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Fino al fondo

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Dopo la morte della nonna, Luna si ritrova sola davanti a un quaderno rosso e a una domanda che non lascia tregua: “Chi sei?”.

Ha così inizio un viaggio in Sud America, attraverso città rumorose e deserti sterminati, incontri improvvisi e silenzi necessari. Pagina dopo pagina, Luna affronta paure antiche, disturbi, assenze e ricordi che si mescolano al presente. L’ansia, il corpo, la malattia, il tempo che sfugge: tutto la costringe a guardarsi “fino al fondo”, dove non resta che scegliere se restare ferma o provare a rinascere.

Tra ostelli, bus notturni e cieli troppo vasti per contenere i pensieri, Luna scopre che ogni viaggio vero comincia solo quando si trova il coraggio di non fuggire più da se stessi.

Un funerale colorato. Tempo presente

Ho sempre odiato i funerali. Be’, certo, non piacciono a nessuno. Ma io non ho proprio mai avuto la forza di partecipare. Essere presente mi è sempre costato moltissimo.

Stavolta però è diverso. Questo è il tuo funerale. Una festa in casa, semplice e colorata. Tutto come tu hai sempre voluto, scritto, programmato: come si fa con un matrimonio. Con tanto di richieste specifiche, del tipo: «Per favore, avvisate zia Tina, che ci tiene particolarmente». Oppure: «Evitate di far sedere vicini Stefano e Luigi, iniziano a piangere rievocando ricordi sul passato e non la smettono più, rovinandomi la scena».

Rovinandomi la scena.

Quando ci parlavi così, io e mamma rimanevamo sempre sconvolte. Non riuscivamo proprio a capire tutta quella voglia di progettare così nel dettaglio il proprio funerale.

Un giorno ti ho chiesto perché lo facessi.

«Io penso a tutto quello che potrebbe farvi meno male, voglio farvi pensare meno alle cose brutte e più a quelle divertenti. In fondo, che senso ha la vita se la ricordiamo nel freddo grigio-nero del lutto? Siamo esseri abbastanza inutili, quindi dobbiamo darci un senso. Dobbiamo essere ricordati per tutte le cose belle che abbiamo fatto. E anche per tutti gli errori, in modo che chi rimane non li ripeta. Mi sembra un ottimo regalo da farvi: organizzarvi il mio funerale.»

Davanti ai tuoi discorsi rimanevo scioccata, intontita. Zittita da tutta quella tua naturale saggezza. Ripenso alle tue parole ora, oggi, mentre mi guardo allo specchio nei miei vestiti stretti e neri, con mille fiori colorati ricamati a mano da te, preparandomi per il tuo funerale. E ancora una volta riesci a lasciarmi interdetta, a strapparmi un sorriso. Nel tuo giorno più lontano. Nel nostro giorno più brutto.

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È passato un po’ da quando hai scoperto di avere l’Alzheimer, da quando io sono tornata dal Sud America. Ci siamo guardate negli occhi sapendo di avere poco tempo a disposizione con queste nuove noi. Anche se il tempo non lo conosciamo mai davvero. È evasivo. Non ti dà un orario preciso per le cose che contano. Che poi, prepararsi a cosa serve? Siamo già tutti preparati a morire da quando nasciamo, è l’unica certezza che la vita ci fornisce. Respiriamo il primo grammo d’aria e rischiamo la morte. È il meraviglioso pericolo che ci permette di rendere la vita così entusiasmante. Ci sentiremmo davvero vivi se non avessimo la certezza di morire? Io non credo.

Se c’è una cosa che ho imparato, a modo mio, è che la paura di morire è solo una maschera. Non ha senso. Sarebbe come avere paura di nascere. È naturale. È ovvio. Siamo solo noi che crediamo di avere tutti lo stesso copione, o perlomeno lo stesso formato su cui scriverlo.

Quindi no, non è la tua morte a turbarmi, ora. Ma la mancanza. È per questo che non riesco a essere pronta, preparata. E so che mi avresti detto a cuor leggero: «Non serve proprio a niente sapere il giorno in cui moriremo o avere una data di scadenza, se riusciamo a vivere come vogliamo. Se, invece, volessimo un pretesto per poter cambiare la nostra vita, allora sì. Il conto alla rovescia può avere un senso».

