Eclissi: la Luna che si interpone tra il Sole e la Terra. Ma cosa accadrebbe se la Luna si mettesse davanti al Sole tutti i giorni, se gli girasse intorno tanto da diventare il suo il suo pensiero fisso? Selene scopre che la vita che ha vissuto fino a quel giorno non era altro che una maschera della realtà, una realtà un po’ più magica di quello che aspettava. Come la prenderesti se un giorno ti dicessero che probabilmente hai un dono? Lei sicuramente con questa scoperta ha capito il perché i suoi genitori avessero chiamato lei e i suoi fratelli con i nomi di tre divinità greche.
Apollo, viso d’angelo ma caratterino pungente, ha come dono quello di leggere le persone, di capire come siano fatte e cosa accadrà nelle loro vite. Come la prenderebbe se non riuscisse a leggere la nuova ragazzina? Non bene. Dice di non sopportarla. Cosa accadrebbe se entrassero in collisione Sole e Luna? Cosa accadrebbe se il destino avesse deciso che tra di loro deve esserci un’eclissi?
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto “Opposites: Sole e Luna in collisione” immergendomi in un genere a metà tra un Romance e un Fantasy, cosa inusuale per me che, di solito, cerco di essere ancorata alla realtà, anche quando scrivo. Questa volta è stato diverso, ho sentito il bisogno di rendere tutto più magico…
Ho iniziato a scrivere il mio libro perché avevo tante idee in testa che avevano bisogno di “prendere vita”, quale modo migliore di metterle su carta e di renderle parte di una storia tutta loro?
ANTEPRIMA NON EDITATA
Capitolo 1 SELENE
Credo che quasi tutti i ragazzi sulla faccia della terra aspettino con particolare ansia il giorno del loro diciottesimo compleanno, come dargli torto, è comunque un traguardo importante della vita di ognuno: si raggiunge la maggiore età, si può prendere la patente, si diventa indipendenti, e tutte quelle cose là. È un traguardo importante per tutti… ma non per me. Oggi, 6 settembre, è il giorno del mio diciottesimo compleanno e io sono sdraiata sul letto della mia stanza con un’incredibile voglia di tornare a dormire. L’unica cosa che mi spinge ad alzarmi e ad andare al piano di sotto è che i miei genitori e i miei fratelli aspettavano questo giorno con molta ansia, sono curiosa di sapere quale sia il motivo.
Metto i primi vestiti che trovo davanti e do una sistemata ai miei capelli, non sono una persona con molta autostima ma posso dire di amare i miei capelli, tutti mi chiedono se io li abbia tinti ma in realtà non l’ho mai fatto e il mio biondo lunare è naturale. Li raccolgo in una coda morbida e scendo al piano di sotto mentre indosso gli occhiali da vista, potrei anche non metterli ma amo come mi stanno.
Quando arrivo in cucina trovo i miei fratelli seduti attorno al tavolo, vedendomi arrivare mi vengono incontro per abbracciarmi.
<> urlano all’unisono.
<> dico con affetto mentre stringo i miei gemelli, li chiamo “scimmiette” da quando ne ho memoria, non lo uso spesso in realtà ma ogni tanto mi piace ricordare i vecchi tempi in cui i miei fratelli si arrampicavano ovunque. Si chiamano Ares ed Hermes. Siamo tre gemelli e io sono quella più piccolina, anche se di poco, ma loro sfruttano questa cosa a loro favore e io lo odio profondamente: ogni volta che non voglio fare qualcosa mi rinfacciano che “sono piccola e che devo rispettare quello che mi dicono i grandi”. Grandi. È un parolone se usato per descrivere loro. Messi insieme non fanno un cervello maturo.
Io, Ares ed Hermes abbiamo sempre avuto un rapporto fantastico, siamo sempre stati molto uniti nonostante siamo una contro due. Due teste calde che combinano un casino dietro l’altro. Da circa due anni però non frequentiamo più la stessa scuola. I miei genitori hanno deciso di trasferire i gemelli in un’altra scuola, non ho mai capito per quale motivo l’abbiano fatto ma dicono di non aver avuto altra scelta.
<<Selene! Fatti fare gli auguri!>> urla il mio papà dall’uscio della porta. Avanza verso di noi con un pacco tra le mani.
<> lascio che mi dia un bacio sulla guancia. <<Dov’è la mamma?>>
<>
Mi viene da ridere pensando che sembra che sia solo il mio compleanno. Tutti che attendevano che io scendessi per farmi gli auguri. Ammetto che ho aspettato prima di scendere anche per questo motivo: amo condividere la mia vita con i miei fratelli ma ogni tanto è bello stare al centro dell’attenzione e l’unico modo di farlo nel giorno che condividiamo da una vita, era quello di fare in modo che facessero gli auguri prima a loro.
