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Romanticamente NO!

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Consegna prevista Aprile 2027

Lucy Grayson crede nelle storie d’amore. Ethan Cullingan nei fatti. Quando il loro direttore li incarica di seguire il matrimonio più atteso dell’anno, nessuno dei due immagina che, dietro l’apparenza di una semplice cronaca mondana, si nasconda un’indagine ben più oscura. La loro vera missione è scoprire se la morte avvenuta pochi giorni prima sia davvero un suicidio o un omicidio accuratamente mascherato.
Costretti a collaborare, Lucy ed Ethan si ritroveranno a rincorrere indizi, sospetti e verità che qualcuno è disposto a seppellire per sempre. E mentre il mistero si infittisce, la linea che separa la rivalità dall’attrazione diventa ogni giorno più sottile.
Perché trovare un assassino è già abbastanza difficile. Farlo senza perdere il cuore lo è ancora di più.

Perché ho scritto questo libro?

Da bambina inventavo storie e personaggi che prendevano vita solo su miei occhi. Crescendo, li ho portati sulla carta. Questo romanzo nasce dal mio amore per i romanzi rosa e i gialli. Un giorno ho pensato che mi sarebbe piaciuto leggere una storia così e ho iniziato a scriverla. Spero che possa regalare ai lettori le stesse emozioni che i libri hanno sempre trasmesso a me. Un momento di compagnia, di evasione e la possibilità di vivere un piccolo stralcio di vita diverso dal nostro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO

Lucy Grayson non era una lavoratrice accanita. No, lei non era neanche una lavoratrice appassionata. Certo, il suo lavoro non le dispiaceva, ma la parte che davvero apprezzava era lo stipendio che si vedeva accreditare mensilmente sulla sua carta di credito. Lucy si definiva una lavoratrice comune, una di quelle che ha il sogno di vincere alla lotteria e smettere di lavorare. Se le fosse accaduto, sicuramente non avrebbe versato alcuna lacrima sulla sua piccola scrivania di legno rovinato. Aveva già anche un piano sul suo futuro da donna ricca e libera. Avrebbe salutato velocemente i colleghi e si sarebbe imbarcata in direzione dell’Australia per vedere il teatro dell’opera di Sydney, per poi ritornare a Londra a condurre una vita serena e piena di hobby. Ecco, questi forse erano ancora in fase di elaborazione, siccome la sua costante pigrizia le aveva sempre impedito di portare a termine qualsiasi cosa, però lei era piena di sogni e speranze, e da irremovibile ottimista le piaceva sempre vedere il bicchiere mezzo pieno. Insomma, qualcosa avrebbe trovato!

D’altra parte, il mondo si divideva in due grandi categorie di persone: chi viveva per il lavoro e chi lavorava per vivere e lei sicuramente apparteneva a questo secondo gruppo.

Non avendo mai giocato ad alcuna lotteria, però, Lucy nella vita di tutti i giorni si ritrovava ad alzarsi svogliatamente alle sette del mattino per varcare, alle otto precise, le grandi porte a vetri del “Chronos London Journal”. Fortunatamente per Lucy, da qualche anno le era stata assegnata la rubrica matrimoniale e lei non disdegnava tale compito, anzi, da grande romantica quale era, cresciuta con i film “Love Actually” e “How to lose a guy in dieci Days”, trovava le storie che scriveva particolarmente soddisfacenti e appaganti. Nella sua parte più profonda, anche lei sognava di trovare qualcuno con cui vivere un amore così. Negli articoli di Lucy, infatti, la storia della coppia non era romanzata. Lei adorava seguire e costruire un legame profondo con i futuri sposi, per cogliere le loro paure, le più piccole litigate, le dita intrecciate con naturalezza; insomma lei voleva firmare un articolo che parlasse di un amore reale. Era così che lei lo voleva. D’altronde sapeva già che non ne esisteva uno perfetto, i suoi genitori ne erano la conferma, divorziati sei anni dopo la sua nascita.
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Pensavano che con il suo arrivo gli attriti tra di loro si sarebbero sistemati, ma così non era stato, poiché un figlio non è una colla per far combaciare due pagine che hanno perso la rilegatura. Nonostante questo, però, Lucy non aveva smesso di sperare di incontrare l’amore un giorno, quello imperfetto ma costante, e nell’attesa si accontentava di scrivere di quello degli altri.

