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Il Settimo Bambino

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Consegna prevista Dicembre 2026

A Riverton c’è un luogo che dovrebbe proteggere. Un collegio rispettato, simbolo di ordine e disciplina. Quando iniziano a emergere incongruenze e sparizioni, l’agente dell’FBI Evelyn Carter viene chiamata a indagare. Ciò che trova non è solo un enigma da risolvere. Ma dietro una facciata impeccabile si nasconde un sistema di silenzi e paure. In questo fragile equilibrio, la paura non è solo individuale, è collettiva. Perché a volte il pericolo non arriva dall’esterno, ma bensì dall’interno, cresce, si nutre, aspetta. Più Evelyn si avvicina alla verità, più comprende che il male non ha bisogno di nascondersi, basta che tutti scelgano di non guardare. “Il Settimo Bambino” è un thriller psicologico e inquietante, che scava nei luoghi che dovrebbero farci sentire più al sicuro e nella scelta che facciamo di non vedere.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per indagare il volto invisibile del potere: quello che non minaccia apertamente, ma condiziona, intimorisce, piega le volontà e diventa una forma di terrore silenzioso. Mi affascinava mostrare come possa creare dipendenza e paura. Voglio raccontare come riesca a soggiogare, a convincere le persone che tacere sia più sicuro che opporsi. E cosa accadrebbe quando qualcuno decide di spezzare quell’equilibrio. “Il Settimo Bambino” esplora proprio questo confine.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Nel cuore sconfinato del Kansas, dove le vaste praterie si confondono con boschi oscuri e silenziosi, sorge Riverton, una cittadina apparentemente tranquilla, ma intrisa di mistero. A pochi chilometri dai centri urbani, laria è pregna di un inquietante silenzio, interrotto solo dal sussurro del vento tra gli alberi e dallo scricchiolio delle vecchie case che costeggiano le strade solitarie. I lampioni proiettano ombre lunghe su di un asfalto consumato, e il ticchettio delle insegne al neon è lunico segno di vita nelle ore più buie.

In un angolo appartato di questo paesaggio, una villa imponente domina lorizzonte, arroccata su una collina come un guardiano silenzioso. Un tempo residenza di una delle famiglie più influenti della zona, oggi il Collegio Blackwell si erge con la sua facciata e le sue finestre, simili a occhi che scrutano chiunque osi avvicinarsi. La struttura, ristrutturata e trasformata in una scuola d’élite, brilla di prestigio e raffinatezza. Nei corridoi risuonano voci educate e passi misurati, il rigore accademico scandisce il tempo come il ticchettio di un metronomo. Ma, sotto questa patina di eccellenza, il passato sembra ancora trattenere il respiro. Si dice che i muri del collegio abbiano memoria, che le sue fondamenta siano impregnate di storie e segreti che nessuno osa svelare.

Le foreste circostanti, dense e misteriose, avvolgono il collegio in un abbraccio ovattato. I sentieri che si snodano tra gli alberi sono stati a lungo dimenticati, coperti dal muschio e dalle radici che si intrecciano come dita scheletriche. Chiunque si avventuri tra quegli alberi giura di sentire sussurri, voci flebili che sembrano appartenere a qualcuno o qualcosa che non dovrebbe esistere. Il crepuscolo trasforma il paesaggio in un mosaico di luci, alimentando la sensazione che, sotto la superficie di questo luogo rinomato, si celino verità, che non vogliono essere scoperte.

Mentre la notte avanza e le luci nelle case si spengono una dopo laltra, il velo del mistero si infittisce. Nessuno parla apertamente del Collegio Blackwell. Nessuno si sofferma troppo a lungo a osservarlo. La cittadina di Riverton sembra accettare la sua esistenza con la rassegnazione di chi sa, ma preferisce dimenticare. Eppure, il passato non rimane sepolto per sempre.

È in questo scenario carico di enigmi e presagi che entra in scena Evelyn Carter, detective dellFBI, una donna che ha imparato a combattere contro il buio, dentro e fuori di sé. Nota per la sua implacabile dedizione ai casi di sparizioni, Evelyn ha fatto della ricerca della verità la sua unica ragione di vita. Ma non è solo il lavoro a spingerla: il dolore della perdita del marito e del figlio la perseguita come unombra, un vuoto che nessuna indagine potrà mai colmare.