Mentre nella mia testa si intersecano pensieri fuori luogo, ti guardo, nonna, per l’ultima volta. Mi faccio coraggio e ti osservo, fredda e gelida nella bara. Con le tue trecce lunghe e bianche. Sembri felice. Ti immagino correre per i campi del Perù con Abuelo e Adela. Tu, il nonno e la tua piccola figlia, finalmente ricongiunti.

Non credo nell’aldilà. Ma ricreare questa immagine nella testa mi provoca un piacere immenso. Riesco a provare una specie di sdolcinata malinconia, mi fa sorridere. Sto vomitando emozioni senza senso? Sorrido, anche ora, mentre ti osservo. Intanto mia madre, disperata e in lacrime da ore, mi guarda male. Come fossi una specie di mostro. Perché, nonostante sia una delle persone più buone che io conosca, non riesce proprio a comprendere che il dolore possa manifestarsi attraverso varie forme.

«Luna, non sai comportarti, com’è possibile tu non soffra, dopo tutto quello che nonna ha fatto per te.» La seguo in una stanza solo per farmi sgridare, tra un singhiozzo e l’altro. E poi continua: «Non voglio avere rimpianti» e «Ho davvero fatto tutto quello che potevo?».

Non ho più capito di cosa stiamo parlando. Ma tranquilla, Abuela, l’ho solo pensato, non gliel’ho detto. La fortuna delle persone empatiche è che riconosci subito quando qualcuno è presente solo fisicamente. Gli occhi della mamma mi guardano, ma sono altrove, dispersi chissà dove.

La lascio dare voce a quella parte di inconscio che in questo momento è un miscuglio confusionario di emozioni: un po’ di risentimento, qualche goccia di rancore, un pizzico di tristezza, un cucchiaio di rammarico. E la paura, poi. Quella non manca mai.

Ma sai, nonna, mamma ha un po’ ragione. Io non sto soffrendo. So che il tuo momento è arrivato. So che ne avevi bisogno. E so che tu, Abuela, mi vorresti felice, anche di fronte alla morte. A bara chiusa, inizio a camminare, meglio vagare per casa. L’obiettivo è evitare gli sguardi tristi della gente.

Chi sono poi tutte queste persone?

Mi rifugio nella tua camera, adesso. È impregnata di quell’odore di umido tipico dei mobili antichi. Poi c’è il profumo dei vestiti lavati, con la polvere di cenere, come si faceva una volta, per farli diventare bianchi. L’odore acre dell’alcol dei medicinali, delle cure sparse sul comodino. E poi, il sentore della tua crema alla Cera di Cupra, che ti faceva le mani così morbide. E il tuo profumo inconfondibile: una miscela di malva e lavanda. Mi ricorda l’inizio fresco della primavera, quando l’inverno sta finendo, l’entusiasmo cresce, ma il tempo non è ancora pronto a cambiare davvero.

Hanno tutte lo stesso aspetto, le stanze degli anziani? Il legno vecchio, i letti piccoli. Come se quello spazio non si adattasse al tempo che scorre. Come se gli oggetti si mummificassero dentro.

Passo una mano sui mobili. Neanche un filo di polvere, nonostante tu non avessi più forza. Più tempo. Più ricordi.

Le tue lenzuola sono ruvide, un mosaico di colori, cuciti chissà quando. Le pantofole bruciate, a dimostrare quanto la ricchezza sia priva di senso per chi ha conosciuto la fame. Per chi, come te, portava sempre con sé un pezzetto di pane nel caso servisse a qualcuno. La versione peruviana delle caramelle della nonna. Trovo il tuo fazzoletto di seta, ricamato a mano – il pudore, prima di tutto.

