Mi chiamo Luca Chiapperino, da molti anni mi dedico con passione all’arte del bushcraft e della sopravvivenza.
Come istruttore ho, ed ho avuto, l’opportunità di esplorare alcune delle aree più selvagge e incontaminate del nostro paese, immergendomi in un mondo naturale, ricco di bellezze straordinarie.
In questo libro, voglio condividere con voi la mia esperienza e conoscenza su alcune specie di animali selvatici che ho avuto modo di incontrare durante le mie escursioni e avventure.
Molte volte mi sono ritrovato a stretto contatto con la fauna nostrana, ma ho scelto di concentrarmi principalmente nella descrizione di 25 specie, che mi hanno particolarmente colpito ed incuriosito, ognuna per ragioni diverse.
Ogni incontro è stato unico, rivelandomi non solo le meraviglie della fauna selvatica, ma anche l’importanza vitale di comprendere il ruolo fondamentale che questi abitanti del bosco ricoprono nel nostro ecosistema.
Conoscere la fauna selvatica non è soltanto una questione di curiosità o di interesse scientifico, ma è importante per chiunque decida di avventurarsi nel mondo della natura selvaggia.
Vorrei dimostrare che il bushcraft non si ferma solamente all’utilizzo di un bel coltello, all’accensione di un fuoco da campo con l’uso di un acciarino, o di qualche nodo utile.
Nonostante lo studio delle tecniche, la pratica e lo sviluppo della manualità siano di vitale importanza per questa attività, è altrettanto necessario, soprattutto per un esperto del settore (che sia un professionista o meno) avere piena consapevolezza e conoscenza di ciò che lo circonda all’interno di un contesto naturale.
Un vero woodsman è completamente a suo agio nel cuore del bosco: è consapevole di ciò che ha intorno e del posto in cui si trova, perfettamente integrato nel contesto.
All’interno di questo libro parlerò soprattutto di fauna selvatica, concentrandomi su un aspetto importantissimo ed essenziale per ogni professionista del settore, che troppo spesso viene sottovalutato: l’importanza di un approccio rispettoso e sensibile nei confronti degli animali selvatici, evitando ogni forma di disturbo o interferenza non necessaria.
Ritengo che la conoscenza e la consapevolezza siano strumenti fondamentali per interagire con la natura in modo responsabile e senza arrecare danno agli ecosistemi che ci circondano, e che sia doveroso per un istruttore di sopravvivenza, trasmettere questi concetti ad ogni corsista, ed integrarli all’interno di un programma formativo. Credo che sia di fondamentale importanza per una scuola di sopravvivenza che si rispetti.
Quando parliamo di tutela dell’ambiente, della fauna e degli ecosistemi, non dobbiamo farlo per moda, non dobbiamo farlo per ideologia. Dobbiamo farlo per sopravvivere sul serio.
Come dicevo, avere una mentalità da survivalist non significa solo avere uno zaino pronto, un coltello affilato, un acciarino e saper fare due nodi. Significa capire il valore reale della vita, capire quanto sia fragile l’habitat che la rende possibile. I boschi, i mari, le montagne, gli animali che li abitano non sono uno sfondo. Sono il sistema che ci mantiene in vita. Proteggere la natura non significa salvare il pianeta. Il pianeta andrà avanti comunque. Significa salvare noi stessi, e garantire un futuro a chi verrà dopo di noi.
Per comprendere a fondo questo concetto, a volte può tornare utile cambiare prospettiva. Allontanarsi. Immaginate di guardare la Terra da lontano. Molto lontano.
Nel 1990 la sonda Voyager 1, ormai ai confini del Sistema Solare, si voltò indietro per l’ultima volta. Da circa 6 miliardi di chilometri, scattò una fotografia della Terra.
