Benvenuta
Conobbi Maeva un pomeriggio piovoso di febbraio, quando, accompagnata da sua madre, venne nel mio studio per una consulenza.
Sua madre aveva avuto il mio numero di telefono da un medico che era stato collega di suo marito, al quale aveva parlato del senso di angoscia che sua figlia le aveva confidato di sentire.
C’eravamo sentite al telefono e, durante la chiamata, mi aveva illustrato, per sommi capi, ciò che la figlia le aveva riferito.
Le avevo dato un appuntamento per quel pomeriggio, chiedendole di venire insieme alla ragazza.
Dopo un colloquio in presenza di entrambe, chiesi alla signora di poter parlare da sola con Maeva.
Parlammo per circa un’ora, poi ci accordammo per cominciare una terapia bisettimanale.
Maeva soffriva di attacchi di panico, di fronte ai quali dovevo insegnarle a reagire ma, soprattutto, dovevo capire quale fosse il male oscuro dentro la sua anima che – era evidente – la stava lacerando e le procurava quel senso di angoscia perenne.
Le mie non erano terapie tradizionali, per quei tempi, ed esposi sia a lei che a sua madre il mio approccio davanti a tali problematiche.
Parlai loro dell’ipnosi regressiva e chiesi a sua madre il consenso di procedere in tal senso, quando Maeva sarebbe stata pronta.
Aggiunsi che, prima di arrivare a quel tipo di terapia, ci sarebbe voluto molto tempo.
Sua madre mi disse semplicemente che le premeva solo il bene di sua figlia e che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di vederla serena.
Quindi accettò, dopo aver avuto anche l’assenso di Maeva, di procedere con la terapia che avrei ritenuto più idonea.
Non fu facile, all’inizio.
Nell’intera ora della terapia, per diverse settimane, Maeva disse sì e no quattro parole in croce, passando il tempo a piangere.
Non mancarono le volte in cui, quando cercavo di premere su alcuni tasti, fu colta dagli attacchi di panico.
Quelle volte la prendevo per mano e le insegnavo a respirare, cercando, quanto meno, di farle passare la paura che gli stessi provocano nei soggetti che ne sono assaliti.
Piano piano cominciò a fidarsi di me e iniziò a raccontarmi qualcosa di sé: della sua infanzia, della sua famiglia, dei suoi sogni, degli amici e degli amori.
Posso, in tutta onestà, affermare che, in tutta la mia lunga carriera, Maeva fu la persona più dolce e disarmante che abbia mai conosciuto.
Fu proprio la sua dolcezza, la sua generosità, la sua totale devozione nei confronti della sua famiglia e la grande sincerità nei rapporti con gli amici – ai quali si dedicava unicamente per amore, senza secondi fini – a colpirmi.
Così iniziò a raccontarsi.
Le avevano sempre detto che, quando nacque, era bellissima: con un visetto tondo e rosa, con dei lineamenti così delicati da sembrare una bambola di porcellana.
Suo padre era innamorato della Polinesia, della quale era rimasto affascinato sin dalla prima volta che c’era stato.
Per questo le fu dato il nome Maeva, che nella lingua polinesiana significa “benvenuta”.
Fu davvero la benvenuta, perché i suoi genitori erano felicissimi di aver avuto quella bella bimba, dopo il loro primogenito.
La sua infanzia trascorse felice nella sua città di nascita.
Era una bimba allegra, dolce, serena e molto affettuosa con tutti.
Tutti la amavano, la coccolavano, la adoravano.
Sua madre le aveva sempre detto che, da piccola, non piangeva mai, si faceva prendere in braccio da chiunque e baciava chicchessia, al contrario di suo fratello che, invece, non si faceva avvicinare facilmente, se non dalla mamma o dal papà.
Da bambina, tendeva le mani prima ancora di capire perché: l’amore le veniva naturale, come il respiro.
Impazziva per le coccole e, se qualcuno l’abbracciava, la baciava, le faceva i complimenti dicendole che era bella o che aveva un bel vestito, andava in brodo di giuggiole.
Era una bambina felice.
Tuttavia, tutto questo era ciò che le avevano raccontato, non quello che lei ricordava.
I suoi primi ricordi, a parte qualche piccolo frammento, risalivano intorno ai cinque anni, quando, con la sua famiglia, traslocò dalla casa dove abitavano quando nacque, per trasferirsi in un’altra abitazione situata in una grande piazza, ma sempre nello stesso quartiere dove era nata.