E ora il caso del Collegio Blackwell lha richiamata in un luogo che sembra pulsare di una vita propria, un luogo in cui le regole della logica sembrano vacillare. Le sparizioni non sono semplici coincidenze. Ogni indizio, ogni dettaglio insinua una verità inquietante, una scia di eventi che si ripetono ciclicamente, come un rituale di cui nessuno osa parlare.

Ciò che Evelyn non sa è che questa indagine sarà diversa da tutte le altre. Qui non è solo una detective in cerca di risposte. Qui, senza saperlo, si sta inabissando in incubo senza fine.

Capitolo 1

Evelyn carter

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Il suono della matita che graffiava il taccuino era lunico rumore nella stanza. La luce soffusa della lampada illuminava lufficio della dottoressa Margaret Reynolds, una piccola oasi di quiete tra le fredde pareti delledificio federale. Laroma del tè appena versato si mescolava allodore della carta e dellinchiostro, un profumo familiare che avrebbe dovuto avere un effetto rassicurante. Evelyn Carter fissava il soffitto, le braccia incrociate sul petto, aspettando che la sua ora settimanale di terapia giungesse alla fine.

«Hai dormito?» chiese la psicologa, alzando lo sguardo dal suo taccuino.

Evelyn abbassò lentamente lo sguardo, osservando per un attimo la tazza di tè sulla scrivania. Il liquido ambrato era ormai freddo, segno che non aveva nemmeno provato a berlo.

«Qualche ora.» rispose Evelyn.

«Incubi?» disse la Dott.ssa Reynolds.

Evelyn non rispose subito. Incubi non era la parola giusta. Più che sogni, erano frammenti di una notte che non sarebbe mai riuscita a cancellare. E non lo voleva soprattutto. Mentre era distesa sul lettino, quei ricordi si fecero largo nella sua mente.

Quelle immagini erano così nitide…

La pioggia cadeva incessante,

le luci dei fari illuminavano la strada deserta.

Suo figlio sul sedile posteriore,

addormentato con la testa appoggiata al finestrino.

Poi lo schianto.

Un lampo accecante.

Le grida di suo marito.

Il respiro spezzato di suo figlio.

Poi il silenzio.”

Il bracciale dargento di Michael suo figlio, sporco di sangue, era stato lunica cosa che aveva trovato quando si era trascinata fuori dallauto. Laveva stretto fino a farsi male, fino a sentire il metallo conficcarsi nel palmo, come se il dolore potesse riportarli indietro.

Evelyn abbassò lo sguardo sul polso, dove lo stesso bracciale ora lavvolgeva. Era lunica cosa che le era rimasta di lui.

«Dott.ssa Reynolds,» disse infine, ignorando la domanda, «Sto bene.»

La psicologa sospirò, abituata alla resistenza della sua paziente.

«Evelyn, il tuo lavoro è già abbastanza difficile di per sé. Ma se continui a portarti dentro tutto questo dolore, finirai per crollare.» gli disse rassegnata.

Evelyn non rispose. Sapeva che le sedute non avrebbero cambiato nulla. Non avrebbe mai smesso di sentire il peso di quel giorno.

Un colpo alla porta la salvò da ulteriori domande. La voce del suo capo, James Holloway, risuonò dallaltro lato.

«Carter, abbiamo un caso.»

Margaret la guardò con unombra di disappunto. Evelyn si alzò, infilando la giacca dellFBI senza dire una parola. Uscendo, la menta era già spoglia, pronta per il prossimo caso.

Lufficio del Federal Bureau of Investigation di Quantico era in fermento quando Evelyn vi fece ritorno. Scrivanie ingombre di rapporti, telefoni che squillavano, agenti che passavano troppo velocemente con tazze di caffè e lodore di sigarette elettroniche che riempiva la stanza.

Alla sua postazione, il collega Ryan Mitchell la salutò con un cenno.

«Novità?»

«Holloway mi vuole nel suo ufficio.»

Ryan alzò un sopracciglio. «Se ti chiama di persona, devessere un caso qualcosa di grosso.»

