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La Terra dei Mir – La strada per l’Ovest

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Consegna prevista Ottobre 2026
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Tom non ha mai lasciato la Grampagna. Ma quando un’antica eredità — una spada e una gemma dal potere insondabile — ricade sulle sue mani, il giovane Ethrol è costretto a varcare la soglia di casa e inoltrarsi in un Mondo che credeva leggenda. Malaor, lo spettro tornato dall’oscurità, avanza per piegare Mairnë (il mondo) alla sua volontà, e i Nhom lo seguono come un’ombra inarrestabile.

Accanto agli amici Fil, Nil, Robil, Theo e a improbabili alleati incontrati lungo il cammino, Tom attraverserà città corrotte, laghi infestati, foreste viventi e regni dimenticati, inseguito da forze che vogliono annientarlo… o sedurlo. Perché il potere che custodisce non è solo un dono: è una tentazione che può spezzare anche il cuore più saldo.

In un mondo vasto e in guerra, amicizia e coraggio saranno l’ultima luce contro l’ombra. Ma ogni eredità nasconde segreti…

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro come fossi alla ricerca di un rifugio dalla monotonia quotidiana. Un rifugio costruito mattone dopo mattone, per ben 7 anni. Da una semplice storia d’avventura, compresi la necessità di creare una cornice al viaggio: geografia, popoli, cultura, lingue, passato. Perché una “semplice” storia deve essere inserita in un contesto che la renda credibile. Obiettivo? Dare ai lettori un universo nel quale perdersi e, poi, ritrovarsi. Un po’ come è successo a me.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Prefazione

La storia della Terra degli Uomini, conosciuta ai meno come Mairnë, è complessa da riassumere. Gli eventi che hanno modificato i regni degli uomini hanno un principale artefice: Malaor, l’Oscuro Signore della Piana di Ràunor. I Mir, i Re degli Uomini, a lungo hanno lottato contro Malaor, sopravvalutando, tuttavia, il suo potere. Lunga e controversa è la storia dei Mir e qui non è possibile raccontarne tutte le vicende. Solo la Grande Biblioteca di Miral Arol potrebbe fornirci i manoscritti per aiutarci. Volumi che, se accatastati, formerebbero una lunga e maestosa muraglia. Ci limiteremo, pertanto, a descrivere come si è arrivati al declino della società degli uomini e al sorgere del Male. Non affronteremo l’arrivo degli Uomini nella Terra Promessa e le vicende di Euril Aenessa a cui tutti dobbiamo la vita, né la nascita di tutti i reami degli uomini.

Il periodo più florido di Mairnë coincise con la separazione della Casata di Elendas l’Amico degli Emlar (i Custodi degli Uomini), ovvero, colui a cui fu affidato il compito di portare gli Uomini nella Terra Promessa e che eresse Miral Arol. Miral Arol che nella Lingua Antica degli Uomini probabilmente si può tradurre in “Città dell’Avvento” fu la prima contrada costruita da Elendas e fu il luogo in cui furono custodite due Gemme Verdi donate da Euril Aenessa al popolo degli Uomini. Successivamente gli Uomini spaziarono per tutto l’Ovest edificando prima villaggi e dopo città. All’epoca Elendas ritenne opportuno stanziare il dominio degli Uomini solo nell’Ovest per mantenere unita la razza. Pertanto, per vari secoli a tutti gli abitanti dell’Ovest fu impedito spingersi nell’Est, sebbene alcune popolazioni non tennero fede alla parola data e, vagabondando per l’Oriente, furono semplicemente definite nomadi. Dopo la morte di Elendas, succedettero vari eredi al trono, sino al Gran Mir (così veniva chiamato il Mir di Miral Arol) Lonthas che ebbe tre figli: i due gemelli Aroldin, Amondil e il fratello più piccolo Edorhen.
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Quando Lonthas trapassò, il trono spettò ai due gemelli. Il popolo dell’Ovest ammirava entrambi anche se iniziava a proliferare del mormorio. I due, consapevoli che l’ascesa al trono dell’uno o dell’altro avrebbe portato guai e probabilmente a una guerra per la successione, decisero di separarsi. Difatti, Amondil fondò la città di Amonnimas sulla base di un grande avamposto situato nel mezzo delle Midil Mon, la catena centrale di montagne che divideva l’Ovest dall’Est. Le due Gemme furono divise e per dimostrare ai popoli degli Uomini il patto di fedeltà e alleanza tra Miral Arol e Amonnimas vennero forgiate due spade intrise della virtù degli Emlar (creature complesse, differenti dagli Uomini e superiori in saggezza e purezza): Arsel per Aroldin e Andel per Amondil, alle quali i due legarono la loro vita e quella dei rispettivi eredi. Ma questa divisione, in epoche più lontane, non portò che a contrasti tra le due Casate dei Gran Mir. Infatti, già per Amondil la cecità del suo avo Elendas nel disconoscere l’Est non aveva senso. Ma Amondil restò fedele al giuramento e mai volse lo sguardo a Oriente, sebbene il suo cuore battesse in quella direzione. L’Ovest visse un’epoca di splendore tra sviluppo sociale, culturale e agricolo. La vita degli Uomini di quell’epoca poteva raggiungere un’età di centotrent’anni, e spesso i più fortunati sfioravano i centocinquanta. Pertanto, benessere e prosperità germogliarono per tanto tempo, sino a quando i fiori persero definitivamente i petali e la quiete divenne tempesta.

