ANTEPRIMA NON EDITATA
“Ciao! Disturbo?”
Così cominciò tutto.
Durante i due anni precedenti a quell’istante Ben non sapeva più nemmeno lui stesso chi e cosa fosse.
Un uomo separato, sposato ma separato in casa, o nessuno dei due. Ormai gli era rimasto solo il suo lavoro di grafico pubblicitario “mancato” e il suo vero amore. Sua figlia. Una splendida bambina di 6 anni di nome Alison nata dal matrimonio con Sandra. Un matrimonio che stesso lui aveva definito inaffondabile fino a due anni prima.
Ma affondò e come.
Successe nel momento in cui scoprì che sua moglie lo tradiva, come affermava lui “indirettamente”.
Era questo il termine che usava.
Si perché scoprì senza volerlo una chat con un altro uomo molto compromettente e che lasciava poche possibilità di essere travisata in qualche modo.
Da quel preciso istante, dal momento nel quale lesse quelle parole, la sua vita cambiò sotto molti aspetti.
Quello spiacevole aneddoto della sua vita lo costrinse a ragionare e rivalutare tutto ciò che lo circondava.
Ben era un uomo semplice. Aveva trentotto anni, una corporatura normale. Era alto un metro e settanta circa.
Si considerava più basso della media.
Molti invidiavano i suoi capelli di ricci, le sue labbra carnose, gli occhi castani e molto espressivi.
Ma nonostante non fosse, a detta di tutti un brutto uomo, continuava a non piacere ai suoi stessi occhi.
Nei dieci anni precedenti aveva ulteriormente perso fiducia in sé stesso, anche a causa di chi gli stava accanto. Non si era mai sentito capito ed accettato fino in fondo per ciò che era. Si sentiva solo giudicato per ciò che non riusciva a dare.
Cercava in ogni modo di farsi accettare compiendo anche azioni che andavano contro la propria volontà e la sua natura, solo per apparire migliore e compiacere chi non lo accettava per come era.
Ma quella scoperta gli fece finalmente aprire gli occhi. Decise di cominciare col prendersi un pò più di cura di sé, curando l’aspetto fisico, un po’ il look, e a poco a poco cominciò anche a vedere i primi cambiamenti.
A cominciare dall’aspetto. I suoi capelli ricci cominciavano ad apparire così come lui avrebbe sempre voluto portarli.
Ma forse erano sempre stati come lui voleva, ma non riusciva a vederli. Decise insomma di prendere finalmente la sua vita in mano. Di prendere tutte le decisioni che andavano prese, ed assumersi tutte le responsabilità e le conseguenze di tali scelte.
Sarebbe stato difficile, ma doveva quanto meno provarci. Era già tardi.
Al messaggio “ciao! Disturbo?”
contro ogni aspettativa rispose lei. Miriam. Era quasi ora di andare a letto. Non si aspettava che lei rispondesse quasi subito.
“Sera! come va?” scrisse.
Il destino volle che anche lei quella sera bazzicava in quella chat dove Ben ci era entrato soprattutto per capire da cosa fosse stata attratta l’ormai ex moglie, ed anche, in fin dei conti, per ricambiarla con la stessa moneta.
Dove lo avrebbe portato quel semplice saluto?
Miriam si trovava lì perché sua cugina, le aveva chiesto di entrare in quella chat per cercare di scoprire se il fidanzato, che era solito scriversi con altre donne a sua insaputa, avesse contatti con altre donne. Per questo motivo chiese a Miriam di fingersi una donna interessata al suo fidanzato.
E invece, forse la curiosità, o stesso la noia, la spinsero a rispondere al saluto di Ben.
La situazione di Miriam non era semplice ne dal punto di vista coniugale, né da quello familiare. Quella sera si ritrovò, a quarant’anni a scriversi con uno sconosciuto separato ma che viveva ancora a casa con la ex, e che chissà quanti altri problemi poteva avere.
Ed oltre tutto, era anche più piccolo di lei.
Infatti, alla domanda di Miriam
“come ti chiami e quanti anni hai?”
la risposta
“trentotto!” la lasciò inconsciamente delusa.
Ben lo capì quando lesse
“Ma sei piccolo… io ne ho quaranta!”
ma ebbe comunque la sensazione che valesse la pena continuare con quello scambio di messaggi.
Mentre si scrivevano, lui cercava di immaginarla.
Nella sua mente la vedeva alta un po’ meno di lui, e con un gran bel fisico da poter abbracciare.
Si, perché per entrambi era più importante un bell’abbraccio, che un bacio di circostanza.
Ben riusciva solo ad associare altezza e corporatura, e non che Miriam era davvero una bella donna dentro e fuori.
Non riuscì ad immaginare subito il color nocciola dei suoi occhi tanto espressivi, ed i lineamenti sottili del suo volto. Miriam portava i capelli lunghi fino alle spalle e dello stesso colore dei suoi occhi. Nonostante la miriade di punti interrogativi che gli affollavano la mente, era curioso di sapere a cosa avrebbe portato quella breve conversazione.
