NARCISO, NON SOLO UN MITO
Il mito di Narciso è uno dei più affascinanti e complessi che la mitologia greca ci abbia lasciato. Narciso era un giovane di straordinaria bellezza, amato da tutti, ma incapace di ricambiare l’amore di chi lo circondava. La sua tragica fine arriva quando, vedendo il proprio riflesso nell’acqua, si innamora della sua immagine. Quella visione che non può possedere lo consuma e lo porta a una morte solitaria, incapace di allontanarsi da un desiderio che non si realizzerà mai. Il mito di Narciso non è solo una storia di vanità, ma una riflessione sulla fragilità dell’essere umano. Narciso, pur avendo tutto, si trova intrappolato in una continua ricerca di sé stesso che lo allontana dal mondo esterno. La sua bellezza, che sembrava essere la sua forza, diventa il suo punto di vulnerabilità, una prigione che lo spinge verso la solitudine. Il suo desiderio di possedere ciò che vede nell’acqua diventa una manifestazione della sua fragilità, della sua difficoltà a trovare un legame autentico con gli altri. Questa ricerca incessante della propria immagine riflette un’esistenza che non riesce a rimanere ancorata alla realtà, ma scivola via in un’illusione di perfezione che non può essere raggiunta. Il mito di Narciso, letto e interpretato in questo modo, si trasforma da una tragedia di vanità in una tragedia dell’impossibilità di trovarsi. Narciso non è solo un simbolo della bellezza che incanta e distrugge, ma anche un simbolo della solitudine che nasce dal non riuscire mai a connettersi veramente con l’altro. Vedere il proprio riflesso nell’acqua non è solo un atto di bellezza, ma un atto di auto contemplazione che spinge a cercare una verità che non è mai completa, che non può mai essere abbracciata completamente. Questo mito ci invita a riflettere sul nostro rapporto con l’identità e sull’incompleta consapevolezza che spesso abbiamo di noi stessi, una consapevolezza che non riesce a vedere mai tutto, ma solo frammenti. E in questi frammenti ci perdiamo, cercando di completare il puzzle senza mai poter vedere l’immagine intera. Ricorda i miti non si realizzano che nei sogni di coloro che ci credono.
FORSE È ARRIVATO IL MOMENTO DI PARLARTI DI NARCISO…!
Narciso arrossisce ancora se qualcuno la guarda troppo a lungo.
Arrossisce e abbassa gli occhi, come se la luce dei complimenti potesse bruciarle la pelle.
Dicono che ha carattere, che è impulsiva, fiera…
Ma dentro, è solo una tempesta gentile:
Una bambina che ha imparato a sorridere tra le macerie, una donna fatta di sogni fragili e malinconie incastrate negli occhi.
Ha imparato a stare sola.
Non per scelta, ma per destino.
E oggi le va bene così; perché la sua famiglia è quel cielo vuoto che contempla ogni notte, Cercando tra le stelle, quel volto che non ha mai conosciuto davvero.
Si perde nelle persone, come se in ognuna potesse ritrovarsi.
Ma finisce sempre per cedere il posto, per mettere il cuore degli altri davanti al suo.
È una spugna.
Assorbe il dolore, lo tiene con lei, lo culla con la sua voce.
Una carezza, una parola, un silenzio: Piccoli gesti che passano in osservati, Ma che per lei sono tutto.
Quando lei vede un sorriso nato da lei, Sorride anche lei
Ma poi, nel buio, si chiede: “È abbastanza Sono abbastanza?”
Crede nei sogni, anche quando fanno male.
Crede nei segni, nei pianeti storti, nei messaggi scritti tra le righe della vita.
Crede nei fiori che crescono, dove nessuno guarda.
In un libro dimenticato,
una margherita solitaria,
Una brezza che profuma di aprile…Il suo mese.
Quel mese in cui anche le lacrime hanno una scusa: “È il polline,” dice ridendo.
Ma a volte, sì, sta’ davvero piangendo.
Ama guardare negli occhi la gente leggere il silenzio, prestare la sua voce a chi non ce l’ha.
Eppure, poi resta lì, da sola, a specchiarsi non nell’acqua, ma in quello che non riesce ad essere.
In quello che vorrebbe diventare. In quello che gli altri vedono…e che lei, ancora, non vede.
NARCISO
Narciso
Puttana di viso
dal dolce sorriso
edera velenosa con gli occhi di una vipera
conosce il territorio
che di sonetti e canzoni,
illumina lo sfondo.
Resta verde,
quando è sera
vipera,
che aspetta con ansia
la primavera.
AL.
SEI
Sei arte
Sei poesia
Sei una rosa secca che profuma come da appena colta
Sei lacrime
Sei il sussurro che arriva prima dell’alba,
il respiro sospeso tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere,
sei la fessura nella realtà dove il sogno trova rifugio.
Sei la prima pagina non ancora letta,
quella che profuma di carta e destino,
e io, ogni volta, ho paura e voglia di girarla.
Sei le dita che tremano prima di suonare,
le mani che si posano sui tasti
e scatenano un temporale silenzioso tra i muri di una stanza.
Sei il caos dentro l’ordine di una melodia,
sei voce che graffia, che rompe, che rimbalza,
che non chiede permesso.
Sei la notte in cui piove e nessuno ascolta,
sei la pioggia stessa, e sei la finestra contro cui batte.
Sei la tentazione che non si lascia addomesticare,
eppure non cedi, non ti spezzi,
sei tempesta che cammina sui tacchi con la testa alta,
sei bellissima, ma non nel modo in cui il mondo pretende.
Sei un ricordo che non ho mai vissuto davvero,
una nostalgia che precede l’incontro.
Sei la ferita e la cura,
sei la frase detta a metà e quella che resta per sempre.
Sei severa, sì,
ma in quella severità c’è la musica più vera che abbia mai sentito.
Una musica che non si balla ma si sopporta,
che non si canta ma si urla.
Sei l’unicità che pochi notano,
e chi ti vede, ti teme.
Perché non si può imbrigliare chi arde di libertà.
Sei come una fata nella radura:
appena vista, sei già volata via,
lasci solo scintille tra i rami,
e chi ti cerca non sa nemmeno cosa spera di trovare.
Sei emozione, quella cruda,
quella che non si addomestica con le parole.
Sai di vero.
Sai di lacrime non dette,
di abbracci trattenuti,
di verità che esplodono nei silenzi.
Sei un particolare che si nota solo dopo aver guardato a lungo,
come la cicatrice su una scultura perfetta,
come l’imperfezione che la rende umana.
Sei la voce che interrompe la folla,
che scuote la massa.
E anche se sei sola,
sei tutto quello che serve per riscrivere il mondo.
Sei il ritorno dopo la prima volta.
L’eco che resta dopo che tutto è finito.
La luce che attraversa le persiane chiuse.
Sei l’amore, ma non come lo raccontano.
Sei l’arte, quella che non si compra.
Sei vera.
E io ti vedo.
GALATTICA
Lei è Galattica
Una Rosa
Dolce e Amara
Con l’amaro in bocca
Un Caos
Una stella
Venere
Un Diamante nel fango
Edera Velenosa,
Negli Occhi…
L’unica Anima Bianca
In un branco di Lupi
Neri.
AL.
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