Ricordava quell’appartamento con amore e alla perfezione, tanto che ci sarebbe potuta entrare anche a occhi chiusi e avrebbe riconosciuto ogni singolo angolo: i suoi profumi, le fragranze, le voci, i suoni.
In quella casa crebbe felice con la sua famiglia e la sua compagna di giochi, la sua migliore amica: Camilla.
Quella che lei considerava la sua amica del cuore.
Mi parlò a lungo di Camilla, con un tale trasporto e con talmente tanto amore che mi colpì.
Aveva un anno più di lei e si conobbero all’asilo.
Camilla era una bimba di corporatura esile, con dei folti capelli lunghi, lisci, di un bel colore castano chiaro, e due occhi castani e vispi che ricordavano quelli di un cerbiatto.
Non aveva più il suo papà, che era morto in un incidente automobilistico ancor prima della sua nascita.
Abitava a pochi metri da casa sua ed erano molto legate.
Si volevano bene, erano come due sorelle e, come due sorelle, ogni tanto bisticciavano.
La famiglia di Maeva era originaria del Sud Italia, dove d’estate erano soliti recarsi per le vacanze.
Lì, il mare era talmente azzurro che si confondeva con il cielo.
Non si distingueva quella linea sottile che lo separa dall’acqua.
Quella linea impercettibile di separazione le infondeva un grande senso di serenità, perché non c’era nessun addio, tra il cielo e il mare.
Mi disse proprio così, e questa frase non solo mi colpì molto, ma mi fece capire davvero chi avevo davanti.
In quei luoghi che mi descrisse con tanto amore vivevano quasi tutti i suoi zii, i suoi cugini e il suo nonno materno.
Tutti stravedevano per lei, ma in particolar modo suo nonno e una sorella di sua madre, l’unica che non si era sposata.
Ricordava i lunghi periodi che aveva passato a casa del nonno, prima che iniziasse a frequentare la scuola elementare.
Lui, alla sera, andava a giocare a carte con i suoi amici e, quando vinceva, comprava dei cioccolatini che le portava in dono al ritorno.
Amava la cioccolata e aveva tanto amato suo nonno.
Le zie, ma soprattutto la zia Emma, facevano a gara nel cucirle e ricamarle i vestitini.
Nella città dove viveva con la sua famiglia, insieme a suo fratello, frequentavano la parrocchia adiacente alla loro casa, e lì andavano al catechismo.
La domenica mattina, dopo la messa, le suore e i preti li portavano al cinema di loro proprietà e, prima di fargli vedere un film, offrivano cornetti e ciambelle zuccherose.
Sentiva ancora la fragranza di quei magnifici dolci che arrivavano caldi e fumanti, ben allineati dentro a dei grandi cartoni bianchi.
Al solo pensiero le veniva l’acquolina in bocca, era evidente, mentre raccontava a occhi chiusi, sembrando una lumaca racchiusa nel suo guscio di protezione.
Era chiaro che si trovasse nella sua comfort zone.
La sua mamma e il suo papà, tutte le domeniche, andavano alla messa con i loro bambini e poi li accompagnavano all’ingresso del cinema, che era a soli cinquanta metri dalla loro abitazione.
Prima di entrare, e di metterli sotto le ali protettrici delle suore e dei sacerdoti, li riempivano di raccomandazioni.
Sentiva ancora la voce di suo padre: “Manu, non lasciare mai Maeva da sola, state sempre insieme. Ricordati che devi proteggere Maeva e state sempre vicini a suor Carla o a padre Luciano. E tu, Maeva, non ti allontanare mai da tuo fratello”.
Manu era suo fratello.
Anche il suo nome era di origine polinesiana e significa “uccello che canta e vaga nella notte”.
Suo padre diceva sempre che Manu vagava nella notte per vegliare su di lei e proteggerla come un angelo.
Voleva molto bene anche a Manu.
Lui aveva soltanto due anni più di lei e spesso giocavano insieme, anche se a volte bisticciavano.
Soprattutto quando lui le impiccava le sue bambole e poi le usava come tiro a segno per le sue freccette.
Quando succedeva, piangeva a dirotto; allora lui si impietosiva, le restituiva le sue bambole e lei, malgrado fossero ridotte a miseri colabrodo, lo perdonava sempre.
Si abbracciavano e continuavano a volersi bene.
Maeva lo considerava davvero il suo angelo protettore e, quando era insieme a lui, si sentiva al sicuro, protetta.
Mi parlò a lungo di suo fratello e, in ogni sua parola, nella vibrazione della voce, nella gestualità, emanava amore: un amore totale, viscerale, profondo.