In quell’immagine il nostro pianeta è un minuscolo punto azzurro, perso in un raggio di luce. Quella foto colpì profondamente Carl Sagan: astronomo, astrofisico, divulgatore, una delle voci più importanti della scienza del Novecento. Qualche anno dopo scrisse il testo diventato famoso come “Pale Blue Dot”, una vera e propria lettera all’umanità. Sagan ci ricorda una cosa semplice, ma difficile da accettare: tutta la storia dell’uomo si è svolta su quel puntino. Ogni persona che sia mai esistita, ogni guerra, ogni impero, ogni credenza, ogni confine, tutto è successo lì. Visto da quella distanza, le nostre divisioni scompaiono. Non esistono nazioni. Non esistono ideologie. Esiste solo una casa fragile, che galleggia nel vuoto cosmico. Sagan non scrive per filosofia. Scrive per ricordarci una responsabilità concreta.
Non c’è un pianeta di riserva.
Non c’è nessun posto dove scappare.
La Terra è l’unico mondo che conosciamo capace di ospitare la vita. E forse, guardando quel puntino azzurro, dovremmo capire una cosa fondamentale: la vera sopravvivenza non è dominare la natura, è rispettarla, proteggerla e prenderci cura dell’unica casa che abbiamo.
Desidero precisare che non sono un biologo o un naturalista, né un etologo, ma semplicemente un amante della natura e di un’attività meravigliosa che consente di stare a stretto contatto con essa, e che ha approfondito queste tematiche attraverso lo studio di testi scientifici sviluppati da esperti del settore.
Ogni informazione riportata in questo libro è basata su fonti autorevoli, e molti dei contenuti sono stati revisionati da professionisti qualificati, tra cui erpetologi, zoologi, naturalisti, ornitologi e docenti specializzati.
Il mio obiettivo è condividere conoscenze accurate e affidabili, e trasmettere un approccio consapevole e rispettoso nei confronti della natura.
Questo libro vuole essere una guida pratica e dettagliata che vi condurrà alla scoperta di alcune delle creature più affascinanti che popolano i nostri boschi.
Dalle abitudini del lupo alla straordinaria adattabilità della volpe. Ogni capitolo vi offrirà uno sguardo approfondito su come questi animali vivono, cacciano, si riproducono e interagiscono con il loro ambiente.
Spero che, attraverso queste pagine, possiate sviluppare un rispetto e un apprezzamento ancora maggiori per la fauna selvatica e che riuscirete magari ad osservare la natura con occhi diversi.
La conoscenza è la nostra arma più potente nella sopravvivenza, conoscere questi animali può arricchire enormemente la nostra esperienza sul campo.
Ci tengo però a specificare che all’interno del libro, molte delle aree geografiche degli incontri NON saranno rivelate, salvo qualche eccezione di siti naturalistici aperti al pubblico, proprio per preservare l’incolumità delle specie.
Quindi bando alle ciance e benvenuti nel cuore della natura, iniziamo insieme questo viaggio che va oltre il sentiero, alla scoperta della fauna selvatica Italiana.
CAPITOLO 1
NEI PRESSI DEL FIUME
“Nel corso del Devoniano,
Circa 400 milioni di anni fa
Gli anfibi furono la prima classe di vertebrati
Ad aver conquistato la terra ferma”
“Nel corso del Carbonifero
circa 320 milioni di anni fa
si originarono i primi rettili“
-
- Un letto di pietre
Il sole era ancora basso sull’orizzonte quando iniziai il mio cammino.
Era un sabato mattina di giugno del 2022, l’aria fresca accarezzava la pelle, ma sapevo che presto il caldo avrebbe preso il sopravvento. Per questo, ogni volta che decido di inoltrarmi nei boschi, preferisco partire quando il giorno è ancora giovane e il sole non è particolarmente aggressivo.
Zaino in spalla, ero sul letto di un torrente ormai prosciugato, un tempo vivo e impetuoso, ora ridotto a un sentiero accidentato, cosparso di pietre levigate dal tempo e sabbia secca.