Il periodo di pace dell’Ovest terminò con l’ascesa di Edorhen, il terzo figlio di Lonthas. L’invidia e il rancore per i gemelli crebbero nel suo animo giorno dopo giorno giacché al principe non rimase altro che questo titolo. I due gemelli decisero per il fratello una sorte non degna del suo nome: il suo incarico era quello di mediare con tutte le popolazioni dell’Ovest e tra le due città dei Gran Mir. Di certo, non avrebbe mai avuto l’onere e l’onore di salire su uno dei due troni. Egli cambiò nome e si fece chiamare Malaor, ovvero, in Lingua Antica, “Ombra”. Nel corso dei decenni di regno dei due gemelli, Malaor ordì trame per scardinare il potere dei due in una cieca vendetta. Egli fu aiutato da Beol, un Emlar refrattario alla dottrina di pace e purezza dei suoi simili. Quest’ultimo fornì a Malaor una nera spada capace di spezzare di netto la lama di Arsel e quella di Andel. Nel territorio di Ràunor essi iniziarono a reclutare e a dar vita a creature mostruose dalle fattezze orripilanti: i Nhom, esseri raccapriccianti plasmati dall’oscurità. Sappiamo che il primo a servirsene fu Haldor, il Primo Oscuro Signore, quando gli uomini ancora non avevano un posto sulla terra ferma. Dopo la sconfitta di Haldor, i Nhom scomparvero per lungo tempo.                                                                                                    Una volta costruita con il loro aiuto la Torre Nera all’estremo delle Piane di Ràunor, Malaor formò delle vere e proprie legioni di Nhom. Acquisita la consapevolezza di poter distruggere da solo l’intero Ovest, Malaor richiese a Beol la Vita degli Andal, ovvero l’energia vitale degli Emlar. Fatto ciò, Malaor tradì Beol uccidendolo.

Le schiere di Malaor depredarono villaggi e assediarono molte della città dell’Ovest, impotenti dinanzi tale malvagità. Stremati, gli eserciti dell’Ovest si riunirono sotto l’ordine di Aroldin e Amondil, in un’ultima, struggente battaglia. Nei pressi della Piana di Esdor, nell’estremo nord, le armate d’Occidente assistite financo dagli Emlar di Re Fynnon della Foresta di Aleàndon affrontarono le legioni di Malaor composte da Nhom, Giganti e uomini irretiti dai suoi inganni. Gli Uomini vinsero la battaglia ricacciando i Nhom in Ràunor. Aroldin e Amondil non uccisero il fratello per compassione ma costrinsero lui all’esilio dal mondo degli Uomini; si ritirò a Ràunor e non fu più visto. La Nera Lama fu affidata a Krol, una lucerta (creatura molto simile a un drago) che, come ogni tutte le lucerte da sempre ammaliate dalle Gemme, ricevette in cambio oro verde ricavato dalle stesse Gemme dei due Mir.                                                                        L’Ovest ritrovò pace e serenità, ma questi eventi segnarono l’animo dei Popoli d’Occidente in eterno.    