Ad essere completamente onesti, Lucy bramava di essere assegnata al settore della cronaca nera investigativa. La passione per il crime le era nata all’Università e l’accompagnava ogni giorno sottoforma di romanzo thriller o di podcast true crime, durante più o meno tutto il suo tempo libero. Il fatto era diventato anche abbastanza stressante per Lucy, poiché essendo facilmente impressionabile, ogni volta che faceva la spesa, prendeva la metropolitana o aspettava in coda allo Starbucks del quartiere, si voltava meccanicamente a destra e a sinistra per controllare l’ambiente e le persone circostanti, quasi si aspettasse di vedere nei dintorni il serial killer di cui stava ascoltando la storia.

Il giorno dell’attribuzione delle nuove mansioni lavorative, Lucy se lo ricordava bene. Era un venerdì qualsiasi, ma nell’edificio c’era più trambusto del solito e non era dovuto all’euforia del weekend imminente. Con la sua collega Tanya, l’unica in mezzo ad una folla di colleghi che poteva considerare davvero sua amica, si erano accomodate nelle poltroncine di velluto blu per poi sprofondare nel mare di parole del nuovo Direttore, che come onde le investiva ripetutamente. Erano poi ritornate a galla più interessate che mai all’assegnazione delle nuove posizioni, e lei aveva esultato sommessamente con la sua amica, quando Tanya era stata destinata al settore della politica estera, ciò che più desiderava. Lo stesso non era accaduto quando Lucy aveva sentito una sfilza di nomi, tranne che il suo, per il servizio investigativo; tuttavia, era stata proprio la sua amica ad incoraggiarla e a farle apprezzare il settore matrimoniale.

“Tu racconterai di una realtà che darà speranza a milioni di persone” aveva detto “cosa c’è di più potente dell’amore”. E così Lucy con un sorriso sincero si era convinta a far diventare quella rubrica rosa, la migliore che il giornale avesse mai visto.

Inoltre, il giornalista di punta assegnato al settore tanto sperato da Lucy, era Ethan Cullingan, un uomo che aveva il sorprendente talento di farti sentire costantemente a disagio e minuscolo al suo cospetto. Lui era una persona molto dedita al suo lavoro, uno da prima categoria, diametralmente opposto a Lucy e che lei, era stata ben felice di evitare.

Almeno fino ad oggi.

CAPITOLO 1

LUCY POV

Sushi, cocktails e un locale per ballare. Questa è la miscela perfetta per un sabato sera da ricordare e come per ogni evento sociale che si rispetti, è necessario avere l’abito adatto. Non che io sia una fanatica di moda, anzi, considero i grandi magazzini come il paradiso dello shopping, ma la festeggiata non mi avrebbe mai permesso di presentarmi con dei semplici jeans e un maglioncino.

“Non stai mica andando al supermercato”, mi avrebbe detto, con sguardo di disappunto, Victoria, mia amica dai tempi dell’asilo con la quale ho sempre condiviso tutto, uomini e vestiti esclusi ovviamente. L’uno per i gusti troppo diversi e l’altro per l’eccentricità del suo guardaroba. Regina di stile che ha fatto della sua passione un lavoro e che questa sera festeggia il suo ventottesimo compleanno.

“Perfetta”, ammicco al mio riflesso allo specchio, prima di catapultarmi fuori dal mio piccolo appartamento. La puntualità non è mai stata il mio forte, una volta avevo anche spostato le lancette del mio orologio cinque minuti in avanti, ma è stato un fallimento. Perciò, mi sono arresa al mio destino da semi ritardataria cronica. Sì. Semi. Perché comunque non ritardo mai oltre al quarto d’ora, diciamo che la mia può essere definita come una cortese attesa per chiunque mi aspetti.

