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Il brusio dell’abisso

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Consegna prevista Novembre 2026
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Un esorcista tormentato. Un’antica divinità impazzita. Una scelta impossibile.
Padre Pedro de la Fuente ha ucciso un’innocente. Venticinque anni fa, credendola posseduta, eseguì un esorcismo che le costò la vita. Ora il Vaticano lo invia a Taos, New Mexico, dove un misterioso “brusio” sta facendo impazzire l’intera città.
Quello che scopre cambia tutto: sotto le montagne dorme Uktena, il Grande Serpente Cornuto, un Antico guardiano della natura corrotto da millenni di prigionia. Non è un demone da distruggere. È una vittima da guarire.
Ma Uktena non è solo. Nel mondo, centinaia di Antichi si stanno risvegliando. E Pedro dovrà scendere nell’abisso dell’Oceano Pacifico per affrontare Cthulhu stesso.
Perché alcuni mostri meritano una seconda possibilità.
Anche se significa rischiare tutto.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché sono stanco di storie dove i mostri sono solo mostri. Viviamo in un’epoca che ha disperatamente bisogno di sfumare i confini tra bene e male, di capire che anche ciò che ci spaventa potrebbe, un tempo, essere stato qualcosa di diverso. Qualcosa che meritava compassione prima che la paura ci spingesse a imprigionarlo. “Il Brusio dell’Abisso” nasce da una domanda semplice ma inquietante: E se i mostri delle nostre leggende fossero vittime?

ANTEPRIMA NON EDITATA

“Ho ucciso una ragazza innocente,” disse Pedro, e le parole gli bruciarono la gola come vetro tritato. “Ho creduto che fosse posseduta. Ho eseguito l’esorcismo. Ma mi sbagliavo, Eminenza. Era solo malata. Schizofrenia, dissero i medici dopo. E io l’ho…”

“Hai seguito il protocollo,” lo interruppe di nuovo Baldini, ma questa volta la sua voce era più gentile, quasi supplichevole. “I segni erano tutti lì. Parlava in aramaico, conosceva segreti che non avrebbe potuto sapere, mostrava forza sovrumana. Tutti i test indicavano una possessione demoniaca.”

“Eppure era solo una ragazza malata che ho tormentato fino alla morte,” sussurrò Pedro, le lacrime che aveva trattenuto per anni finalmente minacciando di cadere. “L’ho legata. L’ho aspersa di acqua santa fino a ustionarle la pelle. L’ho costretta a digiunare per giorni. E quando il suo cuore ha ceduto, ho visto la verità nei suoi occhi morenti. Non c’era nessun demone. Non c’era nulla di soprannaturale. Solo una ragazza spaventata che supplicava di essere aiutata e un prete arrogante che era così sicuro di combattere il male da non riconoscere la semplice sofferenza umana.”

Baldini attraversò la stanza e mise una mano sulla spalla di Pedro. Il gesto era paterno, ma non poteva cancellare il peso che Pedro portava.

“È per questo che devi andare a Taos,” disse il Cardinale con dolcezza. “Non per redimerti. Non per salvare la tua anima, quella è tra te e Dio. Ma perché solo qualcuno che ha sofferto come hai sofferto tu, qualcuno che ha visto il vero costo dell’errore, può affrontare quello che c’è là fuori con la giusta umiltà. Gli altri esorcisti sono andati con certezza. Tu andrai con il dubbio. E forse, solo forse, è il dubbio che ti salverà.”

Pedro guardò il vecchio Cardinale, cercando di capire se credeva veramente alle sue parole o se stava solo razionalizzando l’invio di un prete già compromesso verso un destino orribile.

“Quando parto?” chiese infine, con voce piatta.

“Domani all’alba. Un volo privato ti porterà ad Albuquerque. Da lì avrai un’auto. Il vescovo locale è stato informato, ma solo in termini vaghi. La copertura ufficiale è che stai conducendo uno studio sociologico sull’impatto dei fenomeni acustici non spiegati sulle comunità rurali.”

