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Ero proprio fuori di me

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Quando tutto sembra sgretolarsi, può nascere un percorso nuovo. Un viaggio che attraversa il crollo, la perdita di orientamento, il corpo che si ribella, le relazioni che cambiano, fino ad arrivare a una forma di rinascita.

Un cammino fatto di terapia, piccoli gesti quotidiani, silenzi necessari, ricadute che insegnano più delle vittorie, e una lenta riscoperta di ciò che davvero conta.

Tra vulnerabilità e determinazione, chi si sente “fuori posto”, chi ha smesso di riconoscersi, chi sta imparando a rimettere insieme i pezzi imparerà che la crescita è spesso imperfetta e profondamente umana.

Capitolo 1

La forza dell’essere in costruzione

C’è un momento in cui la vita si ferma. O forse siamo noi a fermarci, finalmente.

Era inverno. Tutti dormivano. In punta di piedi sono andata in cucina. Ho acceso una piccola candela sul tavolo e mi sono seduta lì, in silenzio. Niente telefono, niente musica, niente distrazioni. Solo io, la fiamma, e un vuoto che urlava.

Ho iniziato a piangere. Non un pianto liberatorio, di quelli che ti fanno sentire subito meglio. Ma un pianto antico, profondo, che veniva da anni di dolore trattenuto.

Non stavo piangendo solo per il presente. Stavo piangendo per la bambina che ero stata e che nessuno aveva davvero visto. Per le volte in cui mi ero sentita di troppo. Per le volte in cui mi ero sentita invisibile. Sbagliata. Rotta.

Ma con il tempo ho imparato – sulla mia pelle – che non ero rotta, ero solo in costruzione. Ho capito che non dovevo tentare di “aggiustarmi”.

Dovevo solo imparare a non abbandonarmi più.

Se anche a te è capitato di sentirti così, ricorda che non sei un problema da risolvere.

Sei una storia che merita ascolto.

Un cammino che ha valore, anche quando non fa rumore.

Anche quando fa male. E sei già abbastanza. Non perché hai fatto tutto alla perfezione.

Non perché non sbaglierai più.

Ma perché sei vivo, consapevole, disposto a restare.

E magari, domani, sederti anche tu davanti a una piccola candela.

E ascoltarti.

Non per giudicarti.

Ma per dirti, piano: “Ti vedo. Sei vivo. E non sei solo”.

Per troppo tempo ci hanno fatto credere che ci sono parti di noi sbagliate, difettose, da correggere o nascondere.

Ma non c’è niente da aggiustare.

C’è solo da accogliere.

Da comprendere.

Da trasformare.

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Ricominciare non è tornare come prima

Quando qualcosa ci spezza, il primo istinto è spesso quello di cercare di tornare indietro, di recuperare la versione di noi che esisteva prima del crollo – quella che gli altri ricordano, quella che forse noi stessi rimpiangiamo. Come se potessimo rimettere insieme i pezzi esattamente com’erano.

Ma quella versione non esiste più.

C’è una verità che, per quanto basilare, troppo spesso dimentichiamo: non si torna indietro. Non ci è concesso. E più restiamo aggrappati a quel ricordo, a quel passato spesso idealizzato, più fatica faremo a muoverci nel presente.

Tornare “come prima” è un’illusione. Un tentativo destinato a spezzarsi sotto il peso delle aspettative, che ci lascerà frustrati, intrappolati in un limbo in cui tutto sembra sospeso e nulla davvero riparte.

Solo quando accetteremo che la realtà che ricordiamo è cambiata, e continua a cambiare attimo dopo attimo, può cominciare davvero la nostra rinascita.

Perché ricominciare non vuol dire tornare indietro.

Significa scegliere, ogni giorno, di non voltarti più le spalle. Scegliere di andare avanti, anche quando niente è più come prima. Scegliere di essere una nuova versione di te. Non perfetta, non necessariamente migliore – ma più autentica, più felice, più allineata a ciò che sei oggi. Con le cicatrici, i tremori, le nuove consapevolezze. Con il desiderio, forse timido, di vivere in modo più autentico.

Ed è proprio questo il viaggio che faremo insieme. Un passo alla volta.

Lo so, quel dolore che stai provando ha una voce che spaventa. Ti sta facendo credere che niente cambierà. Che non guarirai. Che non amerai più. Che sei rotto per sempre.

Ma non è così. Quel dolore è il tuo corpo che sta gridando un cambiamento. È una richiesta silenziosa di trasformazione. È il segnale che qualcosa ha bisogno di essere riscritto, non cancellato. Non serve trovare subito un senso. Ma puoi iniziare a dare un nuovo significato. Il tuo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Anna Valiante
È una scrittrice e professionista della comunicazione, attiva nel mondo dell’hospitality e delle relazioni umane. Appassionata di lingue, narrazione e crescita personale, ha trasformato la scrittura nel suo spazio di verità e di cura. Con uno stile intimo e diretto, esplora i temi della vulnerabilità, del cambiamento e della rinascita dopo il crollo. “Ero proprio fuori di me” è il suo primo libro: un racconto autentico che nasce dal desiderio di trasformare una ferita in un ponte verso chi sta cercando di ritrovarsi.
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