Con i miei dodici canonici minuti di ritardo, arrivo finalmente al Titushima ed eccole lì, sedute al tavolo squadrato a margine della terrazza, con un flute di champagne in mano, Victoria, Ava e Tanya. La mia collega è stata l’ultima aggiunta, ma si è subito integrata con lo spirito del gruppo, noi eravamo un puzzle a cui mancava un pezzo e lei era l’incastro perfetto. Sarcastica, riflessiva e senza peli sulla lingua, è molto meglio averla come amica che come nemica.

“E non mi ha più richiamata, sono passati tre giorni e, Lucy”, esclama Victoria. “Ce l’hai fatta!”.

“Ciao ragazze”, mi avvicino per stringerle una ad una in un abbraccio. “Tanti auguri Vic!”.

“Victoria ci stava giusto raccontando del suo primo appuntamento con l’uomo numero”, Ava si gira perplessa nella sua direzione. “Scusa che numero è?”.

“Sesto”, le viene in soccorso Tanya.

“Si, beh, non è che gli altri fossero andati bene, queste app di incontri mi propinano sempre ragazzi che non voglio più rivedere”, si difende Victoria. “Ma questo era molto interessante, perché non mi richiama?”.

“L’hai assaltato parlandogli del vero amore e di quanto ti senti compatibile con lui”, trilla Ava, “si sarà spaventato”.

“Tutto chiaro”, mi inserisco, “era successo lo stesso con Noah, ve lo ricordate?”.

“Quello sì che era un bocconcino”, ammicca Tanya, “assomiglia un po’ a quello che mi hai descritto per la tua rubrica Lucy, come si chiama? Ehlia, Elmet, E –”.

“Elliott”, la rimbecco.

“Fammi pensare, tratti del viso delicati, occhi chiari, capelli castano, dorato, si abbastanza simili”.

“Presentamelo!”.   

“Vic, ti ricordo che si sta per sposare”.   

“Quante storie, l’anello al dito ancora non ce l’ha”.   

“Victoria!”, urliamo in coro, intanto che ci vengo serviti gli stuzzichini che avevamo chiesto.

“Voi non capite quanto sia difficile”, protesta.

“Voi?”, si risente Tanya, incrociando le braccia al petto.

“D’accordo tu no, hai avuto a che fare con incontri peggiori da quando è finita con Mike, ma loro”, ci indica, “una sposata e una rassegnata a morire single non possono”.

“Io non sono rassegnata a morire single”, mi risento, incrociando le braccia. “Vero?”.   

“Insomma –”, incomincia titubante Ava, “da quanto non esci con qualcuno?”.

“Da Simon”, rispondo laconica, “ma non l’ho ancora superata”.

“Con Simon è finita tre anni fa”, rincara la dose Tanya.

“Come dicevo io, single rassegnata”.   

“No”, protesto. “Single fino a che il moderno principe azzurro non busserà alla mia porta”.   

“D’accordo, mi correggo, single illusa”, sentenzia Victoria dopo il quinto flute.

“Dai, andiamo”, mi prende sottobraccio Tanya, facendomi alzare, “vediamo se troviamo quello che cerchiamo al The Club”.

“Non esiste che io rimanga sola la notte del mio compleanno”, ammicca Victoria, seguendoci a ruota con Ava.

Il lunedì è sempre un pessimo giorno. Il fine settimana è appena passato e al prossimo mancano ancora troppi giorni. Ma questo lunedì è particolarmente disastroso perché ad accogliermi alla scrivania c’è un post-it rosa che si erige sullo schermo del mio computer. Ancora prima di arrivare so già cosa significa. La segretaria del nostro direttore ha un sistema particolare nella gestione delle comunicazioni. Lei non alza la cornetta telefonica per chiamare l’interno designato, lei arriva direttamente alla tua scrivania per consegnarti personalmente il messaggio e di solito, non sono mai buone notizie. Se non ti trova, lascia i famosi post-it. Questi sono generalmente divisi in ordine di colore: verde, giallo e rosa. Ovviamente il rosa è praticamente riconducibile ad un allarme catastrofico che tradotto significa “porta le tue chiappe immediatamente nell’ufficio del direttore”.

Appoggio distrattamente la mia borsa sulla scrivania e mi precipito al ventunesimo piano, supero Cyntia, la sadica segretaria, che gongola nel vedere la sfilata del terrore che le regalo, e busso all’ufficio del mio carnefice.