Camminare su quel terreno non è affatto comodo: ogni passo richiede attenzione, e ogni appoggio deve essere calcolato per evitare di scivolare su qualche sasso instabile. Tuttavia, sapevo bene che quello era il percorso più diretto per raggiungere il fiume principale, lo stesso che, anni prima, accoglieva le acque del torrente ormai estinto.
Sapevo bene anche dove stavo andando. Dopo aver raggiunto il fiume, mi sarebbe bastato proseguire per qualche metro lungo la riva e poi svoltare a sinistra. Lì, tra la fitta vegetazione, c’era un’area perfetta per stabilire un campo base. Era un luogo familiare, quasi sacro per me e Walter.
Con la nostra scuola di sopravvivenza, la Wildway Academy, avevamo addestrato molte persone in quelle stesse foreste, mostrando loro come la natura, se compresa e rispettata, potesse diventare un’alleata anziché un ostacolo.
Mentre avanzavo a passo lento, il silenzio del bosco era interrotto solo dal rumore dei miei passi e dal canto distante di qualche uccello. Ogni movimento era misurato, attento. In un ambiente come quello, un appoggio sbagliato poteva significare una distorsione o un incontro ravvicinato con una vipera, giustamente poco incline alla compagnia. Proprio mentre formulavo quel pensiero, qualcosa attirò la mia attenzione: a circa quattro o cinque metri da me vidi un serpente che strisciava tra le pietre.
Mi fermai di colpo, trattenendo il respiro per l’eccitazione mista a cautela. Dovete sapere che, se c’è una cosa che amo, è proprio incontrare gli animali selvatici, soprattutto rettili e anfibi, di cui sono particolarmente appassionato.
Il mio sguardo seguì il movimento sinuoso del rettile che si stava facendo strada dietro un grosso masso. Con passo cauto mi avvicinai, cercando di non fare rumore, finché la vidi chiaramente: una natrice dal collare elvetico.
Era splendida.
Una femmina adulta, dalle sfumature grigio-olivastre e il caratteristico collare a mezza luna nero e bianco attorno al collo.
Non sembrava affatto intimorita dalla mia presenza, anzi, la sua postura era rilassata, come se la mia osservazione fosse per lei un evento del tutto irrilevante. Per un lungo istante rimasi immobile, affascinato dalla sua eleganza, dal modo in cui le sue squame riflettevano i primi raggi del sole.
La natrice si mosse lentamente, scivolando con grazia tra le rocce, e io la seguii con lo sguardo fino a quando scomparve tra l’erba. Solo allora ripresi il mio cammino, con un sorriso stupido e soddisfatto sul volto.
Dopo pochi minuti raggiunsi finalmente il punto che cercavo.
Tra gli alberi si apriva uno spiazzo perfetto per il campo base: il terreno era abbastanza pianeggiante, il fiume e un piccolo ruscello abbastanza vicini per rifornirsi d’acqua, e la copertura degli alberi offriva ombra, riparo e legname. Appena arrivato al campo scelsi l’area in cui montare il tarp. Andai a colpo sicuro e trovai quasi subito una zona tra due querce, abbastanza idonea: il terreno era pianeggiante e non c’erano buche o avvallamenti. Dopo aver osservato con attenzione il suolo, alzai lo sguardo per controllare che non ci fossero rami morti pericolanti e per verificare se gli alberi vicini fossero tutti vivi. In gergo li chiamiamo widow makers, cioè “creatori di vedove”: sono pericoli sospesi come grandi rami secchi o alberi morti. Se monti il tarp o la tenda sotto uno di questi e durante la notte dovesse cadere sul tuo riparo… beh, tua moglie capirebbe subito perché li chiamiamo widow makers.
Sistemai il mio riparo e mi sedetti su un tronco, assaporando per un momento la quiete del bosco.
Di lì a breve sarebbero arrivati Walter e Giulio, un altro grande amico e istruttore della scuola Survival Trekking.
