Dio nella sua onnisciente onnipotenza e bontà, gestiva provvidentemente la scala di ogni uomo, rendendo invisibile il tanto cammino percorso da ognuno verso di Lui, aumentando e diminuendo la pendenza delle loro scale e man mano che la salita di ciascuno diventava più evidente e percettibile, spostava le soglie delle nubi in modo che la strada da percorrere sembrasse sempre la stessa e lontanissima.
In realtà vi erano scale di pochi gradini e scale che al contrario ne avevano milioni, in funzione della natura e della grazia delle persone a cui tali scale erano state assegnate, ma tutte comunque avevano la stessa caratteristica.
Erano tutte una salita che apparentemente non poteva essere superata, ma una salita alla quale non vi era alternativa, se non quella di una mortale caduta.
Passarono gli anni e con essi tutte le forze fisiche e tutte le illusorie speranze e comunque, per lui e per la sua relazione con la sua scala, la situazione non era cambiata.
Nulla alle spalle e l’infinito davanti agli occhi.
Aveva solo imparato a non guardare più né dietro né sotto di lui, a non scrutare in quell’abisso che, a solo un gradino di distanza, sembrava attenderlo per inghiottirlo.
A quell’abisso che qualche volta gli era persino apparso come attraente.
Aveva negli anni perfettamente capito il significato delle parole di Gesù quando disse:
«Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»
L’unica cosa di cui purtroppo era certo è che sarebbe morto su quella stupida scala.
Una vita apparentemente spesa in mille cose diverse, ma effettivamente vissuta su di un’area di pochi centimetri quadrati.
Un giorno sentì le forze mancargli totalmente ed ebbe la sensazione che la morte lo stesse raggiungendo. Non riusciva però a comprendere se questa stesse venendo a ghermirlo salendo dall’abisso o scendendo dal cielo.
La distinzione gli parve molto importante, ma ormai non poteva più fare nulla.
La morte lo stava semplicemente raggiungendolo sul suo gradino per portarlo via con sé.
Di colpo però tutto si rischiarò ed ebbe il tempo di rendersi conto che dietro di lui erano diventati visibili i tantissimi gradini percorsi e davanti, essendosi dissipate le nubi, poté vedere che solo pochissimi passi lo dividevano dal traguardo del Cielo.
Per quanto a seguito di tale visione mori sorridendo, gli rimase comunque un poco di tristezza per non aver raggiunto in vita l’incontro con Dio che immaginò fosse ad attenderlo al termine della scala.
Possiamo solo sperare che abbia potuto rendersi conto di Qualcuno che dal Cielo stava correndo verso di lui per abbracciarlo e raccogliere il suo ultimo respiro.
CONOSCERE
Sapeva sicuramente fare la scelta giusta.
Una scelta razionale, ma soprattutto informata e basata su di una conoscenza concreta e specifica delle cose di questo mondo.
Questo gli consentiva di scegliere sempre la cosa migliore.
In ogni scelta relativa ad esempio ad un acquisto, aveva precedentemente ponderato con attenzione i pro e i contro dello stesso e comparato sapientemente le varie opzioni possibili.
Ma anche nelle scelte di vita, la conoscenza delle persone e delle situazioni gli consentiva di optare per quanto sembrava essere la soluzione migliore per lui.
Sapeva proprio tante cose, ne conosceva ancora di più ed utilizzava tutto questo per prendere la decisione migliore e questo senza il minimo dubbio o rimpianto.
Una sera qualunque, in un momento qualsiasi, Gesù gli apparve.
Non fu né sorpreso, né spaventato, ma come sempre analizzò cosa stesse succedendo.
Non scappò, né gli corse incontro.
Senza alcuna passione, tiepidamente, pensava e cercava tra le sue conoscenze il modo migliore per affrontare quest’evento, oggettivamente singolare ed inatteso.
Valutò persino la possibilità di essere morto, ma il solo fatto di essere in grado di pensarlo gli faceva comprendere come non lo fosse, o che fosse potuto passare, attraverso la morte ad una nuova vita e questo senza neppure accorgersene.
Gesù, con una voce dolcissima, gli disse: “Vuoi venire con me?”
Non sapeva proprio cosa rispondere.
Riprese dai lontani cassetti della memoria le sue conoscenze religiose, le sue visite alla Chiese, le Sante Messe con le loro prediche, si chiese se e quando Lo avesse incontrato prima, si domandò cosa veramente sapesse su e di Gesù.
Sentiva il bisogno di dare una risposta sensata e motivata.
Per un sì o per il no, non era importante, ma ciò che voleva era dare una risposta basata su dati precisi ed incontrovertibili.
Ma in realtà di Gesù, non sapeva nulla.
Non lo conosceva per niente, non si era mai posto il problema, non lo aveva mai né cercato né invocato e non era ed in alcun modo in relazione con lui.
“Non so proprio cosa rispondere” disse a sé stesso, maledicendosi.
Questa impossibilità ed incapacità di scegliere, gli provocò un dolore profondo.
Un dolore nuovo, penetrante, malvagio e maledisse Gesù, per avergli fatto una domanda alla quale, pur se apparentemente semplice, non era stato in grado di rispondere.
E tale dolore e maledizione fu per l’Eternità.
AMICI
Gli piaceva veramente un sacco andare su è giù per quei corridori, che conosceva tanto bene, ma ancor più lo rendeva felice entrare nelle varie stanze.
Tutti gli ospiti di quel luogo, sempre e comunque, erano felicissimi di vederlo, lo abbracciavano, gli facevano dei complimenti, lo riempivano di baci, coccole e piccoli regalini.
