Dilo vive nel villaggio di Doren, dove la magia dei Luminel si intreccia con le acque del lago.
Sogna di creare macchine che cambino il mondo, ma quando un’ombra antica si risveglia sotto il Ponte Galleggiante, scopre che il suo destino è intrecciato alla luce stessa che tiene uniti i due popoli.
Tra amicizia, coraggio e mistero, Dilo dovrà scegliere:
seguire il cuore… o proteggere la Luce di Luminel.
Perché ho scritto questo libro?
Sono appassionata di fantasy e di mondi dove la curiosità si intreccia al coraggio. Ho creato Dilo e il Ponte Galleggiante ispirandomi alla vita di tutti i giorni, alle sfide e alla forza degli esseri umani che, anche senza magia, riescono a costruire meraviglie. L’ho anche scritto come terapia, per scappare da una realtà a volte troppo spigolosa: scrivendo di Dilo, delle sue avventure, dei suoi sogni, delle sue speranze, in qualche modo le trasmettevo a me stessa.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Dilo si alzava presto la mattina, adorava guardare il risveglio del lago, specialmente quando tutto era ancora assonnato. Era cresciuto in quella casa dal tetto scuro, quasi del tutto nascosta da due grandi alberi, che spesso usava come scala di riserva per uscire di notte a guardare le stelle sulle colline. Fin da piccolo il nonno, il grande e famoso Albert, lo portava nella cantina della casa, e sulla stessa scrivania, gli disegnava mappe stellari, raccontandogli delle leggendarie navi costruite da lui per i Sette Luminel del cielo. Albert era famoso a Doren, aveva sempre una parola gentile per chiunque. Quando passeggiava per il villaggio, portava spesso Dilo in spalla, camminava per il mercato e i commercianti amavano vederli passare, regalando a Dilo di tanto in tanto una mela, o un Dorenlo, il dolce preferito di Dilo e tipico del villaggio. Sono tutt’ora prodotti dalla migliore e unica pasticceria di Doren, e Dilo doveva affrettarsi se voleva prendere il “suo” Dorenlo. E già perché non lo sapete ma in quella pasticceria, lavorava il miglior amico di Dilo, Mamo. Una delle amicizie più’ belle che si possano immaginare; si narra che fossero cosi amici, da conoscersi ancora prima che i rispettivi genitori sapessero della loro arrivo sulla terra. Albert raccontava spesso delle storie a Dilo per farlo addormentare e una delle tante era quella legata alla nascita dei due ragazzi “quando tu e Mamo nasceste, i Luminel, esseri speciali del cielo, respirarono una bella energia nell’aria, e legarono la vostra amicizia con una piccola magia, benedicendovi e promettendo di proteggervi per sempre”. Dilo si lavo’ la faccia, mise la sua camicetta con cura, abbottonandola fino al colletto. Si infilo’ le scarpe e prese la sacca, i fogli e le matite ben appuntite, scese correndo le scale come sempre.
“eilà giovanotto, non sei più piccolino, finirai per investire qualcuno per le scale!”
“scusa papa’! ma….”
“…sono in ritardo” Alph, il papa’ di Dilo fini’ la frase, ormai sicuro di quanto stesse per dire. In realtà Dilo non era mai in ritardo, andava solo sempre di fretta….e solo per vedere lei, Ju, la figlia della fioraia. Tutti i giorni, Ju andava al pozzo della fontana, prendeva un secchio d’acqua e spruzzava con le mani delle goccioline sui fiori del negozio.
“Eih simpatia! lo vuoi i Dorenlo?” chiede Mamo dal negozio, “dai che devo chiederti un favore cosi magari da domani i Dorenlo diventano due….tanto non li buttiamo via no?”
“Certo che no, adoro i tuoi Dorenlo!” esclamo’ Dilo senza perdere un solo momento del sorriso di Ju.
Il villaggio si animava quando Dilo e Mamo si prendevano in giro, la loro amicizia riusciva a scaldare anche i cuori più freddi e duri. Era una magia che ben presto si sarebbe ancor di più arricchita, ma loro ancora non lo sapevano e continuavano ignari a divertire l’intero villaggio con le loro trovate geniali.
“Mamo, ma che bel ciuffo che hai stamattina!”.
