Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Resteremo qui per sempre. Storie di Paese

Svuota
Quantità

Cosa può unire uno spirito che abita i boschi, un giovane aristocratico e un soldato garibaldino? A prima vista nulla, eppure sono legati da un filo invisibile: l’essere sospesi fuori dal tempo.

Ogni storia si apre su luoghi dove il reale e l’immaginario si incontrano: qui, tra leggende tramandate, incontri inattesi e avventure che sfidano l’ordinario, la fantasia prende il sopravvento e la realtà comincia lentamente a dissolversi. I personaggi si muovono in un mondo sospeso, dove ogni esperienza è al contempo straordinaria e intima, e dove il confine tra ciò che esiste e ciò che potrebbe essere svanisce come nebbia al sole.

Dodici racconti che invitano il lettore a perdersi, a lasciarsi trasportare e a scoprire la bellezza di un tempo che non appartiene a nessuno.

Resteremo qui per sempre

Lontano dal centro abitato oggi sorge una chiesa. Nasce in mezzo alla natura, nel bosco, e tutt’intorno si distendono centinaia di metri di verde. Dal cortile si può ammirare un paesaggio affascinante: guardando a nord, nelle giornate terse, si scorgono imponenti montagne, mentre spostando lo sguardo più a ovest si mostra agli occhi il profilo dei tetti delle case lontane, che appaiono minuscole da quell’altezza. La chiesa è piccola, può ospitare al massimo una cinquantina di persone, e non è molto frequentata, se non durante le messe, che vengono celebrate lì con poca regolarità. L’edificio, con una pianta a croce greca, risulta essere molto semplice: un candido bianco colora le facciate esterne, compresa la cupola ottagonale che si erge quasi a dominare il paesaggio circostante. All’interno, invece, le mura dipinte di un tenue rosa e alcuni quadri di pittori locali rendono gradevole la visita. Le panchine, di un legno vecchio e logoro, sono disposte in maniera ordinata.

La chiesa venne realizzata nei primi decenni del Novecento sui resti di una piccola cappella di più antica costruzione consumata dal tempo e dagli anni, attorno alla quale era stato eretto un masso avello che, secondo le usanze e le necessità del tempo, avrebbe dovuto ospitare i corpi delle vittime della terribile peste del Seicento. Morti che, in quel luogo misterioso e ricco di storia, si dice ancora oggi continuino a vivere anche dopo il trapasso e non si allontanino mai da lì, uno spazio che essi considerano la loro tomba e, naturalmente, la loro casa.

Era un giorno di dicembre di inizio secolo quando lo spirito di donna Margarita, la prima a essere sepolta in quel luogo, notò qualcosa di strano. In vita era riuscita a vivere egregiamente sotto la dominazione spagnola del Ducato di Milano, prima che la dannata peste la strappasse al mondo dei vivi. Per molti anni della sua vita era riuscita a sottrarsi al matrimonio per dedicarsi alla sua passione, lo studio della letteratura, fino a quando la morte del padre aveva lasciato la sua famiglia in condizioni economiche precarie. Fu allora che dovette unirsi come sposa a un piccolo nobile locale, in quello che fu un matrimonio sfortunato, in quanto dopo solo un mese dalla cerimonia suo marito morì. Da quel momento, donna Margarita decise di ritirarsi in convento, dove passò il resto dei suoi giorni fino allo scoppio dell’epidemia di peste. Spinta da una forte carità cristiana, si occupò di aiutare tutti coloro che per le strade del suo paese non avessero possibilità di sopravvivenza. Fu così che contrasse anche lei la peste, che la uccise nel giro di pochi giorni. Il corpo esanime venne subito portato proprio nei pressi del masso avello, nella fossa comune destinata a tutti coloro morti per mano del morbo.

Continua a leggere

Continua a leggere

Quel giorno, donna Margarita fu spettatrice di un fatto particolare. Il masso avello, e poteva giurare che fosse la prima volta, era pieno d’acqua. Chiamò a sé gli altri spiriti per chiedere loro se sapessero qualcosa dell’accaduto, ma nessuno fu in grado di dare una risposta. Si chiese come ciò fosse possibile: se qualcuno l’avesse riempito con dell’acqua, l’avrebbe saputo. Non poteva essere la pioggia, perché non era mai capitato prima che l’acqua piovana lo colmasse. Erano passati quasi trecento anni dalla sua morte, ed era la prima volta che accadeva qualcosa che non le fosse comprensibile. Per tutta la giornata non poté fare a meno di chiedersi come fosse potuto accadere, ma alla fine, presa com’era da quello che sarebbe successo di lì a poco, se ne dimenticò. Dopo la morte acquisì infatti la capacità di vedere nel futuro, un dono che, tuttavia, non poteva controllare. Capitava che, senza possibilità di percepirlo prima, potesse vedere in anticipo quello che sarebbe accaduto nel breve termine o a distanza di anni, e le sue visioni avevano sempre trovato conferma. Tra gli spiriti che abitavano con lei, era l’unica ad avere questo misterioso privilegio, che condivideva con tutti ogni volta che le succedeva. L’ultima visione aveva presagito un terribile conflitto che si sarebbe scatenato in Europa negli anni a venire e che avrebbe riguardato poi tutto il mondo, tra cui anche naturalmente l’Italia. Per questo motivo, preoccupata com’era per le sorti dell’umanità, aveva dimenticato in fretta la questione del masso avello.