In quel luogo, non solo andava a trovare amici recenti, perché i residenti cambiavano in continuazione anche solo dopo una decina di giorni di permanenza, ma soprattutto era letteralmente circondato da tutte quelle persone, che in tutti quegli anni tanto lo avevano amato, e che lui aveva assolutamente corrisposto di cuore.
Erano suoi amici tutte quelle persone che negli ultimi anni erano passati di lì e li erano ancora quasi ad attenderlo.
Aveva veramente migliaia di amici straordinari e sapeva che li poteva incontrare ogni qual volta andasse a scorrazzare avanti ed indietro in quei corridoi.
Tutti gli sorridevano, lo abbracciavano ed accarezzavano.
Una meraviglia di posto, ma sembrava che solo lui vedesse tutti i suoi amici, poiché nessuno si fermava con loro per due chiacchere, qualche abbraccio e qualche carezza.
L’unica cosa che non riusciva a comprendere era che quasi tutte le persone che visitavano quel luogo, non quelli che ci vivevano o ci avevano vissuto, ma solo quelli che andavano come lui a trovare i residenti, quasi sempre erano molto tristi e spesso piangevano.
Non capiva proprio perché.
Lui, invece, tutte le volte che il suo padrone e conduttore gli diceva “andiamo in Hospice per il nostro servizio di pet therapy”, ne era felicissimo e non poteva trattenere la sua coda dallo scodinzolare velocissimamente.
LE SPINTE
Era morto.
Ne era certo, lo sapeva, ne era consapevole.
Però, nello stesso tempo, era vivo e perfettamente cosciente, per quanto si trovasse in un buio la cui densità non aveva paragone sulla terra.
Questo, in realtà, non era del tutto vero, in quanto, ad una distanza che appariva siderale, si vedeva una piccolissima apertura da cui proveniva una luce intensissima, una fessura grande come una capocchia di spillo, che per distanza e dimensioni non poteva nulla contro quell’oscurità innaturale che sembrava si potesse tagliare con il coltello.
Altro che i tunnel che approdavano in prati verdi e luminosi descritti nelle esperienze di premorte.
Dove si trovava, vi era solo tenebra ed il tutto era reso ancor più angosciante da un fortissimo rumore, fastidioso, sgradevole e disarmonico.
Voleva solo ardentemente allontanarsi da lì, ma si sentiva come paralizzato, cosciente, ma in qualche modo impossibilitato a compiere anche il più piccolo passo verso quell’infinitesimale luce, che sembrava poter rappresentare la sua unica speranza.
Improvvisamente e non senza spavento, si sentì prendere la mano e condurre per qualche passo, verso quella che appariva essere l’unica via d’uscita da quell’inferno.
E se veramente fosse inferno, si domandò terrorizzato?
Poi una altra mano lo toccò ed anche questa sembrò spingerlo verso la luce.
Piano piano alcune persone silenziose iniziarono a circondarlo e pur con fatica, provavano ad indirizzarlo verso l’unica via auspicabile.
Senza di loro, però, non avrebbe potuto compiere neppure un piccolo passo e sarebbe rimasto fermo lì, immobile e per sempre, in quell’assordante tenebra, in qualche modo privo di ogni volontà e possibilità.
Erano solo quelle persone, il cui volto diventava visibile man mano che si avvicinava alla luce, ma che restavano comunque dei perfetti sconosciuti, che lo spingevano verso quell’apertura provvidenziale, che più gli si avvicinava, più desiderava raggiungere.
Quando arrivò ad essere così vicino da quasi poter toccare la fonte di quella luce, si rese conto con sgomento, che quella luce era a lui visibile solo in quanto lo raggiungeva passando attraverso la cruna di un ago. Al di là di questa fessura poteva scorgere, ma non raggiungere la fonte meravigliosa di tale brillantezza, mentre al di là di questa piccolissima apertura, c’era lui, grande e grosso, circondato da decine di persone, che contro ogni logica continuavano caparbiamente a spingerlo verso quella soglia impossibile da varcare.
Essere nel buio più completo gli sembrava già un insopportabile tormento, ma il rendersi conto che non avrebbe mai potuto attraversare quella fessura, così piccola rispetto alla sua mole, aggiungeva ulteriore tormento alla disperazione che stava provando.
Quegli sconosciuti però insistevano nello spingerlo verso la cruna e con i loro sorrisi sembravano incoraggiarlo a tentare di passarci attraverso.
Istintivamente diede loro fiducia, chiuse gli occhi e dopo tanto tempo si trovò a pregare.
Implorò di poter passare, mentre i suoi amici sconosciuti, continuavano a fare del loro meglio, spingevano e pregando, spingendo e pregando, tanto che gli parve che qualcuno di loro, passato in qualche modo dall’altra parte, lo tirasse a sé.
Quando trovò il coraggio di riaprire gli occhi vide che era in Paradiso.
Improvvisamente comprese chi fossero tutte quelle persone che erano venute a prenderlo nel buio e che lo avevano condotto, spinto, guidato e letteralmente portato in Cielo.
Erano le anime dei tanti sconosciuti, che pur senza saperlo, lui, con la sua vita aveva aiutato a raggiungere a loro volta il Cielo.
Qualche suo estemporaneo atto di carità, qualche piccola rinuncia, alcune rapida preghiera di tanto in tanto e qualsiasi altra espressione di amore che nella sua vita aveva compiuto e per la quale non si era vantato e non aveva chiesto alcun riconoscimento personale o ricompensa, avevano miracolosamente compensato, moltissimi peccati commessi da chi, senza quel poco sarebbe andato perduto per sempre e che ora, moltiplicando per cento quanto ricevuto erano corsi in suo aiuto.
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