Baldini tornò alla scrivania ed estrasse un’altra busta, questa volta non sigillata. “Qui troverai tutti i dettagli logistici. Hotel prenotato, contatti locali, accesso ai fascicoli medici delle vittime. C’è anche…” esitò, “…un numero di emergenza. Se la situazione diventa ingestibile, se senti che stai perdendo il controllo, chiamalo. Invieremo una squadra di contenimento.”

“Contenimento,” ripeté Pedro, sapendo esattamente cosa significava quel termine. Una squadra che sarebbe arrivata non per salvarlo, ma per assicurarsi che qualsiasi cosa fosse successa a Taos non si diffondesse. E se necessario, per eliminare lui stesso.

“Hai ventiquattr’ore per prepararti,” disse Baldini, e nella sua voce c’era una finalità che indicava che il colloquio era terminato. “Usa questo tempo saggiamente. Prega. Confessati. Fai testamento, se non l’hai già fatto.”

Pedro si alzò, prendendo entrambe le cartelle. Si diresse verso la porta, ma si fermò sulla soglia.

“Eminenza,” disse senza voltarsi, “se non torno, se il brusio mi prende come ha preso gli altri, voglio che lei sappia che la considererò la mia giusta punizione. Per María.”

“Pedro,” disse Baldini, usando il suo nome di battesimo per la prima volta in anni, “se il brusio ti prende, non sarà una punizione. Sarà solo un’altra tragedia in un mondo già troppo pieno di esse. Combatti. Per María, se necessario. Ma combatti.”

Pedro annuì e uscì, le cartelle strette contro il petto come uno scudo inadeguato contro l’oscurità che lo aspettava.

Mentre attraversava di nuovo i corridoi del Vaticano, ora completamente deserti nell’ora più nera della notte, Pedro sentì qualcosa cambiare dentro di lui. Una determinazione fredda, dura come il ghiaccio, sostituì la paura e il rimorso. Forse Baldini aveva ragione. Forse il suo dubbio, la sua consapevolezza di quanto facilmente si potesse sbagliare, sarebbe stata la sua arma contro qualsiasi cosa producesse il brusio di Taos.

O forse stava semplicemente razionalizzando il suo inevitabile cammino verso la dannazione.

Tornò nella sua piccola stanza spartana nel dormitorio dei sacerdoti visitatori. Le pareti spoglie, un letto singolo, un crocifisso, un inginocchiatoio consumato. Questa era stata la sua casa per gli ultimi sei mesi, da quando era tornato da un esorcismo particolarmente difficile in Romania. Ma non si era mai sentito a casa.

Si inginocchiò davanti al crocifisso, le mani giunte, ma le parole della preghiera non vennero. Guardò il volto sofferente di Cristo sulla croce e si chiese, non per la prima volta, se anche Dio dubitasse a volte delle Sue decisioni. Se guardasse l’umanità e si chiedesse se avesse fatto la cosa giusta creandoli.

“Perdonami,” sussurrò finalmente, ma non sapeva se stava chiedendo perdono per quello che aveva fatto o per quello che sapeva di essere ancora capace di fare.

Fuori, la nebbia si addensava, avvolgendo il Vaticano in un abbraccio freddo e umido. Da qualche parte nel mondo, a Taos, New Mexico, il brusio continuava. Un suono costante, ipnotico, che nessuno strumento poteva misurare accuratamente, che nessuna mente poteva comprendere pienamente.

E in quel suono, antiche cose si agitavano, svegliandosi da sogni lunghi millenni.

Pedro non dormì quella notte. Rimase inginocchiato fino all’alba, recitando preghiere senza parole, preparandosi per una battaglia che sapeva avrebbe potuto non vincere.

Quando i primi raggi del sole filtrarono attraverso l’unica finestra della sua stanza, illuminando il crocifisso con una luce dorata, Pedro si alzò. Le sue ginocchia protestarono, ma lui le ignorò. Aveva sofferto dolori molto peggiori.