Il declino della Terra dei Mir ebbe inizio quando i discendenti di Amondil e Aroldin, rispettivamente i Primi Gran Mir dell’Ovest, ruppero i legami di fratellanza ereditari della Casata. Gli eredi si distaccarono sempre più, lasciando l’Ovest in balìa degli eventi. Carestie e guerre si avvicendarono a più riprese e i Mir, senza più la guida della Casa Reale, giurarono guerra l’un l’altro. In tutto ciò, Malaor, sconfitto tempo prima e imprigionato nella Piana di Ràunor riacquisì il potere che aveva in passato, pur agendo nell’ombra. E così, agevolato dalle controversie tra gli Uomini, riprese vigore delegando il suo potere ad altri. Le due città dei Re, Miral Arol e Amonnimas, entrarono in guerra. Il Gran Mir Miralden si circondò dell’aiuto degli altri Mir dell’Ovest e con un vasto esercito attaccò La Città del Valico, che ora è conosciuta come Sarabad (dal nome di Sarab, il primo reggente dopo la caduta dell’ultimo Gran Mir di Amonnimas). Fu così che Amonnimas cadde e Re Amondatur venne esiliato con il suo popolo. L’Ovest venne ribattezzato in Arol, dal nome del grande re del passato Aroldin. La fine del Regno dei due Gran Mir. Amondatur e la sua gente vagarono nelle nuove terre dell’Est. Alcuni si spinsero a nord ed eressero le città di Draenat e di Fàloer. Altri si diressero verso il mare a sud, creando le città di Faner e Calader Porto Blu e tante altre dando vita all’Est, anche conosciuto come Amon. Gli Emlar, guidati da Fynnon, parteciparono a questo grande esodo lasciando la Foresta di Aleàndon per trasferirsi nell’Est e costruire prima Bal Galdòn e poi Hardàwel, le loro ultime dimore. La dinastia di Amondatur lentamente appassiva e in poco tempo le gesta e l’onore della loro stirpe venne obliata. Nessun Gran Mir risiedeva a est. La casata di Amondil si disperse nei verdi prati. Le generazioni si susseguirono tacitamente. Andel che aveva guidato Amondatur nel suo esilio passò nelle mani di ogni primogenito della dinastia, ma la storia e il lignaggio vennero dimenticati.                                                                   Gli eventi dell’Amon sono degni di essere narrati, ma non in questo segmento. L’Est e l’Ovest non trovarono mai un punto d’incontro se non nella Seconda Guerra contro il Male, ovvero, la guerra contro i Tre Adepti di Malaor, uomini che tradirono il loro popolo ma le quali identità rimangono tuttora ignote. In questo frangente gli eserciti dell’Amon corsero in aiuto delle popolazioni dell’Arol e riuscirono a sconfiggere i tre e le schiere di Nhom. Ma quando secoli dopo il Fel-y-Manroth, la guerra nel nord dell’Amon, ebbe inizio con l’alleanza tra selvaggi e Nhom, gli eserciti dell’Ovest ignorarono le richieste di aiuto dell’Est; da quel momento la spaccatura tra le due lande di Mairnë non fu più risanabile.                                                                                                                                                          Questi eventi perdurati nei millenni hanno dato forma a quello che è il mondo oggi: una divisione tra Ovest ed Est in una disillusa supposizione che il Male dopo esser stato sconfitto più volte, ora, dorma in eterno.

