la porta trovando ai loro occhi una scena agghiacciante. A terra, riverso in una pozza di sangue, giaceva il corpo quasi morente di un vecchio. Ancora con un candida veste addosso, il suo viso segnato dal tempo era ricoperto da schizzi di sangue, del suo sangue. I suoi occhiali, piccoli e tondi, erano a terra, rotti e pestati, mentre il suo ciuffo bianco e biondo era rinfuso, quasi a chiedere aiuto per il suo padrone. L’esile corpo era trattenuto da una mano, un arto che apparteneva ad un altro uomo che ora era lì, in piedi sopra di lui, macchiato anch’esso del sangue dell’anziano a terra.
“Nikolaj !” Gridò il ragazzo verso il vecchio mentre l’uomo dominante lo guardava, immerso in una risata tetra e fredda
Chi era costui?
La corporatura longilinea e la sua pelle era scura come la notte in contrapposizione ai suoi capelli di un pallore spettrale che gli arrivavano alle spalle; il suo sguardo era gelido e penetrante tanto da mettere i brividi. Apparteneva ad una razza indefinita, le sue caratteristiche erano ambigue, sicuramente si trattava di un un bastardo, un unione di due razze che avevano portato alla nascita di esso. Gli schizzi di sangue avevano sporcato anche le sue vesti, un lungo soprabito prugna che gli sfiorava le esili caviglie e dei pantaloni beige, entrambe le vesti logore e strappate, come se fossero sopravvissute ad una battaglia.
Avvicinò la sua mano alla bocca, leccando il sangue di cui era macchiata. Il liquido scese lungo il suo esile collo e continuò il suo cammino anche sul petto che egli teneva in bella vista nudo, coperto solo da una vecchia cicatrice di guerra. Egli guardò il vecchio e poi indicò Axel, avvicinando la sua testa a quella del vecchio, sussurrando
“ Ma, non dirmi che è questo il famoso AKIROTH?!”
Costui, ancora con le mani ricoperte dal sangue dell’uomo, guardò tronfio Axel, Nikolaj si liberò dalla presa, cadendo a terra dolorante e un grido lancerete, spezzò il silenzio che avvolgeva la casa,
“Axel scappa!!!”
Nell’udire questa voce straziante e dilaniata dal dolore, il ragazzo creò nelle sue mani, dal nulla, una sfera magica di colore nero che scagliò dritta al viso dell’oscura presenza senza riuscire a colpirla. “Ma come ha fatto??”
Chiese Paket sbalordito, mentre gli altri si armarono. Tempestivamente i ragazzi cercarono di fermare l’uomo con le loro armi ma lui velocemente fuggì dalla finestra posta dietro, inseguito a vista dai due ragazzi Blu che si inoltrarono nei boschi alla sua caccia.
Nel frattempo, nella casa, Axel raggiunse il corpo del suo vecchio mentore che, guardandolo teneramente, gli sorrise accarezzandolo con una dolcezza unica. Recuperando le ultime forze rimaste nel suo inerme corpo, avvicinò il viso del ragazza al suo e gli bisbigliò,
“Axel, sono molto fiero del ragazzo di te, di quello che sei diventato. Non piangere, non essere triste, se questo mio sacrificio servirà a farti riabbracciare i tuoi genitori, io ho già vinto. Si, Axel, i tuoi genitori sono VIVI. Ti hanno voluto proteggere per questo non sai nulla ma hanno cercato di donarti la serenità che meriti… tieni”
dal collo si staccò una collana d’argento dove appesa c’era un ciondolo dallo strano segno, una linea che faceva un otto, richiamava un infinito, e la porse al ragazzo continuando il suo discorso,
“Questa collana….se trovi lungo il tuo cammino, persone che ce l’hanno, fidati! Loro ti porteranno alla verità, loro ti porteranno dai tuoi veri genitori, ti porteranno a capire la nostra mission….’’ Pronunciando queste ultime parole, con la pace nel cuore per essere riuscito a svelare parte della verità ad Axel, chiuse gli occhi tra le braccia del suo amato figlioccio, bagnato dalle sue lacrime e da un urlo straziante che invase la casa.
Mentre tutto ciò accadeva, nei boschi il bastardo era riuscito a seminare i suoi inseguitori e si diresse verso la casa in legno, entrando di soppiatto in casa accolto da Tina che si mise tra lui e i due a terra, parandoli con il suo enorme spadone. L’uomo prese Tina e la scaraventò verso la parete, avvicinandosi ad Axel e dicendo, “Akiroth, finalmente…” nell’udire la sua subdola voce, improvvisamente e con una potenza disarmante, porte e finestre dell’edificio si spalancarono ed un grido intenso uscì dal corpo del ragazzo.
Tina, a terra, guardò il giovane non capendo e sorpresa lo vide diverso. Osservandolo più attentamente notò che il suo sguardo era si, fisso sull’uomo, ma i suoi occhi, quei occhi che un tempo erano caldi e verdi ora si erano tramutati di un profondo nero che avvolgeva l’iride, ora bianco e enigmatico.
“Ahahaha finalmente vedo davanti a me, con i miei stessi occhi, il vero potere dell’Akiroth! Fammi vedere di cosa sei fatto!”
urlò il bastardo con un sorriso che solcava il suo viso. Axel, con il cuore intriso di dolore per la perdita subita, si lanciò verso di lui che prontamente sfoderò una freccia di ghiaccio, scagliandogliela addosso, trafiggendogli il petto e facendolo cadere a terra, fermando la sua possente avanzata. Tina inerme vide tutta la scena e vedendo il bastardo sparire come una volata di neve davanti a lei, corse verso il suo nuovo amico, estraendo la freccia di ghiaccio e rimanendo qualche secondo immobile, quasi di pietra, nel fissare la strana arma. Subito la lanciò a terra facendola sgretolare, prese il copro di Axel e gridando cercò di rianimarlo,
“Axel! Axel! Ti prego svegliati”
Continuò a gridare ma lui si accasciò a terra, privo di sensi e forse, privo di vita. Tutto sembrava finito agli occhi straniti e impauriti dell’intera squadra Blu che ora guardava il ragazzo lì inerme, in mezzo a loro.
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