Preparò la sua valigia con cura metodica. Abiti civili per non attirare attenzione. La sua stola viola, consumata da innumerevoli esorcismi. Un’ampolla di acqua santa dal Giordano. Un rosario benedetto da Papa Giovanni Paolo II. Gli oli sacri. Il Rituale Romano, l’antica guida agli esorcismi della Chiesa.

E, nascosta sul fondo, una cosa che nessun esorcista avrebbe dovuto possedere: una piccola bottiglia di laudano, abbastanza per uccidere un uomo in pochi minuti.

La sua via d’uscita, se le cose diventassero troppo orribili. Se sentisse la sua mente spezzarsi come quelle degli altri esorcisti. Meglio una morte rapida per sua mano che diventare uno strumento del male.

L’auto lo aspettava nel cortile interno del Vaticano. L’autista, un laico che lavorava per la Congregazione, non disse una parola durante il viaggio verso l’aeroporto. Pedro apprezzò il silenzio. Gli dava tempo di pensare, di prepararsi mentalmente per quello che lo aspettava.

All’aeroporto, un jet privato era pronto sulla pista. Piccolo, discreto, senza insegne che lo collegassero al Vaticano. Pedro salì a bordo, salutando brevemente i due piloti. L’interno era spartano ma confortevole. Due file di sedili in pelle, un piccolo bagno, un minibar che Pedro sapeva di non dover toccare. L’alcol e l’esorcismo non si mescolavano bene.

Durante il lungo volo transatlantico, Pedro studiò i fascicoli che Baldini gli aveva dato. Ogni caso era documentato con un dettaglio ossessivo. Le vittime venivano da tutti i ceti sociali.

Uomini, donne, bambini. Ricchi, poveri. Credenti, atei. Nessun modello apparente tranne uno: tutti vivevano o lavoravano a Taos o nell’area circostante.

C’era qualcosa nel brusio stesso. Qualcosa che non era solo un suono, ma… Cosa? Un segnale? Una chiamata? Un contagio acustico che infettava le menti deboli?

No, pensò Pedro. Non erano deboli. Michael Thornton era un ingegnere rispettato. Sarah McKenzie aveva insegnato per quarant’anni. Padre O’Brien era un esorcista con vent’anni di esperienza. Queste non erano persone fragili spezzate dalla suggestione. C’era qualcosa di reale, di tangibile, che li stava attaccando.

Mentre il jet attraversava l’Atlantico, Pedro si addormentò finalmente, esausto dalla notte insonne. E nei suoi sogni, come sempre, c’era María.

María con i suoi lunghi capelli neri e i suoi occhi scuri che brillavano di fede. María che lo aveva guardato con tale fiducia quando lui era arrivato a Puebla, chiamato dalla sua famiglia per aiutarla. María che aveva supplicato mentre lui la legava al letto, che aveva pianto mentre lui pronunciava le preghiere dell’esorcismo, che aveva urlato quando l’acqua santa le bruciava la pelle delicata.

2026-03-03

Aggiornamento

2026-03-03

Aggiornamento

https://studio.youtube.com/channel/UCJQpeC3BIJ4_VUDuCHD-pVg Un esorcista tormentato da un errore mortale deve guarire antiche divinità impazzite invece di distruggerle, scoprendo che anche i mostri più terrificanti meritano redenzione.

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M.G. Kairon
M.G. Kairon è un autore italiano di horror teologico e fiction soprannaturale. Affascinato dall'intersezione tra fede, folclore e paura primordiale, esplora temi di redenzione attraverso le lenti del terrore cosmico. Il Brusio dell'Abisso è un romanzo, nato dall'ossessione per il mistero reale del Taos Hum e la domanda: "E se i mostri delle leggende fossero solo vittime dimenticate? Questa curiosità lo ha portato a viaggiare estensivamente, visitando siti archeologici e consultando esperti in campi che spaziano dall'egittologia alla fisica quantistica. Quando non scrive, M.G. Kairon collabora con documentaristi e ricercatori indipendenti, esplorando i confini tra storia ufficiale e teorie alternative con mente aperta, ma scettica.
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