Evelyn scrollò le spalle e si diresse lungo il corridoio. Bussò due volte prima di entrare.

Holloway sedeva dietro la scrivania, con la solita espressione tesa. Davanti a lui cera un fascicolo aperto.

«Abbiamo un problema, Carter,» esordì Holloway, senza preamboli. «Collegio Blackwell, Riverton. Sei sparizioni nellultimo anno. Nessuna traccia, nessun indizio. Un vero e proprio mistero.»

Evelyn notò le foto: bambini. Prese il fascicolo e iniziò a sfogliarlo.

Sei bambini nellultimo anno, tutti di famiglie benestanti, in circostanze del tutto inspiegabili.

Nel mentre Holloway aggiunse:

«Abbiamo William, 8 anni, scomparso senza lasciare traccia; Alex, 7 anni, che non si è presentato per una gita scolastica; Nicholas, 9 anni, scomparso mentre giocava nel cortile del collegio; Emma, 10 anni, svanita durante un evento sportivo; Sophia, 8 anni, che scomparve misteriosamente mentre era con i suoi compagni.

In ogni caso, ogni bambino sembra essersi dissolto nel nulla, come se il tempo e lo spazio avessero inghiottito ogni traccia della loro esistenza.»

Piccoli volti destinati a restare solo immagini di unindagine apparentemente senza uscita.

Evelyn sollevò lo sguardo.

«Perché me?»

Holloway intrecciò le dita.

«Perché tu sei la migliore nei casi di sparizioni.»

Fece una pausa, poi spinse verso di lei un altro fascicolo, più vecchio, con una serie di ritagli di giornale e rapporti investigativi risalenti a diversi anni prima. Evelyn lo aprì lentamente, scorrendo i documenti con attenzione.

Ogni ventisette anni, stesse dinamiche, sette bambini in un anno. Nessuna spiegazione, nessuna traccia.

«Ne sparirà un settimo e questa non è la prima volta.» Holloway decisamente serio.

Evelyn aggrottò la fronte. «Cosa intendi?»

Holloway indicò un ritaglio di giornale con il titolo Dicembre 1968, Riverton, Kansas: sette bambini scomparsi, nessuna traccia”. Il nome Collegio Blackwell appariva più volte nel documento.

«Ventisette anni fa, la stessa identica cosa. Sette bambini. 2022,1995,1968 terza volta consecutiva, e chissà quante altre volte, il fascicolo non è completo. Stesso collegio. Stessa dinamica. Stesso mistero.»

Ma fu la pagina successiva a farle mancare il respiro.

Unaltra foto. Un altro nome.

Michael Carter – 9 anni. Scomparso un mese fa. Il sesto bambino scomparso, ottobre 2022.

Il cuore le martellò nel petto. Un gelo innaturale le avvolse la pelle. Lo stesso nome. Lo stesso identico nome di suo figlio.

Le dita si strinsero attorno ai bordi del fascicolo. Una coincidenza? No. Evelyn non credeva alle coincidenze.

La sua mente corse veloce, ogni istinto le diceva che questa non era una semplice indagine.

Chiuse lentamente il fascicolo, controllando la propria reazione. Guardò Holloway negli occhi.

«Quando parto?».

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Giovanni Giomaro
Giomaro Giovanni, classe 1992, nasce a Verona, vive a Roma e da anni coltiva la passione per la narrativa thriller e horror.
Ha iniziato a scrivere storie incentrate sulla tensione psicologica e i misteri irrisolti, sviluppando uno stile visivo e cinematografico, con forte attenzione alle atmosfere e alla costruzione dei personaggi.
Le sue influenze spaziano da Stephen King a J. Deaver, H.P. Lovecraft, Clive Barker e Agatha Christie. Coltiva da sempre
un profondo interesse per il cinema d’autore, tra essi figurano Lanthimos, Ari Aster,
Lars von Trier, e altri registi che hanno saputo esplorare il lato più disturbante, surreale e simbolico della mente. Queste ispirazioni cinematografiche si riflettono nel suo stile narrativo, visivo, atmosferico e di tensione emotiva.
Il Settimo Bambino è il suo primo romanzo, parte di un progetto narrativo più ampio.
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