“Avanti”.

L’ufficio del Direttore Rewendon è arredato in puro stile scandinavo, linee essenziali e pulite alle quali fanno da cornici pareti bianche e spoglie ed un’enorme vetrata sullo skyline Londinese. D’altronde a cosa servono i quadri quando si gode di una vista del genere.

“Miss. Grayson, si accomodi, prego”. Con un gesto fluido della mano mi indica le poltrone in pelle situate davanti alla sua scrivania di vetro, perfettamente lucidata e ordinata.

“L’ho convocata qui perché sono sorte delle complicazioni con il suo lavoro”.

Panico, mi vuole licenziare.

“Con i futuri coniugi Wide, per intenderci, ed il loro matrimonio”.

Fantastico. Sono loro a non volermi più. Eppure, ero convinta di avergli fatto una così bella impressione quando li avevo conosciuti due settimane fa. Una coppia distinta ma vivace, si erano detti entusiasti di essere seguiti passo per passo durante questi mesi antecedenti al grande giorno, con nozze comprese ovviamente. Ed inoltre, l’idea che la loro storia d’amore fosse raccontata nella nostra rubrica rosa li emozionava molto. Non posso credere che abbiano cambiato idea, questo era il matrimonio del secolo. Ricchi, aristocratici del Country Side Londinese, ero sicura che sarebbe successo qualche scandalo. Ai loro eventi succede sempre. Avrei scritto un articolo romantico, piccante e sagace, non posso pensare di non farlo più.

“Sii”, dico invitandolo a continuare,

“Vuole favorire con un bicchiere di scotch?”.   

“Cosa?”.   

“Scotch”, ripete aprendo il comodino delle meraviglie alcoliche a lato della sua scrivania.

“No, no grazie”, rispondo acquistando un po’ di sicurezza. In altre circostanze lo avrei accettato volentieri, per esempio se non fossi sul posto di lavoro o che so, non fossero le 8.15 del mattino. Ma come si dice, ognuno fa colazione con ciò che lo sveglia meglio.

“Mi ha telefonato stamattina Elliott Wide, per comunicarmi di un tragico evento riguardante sua sorella Megan che, purtroppo, è venuta a mancare tre giorni fa. Una donna giovane, nel fiore dei suoi anni, lei ha avuto modo di conoscerla?”.

Nego con un leggero accenno del capo.

“Io l’ho incontrata ad un evento, qualche anno fa e siamo rimasti in contatto, condividevamo la stessa passione per il teatro, ma comunque, sto divagando. La sua morte è stata classificata come un suicidio, e gli sposi, pur rammaricati, hanno detto che il matrimonio si farà”.    

Espiro. Non mi ero resa conto di aver trattenuto il fiato per tutto questo tempo. Il mio lavoro è salvo.

“Non lo trova strano Miss. Grayson? Megan era una donna vivace, piena di vita e di progetti da realizzare, pensi che doveva partire per il Brasile verso fine novembre, per un progetto di volontariato”.   

Il tono interloquente si affievolisce e un sorriso furbo si fa spazio tra la sua barba curata.

“Insomma, per farla breve, ho la sensazione che ci sia qualcosa di sinistro in questa vicenda, ed è qui che entra in gioco lei.”   

“Io?”.

Nella mia testa si delinea chiaramente la fantasia di giornalista investigativa che ho sempre sognato. Vedo già le copie stampate con la mia firma in calce e l’immagine del colpevole spiattellata accanto al mio trafiletto spietato ma veritiero. Le parole di Rewendon mi arrivano ottave, troppo occupata a cavalcare l’onda della mia immaginazione. Poi qualcuno bussa alla porta e Cyntia interrompe bruscamente il mio momento magico, riportandomi rovinosamente alla realtà.

“Mr. Cullingan è qui per lei, come richiesto”.

Un metro e ottantadue, camminata sicura e sguardo criptico accompagnato da una velata nota di disprezzo, è decisamente il famigerato Ethan Cullingan. La vera domanda è cosa ci fa qui.