Passarono diverse settimane quando, assorta nei suoi pensieri, non si accorse inizialmente dell’arrivo dello spirito del piccolo Michele, morto anche lui a causa della peste tre secoli prima. Il bambino si era avvicinato per far presente a donna Margarita un fatto singolare: aveva visto persone vive recarsi da sole all’avello e bere l’acqua che lì era contenuta. La donna, incuriosita, si fece accompagnare dal bambino e poté assistere coi suoi occhi alla scena. Lo spettacolo che vide fu particolare: quattro persone, in un’ordinata fila, si accovacciavano una per volta sul masso, con entrambe le mani prendevano un po’ d’acqua e subito dopo averla bevuta intonavano preghiere con la richiesta, comune a tutti, di guarire qualche parente ammalato.

Agli occhi di donna Margarita questa era una scena nuova, non aveva mai avuto alcun tipo di visione che la presagisse. Ringraziò il piccolo Michele e gli chiese come avesse fatto ad accorgersene. Il bambino rispose che era da un po’ che vagava divertendosi a osservare i volti delle persone che camminavano in quelle zone, e gli piaceva studiare le loro reazioni ogni volta che qualcuno si accorgeva della novità dell’avello, dato che anche i vivi trovavano insolito quello strano riempimento d’acqua al suo interno. Una volta, qualche giorno prima, gli capitò di vedere un’anziana signora, tutta vestita di nero, che si era avvicinata al masso con una bambina di forse due anni, molto pallida in volto e senza forze. La signora, vedendolo riempito, iniziò a gridare al miracolo e, presa dall’estasi, fece bere l’acqua a suo dire santa alla bambina, pregando ad alta voce che guarisse dalla malattia. In un primo momento, Michele non diede peso a quanto aveva assistito, ma un paio di giorni dopo, aggiunse, vide la stessa signora che, con due donne al seguito, annunciava davanti al masso che la nipote era guarita, diffondendo dunque la notizia che l’acqua fosse miracolosa, resa tale dalla preghiera delle anime che lì erano seppellite.

Donna Margarita rimase folgorata da quella storia: Michele era un piccolo spirito ma era molto sagace, e aveva un modo di raccontare che l’aveva sempre appassionata. Ringraziato il bambino, la donna continuò a osservare il movimento delle persone. Avevano tutte una caratteristica in comune: prima di bere, chiedevano a gran voce quello di cui avevano bisogno e subito dopo si segnavano con la croce. Si accorse poi di un altro fatto: in uno degli alberi vicino alla cappella era stato annodato un fazzoletto bianco. Chiese di nuovo a Michele se ne sapesse qualcosa, e il bambino aggiunse che era stata sempre la stessa signora a legarlo, quasi in segno di ringraziamento per la guarigione della nipote. Colpita da tanta devozione, donna Margarita decise di aiutare quelle persone: la guarigione della bambina era stata una coincidenza, ma le persone, in qualche modo, sentivano che gli spiriti erano lì, lo sapevano, e lei poteva provare a far sì che il miracolo avvenisse realmente anche per gli altri abitanti del paese. Da quel momento, decise di dedicarsi con tutte le sue energie di spirito a quell’attività, fino al momento in cui le persone avessero smesso di recarsi lì. Si disse che l’avrebbe fatto per sempre, se necessario, e avrebbe coinvolto anche tutti gli altri spiriti che vivevano lì con lei, a partire da quello del piccolo Michele. Con lo scoppio del conflitto, donna Margarita contribuì con le sue preghiere a far guarire moltissime persone, ma ben presto si accorse che non poteva prodigarsi per tutte, perché, senza che riuscisse a darsi una spiegazione, la sua intercessione non funzionava su chiunque. Inizialmente turbata, si disse che la risposta stava nel mistero di Dio, e come tale non poteva comprenderlo. Negli anni, tuttavia, gli alberi intorno alla cappella si riempirono di nastri bianchi, simbolo che il suo aiuto era comunque arrivato alla gente. Alla fine del disastroso conflitto, proprio per celebrare il miracolo che avveniva in paese e di cui ormai tutti erano a conoscenza, la popolazione locale decise di contribuire alla realizzazione di una piccola chiesa che sostituisse la cappella, colpita dalla ferocia della guerra e ormai cadente a pezzi. La costruzione venne completata in tempi brevi e fu eretta come un omaggio alle acque miracolose ma, soprattutto, all’anima di tutti coloro che erano sepolti lì e che avrebbero permesso il miracolo con la loro preghiera; per questo motivo la neonata chiesa venne battezzata con il nome, ancora oggi utilizzato, di Santuario dei Morti dell’Avello.

2025-08-01

Aggiornamento

La campagna di pre-ordini ha finalmente raggiunto quota 200. Grazie a tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita di questo progetto!

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Resteremo qui per sempre. Storie di Paese”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Marco Nuzzo
È nato a Carate Brianza nel 1998. Dopo la laurea in Lettere si è imbattuto, per caso o per fortuna, nel lavoro più bello del mondo, quello dell’insegnante, per non mollarlo più. Dopo una vita passata a divorare libri, ha deciso di fare il grande salto e passare dall’altra parte. “Resteremo qui per sempre - Storie di paese” è la sua prima raccolta di racconti.
Marco Nuzzo on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors