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Come sopravvivere senza fare un cazzo

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Consegna prevista Ottobre 2026
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Viviamo in un’epoca in cui essere sempre occupati è diventato un dovere, fermarsi un sospetto e non fare niente quasi una colpa. Ogni momento deve essere utile, produttivo, migliorabile. Anche il riposo sembra dover servire a qualcosa.
Come sopravvivere senza fare un cazzo nasce da questa stanchezza diffusa e spesso silenziosa. Non è un invito all’inerzia né un manuale per smettere di lavorare, ma un libro per chi lavora troppo, pensa troppo e si sente costantemente in ritardo rispetto alla vita. Con uno stile diretto e ironico, il libro racconta situazioni quotidiane in cui è facile riconoscersi: il senso di colpa quando ci si ferma, l’ansia di dover essere sempre all’altezza, l’ossessione della produttività a ogni costo. La satira diventa uno strumento per respirare e prendere distanza da ciò che ci schiaccia.
Questo libro non promette soluzioni miracolose. Propone qualcosa di più semplice e necessario: il diritto di rallentare, di annoiarsi e, ogni tanto, di non fare nulla

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché mi sono reso conto di quanto la pressione a essere sempre produttivi abbia reso normale la stanchezza e colpevole il riposo. Volevo raccontare, con ironia e onestà, quella sensazione diffusa di affanno continuo che molti vivono ma pochi ammettono. Scriverlo è stato un modo per fermarmi, osservare e ricordare che ogni tanto non fare niente è una forma di sopravvivenza.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Molti mi chiedono come faccio a sopravvivere. Semplice:sopravvivo agli altri. Lascio che si logorino tra di loro mentre io resto qui, immobile, come una roccia zen con l’abbonamento al bar.

Non fraintendermi. Io non disprezzo chi lavora, chi lotta, chi sogna. Li guardo con tenerezza, come si guarda un cucciolo che sbatte la testa contro lo specchio credendo che sia un altro cane. Sono sinceri. Solo che non hanno capito che la vita non premia gli sforzi: punisce l’insistenza.

Io sono la prova vivente che si può vivere senza rincorrere. Senza contare i minuti, senza pianificare, senza “goals”. Mentre gli altri fanno, io esco dal sistema respirando piano. E la cosa meravigliosa è che nessuno se ne accorge. Basta ogni tanto dire “periodo intenso” o “sto lavorando su un progetto personale” e la società ti lascia in pace.

La verità è che sono tutti esausti e nessuno lo ammette. Io sì. E non me ne vergogno. Anzi, lo celebro. Perché l’ozio, se fatto bene, non è pigrizia: è lucidità.

Non voglio insegnarti a non fare nulla, voglio insegnarti a non farti fregare da chi fa troppo. Il Metodo Stasi™ non è una filosofia: è una resa intelligente. Un modo per galleggiare con grazia nel mare mosso dell’assurdo quotidiano. Perché non c’è nulla di più eroico che restare calmo in mezzo all’isteria generale.

Se ti senti stanco, svuotato, in colpa per la tua inazione, sappi che non sei solo. Siamo in tanti, dispersi e silenziosi, ognuno nel proprio piccolo divano. E questo libro è la nostra bandiera invisibile.

Perciò, caro lettore, rilassati. Appoggia la tua ansia, spegni la corsa. Da oggi, non devi fare niente, solo ascoltare. Io, Gigi Stasi, ti mostrerò come vivere senza inseguire, e come fregare il mondo senza toccarlo.

Benvenuto nel lato calmo della vita.

MANIFESTO FONDATIVO

GIGI STASI e il diritto sacro di non fare un cazzo:

Non ho un piano, non ho obiettivi, non ho un’agenda. Eppure guarda caso, sono ancora vivo. Più di molti.

Mi chiamo Gigi Stasi e non faccio un cazzo dal 1987. E la cosa più bella è che non mi manca nulla. Chi si ferma è perduto? No, è chi corre che è fregato!

Il mio bar apre alle sei, ma io arrivo tra le nove e le dieci. Non per pigrizia, per rispetto: non voglio disturbare l’universo mentre ancora digerisce l’alba. L’aria profuma di cornetti riscaldati e di rimpianti freschi. Il bancone è sempre lo stesso: macchiato di caffè e confidenze. Il barista mi saluta con quel misto di rassegnazione e affetto che si riserva ai clienti che non fanno rumore. Mi siedo al solito posto, tavolino d’angolo, vista parcheggio.

Accendo la mente solo per ordinare un espresso. La radio gracchia vecchie canzoni, l’orologio sembra girare per conto suo. Fuori la gente corre, dentro il tempo si siede accanto a me. Ogni tanto qualcuno entra trafelato, parla di scadenze, riunioni, “obiettivi trimestrali”. Io annuisco piano, come si fa con i matti per non contrariarli.

Sul muro di fronte c’è uno specchio appannato. Mi ci vedo dentro, con la faccia di uno che ha fatto pace con la fatica. Ho il viso gonfio, la barba lunga e l’aria di chi non deve più dimostrare niente a nessuno. Una volta quella faccia mi spaventava. Ora la trovo sincera. È la faccia di chi non combatte più, ma resiste.

Fuori passa una donna col passo deciso, smartphone all’orecchio e rabbia nei tacchi. Dietro di lei, un ragazzo mastica un cornetto come se avesse un appuntamento con la vita. Io li guardo, alzo la tazzina, e penso che forse hanno ancora speranza. O forse solo fretta. Il caffè è amaro ma giusto. Come la verità.