I ragazzi di Doren o meglio, tutti gli abitanti di Doren, avevano proprio una fissazione per il ciuffo. Era come se li rappresentasse uno ad uno e soprattutto i ragazzi ci perdevano delle giornate a trovare la forma per loro ideale e idonea al proprio carattere. Alle feste di villaggio o alle riunioni era bizzarro vedere alcuni ciuffi spuntare tra la folla. Ai Luminel questo caratteristico e simpatico vezzo di Doren piaceva molto, li divertiva ma allo stesso tempo veniva rispettato ed apprezzato. I Luminel erano un popolo diverso dai Doren, possiamo anche dire che gli uni completassero gli altri e che se non fosse stato per Elon, molto probabilmente sarebbero ancora uniti come lo erano una volta, quando Albert costruiva le navi ai loro marinai.
“Piantala Dilo!!” brontolava Mamo mentre con le mani cacciava via quelle dell’amico intento a spettinarlo, “ci ho messo una eternità stamattina! rischiavo di non infornare in tempo i Dorenlo. per questo mi e’ venuta una idea! Perché’ non inventi qualcosa per me per aiutarmi in pasticceria! Sai io posso solo avere un aiutante e deve essere mio figlio….beh ce ne vuole ancor un po per…” divento tutto rosso!
“Mamo non mi dirai che finalmente hai deciso?” chiese Dilo tutto curioso.
“Dilo lo sai, Mimi e’ cosi carina! ma siamo ancora giovani, potremo attraversare il Ponte Galleggiante solo l’anno prossimo! ma….io lo so già quale sarà il mio destino, sai un pasticcere lo e’ per sempre, generazione per generazione i Dorenlo sono una cosa importante e segretissima! cosi dice la legge e per me e’ bellissimo cosi! quindi forse a Gus, non dispiacerà se chiedo in moglie sua figlia ora… cosa dici?” a Mamo quello che pensava Dilo interessava sempre.
Dilo entro’ nel laboratorio dove il profumo dello zucchero era solo secondo al candore delle pareti, dei pavimenti e dei tavoli attorno a lui. Mamo era molto preciso, ordinato, scrupoloso ed il laboratorio era pressoché perfetto. Dilo era molto orgoglioso del suo amico, di come tenesse il laboratorio e il suo ciuffo. Avevano caratteri diversi, ma si volevano bene proprio forse grazie a tutte le diversità che avevano. Dilo camminava nel laboratorio e si chiedeva come facesse il suo amico a fare tutto quanto da solo senza mai perdere il sorriso. In quel momento entro’ Mamo con un Dorenlo al limone e gelsomino.
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“Provalo l’ho impastato stamattina, mi sembra buono che dici?”.
Dilo lo prese e prima si addentarlo chiuse gli occhi concentrato sul profumo sublime di quel Dorenlo.
“E’ il gelsomino” aggiunse Mamo “il fiore preferito di Mimi forse e’ un po troppo dolce?”
“ Scherzi? per noi di Doren niente e’ troppo dolce!” e con coraggio Dilo fece onore a quel Dorenlo, un po timoroso che fosse davvero troppo dolce. Il suo amico sapeva fare il suo mestiere e per un attimo Dilo ebbe paura che il Dorenlo alla meringa non fosse più il suo preferito.
“E’ buonissimo Mamo! ma dimmi son qui solo per provare il nuovo Dorenlo?”
“No Dilo. come ti dicevo, ho bisogno di un aiuto qui al laboratorio. Vorrei che riuscissi a inventare una macchina che mi permettesse di infornare i Dorenlo e fare quei lavori che amo si, ma che non mi lasciano il tempo per occuparmi delle nuove ricette. Insomma io voglio fare cose nuove, poi mi sposerò avrò una moglie e magari dei figli e come faro’ a fare tutto? a stare qui ma anche li? e se i Dorenlo poi non mi uscissero bene, cosa faro’ se……” Mamo era uno che si preoccupava sempre troppo e troppo spesso. Dilo lo conosceva bene, prese l amico per le spalle e gli disse “tranquillo amico mio, ho già una idea in testa! lasciami lavorare un po e vedrai!”.
I due amici si salutarono promettendosi di vedersi più tardi al solito posto. Mamo sarebbe arrivato con Mimi e facendo l’occhiolino disse ”ho una sorpresa per te, a stasera!”.
Dilo usci’ dal laboratorio dalla porta sul retro. Guardo’ dritto a se, il Ponte Galleggiante stava per rinascere, come ogni nuovo anno. Passava da un colore grigio scuro ed un aspetto spettrale, a un colore candido adornato da fiori ed edere. Doveva vestirsi al meglio per accogliere la Porta d’oro dei Luminel. Doveva essere al meglio per suo fratello Jar. Per Dilo e per Ju.