Avevamo davanti due giorni immersi nella natura, pronti a mettere alla prova le nostre abilità e a goderci la pace e la tranquillità nella sua forma più pura.
Chiusi gli occhi per un istante, ascoltando il battito vivo della foresta. Era solo l’inizio, e già sapevo che sarebbe stato un bel weekend.
Natrice dal collare elvetica (Natrix helvetica)
Aspetti tassonomici
Serpente della famiglia Natricidae, ordine Squamata.
Abbiamo quattro specie del genere Natrix presenti nel nostro territorio: N. natrix, N. tessellata, N. maura e appunto N. helvetica.
In Italia sono riconosciute due sottospecie, la N.h.sicula la più diffusa su tutto il territorio nazionale e la N. h. cetti in Sardegna, la Natrice di cetti è una specie endemica dell’isola.
La Natrix natrix è presente solamente in Italia nord orientale.
Descrizione
La Natrix helvetica è facilmente riconoscibile grazie alle due mezze lune che possiede all’attaccatura del collo, da qui appunto il suo nome Natrice dal collare.
La colorazione della livrea tende sul grigiastro o olivastro e le squame sono carenate.
I maschi arrivano a 120 cm circa, mentre le femmine possono raggiungere anche 180 cm di lunghezza.
Sono delle ottime nuotatrici, infatti frequentano principalmente fiumi, laghi, stagni o qualsiasi altro corso d’acqua dolce. Non a caso la loro dieta include soprattutto anfibi come rane e rospi, ma, in casi eccezionali possono cacciare anche pesci o lucertole.
Sono serpenti assolutamente innocui per l’uomo, sono infatti “aglifi” ovvero hanno una dentatura che non è predisposta pe un apparato velenifero, anche se sono in possesso di una ghiandola chiamata ghiandola di Duvernoy il cui secreto tossico risulterebbe attivo solamente nei confronti delle prede.
In alcune zone d’Italia è possibile trovare degli esemplari con delle anomalie cromatiche particolari.
Alcune specie di Natrix possono essere o melaniche (totalmente nere) o melanotiche (parzialmente nere).
Il melanismo è un eccesso di pigmentazione nera, un’anomalia cromatica molto diffusa nei rettili.
Fra gli esemplari di N. natrix è possibile osservare un fenotipo molto particolare, chiamato fenotipo orientale o fenotipo “persa”, facilmente riconoscibile per la presenza di due linee chiare parallele che attraversano il dorso del serpente.
Riproduzione
Gli accoppiamenti avvengono in primavera, precisamente tra il mese di marzo e quello di maggio.
In quel periodo può accadere un fenomeno molto bizzarro chiamato “mating balls”, letteralmente “palle di accoppiamento”. Per rimanere elegante e professionale nella descrizione di questo meccanismo, mi limito a dire che è un comportamento riproduttivo osservato in alcune specie di serpenti (per quanto riguarda il territorio italiano è stato osservato nei serpenti che fanno parte del genere Natrix).
Durante la stagione degli amori, più maschi si radunano attorno ad una singola femmina formando un groviglio di corpi intrecciati.
Diciamo che possono essere definiti una specie con la mentalità aperta, sessualmente parlando, ma andiamo avanti.
Tra giugno e luglio la femmina depone circa 10 / 30 uova in luoghi caldi, umidi e protetti, come cumuli di materiale vegetale (foglie, compost, letame) o all’interno di tronchi in decomposizione, ma anche in ceppaie marcescenti e fessure nel terreno (cavità naturali, piccole tane abbandonate da altri animali) o ancora nei muri a secco o intercapedini a patto che abbiano un microclima idoneo.
La maturità sessuale è raggiunta a 3 anni per quanto riguarda i maschi e 5 anni per le femmine.
