Guardando il marito sfiancato ma felice come un bambino, sul viso della donna comparve un sorriso comprensivo. Ogni traccia di preoccupato biasimo sparì quasi istantaneamente. Comprendeva gli eccessi affettuosi del marito; Jillian, loro unica nipote, era una ragazzina amorevole e aveva rapito i loro cuori sin dal primo vagito.
Jillian, assolutamente non immune agli esiti della centrifuga volante, con passo malfermo si rifugiò tra braccia salde della nonna che iniziò ad accarezzarle delicatamente il capo, passandole le dita tra i ricci biondissimi.
«Tu e il nonno siete due terribili pesti» disse con un falso tono serioso, fissando le lentiggini che risaltavano dal volto abbronzato.
Abbassò lo sguardo per guardarla meglio. Era molto cresciuta in altezza negli ultimi tempi. Aveva compiuto undici anni solo qualche mese prima e, seppur fosse di costituzione molto esile, il suo fisico muscoloso rispecchiava l’indole indomita di chi vive in moto perenne all’aria aperta.
«Mi sei mancata tanto. Ho tante cose da raccontarti nonna…» disse la giovane.
«Avrai modo di farlo domattina, tesoro. È quasi notte e tu dovresti già dormire» le rispose la donna guardandola teneramente.
«Hai perfettamente ragione, Rachele! Non so dove tua nipote attinga tutta questa energia. Io e Jordan abbiamo provato a convincerla che era troppo tardi per restare ancora in piedi ad attendervi ma era decisa ad aspettare il vostro arrivo.»
La voce di Sarah era colma di rassegnazione. Si alzò con aria sconfitta dal dondolo dove lei e il marito avevano invano cercato di convincere la figlia ad andare a dormire.
Jordan si palesò silenziosamente annuendo: «Sì, Jillian è proprio infaticabile ma sa quanto sia importante seguire le regole di famiglia. Sono certo che adesso vi darà la buonanotte e filerà di corsa in camera. Vero, ragazzina?» disse il padre col tono fermo di chi non ammette repliche.
Jillian lo guardò con un sorriso sornione, sussurrando qualcosa all’orecchio della nonna, salutò i presenti e dimenticata ogni tipo di vertigine patita solo qualche minuto prima, trotterellò in casa seguita dalla madre.
Entrambe le famiglie vivevano sotto lo stesso tetto. I nonni contribuivano attivamente alla crescita della ragazzina sopperendo all’assenza dei genitori spesso assenti per lavoro.
Come da prassi, Sarah impiegò non poco ad assicurare Jillian al dio sonno. L’inesauribile energia della figlia e la sua innata curiosità rendeva tale compito ogni giorno più faticoso.
Al suo ritorno, trovò il portico deserto ma intravide le sagome del marito e dei suoceri poco distanti dal recinto dei cavalli. Vedeva il padre di Jordan gesticolare, come a indicare al figlio un punto specifico sul crinale della collina, a est del sentiero che scendeva sino alla Turman Valley. Assistita dal riverbero della luna piena che le illuminava il cammino, si avviò a passo svelto nel breve sentiero per raggiungerli.
Nonostante il gioco di ombre, notò subito, sul volto del marito, lo sguardo cupo tipico di chi non riceve belle notizie. La prima parola che la donna riuscì a sentire quasi distintamente la fece sussultare e comprese immediatamente il turbamento di Jordan. Scosse la testa rifiutando a priori l’idea di quella minaccia e sperò che il suo presentimento fosse errato.
Socchiuse gli occhi scrutando con attenzione il crinale ma il bagliore della luna illuminava solo una parte della dorsale, celando ogni segno anomalo nella geografia del rilievo.
«Jordan, che succede?» chiese accigliata cingendo la vita del marito.
Jordan ricambiò prontamente l’abbraccio e la donna avvertì subito i muscoli tesi del dorso di lui.
«Sarah, parte della foresta sopra il crinale di Mountain Green è stata incendiata! Fortunatamente l’incendio è stato domato ma i danni pare siano ingenti» la informò il suocero.
Con lo sguardo fisso nel vuoto, l’uomo raccontò, con ricercata pacatezza, gli accadimenti degli ultimi giorni. Ogni particolare descritto disegnava, nel volto del figlio, un quadro di emozioni misto di orrore e rabbia. Lo stesso orrore si rifletteva nel volto di Rachele che, con il viso corrucciato, lottava per contenere il disgusto provocato dalla rievocazione dello scempio cui lei e il marito avevano assistito negli ultimi tre giorni.