Non so più quante volte mi hanno detto “devi darti una mossa”, come se la felicità fosse nascosta in qualche scadenza. Li ho visti tutti: quelli che si alzano all’alba per correre, quelli che fanno yoga con la faccia contratta, quelli che bevono centrifugati verdi per espiare i propri sensi di colpa. Io invece mi alzo tardi, stiro il pigiama con il corpo e mi faccio un caffè che sa di tregua. E sai che c’è? Sto meglio di loro.

Capitolo 4 – Come sembrare impegnato mentre non fai un cazzo

Tecniche di sopravvivenza visiva e linguistica per l’era dell’apparenza produttiva

“Non serve lavorare per sembrare vivo, basta un laptop aperto e un’espressione da illuminato in riunione.”

Premessa:

Secondo il Metodo Stasi™, il segreto della sopravvivenza moderna non è lavorare meno, è fingere meglio. Il problema non è la pigrizia, è la trasparenza: oggi se non sembri stressato, la gente ti guarda con sospetto. Viviamo in un’epoca dove anche la pausa caffè deve avere una giustificazione esistenziale. “Sto ricaricando le energie per performare meglio,” dice l’impiegato illuminato davanti al cappuccino, come se la schiuma fosse una metafora del karma.

Gigi diceva: “Non devi sembrare in ferie: devi sembrare sotto pressione mistica.”

E aveva ragione. Il moderno sopravvissuto non cerca la libertà: cerca una copertura credibile. Il suo habitat naturale è l’open space, ma la sua mente è in modalità aereo. L’obiettivo non è fare, ma mantenere una costante apparenza di coinvolgimento esistenziale: occhi fissi sullo schermo, sopracciglia leggermente aggrottate, e quell’aria di chi sta salvando il mondo… con un file Excel.

La società ci ha insegnato che la presenza visiva vale più della competenza reale. Così abbiamo imparato l’antica arte dell’inerzia attiva: sembrare immersi in qualcosa di cruciale mentre stiamo solo aspettando che passi l’orario di lavoro. E mentre gli altri si logorano tra obiettivi e KPI, noi, discepoli di Gigi Stasi, abbiamo capito la verità più scomoda: chi non fa un cazzo, ma lo fa bene, è già un passo avanti nella catena evolutiva dell’umanità.

Esercizi Stasiani – Addestramento per la Sanguisuga Consapevole

1. L’Esercizio del Caffè Infinito Invita un collega o un amico “per un caffè veloce”. Parla solo tu. Non chiedere mai nulla, ma rispondi con frasi tipo “eh sì, periodo intenso”. Osserva quanto tempo impiega l’altro a capire che sei lì solo per prosciugargli la giornata. Prendilo come test di resistenza umana.
2. Meditazione del Wi-Fi Gratuito Recati in un coworking o bar con Wi-Fi e siediti senza consumare. Concentrati sul respiro… degli altri che lavorano. Assorbi la loro produttività come se fosse luce solare. Quando ti senti pieno, lascia 50 cent sul tavolo: il tributo sacro del parassita gentile.
3. Diario della Vittima Strategica Ogni sera annota tre modi in cui sei riuscito a sembrare “stanco ma instancabile”. Punteggio bonus se qualcuno ti ha detto “non so come fai”. Non spiegare mai come fai: il mistero è parte della tua aura tossico-mistica.
4. Tecnica del Complimento Nutriente Allenati a lanciare complimenti vaghi ma ipnotici. Esempio: “Hai una bella energia oggi.” Non significa nulla, ma produce dipendenza. Più vago sei, più si attaccano. Ricorda: la manipolazione è un’arte che si fa con il sorriso, non con il coltello.
5. Silenzio Parassitario. In un gruppo di lavoro, non dire nulla per 40 minuti. Alla fine, pronuncia la frase: “Sì, condivido pienamente.” Osserva come ti attribuiscono un ruolo chiave nel progetto. Questo è il nirvana aziendale: esistere senza contribuire.

6. Esercizio del Coach Interiore Fingi di essere un guru del nulla per una giornata intera. Ogni volta che qualcuno ti racconta un problema, rispondi: “Devi solo allineare le tue frequenze.” Guarda come si ferma il cervello dell’interlocutore. Goditi quel vuoto: è la vittoria spirituale del parassita evoluto.

Avvertenza Spirituale agli Esercizi Stasiani


Non confondere mai la calma con la debolezza. La calma è solo rabbia che ha trovato un modo elegante di aspettare la fine della riunione.

Ogni esercizio di questo libro è una trappola per l’anima operativa: più cerchi di farlo bene, più ti allontani dall’essenza del Metodo Stasi. Il vero discepolo stasiano non migliora, non apprende, non perfeziona. Semmai dimentica. Dimentica il multitasking, le ambizioni, le notifiche, la differenza tra “in pausa” e “licenziato”.

La serenità non si trova nel cambiamento, ma nella reiterazione lenta dell’inutile. Ogni giorno uguale al precedente è un passo verso l’illuminazione. Ogni obiettivo mancato, una vittoria spirituale. Ogni “non ancora” pronunciato con convinzione, un mantra che apre i cancelli del Nirvana amministrativo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Michele Fayenz
Michele Fayenz è imprenditore e autore. Da anni lavora nel settore food & hospitality, dove ha maturato un’esperienza diretta nella gestione di attività, persone e ritmi spesso poco raccontati. Alla dimensione imprenditoriale affianca la scrittura, alternando narrativa e saggistica, con uno stile ironico e disincantato. Nei suoi libri osserva il lavoro, la società contemporanea e le loro contraddizioni quotidiane, dando voce a quella stanchezza silenziosa che molti vivono ma pochi ammettono. Come sopravvivere senza fare un cazzo nasce proprio da questa osservazione lucida e satirica del mondo produttivo moderno.
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