Selene credeva di conoscere Erendiel.
Ma le ombre che muovono il suo regno da secoli stanno finalmente spezzando il silenzio, e nessuno può più ignorarle… nemmeno lei.
Nel tentativo disperato di proteggere ciò che ama, Selene scopre che il sangue che le scorre nelle vene non è solo eredità: è un richiamo. Un potere antico quanto la luce, oscuro quanto ciò che dorme nelle profondità del mondo.
Un potere che la reclama.
Tra profezie spezzate, creature dimenticate e sussurri che la inseguono ovunque, Selene dovrà affrontare una verità impossibile da rifiutare:
A volte le ombre sono dentro di noi. E non c’è luce senza di esse.
E quando arriverà il momento di scegliere se essere Luce o Ombra…
nemmeno un demone millenario potrà salvarla da se stessa.
Perché ho scritto questo libro?
Credo che ognuno di noi custodisca un mondo dentro di sé. Erendiel è il mio.
I suoi villaggi magici, le sue razze: ogni luogo e ogni personaggio riflette una parte di me che, nella vita reale, non trova spazio o voce. Scrivere questa storia mi ha permesso di dare forma alle mie ombre e alle mie luci.
Portare qualcuno ad Erendiel significa invitarlo a guardare oltre ciò che è visibile, significa condividere una parte di me che finora avevo tenuto nascosta.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Mi affretto ad uscire dalla foresta e mi incammino verso casa. Non riesco a non pensare al suo volto, la sua voce così pacata, quell’aria così imponente ma calma, piatta.
Cosa cavolo ho appena visto? Con chi ho parlato?
I pensieri di quella figura tormentano la mia testa, avrei avuto almeno una dozzina di domande da fargli;
Chi è? Cos’è un croghar (o qualunque sia il nome che ha pronunciato) Perchè era lì? Meglio non pensarci per ora. Meglio tornare al villaggio…
——–
Raggiungo la piazza, le urla si fanno più chiassose, in un angolo, sotto il grande albero centrale ci sono i bambini raccolti in cerchio. Al centro la nonna Margaret intenta a raccontare le sue leggende ai bambini. Lo faceva anche con me quando ero poco più che una bambina.
«Sel…»
Non appena Catherine incontra il mio sguardo si tira su e corre ad abbracciarmi, la mia piccola sorellina ha poco più di 8 anni, quando nacque io ne avevo appena compiuti 14, e nostro padre era appena diventato il capovillaggio. Tra i nuovi impegni e la scomparsa di mia madre finii per diventare la balia di Cat a tempo pieno.
«Altre favole della nonna Cat?»
«Non sono favole, sono le leggende dei demoni antichi»
Ecco che ci risiamo. Nonna Margaret è la più anziana del villaggio ormai, con i suoi 127 anni si fa portatrice di storia ed esperienza tra noi, in molti credono abbia dei poteri spirituali e le portano doni in cambio di benedizioni o amuleti fortunati. La sua pelle è vecchia come la terra, incisa da rughe profonde come fiumi secchi. Indossa sempre lo stesso mantello blu sbiadito e la collana fatta di denti – alcuni umani, altri no.
«… e quando l’ira divorò il cuore del mezzosangue,»
diceva in quel momento, alzando le mani ossute per effetto scenico,
«I suoi occhi brillarono. E in quel momento, Il Dannato – sacrificò la sua amata in un rituale oscuro. Non per amore. Ma per potere.»
Un sussurro attraversò i bambini.
«Si dice che bevve il suo sangue. Che si bruciò l’anima per diventare immortale. E poi… distrusse tutto. Villaggi interi, regni, eserciti. Una sola notte bastò a porre fine a una guerra che durava ormai da troppo tempo.»
Potrei recitare questa favola a memoria ormai…
«Ma lui non è mai morto…» – continuò lei, la voce ridotta quasi a un respiro. – «No, bambini miei… fu rinchiuso nella Foresta proibita. Da allora, aspetta. Affamato. Immobile. In attesa che qualcuno si avvicini abbastanza…»
I bambini trattennero il fiato. Alcuni si aggrapparono l’uno all’altro.
«… da poterlo vedere. Da poterlo liberare.»