Parlarono del più e del meno. Ben cercò di essere più trasparente possibile, scrivendo tutto o quasi di sé mentre era seduto sul divano di casa sua. A tenergli compagnia la luce della TV che illuminava poco lui e che lasciava in penombra il resto del salone arredato in stile moderno. La casa era vissuta, ma non appariva tanto accogliente. Era grande come piaceva a lui, ma aveva cominciato a sentirla come una prigione senza sbarre. La chat catturò completamente la sua attenzione.
“Sono separato da circa due anni e vivo ancora in casa con mia moglie e mia figlia.” Scrisse
Da subito notò la curiosità di Miriam in quanto incalzava nelle domande. Anche lei gli scriveva stando seduta sul divano da sola con le gambe tirate su. Anche casa di Miriam era arredata in stile moderno, ma contrariamente a quella di Nen, era molto più piccola. Miriam se ne prendeva cura in modo maniacale, ma nonostante ciò non l’aveva mai sentita davvero casa sua.
“Quanti anni ha tua figlia?”
“Ne compie sei anni a marzo.”
La sintonia tra i due fu subito evidente, e fu chiaro ad entrambi, quando nello stesso istante scrissero insieme
“Piccola!”
“E tu?”
digitò Ben.
“Nome? Sposata? separata? figli?”
“Mi chiamo Miriam. Ho due figli un maschio di venti anni, e una femminuccia di quattordici. Sono sposata da venticinque anni…che palle il matrimonio!”
Fu una frase da cui Ben ne trasse un piccolo di beneficio. Si, perché aveva voglia di innamorarsi, e di credere ancora nell’amore. In quella esclamazione intravide una potenziale remota possibilità di poter guardare altrove e dare ed avere attenzioni che aveva ormai dimenticato da tempo. Ma nello stesso tempo provò anche un po’ di delusione, perché fu portato a pensare anche che forse, se fosse nato qualcosa con qualcuno come Miriam, quest’ultima un giorno avrebbe potuto dire le stesse cose a qualcun altro stando con lui, visto che in quel momento era ciò che stava effettivamente facendo. La sua attuale situazione sentimentale gli aveva insegnato a non credere nell’amore e nelle donne.
Ma non si soffermò più di tanto e continuò la sua sfilza di domande per conoscere il più possibile chi c’era dall’altro lato del telefono.
“Di cosa ti occupi?”
lo anticipò Miriam.
Nel digitare il messaggio successivo Ben ci mise un po’ prima di rispondere. Non sapeva ancora se fosse stato il caso di essere completamente trasparenti, o mantenere per il momento un po’ di riserbo. In fondo non sapeva ancora con chi avesse a che fare. Ma scelse comunque la via della verità.
-“Sono un grafico pubblicitario.”
Nel brevissimo lasso di tempo tra la sua risposta e la domanda successiva di Miriam, Ben si rese conto che fremeva per leggere quanto prima il prossimo.
Anche lei fu subito incuriosita da come e cosa scriveva Ben. Cominciò a pensare che non era affatto male conversare con lui. Sentiva come se lo conoscesse da sempre.
Così, in qualche modo, cominciò anche lei ad aprirsi un po’ di più, e dopo la domanda di Ben
“Tu invece?”
“Adesso sono una casalinga e mamma a tempo pieno. Ho lavorato fino ad un mese fa, ma per ragioni che non ti sto nemmeno a spiegare ho dovuto lasciare.”
“Capisco.”
Entrambi, ancora una volta ebbero il sentore di avere una buona sintonia.
Entrambi pensarono e scrissero la stessa cosa.
“Figli?”
Ben sorrise pensando che forse Miriam era un po’ sbadata visto che un attimo prima le aveva parlato di sua figlia Alison.
Miriam rispose inviando un’emoticon con la faccina sorridente quando prima lui scrisse
“Te ne ho parlato adesso di mia figlia. Ha sei anni. Ricordi?”
“Giusto! Abbiamo scritto insieme la parola -P I C C O L A-.
Ricordò lei.
Continuarono a scriversi per altre due ore, dopodiché Miriam si congedò scrivendo:
“Adesso ti lascio, vado a te letto. Mi ha fatto piacere parlare con te.”
Ben non perse l’occasione per rispondere.
“Il piacere è stato tutto mio. Ti lascio il mio numero. Se ti va contattami. Potremmo scambiarci qualche parola quando e se ne avrai voglia.”
Uscirono insieme dalla chat.
Mentre Ben era intento a prepararsi per la notte, assorto nei pensieri della bella serata passata al telefono con Miriam, gli fu recapitato un messaggio.
Ma non poteva essere una notifica di un messaggio della chat dalla quale aveva appena fatto il log out. Il suono era diverso. Era un messaggio di whatsapp inviato da un numero sconosciuto.
“Eccomi… Notte.”
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