Apro il tuo cassetto e trovo pezzi di stoffa di ogni tipo, forcine mai usate, un piccolo orologio a pendolo, qualche fotografia e la tua spazzola. Ci sono ancora ciocche dei tuoi capelli bianchi, attorcigliate tra le setole: ruvidi, lunghi, possenti, ma dolci. Sei tu, racchiusa tra un gomitolo di capelli.

Metto tutto sul letto, come fosse un santuario.

Chiudo gli occhi per respirarti ancora un po’, farti entrare dentro di me. Appiccicarti al cuore come un post-it profumato.

Ammiro il nostro museo ancora un attimo prima di rimettere tutto nel cassetto, ed eccolo lì: il quaderno rosso spunta fra tutte le tue cianfrusaglie, gonfio di lettere e appunti. È la mia agenda, quella che mi avevi regalato prima di partire. L’hai conservata. Riempita delle mie foto, dei fiori, di tutte le cartoline che ti ho mandato. La riguardo adesso e sembra un amuleto.

Non ho il coraggio di aprirla. So bene che troverò parti di me di cui non ho più memoria. O che non conosco più. Sarà il tuo ultimo regalo per me, Abuela?

Fisso la copertina scarlatta dell’agenda, espiro profondamente prima di aprirla. Lì dove avrei dovuto scrivere i miei dati, c’era una domanda. Una domanda che hai scritto tu.

Chi sei?

Fisso quelle due parole per un tempo interminabile, mi distrae solo qualcuno che bussa alla porta.

Cover letter. Tempo presente

«Luna!» impreca mia madre dietro la porta.

«Arrivo, arrivo» le dico così a bassa voce che credo non possa sentirmi.

Prendo un attimo fiato, chiudo l’agenda e sgattaiolo fuori dalla stanza chiudendomi la porta alle spalle. Giusto il tempo per nascondere il mio tesoro al sicuro.

La rabbia della sua voce si affievolisce e finisce in un abbraccio. Mi stringe forte, mentre io tengo stretto il pomello della porta. Mi strattona, aggiungendo al suo rancore anche il senso di colpa per avermi trattata male. Tra una lacrima e l’altra dice qualcosa di sconnesso: «Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno. Mi dispiace essere stata dura con te. Per favore, non toccare le cose di Abuela. Di là mi stanno facendo impazzire tutti. Adesso ci hanno portato una torta».

Continua a sbirciare dietro la sua spalla, verso il corridoio. Come se qualcuno la stesse aspettando. Come se importasse essere lì e fare “le cortesie di casa” durante un funerale.

«Ok, ti lascio stare, scusami, tesoro mio.»

L’abbraccio forte, senza far trasparire altre emozioni che potrebbero turbarla ancora di più.

«Ho bisogno di riposare, in camera sua. Ti avviso quando mi sveglio, va bene?»

Mi fa cenno di sì con la testa e torna in salotto. Controllo che vada via prima di entrare e blindarmi dentro. Mi chiudo a chiave e metto la modalità aereo sul telefono.

Faccio un bel respiro profondo prima di tuffarmi di nuovo in questa pozza di emozioni e ricordi.

Apro l’agenda e rileggo quella pagina mai compilata. Chi sei?

Quando ti chiedono di presentarti, solitamente cosa fai? Ti racconti. O te la racconti.

Snoccioli il tuo curriculum in un mix perfetto tra ciò che credi di essere e ciò che, soprattutto, pensi possa piacere agli altri.

Tu mi hai chiesto di scrivere di me, all’inizio di questo diario. Forse avrebbe avuto più senso farti una cover letter, come quelle per ottenere un lavoro, ma a te non posso mentire. Quindi butto tutto qui.

Sarò sincera: alla tua richiesta sono entrata in crisi. Chi sono? Ci ho pensato così tanto che la penna ha fatto un buco sul foglio. Per capirlo, cerco di ripercorrere la mia storia, anche se tu la conosci già. Forse ne ho bisogno io?

Avevo nove anni quando ho compreso cosa significasse “essere paralizzati dalla paura”.

E dire che di natura ero solare, gioiosa. Ma anche tremendamente timida e chiusa. Ironico, vero?