——
Continua a leggere
Il capo-villaggio degli gnomi (Gnar) è già al quarto calice di vino, quello dei felinidi (Gregs) ha richiesto 20 trote crude, solo per lui, mangiano praticamente solo pesce crudo, forse per questo hanno deciso di stabilire il loro villaggio ad ovest, proprio vicino al fiume. Il capo degli Elfi (Silphiam) sembra più impegnato a contemplare la qualità delle posate, (scarsa immagino dati gli standard Elfici). La mia preferita è senza ombra di dubbio Calles, reggente suprema dell’accademia dei maghi, sempre elegante, sempre composta, un vero esempio di femminilità e grazia. Mio padre fa un cenno di cucchiaio sul suo calice e tutti tacciono, sistemandosi al loro posto. Tranne il capo degli alati, che era già al suo posto da prima del mio arrivo e che, miracolosamente, quest’anno ha deciso di partecipare al rinnovamento del patto che i suoi antenati, insieme ai nostri e quelli di tutti e sei i villaggi, hanno sottoscritto circa mille anni orsono. «Benvenuti a tutti nella casa degli umani, e ringrazio anche Ser. Bryar, che è venuto a rappresentare gli alati in questo evento fondamentale per la nostra alleanza»
La vista dei festeggiamenti da qui è perfetta, si vede la piazza, dove i bambini ora giocano a rincorrersi tra la folla, gli gnomi ubriachi che ballano, via vai di creature che chiacchierano, ballano e cantano fino allo sfinimento. E poi… oltre il villaggio, i campi e i vigneti che si estendono sempre più a nord, quasi ai margini della foresta proibita… La foresta…
Chissà se quell’uomo si è unito ai festeggiamenti, o è ancora lì, solo.
D’un tratto l’aria si fa cupa, il cielo tenebroso. Temporale estivo in arrivo. Nuvole nere si avvicinano lentamente e “Truuum!”, un tuono fortissimo colpisce nelle vicinanze, tanto da spaventare tutti e farli girare verso il cielo, dove sto guardando io.
«Cos’è quel lampo rosso?» dice Calles.
Rosso? I lampi non sono rossi.
“Truuum!” un altro tuono si abbatte su di noi, tanto vicino da far tremare i vetri della sala. I capi sono in allerta, si sente nell’aria il timore di tutti, questo temporale non è un semplice temporale estivo, è.… violento, arrabbiato. Un altro lampo rosso brilla nei cieli, questa volta lo vedo anch’io, lo vediamo tutti. Un botto assordante ci fa portare tutti le mani alle orecchie, come pietre scheggiate, come aste di legno spezzate.
Come se… Qualcosa di grande cade sul tetto. “Booom!” di nuovo, questa volta più violento, più vicino, massi di pietra cadono dal soffitto, tutti cerchiamo riparo per non venire colpiti. Gnar si rifugia sotto la tavola insieme a Silphiam. Calles tira su uno scudo protettivo. Mio padre, si appiccica al muro, vicino al camino lì dove le mura della casa sono più resistenti. «SELENE» urla. Mi riparo vicino la vetrata, il posto peggiore lo so, ma non so dove altro andare. Un ultimo, forte tonfo e poi tutto tace, silenzio, anche la tempesta sembra sparita. Ci rialziamo, titubanti. Controlliamo se siamo feriti. Mio padre si fionda su di me ad assicurarsi che io stessi bene. «è tutto ok, non mi ha colpito nulla» lo rassicuro.
La polvere causata dalla caduta dei massi pian piano si dirada permettendoci una vista migliore delle condizioni di tutti. E… «Cos’è quella roba?» penso, no, lo sto urlando, senza neanche accorgermene. Una bestia enorme sul grande tavolo dove poco fa c’erano cibo e vino, un… uccello gigante? Rosso? «Una Viverna» una voce, troppo calma, troppo pacata in confronto al panico generale. È Ser. Bryar, e non sembra neanche minimamente sorpreso. «Cos’è una Viverna?» non ho la più pallida idea di cosa sia. «Un demone minore, bestie che vivono oltre la foresta proibita, a nord» continua Ser. Bryar.
Demoni, oltre la foresta proibita, ma che assurdità è mai questa!
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