A volte percepii malinconia mentre parlava di lui, ma sempre – fu evidente – la profonda ammirazione che nutriva nei suoi confronti. Quando mi raccontò dei ricordi di bambina, lo fece calandosi nelle vesti di quella piccola sé. Fu come se fosse già in una sorta di regressione, ma il momento in cui avrei deciso di sottoporla a questo tipo di terapia era ancora lontano.
Eppure, era lampante la genuinità dei suoi racconti e che, nel raccontare, rivivesse attimo dopo attimo ciò che ricordava, come se lo stesse vivendo in quello stesso momento.
I suoi racconti avvenivano sempre a occhi chiusi, e io la lasciai esprimersi nel modo che le risultava più naturale.
Quando poi parlava di alcune persone, in particolare, sembrava quasi che il suo viso si circondasse di un’aura luminosa, lasciando i tratti della sua espressione distesi.
Succedeva quando parlava di sua madre, suo padre, suo fratello, della zia Emma e di Camilla.
Poi, in seguito, questo avvenne anche per un’altra persona ma – per quella – così come quando parlava di suo padre, pur mantenendo l’aura luminosa, nel tono della voce era evidente un grande dolore.
Le capitò spesso di piangere e, in quei momenti, la sofferenza era talmente tangibile che mi sembrò quasi di viverla in prima persona.
Isabella Sindaco
Chiara Greco: autrice del libro “Fino in fondo” che ho ordinato. Mi è bastato leggere la sinossi per capire che il tuo libro toccherà le corde del mio cuore. Grazie per il tuo splendido commento.
Isabella Sindaco
Pierluigi Imperatori: grazie per le belle parole che hai scritto e non solo qui. Grazie per avermi supportata nella campagna pubblicitaria. Spero di non deluderti. Grazie davvero!
Isabella Sindaco
Alessandro Moriccioni: altro splendido autore… Il tuo commento mi ha commossa e ha riempito il mio cuore di gioia. Sei andato dritto al fulcro del libro… Libro in cui credo che molte persone si ritroveranno e spero che sia d’aiuto. Per chi non avesse letto i libri di Alessandro Moriccioni li consiglio vivamente perché non solo è valido scrittore, ma anche divulgatore… Immergetevi nella storia con i suoi scritti, non ve ne pentirete. Alessandro, grazie di cuore!
Isabella Sindaco
Maria Teresa Rizzo grazie per esserci anche tu e tutta la nostra compagnia… in questo viaggio straordinario. Grazie di cuore.
Isabella Sindaco
Elvira Cuomo: altra appartenente al nostro piccolo gruppo di lettura… Che dire Elvira? Grazie di cuore per il tuo bel commento e il tuo costante supporto. Grazie davvero!
Isabella Sindaco
Massimo Cappelli: anche tu mio fervente lettore, insieme a Monica e anche voi miei sostenitori che ringrazio anche qui. Sapere che i miei libri accompagnano le vostre giornate, e nottate…, mi rende felice. Grazie!
Isabella Sindaco
Beatrice, altra mia fedele e affezionata lettrice che non solo mi legge ma mi offre sempre buoni spunti e momenti di riflessione. Grazie di cuore.
Isabella Sindaco
Sylva Aghion, grazie di cuore mia fedele lettrice, a te che insieme al nostro piccolo gruppo di lettura, mi hai supportata e confortata in questa avventura. A te anche un grazie particolare perché è grazie a te che ho scoperto Booabook. Grazie!!!
Isabella Sindaco
Iacopo Cellini, autore di successo di libri enigma. Da quando ti ho scoperto con la tua opera prima: “Il gioco di Andromeda” con in mezzo tantissimo, fino alla tua ultima, (ma non ultima, spero…), “Codice Enigma”, non ti ho più lasciato e ti consiglio a coloro che amano il genere. Il tutto attraverso anche Enigmatopia, il tuo portale italiano online e progetto culturale fondato nel 2018. Ricevere il tuo commento, caro Iacopo, mi ha riempita di orgoglio. Grazie di cuore anche per aver acquistato più copie del mio libro e avermi permesso di usare i tuoi canali per pubblicizzarlo. Grazie di cuore.
Isabella Sindaco
Alessandra Tatò grazie perché neanche una sorella avrebbe fatto tutto ciò che tu hai fatto per me. Pubblicizzando Philofobia, esortandomi a non arrendermi, confortandomi nei momenti difficili, creando locandine e prendendoti cura del mio libro e di me… Grazie dal più profondo del cuore, soprattutto per aver creduto in me.