Rewendon lo saluta caldamente e lo invita a prendere posto accanto a me. Maledetto ha gli occhi che gli luccicano per la nostra star del “Chronos”. Secondo un report interno al giornale, i suoi trafiletti sono i più letti e attesi dal nostro pubblico, soprattutto femminile, anche se sospetto che sia più per far colpo sul giornalista che sull’effettivo interesse del pezzo. Mi immagino già la scena, lui nella metro verso casa a conversare amabilmente con diverse donne che citano il suo ultimo articolo aumentano il suo ego e accrescendo le possibilità di far continuare la conversazione dai mezzi pubblici ad ambienti privati. Non che Ethan sia capace di dire qualcosa di amorevole o confortante, almeno non a me. Le poche interazioni che abbiamo avuto si sono limitate a scherni reciproci, iniziando, da parte sua, in modo seccato e terminando, da parte mia, con toni infervorati e coloriti.

“Giusto in tempo Ethan, stavo aggiornando Miss Grayson sulla situazione che si è verificata. Come stavo dicendo”, dice rivolgendo nuovamente lo sguardo nella mia direzione, “lei ha pieno accesso alla famiglia Wide ed è una persona di cui si fidano, perciò, non dovrebbe essere difficile indagare sulle circostanze della prematura scomparsa di Megan. Ma non si preoccupi, lei non dovrà fare molto”, sottolinea passando ad Ethan un bicchiere di scotch.

“Basterà che lei presenti il nostro Mr. Cullingan come suo collaboratore per la rubrica rosa e al resto ci penserà lui. Lei dovrà solamente pensare al suo articolo matrimoniale, d’altra parte”, continua in completa adorazione, “Ethan è il migliore elemento che abbiamo, non c’è niente che non riesca a scoprire e la sua penna colpisce più di una freccia”.   

Cosa? COSA?! Non solo non mi sta affidando le indagini, né l’eventuale articolo che ne deriverebbe, ma la mia utilità è relegata a far entrare il suo pupillo nelle grazie della famiglia. Penso di aver bisogno di un po’ di scotch anche io adesso.

“Mr. Rewendon, vede penso ci sia un problema –”.

La mia protesta viene immediatamente fermata dallo squillo del telefono e capisco che è anche brevemente morta non appena riattacca con un sonoro “Sto arrivando”.

“Miss Grayson, Ethan, mi aspettano in riunione, ma voi organizzatevi su quanto vi ho detto. Mi aspetto due ottimi articoli, da entrambi”, e chiude la porta alle sue spalle.

“Scordatelo”, dico incrociando le braccia al petto, cercando di acquisire una qualche autorevolezza nella situazione.

“Scordarmi cosa?”.   

“Tutto! Tutto quello che ha detto, non ti farò passare come un mio collaboratore”.   

“Non so se fossi presente alla stessa conversazione a cui ho assistito io, ma non mi sembra che tu abbia scelta”, asserisce annoiato.

“Tu credi? Basterà dire al capo che i Wide, in un momento così delicato, non vogliono attorno nessuno di nuovo e poi”, continuo serafica, “svolgerò le indagini per conto mio e ne verrà fuori un articolo magnifico”.

“Scusami”, sogghigna Ethan alzandosi, “non tratto con chi sta avendo un chiaro delirio di grandezza”.

E così dicendo, sparisce dall’ufficio, lasciandomi con uno “stronzo” soffocato in gola.

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Julia Toward
Sono nata il 13 maggio 1999 a Cremona, una piccola città del nord Italia, famosa per i violini di Stradivari. Purtroppo, però, io e la musica non siamo mai andate molto d’accordo. Mi piace sperimentare, sia in cucina sia su foglio bianco, e viaggiare, in aereo come con la fantasia. Ho spesso la testa tra le nuvole, ma gli studi in giurisprudenza mi hanno insegnato a tenere i piedi per terra.
Da piccola sognavo di essere una sirenetta, oggi sogno di dormire otto ore di fila.
Il mio cuore batte per le giornate di sole, l’estate, gli aperitivi e il mare. Ho una forte avversione per il freddo, ma adoro sciare e concludere la giornata con un piatto caldo in un rifugio in montagna.
Quando non sono immersa nei libri, probabilmente sto immaginando future storie.
Julia Toward on FacebookJulia Toward on Instagram
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