Il calore della giornata stava facendosi sentire sempre di più. Sulla strada di ritorno verso casa, Dilo guardava attorno a se incantato. Sosteneva che le migliori idee, nascessero mentre si guardava attorno. Dilo si accorse di essere nuovamente in ritardo. Aveva promesso di aiutare Jar nel pomeriggio, Aveva più volte pensato a molte soluzioni per potersi muovere in modo veloce, ma finora non aveva ancora trovato un’idea originale, che potesse essere utile su qualsiasi tipo di terreno in qualsiasi condizione….finora. Eh si, perché a Dilo le idee venivano quando meno se lo aspettava. Dilo era davvero speciale e chi lo conosceva lo sapeva bene. Mentre tutti vedevano in un ostacolo un problema da risolvere, Dilo vedeva infinite possibilità per creare qualcosa. Lui era un Doren come tutti, stesse mani grandi, stessi occhi luminosi, stesso sorriso ad ogni ora del giorno, stesso ciuffo personale, ma aveva anche qualcosa di magico. Non era un Luminel, non poteva leggere nel pensiero, o colpire bersagli a chilometri di distanza, o dare forma agli oggetti senza toccarli, ma aveva ricevuto un dono da loro: quello di vedere al di la delle cose. Dilo non sapeva di avere questa dote in realtà, ma sentiva che dentro di se c’era qualcosa di buono, la forte sensazione di poter fare qualsiasi cosa, anche se da piccolo tutto questo un po’ lo spaventava. Non era solito a Doren, che un ragazzo seguisse strade diverse da quelle del padre o del nonno. Jar, per esempio, era sempre stato portato nelle costruzioni, proprio come nonno Albert. Alph era un marinaio come il padre di Albert, e a Doren essere un marinaio significava essere un guerriero. Albert aveva combattuto per Doren quando Elon arrivo’. Aveva comandato le navi costruite da suo padre per i Luminel, aveva sempre creduto in loro, aveva visto cose indicibili. Quando Dilo comincio’ a dar segnali del suo possibile futuro, Alph fu ben contento di vedere che Dilo non sembrava fosse un marinaio. Lo appoggio’ in ogni sua idea incoraggiandolo a non fermarsi mai. Era orgoglioso di lui, vedeva quella luce speciale nei suoi occhi, diversa da quella degli altri Doren. La stessa luce che lo aveva salvato.
Dilo apri la porta della vecchia casetta dei giochi, ora una vera e propria piccola officina, ampliata e ben organizzata da Jar.
“Scusa Jar sono in….”
“…ritardo, lo so. Non importa Dilo, credo di aver quasi finito. volevo solo farti vedere una cosa.”
Jar era sempre molto paziente con lui. Etty era quasi sicura di non aver mai sentito litigare o bisticciare i due fratelli. Fin da piccoli, quando Jar voleva una cosa, Dilo gliela passava e se si trattava di un Dorenlo, lo divideva a meta’ e ne dava una parte al fratello.
Jar era davvero bravo a costruire oggetti, era come Mamo, organizzato, preciso, ma a volte non sapeva come fare e chiedeva a Dilo dei consigli. Proprio come Mamo! Doveva modificare uno degli “Etty e i panni asciutti”. Era pronto, lo aveva portato alla signora Gelsi, un amica di mamma innamorata del proprio giardino, ma purtroppo si era inorridita nel vedere che il suo “Etty e i panni asciutti” coprisse la visuale sulle sue magnifiche viole. Jar si era un po’ imbarazzato, non capendo come fare per renderla felice. ‘Un buon Doren non deve mai arrecar danno’, era una delle leggi dei Doren e Jar stava per attraversare il Ponte Galleggiante! Stava per essere giudicato come un uomo!
Dilo non voleva fare il saccente, sorrise e, come sempre, quello che per Jar era un problema, divenne per lui una grande opportunità.
“Jar e’ magnifico che idea che hai avuto! Un “Etty e i panni asciutti” mobile! guarda facciamo cosi e cosi…..” Quando Dilo spiegava un idea era meglio essere nei paraggi e cercare di seguire i suoi schizzi sui fogli di carta. Jar ci mise un poco per capire cosa dovesse fare, ma tagliando qui e unendo la’ in poco meno di un ora avevano fatto insieme un nuovo marchingegno che sicuramente sarebbe andato a ruba nel villaggio.
“Jar! uscendo dal negozio di Mamo, ho visto il Ponte Galleggiante. Si sta riformando finalmente.”