Non mi sembrava opportuno mostrare le mie emozioni. Le sentivo tutte, forti e confuse, ma non sapevo come gestirle. Come se dovessi controllarle, anche se nessuno mi aveva mai chiesto di farlo.

Poi è arrivato quel giorno. Era un normale compito in classe. Uno di quelli poco sensibili, dal titolo: “Racconta di mamma e papà”. Ma chi era papà?

Sapevo di non conoscerlo, ma fino ad allora non mi ero mai fermata davvero a pensarci.

Non mi ero mai preoccupata di affrontare quella verità.

Così, il foglio è rimasto bianco. E io ci ho vomitato sopra il mio panico. E il succo d’arancia.

Mamma è venuta a prendermi a scuola, per il mio primo attacco di panico, mascherato da indigestione.

Da quel giorno, per i cinque anni successivi, mi sono guadagnata il soprannome di Lunadivomito. Ma non è quello che mi ha segnato. Quello che mi ha segnato è stata la consapevolezza.

Quel giorno ho capito quanto fosse stata coraggiosa mia madre a crescere una figlia da sola.

Lei, coraggiosa. Io, egoista.

Forse crudele, ma mi sentivo il risultato di un errore.

Senza padre.

2026-02-04

Aggiornamento

La copertina, realizzata da Francesca Marra, insieme all’impaginazione e alla correzione del libro, è appena stata completata! Cosa accade ora? Bookabook sta preparando i materiali per la stampa: quando lo stampatore prenderà il progetto in carico, tutti voi riceverete una mail di aggiornamento. Pronti a scoprire la copertina finale? Io non vedo l’ora di far uscire Luna dal cassetto.
2025-10-28

Aggiornamento

🌙 400 copie. Fino al fondo. L’emozione di questo momento è difficile da spiegare — forse potrei solo scriverla. Abbiamo raggiunto le 400 copie preordinate, un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava lontanissimo. E invece eccoci qui: fino al fondo, davvero. Voglio dire grazie a chi ha creduto in me e in questa storia, a chi ha letto, condiviso, sostenuto, consigliato. Questo risultato è anche vostro. 💛 Ma non è finita qui: per un piccolo bug tecnico la campagna resterà aperta ancora per una settimana, e sarà possibile preordinare il libro con il 20% di sconto utilizzando il codice SCONTO20. La campagna verrà ufficialmente chiusa il 4 novembre 2025
2025-10-09

Libriamociblog pubblicizza FINO AL FONDO

Libriamociblog è una pagina Instagram creata da creator digitali, a cura di Chiara Boniardi & Matteo Taino. La pagina conta più di 130 mila follower e fornisce ogni giorno consigli di lettura per “tutti bibliofili onnivori” come li chiamano loro. Abbiamo iniziato una collaborazione a settembre, che porteremo avanti post pubblicazione. Vi lascio qui il link per poter ascoltare le bellissime parole di Chiara, che mi stanno aiutando ad arrivare alle 400 copie pre-ordinate! https://www.instagram.com/s/aGlnaGxpZ2h0OjE4MDkyMTYxNjE1NzE2MzE1?story_media_id=3734575356415070863&igsh=MXFkb293eTV1M3d5cA==
2025-08-23

Intervista per Brindisi Libri☀️ARTeCULTURA

"Toccare il fondo e darsi la spinta per risalire, per ritrovarsi" C. Greco Oggi a Brindisi Libri☀️ARTeCULTURA - 2°edizione Una giovane scrittrice di Brindisi che vive in Spagna, Chiara Greco, ci racconterà del suo libro, "Fino al fondo" pubblicato con BookaBook, e dei suoi viaggi, ma soprattutto del suo viaggio... Potete visionare l'intervista completa al seguente link: https://www.facebook.com/groups/659672326005402/permalink/1143701304269166/
2025-07-25

Aggiornamento

In soli due giorni dall'inizio del crowfunding (22/07/25) abbiamo raggiunto l'obiettivo di 200 preordini! Che cosa vuol dire? Che, grazie a questo e a tutti coloro che hanno già pre-ordinato, Fino Al Fondo sarà pubblicato da BookaBook e, dopo la fase di editing con il loro team, sarà disponibile in tutte le librerie fisiche ed online del circuito Messaggerie Libri.