<> dice mio padre. Apre il pacco che aveva tra le mani, toglie la carta che lo circondava e tira fuori una scatola rossa. <> apre la scatola e ci mostra il contenuto. Ci sono tre collane con un pendente, tipo amuleti: quello che mi salta all’occhio per primo è una luna piena realizzata in modo a dir poco perfetto con tutti i dettagli; il secondo ciondolo è un elmo da soldato, quelli che si usavano in guerra; il terzo ciondolo rappresenta i sandali alati. Papà prende come primo ciondolo quello con l’elmo. <<Ares, figliolo vieni avanti.>> non appena mio fratello gli si avvicina, papà gli lega la collana al collo. <<L’elmo della guerra è per te. Il tuo nome è quello del grande dio della guerra e della discordia. Ares, in greco Ἄρης, il dio della violenza, degli aspetti più crudeli della guerra.>> fa una pausa. <<Hermes, in greco Ἑρμῆς>> la seconda collana che prende è quella con i sandali alati. <<Hermes, i sandali alati sono per te.>> gli mette la collana. <> infine prende l’ultimo ciondolo. <> mi faccio avanti come hanno fatto i miei fratelli. <> non dice nulla di nuovo.
Ognuno di noi sapeva già il significato dei nostri nomi. Come penso facciano tutti i ragazzi, almeno una volta nella loro vita, anche io e i miei gemelli abbiamo cercato ovunque il significato dei nostri nomi, anche se, nel caso nostro, era sufficiente aver studiato un po’ di mitologia per sapere da chi avessero preso spunto i nostri genitori per chiamarci così. Ci siamo sempre chiesti però per quale motivo ci sono stati dati, non abbiamo nessun parente che si chiama così né che ha nomi strani quanto i nostri.
Prendo la mia collana tra le mani e la osservo da vicino. Trovo che sia sempre più bella ogni secondo che passa, ogni occhiata rappresenta un dettaglio in più che mi salta all’occhio.
Sono così tanto concentrata ad osservare il mio nuovo ciondolo preferito, che non mi accorgo che si sono tutti seduti sulle sedie intorno al tavolo, sono l’unica rimasta in piedi e i loro occhi sono puntati su di me. Mi fissano tutti in silenzio.
<> chiedo quasi preoccupata dal loro improvviso comportamento. Sono tutti così strani.
<> mi sorride la mamma. Faccio quello che dice e mi siedo tra lei e Ares.
<> inizia mio padre. Mi chiedo perché faccia questo discorso facendo riferimento solo a me e non anche ai miei fratelli. È anche il loro compleanno in fin dei conti. <<È tempo che tu sappia tutto, non si può rimandare più.>> lo ascolto sempre più confusa. Cosa cavolo sta cercando di dirmi? <> rivolgo il mio sguardo prima ad uno e poi all’altro, mi guardano entrambi con aria…colpevole forse? Lo so che non frequentano la mi stessa scuola, non andavamo nella stessa classe nemmeno prima che facessero il cambio ma comunque ho sentito la loro mancanza nei corridoi e soprattutto a casa. <>
<> dico.
I miei genitori mi sorridono. <> dice mia madre. <<Ares, dio della guerra e della discordia, tuo fratello è sempre stato propenso alle discussioni e alle liti, crescendo è solo peggiorato.>> ride la mamma prendendo una mano ad Ares. <<Hermes, dio messaggero e dio dei viaggi. Hermes ha sempre avuto una fantasia grandiosa, diceva addirittura che chiudendo gli occhi riusciva a girare il mondo.>>
Continuo decisamente a non capire. Cosa c’è di strano in tutto questo? Qualcosa sicuramente ma non capisco cosa.
<>
<> li guardo uno per uno, sembra che si siano messi tutti d’accordo per farmi uno scherzo.
<> dice di nuovo mio padre. <>
<> cerco di ridere ma non ride nessuno con me.
<> dicono contemporaneamente i miei fratelli restando seri.
<> non riesco a credere a quello che le mie orecchie stanno sentendo.
<> dice mia madre. <>
Loro.
E non vostri.
Cosa stanno cercando di dirmi? Che io non sono speciale come loro?
<> dico iniziando a prendere consapevolezza della mia vita.
<> risponde mio padre facendomi crollare addosso quel briciolo di speranza che avevo. <<È questo il motivo per il quale non abbiamo potuto dirti nulla prima di oggi. Abbiamo chiesto al direttore dell’Accademia dei gemelli la possibilità di farti frequentare le lezioni nel suo college.>>
<<E?>> dico con un filo di voce.
<> ho l’impressione che voglia dire altro ma non continua. È così terribile quello che deve dirmi?
<<Cos’altro?>>
<>
Resto a bocca aperta. Non permetterò che mi cancellino la memoria, in nessun caso, non ne hanno il diritto. A me non frega niente di quello che c’è nelle mura di quella scuola. <>
<> interviene Ares. <<È un posto molto bello, siamo a pochi chilometri da Harvard, la nostra Accademia è quasi una sua succursale ma comprende anche le superiori per noi più piccoli.>>
Ignoro tutta la parte di presentazione della scuola e mi concentro solo sulla questione della “bellezza” e su come si trovano loro. <>
<> dice Hermes. È sempre stato il più dolce dei miei fratelli.
Lo guardo e sorrido. Un sorriso che nasce dal cuore. Darei anche la mia stessa vita per i miei fratelli, sono la cosa più importante che ho. Sono una parte di me, quella più importante.
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