Entrambi i coniugi Ant avevano coordinato gli interventi delle squadre dei volontari, segnalando la presenza di focolai nei boschi e dando supporto logistico alle guardie forestali e ai vigili del fuoco impegnati nell’incendio.
Per tutta la vita avevano difeso e protetto quei luoghi ma, ultimamente, la lotta alle azioni spregiudicate di certi esseri umani era diventata incessante.
Il marito, una guardia forestale ormai in pensione, prestava servizio come volontario guardaparco mentre lei, esperta botanica, da trent’anni ricopriva l’incarico governativo atto alla tutela e alla pianificazione delle operazioni di salvaguardia del territorio. Dal giorno della nomina a sovraintendente, Rachele aveva lavorato instancabilmente, riuscendo a fare istituire parte delle aree quali riserve nazionali di alta tutela.
A eccezione di Sarah, di origini italiane, tutti erano nativi di quella terra ricca di storia e di altissimo interesse naturalistico per morfologia e biodiversità.
Benefit Valley era una immensa vallata incastonata dall’arco montuoso di Mountain Green. Il massiccio rilievo degradava in una successione di altipiani e colline per aprirsi, a valle, in una ampia pianura protesa sino alla costa.
La tenuta, dove vivevano da generazioni, era costituita da poco più di un ettaro di terreno. Circondata da esigui boschetti, corsi d’acqua e lussureggianti collinette, si pregiava di vedute mozzafiato di vette innevate da un lato e della meravigliosa distesa azzurra dell’oceano dall’altra.
Sin dalla tenera età, Rachele e il comandante Ant avevano stimolato l’interesse spiccato del figlio per la natura. Jordan, giovanissimo, aveva lasciato la casa dei genitori per specializzarsi in biologia ambientale, divenendo in capo a pochi anni uno dei nomi più illustri del panorama mondiale. Appena venticinquenne, durante una spedizione scientifica in Antartico aveva conosciuto Sarah, ambiziosa fotoreporter naturalista. Il loro amore era sbocciato e prosperato praticamente sotto i cieli del mondo. I due, uniti dalla comune passione per la natura e dalla smania di salvaguardare il pianeta, avevano intrapreso insieme una lunga serie di battaglie, alternando ardite partecipazioni a campagne ecologiste a spedizioni di ricerca finanziate dal dipartimento ambientale.
Si erano sposati nel giro di un paio di anni, scegliendo come loro dimora la tenuta della famiglia di Jordan. La tenuta di Benefit Valley era la loro oasi di pace. Il posto ideale per ritemprarsi dai loro affascinanti ma faticosi lavori e luogo ideale per crescere la piccola Jillian.
Jordan scosse la testa come a volerla liberare da quelle brutte notizie.
«Non riesco a rimanere inerme ad accettare la distruzione di Benefit. Questa è la nostra casa, il nostro mondo! Benefit è uno dei pochi posti al mondo ancora incontaminati. Sarebbe la fine di una biodiversità ancora inviolata» disse rabbioso stringendo i pugni minacciosamente.
«Jordan…» La voce pacata del padre sedò subito il giovane uomo.
Il capitano Ant, come sempre accadeva nei momenti difficili, fece un lungo respiro e cercò nello sguardo della moglie una traccia d’assenso che lo incoraggiasse a esprimere la dura realtà dei fatti in cui versava Benefit.
«Purtroppo la situazione è gravosa. Da quando è stata istituita la riserva, le azioni dolose si sono moltiplicate. Al momento l’unica parte di territorio seriamente compromessa è la foresta di abeti che costeggia il monte Bay. Lì il fuoco ha devastato tre ettari lasciando solo fumo e cenere. Ci vorranno anni per rimboscare! Tutti gli altri incendi, invece, hanno interessato aree poste a ridosso del torrente, radure erbose o spazi rocciosi con poca vegetazione e per questo certamente più domabili e facilmente contenibili. Tali episodi fanno pensare che, benché dolosi, essi siano stati frutto di un’attenta strategia mirata a preservare alcune zone a dispetto di altre» precisò il comandante Ant.
Commenti
Ancora non ci sono recensioni.