La Grampagna e la sua gente

La Grampagna, la terra più fertile dell’Est, deve gran parte del suo dolce aspetto al gentile scorrere del Biancorivo. Il fiume, che divide in due la vallata, prende il nome dai primi grampagnani che giunsero sul luogo in un freddo inverno. Altri suppongono che il nome derivi dal più lungo inverno che imperversò in epoche successive all’arrivo della popolazione Ethrol, gli abitanti. Nella lunga valle, che principia a est con le Colline Pàttine e culmina a ovest con il Lago Conca Blu; o per meglio dire: “Culmina al Fineghiaia e termina al Finecampo”, come dicono i vecchi Ethrol. Sì, perché non vi è un inizio della Grampagna, ma tutto vive in un lasso di tempo e in uno spazio che non include altri che la cultura Ethrol stessa, così da lasciare il Mondo al di fuori.                                              Due estremi, le colline e il lago, che sono intervallati da boschetti e piccole sorgenti, da campi di patate e da orti, nonché da numerose coltivazioni di grampomi, grandi mele verdi tanto care agli abitanti di quei luoghi laggiù. Il Bosco Sel, la foresta più estesa, è situata a Sud appena superati i Dolci Colli ove i vigneti sprigionano un incessante profumo di aspre uve che a seconda delle gelate invernali, condizionano il sapore dell’unico vino grampagnolo, il Rosso di Dolci Colli. La vallata sembra non essere incline alle sferzate dei venti autunnali o alla rigidità dell’inverno; nemmeno il freddo riesce a fiaccare l’eterna primavera e, quando persiste, non intacca gli umori di un grande e verde bacino sempre sorridente. La Grampagna è da secoli divisa in Sesti, sei grandi ripartizioni che prendono nomi da volti noti del passato o da vicende assai lontane, e sono: Forcamel, Torre, Poggio, Terzo, Corno e Collesecco. Nel Sesto di Poggio sorge Biancopoggio, cittadina mansueta e la più grande delle contrade circostanti, punto di riferimento per gli Ethrol. Altri tre centri sono presenti nella Grampagna, ma non vantano l’importanza di Biancopoggio: Troncoduro nel Sesto di Torre, Fossostagno nel Sesto di Terzo e Villa Pat nel Sesto di Forcamel. Ognuno con delle frazioni intorno a completarne il territorio. Per quanto riguarda i Sesti di Corno e quello di Collesecco, non sono presenti centri di siffatta grandezza come nei primi tre succitati, ma solamente piccoli villaggi o case sparse tra i campi. Nella Grande Piazza di Biancopoggio si svolgono le riunioni più importanti e nella Taverna di Sam si risolvono queste riunioni. Ma siccome gli Ethrol non disdegnano bere pinte di birra nella locanda e nascondere sotto il tappeto le vicissitudini delle loro contrade, si rammentano a malapena le riunioni alle quali gli abitanti di questi luoghi hanno partecipato o che hanno indetto. Certo è che i dissidi tra i Sesti nel corso del tempo non sono stati pochi giacché gli Ethrol assumono spesso atteggiamenti territoriali e di diffidenza nei confronti dei loro stessi compaesani. La Via Ghiaiosa, che costeggia il Biancorivo, ne segue il corso prendendone talvolta le sembianze. La via è la più lunga di tutta la Grampagna e, dal momento che la maggior parte degli Ethrol potrebbe sia recitare a memoria l’albero genealogico di tutte le famiglie presenti nei Sesti che la loro ubicazione, non è mai stato necessario dare nomi ad altre vie; vie che si presentano al più come stretti e brevi viottoli. Date queste ultime righe, è importante sciorinare una breve lista dei cognomi più diffusi tra gli Ethrol: Pat, Sorgenti, Battipaglia, Ossoramo, Finning, Rossocrino, Ocrafoglia, Gentilforca, Corniscuri e Zamponi. Gli altri cognomi sono spesso associati a quelli succitati e la conoscenza degli stessi è pressoché un atto di derivazione dai cognomi più conosciuti. Le famiglie, pertanto, si conoscono e vengono a conoscenza dei nuovi nati, della casa in cui vivranno e dei relativi legami parentali in tempo per poterne delineare l’albero genealogico. Usanza tipica che da semplice curiosità diviene obbligo morale. A proposito di usanze, non si può non parlare de “La Battaglia dei Tronchi”, grande evento che prende piede ogni anno a metà primavera nella piazza di Biancopoggio e che vede l’aggregazione di tutti i Sesti. La gara consiste nel duellare stringendo in mano rami, intagliati alla perfezione per l’occasione, al fine di disarmare l’avversario e costringerlo a genuflettersi. Nella grande piazza, cinque giocatori per Sesto duellano con gli altri Sesti in un caotico e, talvolta, pericoloso parapiglia. L’ultimo che rimane in piedi porta il proprio sesto alla vittoria. Non di rado tante delle questioni irrisolte trovano risoluzione in questa manifestazione.

Ma ora è giusto spendere poche righe per raccontare chi sono veramente gli Ethrol…

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Lorenzo Tassi
Nasco a Roma nel 1995 il giorno del solstizio d'estate. Per 30 anni ho vissuto a Roma, amando e al contempo mal sopportando la città; un po' come tutti i romani. Dei primi normalissimi vent'anni di vita vi è poco da raccontare (se non per gli innumerevoli tentativi di scrivere una storia fantasy), degli ultimi dieci un po' di più: mi sono laureato in Giornalismo e Comunicazione con il massimo dei voti alla Sapienza e ho lavorato in testate online e cartacee per anni, nonché in due uffici stampa. Ma il giornalismo, talvolta, non dà la possibilità di esprimere la propria vena artistica. Pertanto, amante dei fantasy, ho lavorato per anni su questo manoscritto al fine di sfogare la mia fantasia e dare una possibilità al mio bambino interiore di credere ancora nelle favole. Questo sarà il mio percorso? Chissà!
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