Commenti

  1. Chiara Boniardi

    Fino al Fondo è un romanzo che parla di vita, paura e rinascita con una delicatezza rara, e lo fa attraverso una scrittura intima e coinvolgente dove Chiara Greco ci porta all’interno un viaggio che è allo stesso tempo geografico ed emotivo, capace di toccare corde profonde senza mai annoiare.
    La protagonista ci accompagna quindi in un percorso di ricerca personale, tra legami familiari, domande sospese e scoperte inattese, mostrando come anche il dolore e le fragilità possano diventare strumenti di crescita. Lo stile è diretto, emozionale e poetico, con immagini potenti che restano impresse a lungo dopo la lettura.
    Un libro quindi, che non si limita a raccontare, ma invita chi legge a riflettere sul senso del tempo e sul coraggio di scegliere la vita fino in fondo e quindi consigliato a chi ama le storie autentiche, capaci di emozionare e dare speranza.
    Un romanzo intenso e luminoso, che merita di essere letto e custodito quindi preordinarlo significa regalarsi un viaggio unico e sorprendente.

  2. Isabella Sindaco

    Mi è bastato leggere la sinossi per capire che è un libro straordinario che tocca argomenti delicati. Sono certa che mi toccherà il cuore. Tantissimi in bocca al lupo, Chiara, per un grande successo che sicuramente meriti.

  3. (proprietario verificato)

    Sono una dei pochi a essere privilegiata a leggere il tuo libro in anteprima. Dall’inizio del libro le emozioni si sono sovrastate così intensamente da farmi piangere di emozione ad ogni pagina, sembrava di essere dentro la protagonista, di leggere le sue sofferenze, le sue battaglie, le sue conquiste. E’ raro riuscire a mettersi così a nudo, viaggiare per la trasformazione personale, per la propria evoluzione. Ogni posto raccontato mi faceva viaggiare nella mente, descritto nei dettagli così precisi da sentire quasi il profumo, guardare con gli occhi di Luna…e non è certo così scontato riuscire a catturare così il lettore, da farlo pienamente immedesimare e farlo entrare nella storia. Arrivare a guadagnarsi la libertà di essere fa la differenza , perché questo vuol dire amarsi . La descrizione di essere presente con il tutto , un unica sola cosa con i mondo, la presenza in ogni luogo di angeli umani, e l’intuito di dire subito si ad ogni invito e aiuto ricevuto. Questo connettersi con loro e questa fiducia nell’essere umano che dovrebbe essere scontato ma che purtroppo non lo è per tutti.
    In questo libro sei un eroina per te e per tutti coloro che ti leggeranno con il cuore aperto, e credo che il messaggio che dai non è solo il cambiamento ma il coraggio, attraverso un viaggio di guardare in faccia le emozioni più profonde dell’anima che vengono fuori fino a liberarsi dal fondo, per ritrovare se stessi.
    Un viaggio verso se stessi attraverso questo meraviglioso cammino chiamato vita.

  4. (proprietario verificato)

    Ho avuto il privilegio di poter leggere questo libro in anteprima e vi assicuro che viaggerete non solo con la fantastica per tutto il Sud America ma anche e soprattutto con il cuore!!! Diventerete un tutt’uno con i pensieri e le emozioni della protagonista tanto che le sue sfide diventeranno le vostre. Super consigliato!!!

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Chiara Greco
È nata a Brindisi nel 1994. Nel corso della sua vita ha vissuto a Torino, Barcellona, Córdoba (Argentina), Colleferro e Odense. Attualmente risiede a Saragozza, in Spagna, dove lavora come ingegnere. La passione per i viaggi la accompagna nella vita sia professionale sia personale. Ha visitato più di quaranta Paesi, sempre con uno zaino in spalla, una penna e un libro tra le mani. La scrittura è una costante fin da quando ha memoria, e “Fino al fondo” rappresenta il suo esordio letterario.
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