“Gia’ che sollievo!” disse Jar sospirando ”dicevano tutti che quest’anno non avremmo potuto aprire la Porta D’oro! Eravamo preoccupati per questo strano ritardo”
“Si effettivamente a quest’ora doveva già essere al suo massimo splendore. Forse ci saranno meno fiori quest’anno.”
“Non mi importa Dilo! Voglio solo camminare con te su quel ponte, aprire la Porta D’oro e vedere il mio destino! A proposito ti sei ricordato di preparare il dono da dare ai Luminel? La legge dice ‘…Il fratello più’ piccolo dopo di lui, busserà alla Porta D’oro ed un dono parlerà per il Doren di fronte ad essa…’
“….Certo Jar ho preparato tutto….”
“Ti sei dimenticato vero?
“Si” Dilo chiuse gli occhi convinto che questa volta la pazienza del fratello vacillasse. Jar lo guardo’, ma non sembrava turbato, anzi scoppio’ in una risata, alzo’ le mani e finse un pianto, singhiozzando “Vi prego Luminel, accettate il mio fratellino come dono!” poi si giro’ ridendo verso Dilo e disse a bassa voce e facendo l’occhiolino “tranquillo, tanto ti riportano in un paio di giorni! ah ah ah!’
“Ah ah , Jar scusa! ti prometto che sarà tutto pronto per quel giorno e sarà il più bel dono che i Luminel abbiano mai ricevuto!”
“Per forza fratellino! Deve parlare per me e di me, quindi non potrà che essere splendido! ah ah….ma… Dilo non dovevi vederti con Mamo alle Cascalucciole?”
“Si questa sera, prima del tramonto” rispose Dilo.
“Beh allora mi sa tanto che devi inventare qualcosa che fermi il sole, perché sta già scendendo verso la vallata”
“Oh no sono di nuovo in….”
e Jar concluse “…Ritardo…ah ah corri Dilo! Acchiappa il sole!”
Dilo usci’ dalla porta ancora aperta, ma non si mise a correre. Era troppo pensieroso per preoccuparsi del tempo tiranno. Cosa poteva preparare per Jar? Come avrebbe fatto per far capire ai Luminel, quanto in gamba fosse suo fratello? Doveva pensare, trovare un’idea.
Le Cascalucciole non erano lontane, ma non poteva certamente pensare e camminare senza sbattere contro qualche albero!. Apri’ la sacca che portava sempre con se, era quella di nonno Albert. A lui aveva lasciato la sacca ‘per portare ovunque le tue idee’, mentre a Jar aveva lasciato tutti i suoi attrezzi. Adorava quella sacca, era stata regalata al nonno da uno dei Sette Luminel, come ringraziamento per il suo lavoro di restauro. Era fatta con un tessuto strano, non si bagnava mai e non si strappava mai. Era una leggera rete morbida dalla trama finissima, cucita con un filo dorato. Nonno Albert gli racconto’ che era lo stesso tessuto e lo stesso filo, usati per confezionare le vele per le grandi navi dei Luminel. Dentro la sacca Dilo aveva tanti fogli arrotolati a pergamena, molti già pieni di disegni e formule, alcune matite ben appuntite, quattro noci e una piccola ampolla chiusa da un grosso tappo di sughero. La parte bombata dell’ampolla era avvolta da un rete fatta con un filo di cuoio con piccoli nodi ben fatti. Alla fine della rete, il filo di cuoio era intrecciato su se stesso, abbastanza lungo per poter armeggiare liberamente con l’ ampolla, senza timore di romperla. Dilo prese un estremità della cordicella e se la lego’ alla cintura. Le Cascalucciole era il posto preferito di Mamo e Dilo fin da bambini, sorgevano in punto della valle appena sotto una cresta della montagna Destrina. Il punto più bello era appena sulla sinistra del Ponte Galleggiante, dove l’acqua veniva accolta in una insenatura rocciosa, un po’ umida, ma ricca di fiori bianchi e di muschio verde. Era il posto migliore per salutare il sole al tramonto, e da quando avevano avuto il permesso di poter rientrare a casa più tardi alla sera, avevano notato le milioni di lucciole che nell’oscurità’ si levavano dai fiori e cominciavano a danzare. Era impossibile distinguerle dalle stelle. Per questo ai due ragazzi piacevano le Cascalucciole: era un luogo dove la luce sembrava non mancare mai. Non capivano perché agli altri Doren non piacesse questa naturale magia, o forse era perché’ in quel luogo si sentiva ancora la presenza di Elon.
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