Isabella Sindaco
Luca Piantoni non sei stato solo il primo a ordinare il mio Libro ma non st è limitato ad una sola copia, inoltre posso definirti, non solo mio affezionato lettore ma il mio grafico di fiducia che mi ha sopportata e supportata in questo incredibile viaggio che sta per concludersi. Grazie per il tuo commento e grazie di cuore per tutto!
Chiara Greco (proprietario verificato)
Ci vuole coraggio per scrivere un libro e per farlo su tematiche di questa portata. E, sopratutto, saggezza.
Isabella ci insegna a non avere paura dell’età per arrivare a realizzare i propri sogni.
Grande Isabella!
Pierluigi Imperatori (proprietario verificato)
Conosco Isabella da anni e condividiamo lo stesso paese; eppure fino a qualche settimana fa ero all’oscuro dell’esistenza di suoi lavori fatti e finiti. Non ho quindi avuto modo di leggere ancora i suoi lavori però sono sicuro che, conoscendola e conoscendo la sua sensibilità, la sua nobiltà d’animo, la sua intelligenza, non mi deluderà. Non vedo l’ora di poter avere il libro e tuffarmi in una lettura che, già dalle prime sensazioni, so che non mi deluderà. Pigi
Pierluigi Imperatori (proprietario verificato)
Philofobia è un romanzo che merita assolutamente di essere letto e ancor più
di essere compreso. La battaglia magistralmente narrata da Isabella Sindaco è quella alla paura di amare, un timore patologico sì quello della protagonista, ma non troppo distante da ciò che sperimentiamo tutti quanti nella vita. Un’esperienza illuminante, vivida, che spinge al cambiamento, all’introspezione. Questo libro si presenta come un contributo inestimabile per la guarigione spirituale, prima ancora che psicologica, di chi soffre per amore e non si accontenta di soccombere ai propri demoni.
Alessandro Moriccioni
Maria Teresa Rizzo (proprietario verificato)
Sarà certamente un viaggio straordinario. Grazie Isabella per questa nuova occasione.
Elvira Cuomo (proprietario verificato)
Ho avuto il piacere di leggere altri scritti di Isabella e non posso che consigliare questo libro: regalatevi o regalate il piacere di una lettura emozionante e al tempo stesso non smettete mai di credere nei sogni contribuendo a realizzarne uno!
Massimo Cappelli (proprietario verificato)
Avendo già letto le opere di Giacinta conosco la sua cifra stilistica e il suo saperci portate dentro i suoi mondi descrivendoli dettagliatamente, ma senza annoiare, scrive molto bene e le pagine scivolano via una dietro l’altra fino a che non sarete arrivati alla fine.
Beatrice (proprietario verificato)
Ho letto diversi lavori di Isabella e adoro il suo stile e la sua umanità. Con la sua narrazione intrigante, fatta di intrecci inaspettati e immagini evocative, sa arrivare dritta al cuore. Le sue storie parlano di coraggio, di sentimenti, di valori importanti…e molto altro! Consiglio vivamente di leggere questo libro e sono felice di sostenere Isabella nella realizzazione del suo sogno.
Con immensa stima,
Beatrice
Sylva Aghion (proprietario verificato)
Ho letto altri libri di Isabella. La passione che mette in ogni pagina è una cosa bellissima che aiuta tutti quelli che hanno un sogno a provarci. Non perdete questo libro
Iacopo Cellini (proprietario verificato)
Ho letto uno dei precedenti libri di Isabella, “Il Testamento di Giacinta”, e mi è piaciuto moltissimo. Isabella ha una scrittura personale e sincera, capace di emozionarti e farti riflettere al tempo stesso, qualità rara anche nei migliori scrittori. Non vedo l’ora di leggere la sua ultima opera!
Alessandra Tatò
Conosco Isabella Sindaco e so quanto talento e passione mette in ciò che scrive. Il suo nuovo romanzo, Philofobia, è uscito oggi: fatevi un regalo, leggetelo!
Luca Piantoni (proprietario verificato)
Letto altre sue creazioni, non potevo perdermi questo nuovo viaggio. Isabella ha una scrittura che solletica la mente e arriva dritta al cuore, senza farti ripassare dal via. “Philofobia” lo preordino a occhi chiusi. Sapere che lo aiuto a farlo nascere.. è ancora più emozionante. Spero sarai travolta da tutto l’amore che meriti, da assumere in piccole dosi o come ti pare. Per te, Isa! ❤️
Luca