Il mio viaggio nel mondo digitale non è iniziato in un moderno laboratorio di cybersecurity, ma nel silenzio elettrico degli anni ’70. Chi, come me, ha vissuto l’era dei primi Commodore, sa che l’informatica in quegli anni era un atto di fede e di pura logica. Non c’erano interfacce grafiche a nascondere il funzionamento della macchina; c’eravamo noi, un manuale e quel cursore lampeggiante che sembrava sfidarci a capire come i segnali elettrici diventassero istruzioni.
Da quei primi listati in BASIC, ho attraversato ogni “era geologica” del silicio. Ho visto nascere e morire sistemi operativi, ho assistito all’esplosione di Internet quando i modem gracchiavano a 56kbps e ho seguito l’evoluzione di Windows, dalla leggendaria versione 3.1 fino alle architetture blindate di Windows 11, senza mai abbandonare la potenza chirurgica di Linux.
Perché scrivere questo libro ora? Perché dopo quarant’anni passati “sotto il cofano”, mi sono reso conto che oggi più che mai serve un approccio forense. Più la tecnologia diventa semplice per l’utente, più diventa stratificata e complessa per chi deve proteggerla. La Digital Forensics è il culmine di questo percorso: è l’arte di ricostruire la verità partendo dai frammenti, fondendo la mentalità dell’hacker con il rigore dell’investigatore scientifico.
CAPITOLO 1: L’ARCHEOLOGIA DEL BIT
Ogni azione digitale lascia una traccia. Anche quando un utente cancella un file o un hacker ripulisce i log di sistema, la fisica dei dati oppone resistenza. Il computer è il testimone più onesto che esista: non dimentica, al massimo nasconde.
Fare Hacking Forensic significa smettere di guardare lo schermo come un insieme di icone e iniziare a vederlo come un oceano di dati strutturati. Significa saper leggere un file di log come un antico papiro, cercando l’anomalia, l’errore, il battito di ciglia digitale che rivela l’intruso.
Il Primo Principio: La Catena di Custodia
In ambito forense, la tecnica è nulla senza la procedura. Se una prova digitale viene alterata, anche di un solo bit, perde ogni valore legale. Per questo, il primo strumento di un investigatore non è un software, ma l’algoritmo di Hashing (come lo SHA-256). Ogni reperto deve essere “cristallizzato”: un’impronta digitale che garantisca che ciò che analizziamo oggi è esattamente ciò che abbiamo prelevato dalla scena del crimine.
CASO STUDIO: ANATOMIA DI UN ATTACCO RANSOMWARE
Per capire come lavora un analista, analizziamo uno scenario critico: un’azienda colpita da Ransomware.
1. L’Incidente e il Panico Lunedì mattina, ore 08:30. I dipendenti non riescono ad aprire i file sul
server. Le estensioni sono cambiate in .locked e sul desktop campeggia la richiesta di riscatto. La prima reazione è spegnere tutto. Errore fatale. Spegnere la macchina distrugge la memoria RAM, dove risiedono le prove più fresche e, talvolta, le chiavi di cifratura stesse.
2. Acquisizione della RAM (Memoria Volatile) Utilizzando strumenti come Volatility Framework, l’analista estrae il “presente” della macchina. Nella RAM cerchiamo i processi iniettati. Un processo legittimo come svchost.exe che comunica con un IP sospetto nell’Est Europa è la nostra “pistola fumante”. Analizzando i dump di memoria, possiamo spesso recuperare i comandi PowerShell eseguiti dall’attaccante per disabilitare le difese.
3. Ricostruzione della Timeline (MFT Analysis) Attraverso l’analisi della Master File Table (MFT), ricostruiamo il momento esatto dell’infezione. Incrociando questi dati con i log di sicurezza (Event ID 4624), scopriamo che l’accesso è avvenuto sabato notte tramite una connessione RDP (Remote Desktop) compromessa. L’attaccante ha agito indisturbato per 48 ore prima di lanciare lo script di cifratura finale.
4. Esfiltrazione e Doppia Estorsione L’analisi forense della rete rivela che, prima di cifrare, l’hacker ha caricato 50GB di dati su un server cloud esterno. Questa è la “doppia estorsione”: non solo i dati sono criptati, ma sono stati rubati. Senza un’analisi forense accurata, l’azienda non saprebbe mai quali segreti industriali sono finiti nelle mani della concorrenza.
GLOSSARIO PER L’INVESTIGATORE DIGITALE
Per muoversi in questo mondo, è necessario padroneggiare il linguaggio tecnico. Ecco i termini fondamentali che troverete approfonditi nel manuale:
· Artifact (Artefatto): Qualsiasi traccia lasciata nel sistema operativo come conseguenza di un’azione dell’utente o del software (es: una chiave di registro, un file Prefetch, un cookie del browser).
· Anti-Forensics: L’insieme delle tecniche utilizzate dai criminali per nascondere o distruggere le prove (cifratura, wiping dello spazio libero, manipolazione dei timestamp).
· Chain of Custody (Catena di Custodia): La documentazione cronologica che mostra il sequestro, il controllo, il trasferimento e l’analisi del reperto digitale.
· Dump: La copia bit-a-bit del contenuto di una memoria (RAM o Disco Fisso) per l’analisi offline.
· Hashing: Funzione matematica che genera una stringa univoca (impronta) partendo da un file. Se il file cambia, l’hash cambia. Fondamentale per l’integrità della prova.
· Live Analysis: L’analisi condotta su un sistema ancora acceso e funzionante, essenziale per catturare dati volatili e connessioni di rete attive.
· MFT (Master File Table): Il “database” del file system NTFS (Windows) che contiene metadati su ogni file e cartella nel volume. È la miniera d’oro per ricostruire la cronologia delle azioni.
· Slack Space: Lo spazio inutilizzato in un settore del disco tra la fine di un file e la fine del blocco fisico. Spesso usato dai malware per nascondere porzioni di codice.
· Write Blocker: Un dispositivo hardware o software che impedisce qualsiasi scrittura sul supporto originale durante la fase di acquisizione, garantendo che i dati non vengano alterati.
CONCLUSIONE DELL’ANTEPRIMA
In questo libro non troverete solo tutorial su come usare un programma. Gli strumenti cambiano: quelli che usavo negli anni ’90 oggi sono nei musei, e Windows 11 tra dieci anni sarà preistoria. Ciò che non cambia è il metodo.
Vi insegnerò a ragionare come un sistema operativo e a pensare come un attaccante. Imparerete a unire i puntini tra un log di rete, una chiave di registro e un frammento di memoria. Perché nel mondo digitale, la verità non scompare mai del tutto: aspetta solo qualcuno che sappia come andare a prenderla.
Benvenuti nella trincea dei bit.
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