Stato di conservazione
Per via della sua ampia distribuzione la specie non risulta minacciata, fatta eccezione per la sottospecie sarda N. h. cetti che risulta in diminuzione rispetto al passato, inoltre essendo endemica dell’isola, con una distribuzione rara e frammentata, corre un pericolo ancora maggiore.
È necessario sottolineare che uccidere i serpenti è un gravissimo errore per 3 motivi principali:
- È illegale.
Tutti i serpenti autoctoni italiani sono tutelati dalla legge, pertanto uccidere i serpenti significa commettere reato.
In realtà tutta l’erpetofauna europea è tutelata dalla legge, grazie alla convenzione di Berna, avvenuta il 19 settembre del 1979 che fu una convezione sulla conservazione della vita selvatica e degli habitat naturali in Europa, finalizzata alla tutela della fauna e della flora di molti stati europei, con particolare attenzione alle specie vulnerabili e a rischio estinzione.
- Sono importantissimi per il nostro ecosistema.
I Serpenti hanno un ruolo fondamentale, che collega in maniera diretta piccola e grande fauna, animali terrestri e volatili, insetti e fauna ittica.
E questo perché ricoprono sia il ruolo di prede che il ruolo di predatori.
Sono prede di mammiferi carnivori, come volpi, tassi, faine, ma anche di rapaci e corvidi, addirittura, può capitare che alcune specie acquatiche del genere Natrix possano essere predate da grossi pesci come il luccio.
Sono invece predatori di piccoli mammiferi, altri rettili e anfibi, ma anche di uova e uccelli passeriformi e addirittura Ortotteri come locuste e cavallette, che a loro volta si nutrono di piante spontanee, coinvolgendo così in maniera indiretta perfino la flora.
- Sono la vigilanza privata del raccolto.
Se un contadino uccide un serpente, oltre a commettere reato e un danno all’ecosistema, commette anche un grave errore tattico, in quanto i serpenti possono essere definiti i custodi del raccolto.
Loro non hanno nessun interesse nei confronti di ortaggi e frutta, ma cacciano tutti quei piccoli roditori e quei piccoli mammiferi che potrebbero creare danni ai campi e compromettere il raccolto.
Ci sono serpenti arboricoli utili per la tutela degli alberi da frutto, proprio perché predano uccelli passeriformi che possono recare danno ai frutti stessi.
Note
La natrice dal collare elvetico non è un serpente dal temperamento aggressivo, molto raramente mordono per difesa, se molestati possono assumere una posizione di attacco, soffiare ripetutamente e gonfiare la testa ma, per la maggior parte dei casi, senza arrivare al morso.
È dunque doveroso sfatare un mito: Se un serpente ha la testa triangolare non significa che sia una Vipera.
La forma della testa non è un parametro affidabile per capire se ci troviamo davanti a un viperide o meno.
Come dicevo le Natrici quando si sentono minacciate soffiano e gonfiano la testa simulando il comportamento delle vipere.
Questo atteggiamento prende il nome di mimetismo batesiano, ovvero la capacità di un esemplare innocuo di imitarne uno pericoloso.
Pensate dunque che fregatura subiscono questi poveri serpenti: adottano questo atteggiamento per sembrare delle vipere e scoraggiare eventuali aggressori, poi arriva l’uomo che li scambia proprio per una vipera, si spaventa e li uccide.
Sono in grado di adottare anche un altro meccanismo di difesa in caso di pericolo, noto come tanatosi.
Il nome Tanatosi viene dal greco thànatos (morte) è un comportamento usato da molti esemplari del mondo animale, che consiste nell’entrare in uno stato di morte apparente.
Quando la Natrix entra in tanatosi si rivolta su se stessa, subisce un irrigidimento totale, apre la bocca, tira fuori la lingua ed emana un odore nauseabondo, così da sembrare agli occhi di un predatore, una carcassa in decomposizione, con un livello di recitazione di gran lunga superiore alle migliori star di Hollywood.
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