Perché ho scritto questo libro?
Mi è sempre piaciuta l’idea di rappresentare i conflitti interni di una persona e il voler trasmettere il messaggio che non è mai troppo tardi per cambiare se si vuole veramente.
Perché ho scritto questo libro?
Mi è sempre piaciuta l’idea di rappresentare i conflitti interni di una persona e il voler trasmettere il messaggio che non è mai troppo tardi per cambiare se si vuole veramente.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Capitolo 1
Il rumore della pioggia che si infrangeva al suolo mi rimbombava nella testa e nelle orecchie: era assordante. Ero in piedi, ferma, immobile, i muscoli completamente paralizzati mentre sentivo le gocce scontrarsi sulla mia pelle spoglia come dei piccoli frammenti di vetro: pizzicava. Il mio sguardo era fisso su un precipizio a pochi passi da me. Ebbi la tentazione di chiudere quella distanza e lasciarmi andare. Non volevo continuare a vivere, qualcosa dentro di me mancava, come se la mia anima fosse stata lacerata.
Mi avvicinai e guardai il fondo cercando di mettere a fuoco qualcosa che si trovava lì, ma la muraglia di pioggia mi rendeva impossibile l’impresa. Era come se volesse proteggermi, non voleva farmi vedere ciò che c’era lì sotto.
Mi guardai attorno, ero completamente sola in un luogo che non riconoscevo, vidi solo alcuni alberi e un pezzo di strada che si estendeva davanti a me. Ero confusa e non riuscivo a capire perché mi trovavo in quel posto sperduto.
La pioggia battente continuava imperterrita, accecandomi e assordendomi, come se si stesse prendendo gioco di me e della situazione in cui mi ero trovata improvvisamente. La mia mente era completamente vuota, come se qualcuno mi avesse tolto l’abilità di ricordare cose passate, riuscivo soltanto a udire i miei pensieri che si facevano sempre più cupi.
Continua a leggereFissai nuovamente il precipizio tenendomi a debita distanza. Una brutta sensazione si incamminò all’interno del mio corpo. I miei battiti accelerarono, la gola mi bruciava per la secchezza, il sudore si confuse tra le gocce d’acqua che mi bagnavano il viso come se stessi piangendo dai pori della pelle.
Indietreggiai, ero terrorizzata, volevo scappare, trovare un posto sicuro in cui potermi riparare e non pensare più a niente. Volevo dimenticare tutto, anche se non riuscivo a ricordare che cosa fosse successo, ma non era colpa mia, non lo era affatto.
Deve essere così, giusto? Sì, sì, per forza, deve essere così e basta!
Il mio respiro si fece irregolare e la testa cominciò a pulsarmi, iniziai a vedere doppio, tutto intorno voltava e si capovolgeva, come se fossi salita improvvisamente su una montagna russa. Caddi sulle ginocchia non riuscendomi più a reggere in piedi. La ghiaia penetrò nelle mie ginocchia facendomi sobbalzare: pizzicava.
Non ricordavo che dei miseri sassolini potessero fare così male… Non me lo merito…
La pioggia cessò improvvisamente, ma il mio viso continuava a essere bagnato dal fiume incessante di lacrime. Non mi ero neanche accorta di aver iniziato a piangere, quando era successo?
Mi guardai attorno preoccupata dall’improvviso cambio meteorologico, ma il calore dei raggi del sole riuscì a tranquillizzarmi lievemente, era qualcosa di cui avevo bisogno in quel momento.
Mentre con gli occhi chiusi mi godevo la ritrovata quiete, d’un tratto udii una voce chiamare il mio nome. Era flebile, sofferente, mi sentii immediatamente dispiaciuta, come se la sua sofferenza fosse colpa mia.
Mi voltai verso il precipizio e…
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luca.armoniosi
Picco assoluto